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Zio ho bisogno di un favore.. · Cap. 6
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Capitolo 6 di 8 9 min di lettura

il gioco si fa sempre piu interessante e piacevole!

La stringo a me, la bacio, poi la distendo di lato e comincio a scoparla, come una furia scatenata

pennabianca
5 mesi fa · 928 letture · 1

«Credo che tu abbia ragione ed ho quasi il sospetto che, in questo momento, gli stia già facendo un pompino!»
Cinzia ride divertita e mi dice che, forse, un pompino è un po’ poco!
«Probabilmente se lo sta già chiavando!»

Poco dopo la vediamo tornare con l’aria decisamente soddisfatta e, mentre finiamo la serata, il cellulare di Tania è un continuo vibrare di messaggi. Quando stiamo per uscire, Philip si avvicina al nostro tavolo e, mentre continua a tenere gli occhi fissi su di lei, mi parla con un tono speranzoso.
«Mi scusi signor Carlo, ma dopo che lei avrà cenato insieme alla sua splendida nipote, potrei avere il piacere di riaccompagnarla io alla sua abitazione?»
Mi giro verso Tania e la guardo con occhi severi. Lei però mi sorride, scuote il capo e mi garantisce che farà la brava. Ho giusto il tempo di dare il mio consenso che, immediatamente, lei si alza e, dopo aver preso il ragazzo per mano, vanno verso il tavolo del presidente e, dopo un breve saluto, se ne vanno. Guardo Cinzia sorridendole, mentre lei continua a guardarmi con occhi languidi.
«Sembra che questa sera io e te saremo liberi di fare gli innamorati.»
Lei sorride e mi dice che è una cosa che le fa estremamente piacere. Continuiamo la nostra cena e, quando siamo al dessert, veniamo interrotti da Sofia, la moglie del presidente che, di ritorno dal bagno, passa vicino al nostro tavolo e, mentre si piega in avanti per parlare con me in modo un po’ riservato, mi sbatte in faccia il suo splendido decolté, il suo seno è in bella vista, appena fasciato sotto il tessuto del vestito, che ne modella la forma e, poiché son convinto che non indossa nessun tipo di reggiseno, vedo le sue splendide mammelle premere contro la sottile stoffa del vestito.
«Mi scusi se insistiamo ad importunarla, ma, poiché nostro figlio ci ha preso l’auto per accompagnare suo nipote, lei sarebbe così gentile da offrirci un passaggio fino alla nostra abitazione?»
Mentre parla, le mie narici si sono inebriate del suo profumo ed il mio cazzo ha avuto un sussulto nei pantaloni. Do la mia disponibilità.
«Non c’è nessun problema, signora. Finite tranquillamente la vostra cena e, a vostro comodo, possiamo tornare a casa. Lei, con un cenno del capo mi ringrazia, poi si dirige verso il tavolo del presidente che, un attimo dopo si alza in piedi e viene verso di noi, così ci avviamo tutti verso l’uscita. Inutile dire che la nostra cena è stata offerta da lui. Quando raggiungiamo la mia auto, avviene una cosa alquanto insolita: Thomas, sale dietro e, con una scusa, fa salire sua moglie davanti, con me.

«Mi perdoni, Carlo, ma mia moglie soffre di mal d’auto e quindi è preferibile farla sedere davanti, mentre io salirò dietro per far compagnia a questa splendida signorina.»
Sofia si sistema accanto a me e subito noto che il vestito è salito un po', mettendo in evidenza una buona porzione di cosce lisce e ben tornite. Mentre mi dirigo verso casa sua, sento che Thomas, dietro di me, fa ridere Cinzia con battutine spiritose, allegre, mentre la moglie, al mio fianco, si gira, mi guarda e parla con una voce seria.
«Se non ho capito male, la ragazza che uscita con mio figlio è sua nipote? Chissà che non finiremo per diventare parenti!»
Mentre parla mi guarda con occhi maliziosi e, nel girarsi dietro per l’ennesima battuta del marito che fa ridere Cinzia, la sua mano si appoggia sulla mia coscia e vedo che, con lo sguardo, indugia sul mio pacco, che si stava gonfiando a quella semplice carezza. I nostri occhi si incrociano e lei passa la lingua sulle labbra per inumidirle. Ho notato il gesto ed ho provato un vero e proprio brivido di piacere nell’immaginare quella lingua scorrere sul mio membro rigido. Arriviamo davanti al cancello della loro splendida villa in stile palladiano, circondata da un immancabile giardino all’inglese. Mentre percorro il viale, che dal cancello porta alla villa, lei si gira verso di me e mi rivolge una richiesta.
«Se non è troppo tardi, vorrei invitarla a bere qualcosa con noi. Naturalmente, se deve portare la bimba a casa per metterla a letto, lo capirò e non gliene farò una colpa.»
Ho avvertito il senso ironico delle sue parole, soprattutto quando si è riferita a Cinzia. Le rispondo con lo stesso tono.
«Non ci sono problemi a restare ancora per un drink, anche perché la bimba è capace di entrare nel letto da sola e sa come rimboccarsi le coperte, per scaldarsi.»

Mentre parlo i nostri occhi si incrociano e lei sorride maliziosa. Appena dentro, io e Cinzia restiamo davvero stupiti dalla bellezza di quella magione. È un insieme di marmi e stucchi pregiati che ci lasciano a bocca aperta e Cinzia non può trattenersi dall'esternare tutto il suo stupore.
«Accidenti! Ed io che pensavo che casa mia fosse grande!»
I padroni di casa si girano e mi guardano, cercando di capire la sua affermazione. Gli preciso chi è il padre di Cinzia e subito entrambi annuiscono, consapevoli di aver per ospite la figlia di una persona molto importante e nota. Dopo aver percorso un ampio salone, tutti e quattro entriamo in un piccolo studio che, seppur di ridotte dimensioni, è pur sempre molto ampio. Alle pareti ci sono molti quadri e, su un lato, vi è pure una imponente libreria, che fa stupire ancora di più Cinzia.
«Caspita, quanti capolavori!»
Lascia tutti stupiti, elencando una lunga serie di manoscritti contenuti in quella libreria, per il fatto che ne sia a conoscenza una ragazza così giovane. È Thomas che, incuriosito, le chiede spiegazione.
«Complimenti! È un vero piacere constatare che una giovane ragazza come lei abbia una così vasta conoscenza di opere d’arte.»
Intanto Sofia si è avvicinata ad un mobile bar e mi chiede se va bene del whisky o qualcos'altro da bere. Accetto il whisky, che lei mi versa in un bicchiere con un cubetto di ghiaccio, poi, giratasi verso Cinzia, riferisce che non ha niente di leggero per la bimba. Io sorrido e Thomas le propone della coca-cola, che però va presa dal frigo in cucina. Lei sorride ed accetta di seguirlo. Un attimo dopo, restiamo da soli io e Sofia; lei, con il bicchiere in mano, ha, ora, un tono di voce più caldo, sensuale, mentre mi rivolge la parola ad un passo da me.
«Carlo, devi sapere che Thomas è un grande dirigente, che ha avuto il merito di trasformare la nostra azienda in una grande realtà tecnologica, ma, chi detiene il capitale, sono io.

Prima di andare avanti…

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