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Erotika
Incesto. vol. II · Cap. 4
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Capitolo 4 di 10 12 min di lettura

Una tradizione della valle.

Come avevamo immaginato. Federica, se sei d’accordo, potremmo dare una rapida ripassata a mio figlio, che ne dici...

pennabianca
1 anno fa · 578 letture · 0

Mamma si girò verso mia cognata e la invitò a gustarsi la mia verga. «Dai, Federica, prenditi dentro questo ben cazzone!» Lei la guarda un po’ incerta, indecisa. «Ma io… no dai, Flavia, è tuo figlio …tocca te…» Mamma insiste che sia lei ad assaggiarlo per prima. «Non dire sciocchezze! Sei l’ospite e, quindi, assaggialo tu per prima: sarei davvero felice a vedere come ti sfonda la fica questo torello!» Lei ha sorriso e si è distesa a gambe aperte. Fu così che scopai prima Federica. Appoggiai la punta fra le pieghe della sua ostrica bagnatissima e, lentamente, le entrai dentro. Facevo con calma perché decisamente inesperto sul da farsi. Lei era molto stretta, ma mi ha chiesto di non aver riguardo. «Sì, sei grosso e mi apri tutta, ma non darti pena: spingilo tutto dentro! Sì, lo voglio tutto dentro! Che bello!» Era bollente e molto bagnata; le sono arrivato in fondo, senza però averlo ancora infilato tutto; mamma se n’è accorta. «Accidenti, che verginella che sei! Si vede che ancora non sei sposata, altrimenti lo avresti preso tutto dentro! Dai, amore di mamma, sfonda questa puttanella!» Effettivamente mia cognata era stretta, vista la sua giovane età. Aveva due anni in meno della mia futura moglie ed era fidanzata da soli tre mesi con un ragazzo che viene dalla citta, ogni giorno, a rifornire il super mercato dove lavora. Prese a godere e, poco dopo, la sbattevo con vigore: se ne è venuta allegramente sotto le mie spinte. Ha avuto un orgasmo intenso e poi mi ha chiesto di rivolgere le mie attenzioni a mia madre. «Dai, adesso fa godere anche lei.» Mamma ha sorriso, poi si è distesa supina a cosce aperte e io ho potuto gustare anche la seconda di quelle due goduriose fiche. Ho subito notato che mia madre era ben più dilatata rispetto a Federica, di certo a causa della notevole quantità di cazzi che, nel tempo, l'avevano chiavata. In effetti ero al corrente del piacere che ne ricavava nell'aprire le cosce con facilità e, questa cosa, mi aveva sempre incuriosito, perché mio padre non ne aveva mai fatto un problema. La stantuffai davvero bene, tanto che i suoi gemiti si potevano sentire per tutta la casa. Ha avuto anche lei il suo orgasmo. «Sì, dai, figlio mio! Dai, fammi godere! Che toro! Che meraviglioso toro ho partorito! Sei tutto tuo nonno: anche lui era un vero toro da monta! Che meravigliosi torelli farai partorire anche tu!»

L’ho guardata senza capire, anche perché ero arrivato al limite e lei se ne era accorta. «Esci, figlio mio, e scarica la tua crema in faccia a due vacche come noi!» In effetti ero davvero ansioso di scaricare la mia eccitazione, in una sborrata liberatoria. Lei ha preso Federica e le ha fatto accostare la guancia alla sua e, poi, ha sollevato la mano, ha afferrato la mia mazza durissima ed ha preso a segarla velocemente. «Guarda Federica, le mie dita non riescono a congiungersi! Ha davvero un gran bel cazzo! Dai, amore, scarica il tuo seme sui nostri visi, che non aspettano altro.» Io le ho guardate e le ho ringraziate. «Mamma, Federica, grazie per la lezione che mi avete dato. Sicuramente, quando sarà il momento, mi troverò più preparato. Ora voglio ripagarvi per ciò che avete fatto per me.» Un attimo dopo, mi fecero schizzare un fiume di sborra sui loro volti e dentro le bocche spalancate. Nulla di quella sborrata andò perso, tant’e che mia madre e mia cognata si leccarono ben bene senza lasciarne traccia. Sfinito, ma non sazio, mi son disteso fra loro ed ho chiesto a mamma delle spiegazioni. «Che cosa volevi dire che sono come mio nonno?» Lei ha sorriso, poi ha guardato prima Federica, poi me, e ci ha spiegato. «È tradizione, in questa valle, fin dai tempi della grande guerra, quando i maschi validi erano al fronte che, all’equinozio di primavera, ci si riuniva su, nella grande grotta alla base della montagna, e si fa festa per tutta la notte. Al raduno, però, possono partecipare solo le donne sposate con i loro mariti, e quelle possono assaggiare tutti i cazzi dei presenti; si stabilisce chi lo ha più grosso e quello diventa il toro della valle! Figlio mio, tuo nonno è stato il toro della valle per diversi anni e molte di noi ci siam fatte ingravidare da lui; i nostri mariti non hanno mai avuto nulla da ridire, perché questo rende la nostra gente più forte e più unita. Tua moglie avrà da soddisfare molti dei mariti di quelle che vorranno essere ingravidate da te e, quindi, non ti disperare se ancora non ha fatto le sue esperienze; vedrai che, col tempo, saprà farti godere molto, come tu farai godere molte delle vacche che monterai nel corso della tua vita. Io stessa ho voluto esser ingravidata da tuo nonno e, ora che vedo il risultato, ne sono davvero fiera.»

Federica l’ha guardata ammaliata dal racconto, mentre io ero mi son trovato di nuovo in tiro; a quel punto, esse non si sono lasciate sfuggire l’occasione di godere ancora. Il giorno del nostro matrimonio, in chiesa c’era tutto il paese e molte donne mi hanno sorriso con evidente malizia; Federica le aveva informate che ero ben messo e molti uomini si son complimentati con me, per la bellezza di mia moglie; lei mi ha guardato e, in un momento che eravamo da soli, mi ha fatto una precisa domanda. «Quando cominci a montare le tue vacche? Lo voglio sapere, perché per prima voglio esser io ad essere ingravidata da te; dopo di che puoi ingravidare tutte le altre, ma prima spetta a me esser la tua vacca gravida!» L’ho guardata con occhi colmi di amore. Lei mi ha detto di aver saputo da mia madre e sua sorella, della vecchia tradizione e si è detta ben felice di poterla tramandare, ma alle sue condizioni. Non ho fatto alcun commento: che dire? Le tradizioni vanno rispettate e tramandate, perché fanno parte della cultura di un popolo e, se son così goduriose, perché no?

 

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