Mi chiamo Andrea, ho 30 anni, sono di media statura, moro con gli occhi chiari, fisico snello non palestrato. Da oltre 12 anni sono orfano di entrambi i genitori, nella vita ho fatto molti lavori per mantenermi, ma quello che amo più di tutti, è quello che sto svolgendo in questi ultimi sei anni: sono capo istruttore sub in un villaggio di un'importante catena turistica. La mia vita è molto semplice, passo sei mesi nel villaggio turistico situato lungo le coste di una delle più belle isole del Tirreno ed i restanti sei mesi li trascorro nello stesso villaggio, ma alle Maldive. Questo fa sì, che io, in sei anni, in pratica non ho mai tolto il costume, non ho mai visto un inverno ed ho un'abbronzatura da far invidia ad un bagnino! Durante questi sei anni, grazie anche al mio lavoro, il mio carattere allegro e solare, sempre spiritoso con la battuta pronta, il fisico prestante e, soprattutto, una buona dotazione che ho tra le gambe, non tanto in lunghezza, perché non arrivo alla ventina di cm, ma alla circonferenza, che è davvero notevole, ho sempre avuto molte avventure sessuali, di ogni tipo, soprattutto con turiste annoiate, che volevano vivere un'avventura senza tante complicazioni. Ne ho scopate di tutte le età, razze e lingue diverse, fin quando non ho incontrato, lo scorso anno, durante la mia permanenza alle Maldive, Katia, una splendida ragazza di 19 anni. Alta m. 1.75, bionda, snella longilinea, con una terza misura di seno alto e sodo, bocca ampia e labbra carnose che esortano subito a metterci il cazzo in mezzo ed un culetto da favola, da cui si dipartono due gambe lunghissime. Le avevano regalato una settimana di vacanza per il suo diciottesimo compleanno e, fin dal primo giorno che ci siamo visti, i nostri occhi si sono incrociati ed i nostri cuori hanno preso a battere all'impazzata. Ero quasi alla fine della stagione di permanenza alle Maldive, quindi, appena rientrato nel nostro paese, ci siamo rivisti anche perché la sua città non è molto distante da dove lavoro io e così è cominciata la nostra storia. Le ho subito raccontato la mia vita, le avventure le avute e le ho anche promesso che, da quando mi son messo con lei, ho deciso di metter la testa a posto, cambiare lavoro e fare una vita più stanziale e costruirmi un futuro insieme a lei.
Anche lei mi ha raccontato del suo passato: aveva avuto due fidanzati, con i quali aveva scoperto il piacere del sesso e le storie erano finite perché, con questi ragazzi, erano sorte delle incomprensioni dovute al fatto che lei è figlia di una ragazza madre single, che l'ha avuta in tenera età, e questo ha, in qualche modo, influenzato negativamente il giudizio di quei ragazzi nei suoi confronti. Non riuscivo a capire cosa ci fosse di così tanto strano sul fatto che una donna può aver avuto una figlia in tenera età, averla cresciuta e, comunque sia, avergli fatto fare una vita decorosa, senza farle mancare nulla; comunque ho capito tutto il giorno in cui ho incontrato lei e sua madre Giulia. Mi ero recato presso un centro commerciale, dove, insieme ad una persona che conosco, abbiamo intenzione di aprire un negozio di articoli sportivi, in particolare quelli afferenti alle immersioni e, mentre me ne stavo andando, mi son sentito chiamare. Quando mi son girato, ho visto Katia insieme a questa splendida signora, che sembrava essere la sorella maggiore piuttosto che la madre! «Andrea! Andrea!» Era Katia in compagnia di una bella signora. «Ciao amore, che bella sorpresa!» L’abbraccio e ci baciamo appassionatamente, anche se brevemente. «Cosa ci fai qui, in questo centro?» Le spiego brevemente qual era il mio obiettivo e vedo lei che mi ascolta con occhi carichi di orgoglio; poi si volta a guardare la signora che è con lei. «Andrea, ti presento mia…» Non le faccio finire la frase e gioco un po’ di anticipo, immaginando che fosse sua madre dal fatto che tra le due la somiglianza era notevole. «Non mi avevi mai detto di avere una sorella!» Lei mi guarda fingendosi stupita. «Ma no… sciocchino! Che dici… è Giulia, mia madre!» La guardo e noto che la madre ha lo stesso sorriso, stesso taglio degli occhi, fisico quasi simile, unica differenza il seno: quello di Giulia è più grosso, sicuramente una quarta abbondante. Mi fingo stupito e mi scuso per la gaffe.
«Mi scusi signora…i miei complimenti: ho creduto davvero fosse la sorella di Katia!» Giulia è veramente una splendida donna, ha 35 anni, ma sicuramente non li dimostra; alta più o meno quanto Katia, con un seno prosperoso, ma il resto del corpo sembra davvero identico! Come ho scoperto dopo, a 16 anni Giulia era rimasta incinta di un signore sessantenne che, alla sua morte, avvenuta quando Katia aveva già due anni, le aveva lasciato, in eredità, un discreto patrimonio, essendo Katia unica e legittima erede, non avendo lui altri parenti; la cosa aveva comportato di permettere ad entrambe di menare una vita tranquilla ed agiata. Giulia si complimenta con me. «Ma quanto sei galante! Katia mi ha parlato molto di te e ci tenevo a conoscerti.» Sorrido, mentre continuo a stringerle la mano, che comunque lei non ritira. «Spero bene, signora! Sa, da quando l’ho conosciuta, ho deciso di dare una svolta totale alla mia vita! Posso offrirvi qualcosa da bere? Oggi fa un caldo bestiale, magari sarete stanche, dai, sediamoci al tavolino e ordiniamo qualcosa di fresco.» Subito accettano volentieri. «Volentieri! Cominciano a farmi male i piedi!» Le guardo e non potrebbe esser diversamente. Entrambe calzano dei sandali con tacco a spillo vertiginoso, che inarca loro il culo ancora di più e, nonostante siano già ben alte, con quei tacchi altissimi, sembra che lo abbiano ancor più provocante, del resto indossano due vestitini corti, che mettono in evidenza una generosa parte delle loro splendide cosce. Katia si avvia al bar, tenendomi sottobraccio e io prendo, a mia volta, la madre, sottobraccio. «Venga signora!» Lei mi guarda, fingendosi un po’ irritata. «Sì, ma basta con questa "signora"! Ho solo 35 anni e, se continui a chiamarmi signora, mi fai sentir vecchia! Sono Giulia … solo Giulia!» Sorrido e mi dico d’accorto ad avermi accordato una certa confidenza. Ci mettiamo seduti al tavolo del bar. Katia è di fianco a me e mi abbraccia, Giulia di fronte. Accavalla le gambe ed il vestito risale notevolmente, soprattutto da un lato, offrendomi la visione di quasi tutta la coscia.
Sebbene cercassi di tener presente che è la madre della mia fidanzata, il mio cazzo comincia a crescere e, ben presto, è duro come il ferro. Tento di nascondere l’imbarazzante erezione, ma, alla fine, mi rendo conto che Giulia si è accorta di tutto e mi guarda con un sorriso piuttosto interessato, ma non fa nulla per coprirsi. Ad un tratto, Katia si rivolge alla madre ridendo e continuando a baciarmi. «Hai visto come è bello il mio Andrea? Che ti avevo detto? Non trovi che sarebbe perfetto?» Le guardo senza capire il significato della domanda, ma, in ogni caso, mi sento orgoglioso di sapere che riscuoto il loro gradimento. Giulia annuisce e guarda Katia sciorinando un bel sorriso. «Oh sì…. lo vedo! È proprio un bel ragazzone! Speriamo bene!» Vorrei approfondire il discorso, ma esse mi dicono che devono andar a prendere il bus per tornare a casa e, così, mi offro di accompagnarle. «Posso offrirvi un passaggio? Non prendete il bus, ho la macchina qua vicino!» Accettano volentieri e, dopo una ventina di minuti, siamo sotto casa. Katia chiede il permesso di restare ancora un po' con me. «Mamma, ti spiace se sto ancora un po’ col mio amore? Solo un poco.» Lei annuisce e le conferma che può stare tutto il tempo che vuole; poi si volta verso di me e mi saluta. «Ma certo che puoi! Non ci son problemi! Ciao Andrea, piacere di averti conosciuto! Mi raccomando, amore, se hai intenzione di far tardi, avvertimi e…divertiti!» Quel “divertiti” è la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Subito ho raggiunto il mio appartamento situato non troppo lontano e, appena dentro, l’ho baciata con passione infilandole la lingua in bocca, mentre lei mi toccava già il pacco durissimo! «Katia…ho una voglia matta di scoparti!» Lei ha iniziato a gemere subito eccitatissima. «Oh sì, anch’io, amore! Dai, prendimi! Sì, fammi tua!» Katia, fin da subito, nel sesso non mi ha risparmiato nulla. Si è concessa dal primo istante con ardore e passione. Quando l’ho conosciuta, l’ho subito trovata ben aperta e anche abbastanza esperta, soprattutto nel succhiarlo e ingoiarlo tutto, fino alla base.
Anche il culetto era stato già aperto e bene, e questo non mi ha creato nessun problema, anzi, ha fatto sì che, fin da subito, entrambi abbiamo goduto il piacere di chiavare senza riserve, traendone entrambi tutto il piacere possibile. L'ho spogliata in un batter d'occhio e, dopo averla distesa sul letto ho preso a leccarle la fica con molto impegno e, fin da subito, l’ho trovata molto calda e vogliosa. Le ho infilato la lingua tra le pieghe della sua ostrica, suggendo i suoi copiosi succhi e facendola mugolare come una cagnetta. «Uummhummu…Sì, continua! Continua, che mi fai morire! Amore, così mi fai venire? Amore, vengo!» Ha preso a tremare scossa da un orgasmo molto intenso e, poiché avevo il cazzo così rigido da farmi male, appena lei ha iniziato a godere, l’ho penetrata fino alle palle con un solo affondo. Ha goduto di nuovo, all’istante! «Sì, amore, godo! Dai …dai, amore … chiavami … più forte! Sì, bravo… così!» Mentre la sentivo godere, mi è venuto di immaginare che, sotto di me, ci fosse Giulia, sua madre. Mi rendevo conto di esser un porco, ma non riuscivo a non pensare a quella grande figa di Giulia. Non che avessi a lamentarmi di Katia, ma il pensiero di aver la madre faceva sì che il mio uccello diventasse sempre più duro! Ho continuato a scoparla a lungo, facendola godere diverse volte, finché sono esploso dentro di lei e le ho riempito la fica di una quantità industriale di sborra calda, mentre lei era lì a godersi l’ennesimo orgasmo. «Accidenti, amore, che toro che sei! Oggi mi hai distrutta! Quanta foga! Per fortuna prendo la pillola, altrimenti mi avresti già messa incinta, come minimo, di quattro gemelli!» Katia mi ha abbracciato e baciato con trasporto, mentre, dalla sua fica dilatata, faceva capolino un rivolo di sperma corposo. Ho cercato di non farle capire che, dentro di me, avevo anche sognato di scoparmi sua madre. «Amore, ti amo! Avevo davvero tanta voglia di te!»
