Zio ho bisogno di un favore..

Capitolo 3 - adesso si inizia a fare seriamente...

Immagino che sarai impegnato con quelle due puttanelle, con cui hai fatto colazione questa mattina al bar....

P
pennabianca

5 ore fa

60 visualizzazioni2,006 parole

Quando entro nel bar, seguito da loro, il locale è pieno di piloti e militari diretti alla base, che, naturalmente, le spogliano con gli occhi, di quel poco che ci sarebbe da togliere e mi guardano come un porco depravato, che va in giro con due puttanelle, probabilmente minorenni. Loro naturalmente si guardano compiaciute dell’effetto ottenuto, mentre io, consumata la colazione, le lascio davanti alla scuola e raggiungo la mia base. Una volta entrato nell’edificio, mi reco nello spogliatoio e indosso la combinazione di volo e mi reco in sala briefing.

Qui incontro Stefania, la responsabile del programma che sto portando a termine per un importante ditta che costruisce sistemi che rendono la vita difficile a chi vola. Non posso precisare di più, diciamo semplicemente che oggi giocherò al gatto col topo con altri due piloti, e io sarò il topo. Stefania una bella donna, alta con il fisico ben slanciato, capelli castani che le cadono sulle spalle, ha gli occhi scuri e il viso di un ovale perfetto, la bocca non troppo ampia e labbra ben modellate. Partendo dal basso, noto che indossa i suoi immancabili tacchi a spillo, una gonna che le arriva al ginocchio, con uno spacchetto dietro, che le permette di camminare; sopra indossa una camicetta bianca con il colletto leggermente alzato. I suoi seni sono belli, modellati da un reggiseno un po’ particolare, che, anziché arrotondare le coppe, modella i seni a punta, come andava di moda negli anni 60. Infatti la sua vita è stretta e fiera nella sua elegante bellezza; quando passa, dietro di lei si forma sempre una scia di maschi che, al solo vederla, sbavano per lei. È separata da 4 anni ed ha una figlia maggiorenne. Non mi dispiacerebbe come partner da scopare, ma c’è un piccolo dettaglio che non mi è sfuggito: è a caccia di una relazione stabile, qualcosa di duraturo, mentre io, dopo la morte di mia moglie, non ho voluto legarmi più con nessuno, per non provare ancora il dolore di un’altra eventuale perdita. Ho sfogato sempre il mio piacere con scopate occasionali o, al limite, con qualche escort pagata bene, solo per svuotare le palle. Parliamo velocemente della missione giornaliera e poi mi alzo in volo con il mio caccia, seguito dagli altri con i quali inizio l’esercitazione. Per due ore è un continuo giocare fra me e gli altri partecipanti alla missione e, alla fine, quando atterro io, sono il topo che si è mangiato il gatto, perché loro non sono riusciti a metter il sale sulla mia coda. Soddisfatto, tolgo la combinazione di volo e mi reco nel mio piccolo ufficio, per stilare il rapporto. Appena entro, mi siedo alla scrivania e, poco dopo, vengo raggiunto da Stefania.
«È stato un’ottima missione; sono molto contenta del risultato ottenuto. Vedo che stai stilando il rapporto; se permetti, lo facciamo insieme. Tu detti ed io scrivo.»

Si è seduta di lato alla mia scrivania, in uno spazio alquanto angusto, di pochi metri quadri, arredato in maniera sommaria: una scrivania e due sedie, un computer. Nel sedersi, ha accavallato le gambe ed ha fatto in modo che io potessi ammirare il bianco delle sue cosce. È una chiara provocazione, alla quale fingo di non dare nessuna importanza. Pochi minuti e il rapporto è completato; quando mi alzo per uscire, lei scatta in piedi e mi blocca davanti alla porta.
«Aspetta un attimo! Voglio parlarti di una cosa che mi sta a cuore. Ancora un paio di missioni e questo programma sarà completato, quindi vorrei cenare domani sera con te, per discutere di eventuali programmi futuri.»
La guardo e mi rendo conto che è solo una scusa.
«Mi dispiace, ma, per domani sera, ho già un impegno.»
Lei ha come un gesto di stizza e la sua voce diventa alquanto tagliente.
«Immagino che sarai impegnato con quelle due puttanelle, con cui hai fatto colazione questa mattina al bar, prima di entrare alla base!»
La guardo e la fulmino con gli occhi.
«Prima di tutto, devi spiegarmi che problema hai con me?! In quanto poi alle due ragazze di questa mattina, tu non sai assolutamente niente di esse, quindi non ti consento di fare apprezzamenti volgari!»
Intuisce di aver calcato troppo la mano e cerca di rimediare.
«Scusami, non volevo offender nessuno. Ormai ti conosco da tanto tempo ed ho capito che sei una persona veramente speciale. L'azienda, per la quale stiamo finendo di testare questo nuovo programma, ha in mente grandi cose e te ne volevo parlare a cena, ma se preferisci altri impegni, ne riparleremo una prossima volta.»
Non aggiungo altro, prendo e me ne vado. Quando rientro a casa, ho giusto il tempo di spogliarmi nudo per far una doccia, che sento tornare anche le ragazze, che si accorgono che son sotto la doccia; subito Cinzia si spoglia nuda e si infila con me sotto il getto dell’acqua. Il mio spazio doccia è molto ampio, a forma rettangolare con tre lati in muratura e sul quarto lato un cristallo trasparente. Si stringe a me appoggiando sul mio il suo corpo nudo e, subito il mio cazzo si mostra teso e duro. Le mie mani indugiano sui suoi fianchi e scivolano giù fra le sue cosce. La masturbo velocemente, portandola subito alla massima eccitazione, fino a farla godere.
«Sì, continua! È bellissimo! Dai, che vengo!»
Ad un tratto il suo corpo si tende e subito inizia a vibrare scosso da un orgasmo che la fa tremare tutta. Le lascio assaporare quel piacere, poi la spingo contro la parete e schiaccio il mio cazzo contro la sua fica; comincio a strusciarglielo contro facendola gemere ancor di più. Ansima dal piacere, mentre le mie mani ora accarezzano ogni angolo del suo corpo. Le provoco un altro orgasmo, che lei esterna stringendosi a me, mentre mi bacia con passione. È un piacere sentirla godere fra le mie mani, così la faccio girare e la stringo da dietro, facendole sentire il mio palo sul solco delle natiche. Lei abbassa una mano, cerca di infilarlo dentro di sé, ma io, sadicamente, glielo spingo fra le cosce e, senza penetrarla, mi muovo avanti/indietro, strusciando sullo spacco della sua fica: la cosa la manda ai pazzi.
«No, così mi fai morire! Mi fai morire! Oddio, vengo!»
Al terzo orgasmo, si gira; il suo viso è una maschera di piacere, mi abbraccia e si stringe a me, poi mi bacia con forza. La sua lingua ora è un demone nella mia bocca, che si scatena alla ricerca della mia, con cui intreccia una danza erotica sconvolgente. Siamo così presi dal piacere, che non ci siamo accorti che anche Tania è entrata nel bagno. È appoggiata al lavandino e, anch'essa nuda, ci guarda mentre con una mano si accarezza fra le cosce. Cinzia se ne accorge, poi mi guarda negli occhi, quasi a volermi chiedere qualcosa, che intuisco al volo. Mi giro verso Tania e, con un cenno del capo, la invito ad entrare nella doccia con noi. Un attimo dopo, le sue braccia mi stringono da dietro in un abbraccio, nel quale, a sua volta, mi fa sentire il suo corpo schiacciato contro la mia schiena. La sua mano scivola davanti ad afferra il mio membro e, dopo aver dato un bacio all’amica, si abbassa e me lo prende in bocca. È esperta mia nipote. Lo infila tutto in gola, senza nessuna esitazione. Cinzia mi guarda e poi si abbassa anche lei: ora ho due bocche scatenate che si prendono cura del mio cazzo, facendomi impazzire di piacere. È Tania però quella più esperta, perché scorre con la lingua lungo l’asta e poi afferra delicatamente le mie palle e le passa una per volta nella bocca, succhiandole e dimostrando all’amica come si deve fare per far godere un uomo. Cinzia impara in fretta e anche lei gioca ora con asta e palle, mentre Tania si concentra sulla punta, succhiandola con forza e frullando la lingua in maniera da provocarmi quasi un orgasmo. Non ci sto a godere e così, d'un tratto, mi sposto indietro e mi sfilo da quella morsa tremenda.
«Eh no, ragazzine! Ancora non sono pronto a ricoprirvi con il mio piacere, quindi ora esco ed il gioco finisce qui!»
Vedo la delusione nei loro occhi, mentre io mi infilo l’accappatoio e, con decisione, esco dal bagno. Vado in cucina e inizio a preparare qualcosa da mangiare; poco dopo, vengo raggiunto da loro che sono avvolte in un telo di spugna stretto sul seno; essendo il telo troppo corto, lascia scoperte le loro natiche ed anche le patatine. Rapidamente si adoperano ad apparecchiare la tavola, mentre, nonostante l’abbigliamento succinto, ci mettiamo a parlare della mattinata e di quello che abbiamo fatto. Appena pronto un piatto di pasta, ci sediamo e, mentre mangiamo, mi informano di una cosa prevista per la sera.
«Zio, dovresti farci un favore. Dobbiamo andare ad una festa di compleanno di una nostra amica, che sta in centro, e ci farebbe piacere se ci accompagnassi per poi, più tardi, venirci a prendere, a meno che non troviamo un passaggio.»
Le guardo un attimo un po’ perplesso, poi mi dico disponibile a far loro da autista. Finito il pranzo, sistemata la tavola, loro si ritirano in camera, mentre io, dopo aver indossato un paio di pantaloncini ed una maglietta, mi siedo nel mio studio per completare la relazione sul lavoro svolto la mattina. Mentre sono intento a svolgere quest’operazione, suona il cellulare: è mia sorella.
«Ciao, fratellino! Che mi racconti di bello? Sei riuscito a scoprire cosa hanno in mente di fare le ragazze?»
Cerco di mantenere un tono di voce alquanto laconico nel rispondere a mia sorella.

«Non credo che abbiano in mente grandi cose, mi hanno detto solo che questa sera andranno ad una festa di compleanno ed io devo far loro da autista. Credo fosse questo il motivo per cui si erano rifugiate qui da me.»
Sento mia sorella ribattere con forza alle mie parole.
«Stai scherzando? Sapevo benissimo della festa di compleanno della loro amica, cui non ho opposto nessun divieto; quindi, non mi prendere per il culo: dimmi cosa hanno in mente le ragazze!»
Faccio un profondo respiro, poi gli rispondo.
«Hanno un piccolo problema da risolvere. Anzi, per la precisione è l’amica di tua figlia che ha un piccolo problema da risolvere e, siccome ha visto tua figlia che l’ha risolto in maniera così piacevole, grazie a suo padre, ha deciso di chiedere il mio aiuto, visto che non può usufruire di quello di suo padre.»
Per un lungo istante, mia sorella resta in silenzio. Poi, con un tono quasi malinconico ritorna a parlare.
«Dunque, è vero. Mia figlia c’è riuscita a fare quello che aveva in mente. Ho sempre sospettato che fosse riuscita a farsi sverginare da suo padre, ma, averne la certezza, in qualche modo, mi intristisce di più. Lei è riuscita in quello in cui io ho fallito. Non mi fraintendere, non avrei voluto farlo con nostro padre che, come ben sai, è stato quel che è stato, ma, piuttosto, avevo desiderato di farlo con un’altra persona che però se n’è andata. Ora capisci perché ammiro Tania e perché non riesco ad esser severa con lei. Ti chiedo solo una cosa, fratellino: quando lo farai con quella giovane ragazza, fa in modo che sia veramente un momento indimenticabile. Comprendo benissimo lo stato d’animo sia di Tania che della sua amica, perché ti assicuro che è veramente squallido farlo sul sedile di un’auto come una puttana.»
Poi senza aggiungere altro, chiude la comunicazione ed io rifletto sulle sue parole; giungo alla conclusione che ero io il soggetto con cui mia sorella avrebbe voluto farlo: del resto mi ero accorto del fatto che si interessava molto a me, ma quando era giunto il momento di agire, a me arrivò la convocazione a presentarmi all’Accademia di volo e così me ne andai.

Riprendo a scrivere la mia relazione e sono così preso dal lavoro che non mi accorgo che intanto il tempo passa, fin quando Tania non bussa alla mia porta e mi chiede se sono sempre disposto ad accompagnarle.

 

Commenti (0)

Per favore accedi per lasciare un commento.

Ancora nessun commento su questo capitolo, sii il primo a commentare!