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Erotika
Incesto. vol. II · Cap. 8
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Capitolo 8 di 10 20 min di lettura

Un toro per due vacche!

Erano anni che cercavamo uno stallone per entrambe: avevamo deciso di trovarne uno che montasse sia l'una che l'altra. Non è vero, amore mio?

pennabianca
1 anno fa · 803 letture · 0

Poi, tutto d'un tratto, Katia mi ha guardato con un sorrisetto sornione e, con un'aria civettuola, mi ha parlato assumendo un tono malizioso. «Non è che, aver fatto la conoscenza di mamma, ti ha provocato questo effetto? Non saresti il primo!» Ho subito sviato il discorso cercando di convincerla dell'esatto contrario. «Amore, ma che dici! Dai, non scherzare! Lo sai che sei tu che mi fai questo effetto!» Lei mi ha dato un bacio e poi se n'è andata in bagno a pulirsi e dopo l'ho riaccompagnata a casa. Son trascorsi alcuni giorni e, preso dai miei impegni, mi son dimenticato di Giulia. Un pomeriggio, mi ero appena fatto la doccia e, mentre stavo iniziando a vestirmi, mi arriva una telefonata di Giulia che mi chiede se posso passar da lei, perché avrebbe bisogno di una cortesia. Non mi spiega nulla, ma io subito mi rendo disponibile e le dico che arrivo il più in fretta possibile. Pochi minuti dopo ero già davanti alla casa di Giulia. Mi è venuta ad aprire la porta e, per poco, non viene un infarto. Mi si è presentata davanti, con un sottile vestito di lino bianco, così attillato, che sembrava fosse nuda. Non indossava il reggiseno e i suoi capezzoli sembravano bucare la stoffa. Le cosce erano in bella mostra ed ai piedi aveva un paio di sandali col tacco a zeppa, molto alti. «Ciao Andrea, accomodati.» Mi ha detto questo, mentre mi ha dato un bacio sulla guancia ed appoggiato il florido seno sul mio braccio. Ho avuto una erezione istantanea che, ovviamente, non son riuscito a mascherare. Mi ha fatto sedere sul divano e poi si è seduta su una poltrona, proprio di fronte, accavallando le gambe e regalandomi la visione paradisiaca delle sue mutandine, talmente sottili da sembrare di non averle. Ero indeciso sul da farsi; la volevo, ma non potevo rischiare di far un passo falso; avrei perso anche Katia. Guardavo i suoi capezzoli, sembravano voler schizzare fuori dal vestito e la mia erezione cresceva sempre più. Dopo un lungo momento di silenzio, lei mi ha offerto da bere. «Posso offriti qualcosa di fresco? Una coca, una birra o del thè.» Ho accettato una birra, lei si è alzata e, nel farlo ha scavallato le cosce, mostrandomi ancor meglio il bianco del suo perizoma.

È sparita un attimo in cucina e, quando è tornata, aveva un bicchiere di tè per lei ed una birra in mano; quando me l’ha data, assieme all'apri bottiglie, nell'attimo in cui l'ho stappata, la birra è schizzata fuori, bagnandomi camicia e pantaloni. Ho subito sospettato che l’avesse agitata di proposito per ottenere questo effetto. «Accidenti, che disastro! Scusami! Guarda, che disastro…aspetta, ti pulisco subito!» Immediatamente ha iniziato a strofinarmi i pantaloni con un panno, ma, di fatto, ciò che stava strofinando era il mio cazzo. A quel punto ho rotto ogni indugio, l’ho afferrata per le braccia e l’ho attirata a me, baciandola con foga. Immediatamente ha risposto al bacio e le nostre lingue si sono inseguite e cercate, avvolgendosi in un groviglio di passione. «Adesso basta! Ti voglio! Mi stai facendo impazzire!» Lei non si è tirata indietro, anzi si è donata con tutto l’ardore possibile. «Ti voglio anch’io! Mi sei piaciuto subito, appena ti ho visto! Mi son bagnata quando mi hai stretto la mano!» In un attimo l’ho spogliata, anche perché non indossava altro che il vestito; le ho strappato il micro perizoma e l’ho messa seduta sul divano a cosce aperte. Mi son inginocchiato tra le sue cosce ed ho affondato la lingua nella sua ostrica umida. Ha subito gradito la porcella! «Sì, così, da bravo…leccami… leccami tutta! Impazzisco quando sento una lingua che mi scava nella fica!» Non avevo certo bisogno di esser spronato ed ho continuato a leccarle la fica ed il clitoride, fino a condurla all’orgasmo. «Sì, così, ancora! Ancora, dai che vengo! Andrea, mi fai venire! Vengo!» Mi son dissetato del suo miele, poi lei mi ha fatto alzare e mi ha chiesto di farle vedere il mio cazzo. «Fammelo vedere, ora… Accidenti? Che bel cazzo!» Mi ha fatto metter seduto e poi è stata la sua volta ad inginocchiarsi tra le mie gambe e, subito, ha preso il cazzo con una mano e con l’altra ha iniziato a massaggiarmi le palle ben gonfie.

Immediatamente ha preso a leccarlo da sotto e salendo su; ha iniziato dalle palle, guardandomi negli occhi. Mi ha sorriso ed io non ho resistito. «Dimmi, zoccola, quanto ti piace il cazzo?» Lei mi ha risposto senza smettere di leccarlo. «Tantissimo! Lo adoro! Sì… adoro il cazzo e mi piace com'è il tuo: bello, grosso e duro come la roccia!» Poi se lo è infilato tra le labbra, succhiandomi la cappella e facendomi gemere di piacere. «Accidenti, che bocca calda! Sei davvero una gran bocchinara!» Ha iniziato a succhiarmi il cazzo con estrema maestria, regalandomi uno dei più bei bocchini della mia vita! Ovviamente era più brava di Katia che, in fatto di pompe, si era rivelata una vera esperta. Sentivo la lingua che non smetteva un attimo di frullare, mentre le labbra andavano su e giù lungo l’asta, insalivandola completamente. Ho cercato di resistere il più a lungo possibile, ma lei, d'un tratto, se lo è tolto un attimo dalla bocca e mi hai esortato a sborrarle in bocca. «Lasciati andare: ho sete! Voglio poter assaporare tutta la tua crema, tutta, fino all'ultima goccia! Dai, schizzami in bocca!» Allora mi son lasciato andare e sono venuto nella sua bocca. «Cazzo, così mi fai venire! Sto sborrando! Vengo, dai bevi!» Raccomandazione inutile perché, senza mollare la presa, ha ricevuto in gola tutta la mia copiosa sborrata, inghiottendo tutto con gusto. «Uhmmm… che buona! Densa, cremosa e tanta…proprio come piace a me!» Mi ha ripulito completamente la cappella ed ha continuato a succhiarlo per mantenere l’erezione. Poi ha reclamato la sua parte. «Ora mi scopi…. lo voglio tutto dentro…sì, tutto, fin in fondo!» Subito si è alzata, mi è salita sopra e si è infilata la cappella nella sua fica fradicia. Era talmente bagnata, che son entrato senza alcuno sforzo; mi son trovato immerso in una fica che sbrodolava umori senza fine. Ha subito serrato i muscoli vaginali intorno all’asta ed ha iniziato a mungerlo cingendolo in una dolcissima morsa. Da sotto spingevo la cappella quanto più in profondità possibile, finché l’ho sentita arrivare alla bocca dell’utero e questo l'ha fatta godere come una cagna.

«Oddio, quanto ce l'hai grosso! Mi sfondi tutta! Dai, così fin in fondo! Dai… sì, dai…scopami…sfondami! Ora vengo!» Naturalmente non mi son risparmiato e l’ho sfondata il più possibile. Prendilo tutto, troia! Sì…tieni, troia…dimmelo che sei una troia…dimmelo!» In preda ad un vero e proprio delirio erotico, ha ammesso la verità. «Sì, sono una troia e voglio esser la tua troia, perché hai dimostrato di esser un gran porco: ammettilo che ti piace di poter chiavare la mamma della tua ragazza! Non è vero porco?» Nel sentire le sue parole ho aumentato l’intensità delle spinte, fino a farle quasi male. Sì, mi piace scoparla … anzi sfondarla! Voglio anche farti il culo! Sì, il culo, voglio rompertelo, perché sei una gran maialona!» Ormai domata, non mi ha negato nulla. «Sì, sì, dai, scopamelo…aprimelo in due! Spaccamelo tutto, che mi fa impazzire prenderlo nel culo!» Mi sono sfilato e lei si è subito messa a pecorina, aprendosi le chiappe con entrambe le mani. Col cazzo duro da farmi male, lucido dei suoi umori, l’ho afferrata per i fianchi, le ho appoggiato la cappella sul buco pronto ed ho spinto con forza. «Aaaaahhhhhiii! Cazzo, come sei grosso! Era da tempo che non ne prendevo uno cosi grosso! Piano, che mi rompi! Però non ti fermare… sì, dai, continua! Bravo, sì, dai… mettimelo tutto dentro!» Giulia era a pecora con le chiappe aperte ed io, con due spinte decise, le ho affondato il cazzo tutto nel culo, fino alle palle. Me la stavo chiavando di gusto, quando, d'un tratto, è apparsa Katia! Grande è stata la mia sorpresa nel sentir la sua voce provenire da dietro. «Bravi! Davvero bravi e tanto porci! Siete proprio dei maiali! Scopare alle mie spalle! Mamma sei proprio una zoccola!» Mi si è gelato il sangue. Poi mi son girato e son rimasto ancor più sorpreso quando ho visto che la mia Katia non era affatto arrabbiata, ma si è spogliata completamente in un attimo e si è avvicinata sorridendo, con le sole autoreggenti a rete e le scarpe col tacco a spillo, da troia. «Mamma sei una grandissima troia! Volevi goderti il mio cazzone tutta da sola? Dimmi: ti piace? È come piace a te?»

Senza attendere la risposta è andata a baciare in bocca sua madre, che le ha restituito prontamente il bacio. Io son rimasto basito, ma sempre con il cazzo durissimo infilato nel culo di sua madre, senza riuscire a dir una sola parola, fin quando Katia mi ha scosso, baciandomi. «E tu: cosa fai lì imbambolato? Dai, non esitare! Incula questa troia! Le devi rompere il buco del culo!» Mi son ripreso dallo stupore ed ho ricominciato a pompare il culo di Giulia, mentre la mia bella fidanzata si metteva a cosce spalancate davanti al viso di sua madre, che ha subito preso a leccarle la fica, mentre lei, sostenendo la parte di una persona adirata, ci spronava a far godere anche a lei. «Siete due maiali! Dei porci! Volevate divertirvi senza di me, eh? Ebbene ora vedrete come vi punisco! E tu… vacca, leccami bene!» Vederle leccarsi a vicenda, mi ha dato il colpo di grazia; non ho resistito e son venuto nel culo di Giulia con un fiume di sborra. «Godo…sborro! Eccomi …troie…sborro!» Quasi contemporaneamente, sia Katia che Giulia hanno raggiunto l'orgasmo anche loro. Il tempo di sfilarlo dal culo di Giulia ed il mio cazzo è stato subito preso in bocca da Katia, che ha reclamato subito la sua parte! «E no bello! Non crederai di aver finito qui! Adesso voglio esser montata sia in fica che in culo! Te lo avevo detto che ti avrei punito!» Subito dopo avermelo preso in bocca e succhiato come un’idrovora, Giulia si godeva i miei coglioni nella bocca. Quella pompa fantastica a due bocche ha sortito l’effetto di renderlo subito durissimo. A questo punto ho preso in mano la situazione. «Dai, girati, puttanella! Ma chi credi di fregare? Son sicuro che voi due eravate d’accordo! Adesso ti faccio sentire io come te li aggiusto questi buchi, zoccola quanto lei!» Un attimo dopo ero già ben piantato nella sua fica bollente. Mentre la pompavo, Giulia mi ha voluto chiarire.

Prima di andare avanti…

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