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Erotika
Una settimana da sola in Calabria · Cap. 7
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Capitolo 7 di 8 12 min di lettura

Giorno 6. Parte II-Il giorno libero

Giulia e Giorgio tornano a casa, Giulia è riuscita a cancellare le sue foto intime dalla macchina fotografica ma a quale costo. Tormentata decide di stare da sola per un poco. Nel centro storico di Diamante incontra gli operai. Succederà l'inaspettato.

Lucifer
5 mesi fa · 595 letture · 0

Giulia tira un sospiro di sollievo: il fidanzato è pronto, possono quindi lasciare l’appartamento dei tre pervertiti di Pavia. La ragazza carica lo zainetto in spalla e si avvia verso la porta.

“Domani ci vediamo a casa vostra per salutarci” ricorda il Tommi sorridendo.

Purtroppo, sarebbe suonato quantomeno sospetto rifiutare quell’ultimo incontro prima della ripartenza per Firenze. Giorgio e il Tommi hanno stretto una certa amicizia, se non altro agli occhi di Giorgio. Se solo Giorgio sapesse del filmino che il Tommi ha chiesto alla sua ragazza, se solo sapesse che il suo nuovo amico è stato per tutto il tempo complice del Mas…Forse aprirebbe gli occhi sulla sua distrazione. Sì, Giorgio è stato un fidanzato distratto, ma non da ieri: distratto verso i bisogni di Giulia, distratto verso i desideri di Giulia. Giulia si è abbandonata nelle braccia di altri uomini perché questi ultimi hanno saputo soddisfarne i desideri.

Mentre ritornano alla casa dei genitori, la ragazza si chiede se dopo tutto vuole continuare a puntare sulla relazione con Giorgio. Se lo volesse non potrebbe comunque ignorare il fatto che c’è la possibilità sia rimasta incinta di un altro. Confessare il tradimento prima del test di gravidanza? Confessare il tradimento solo in caso di test positivo? Portare Giorgio a fare sesso non protetto e continuare a ingannarlo in caso di gravidanza costringendolo a crescere un figlio non suo? In tal caso, non potrebbe semplicemente pentirsi il giorno dopo. Certe decisioni hanno conseguenze quasi irreversibili.

Giulia e Giorgio arrivano alla villetta dei genitori ma la ragazza ha ancora bisogno di stare da sola. Arriva in soccorso un aiuto inaspettato. Squilla il telefono del ragazzo, è sua madre. Giorgio guarda la fidanzata come a chiedere “scusa, ci metterò un po’”. Un altro difetto del ragazzo è l’essere mammone. Forse però questo difetto lo condivide con la maggior parte degli italiani.

“Non ti preoccupare, tesoro. Non ti sente da qualche giorno. Io farò una passeggiata per sgranchirmi le gambe” concede Giulia.

Giulia s’affretta verso il cancello del residence per poi scomparire dalla vista del moroso. Il sole è alto nel cielo e fa caldo. La ragazza cerca di nascondere l’alone di sudore che s’espande all’altezza delle ascelle. Non può però ad un certo punto ignorare i crampi della fame. Il cellulare conferma che sono le due del pomeriggio. Si ferma a una rosticceria e ordina un hot dog. Si sporca la camicetta di ketchup, non è proprio la sua giornata.

S’inoltra nel dedalo di vicoli del centro storico di Diamante. Passano le ore ma non sente di aver raggiunto alcuna chiarezza interiore. Squilla il telefono: è Giorgio, domanda che fine abbia fatto e se stia tornando. Ancora una volta, Giulia mente: racconta di aver incontrato un’amica dei suoi. Rimette in tasca il cellulare e s’incammina per una via buia.

Il sole è tramontato e la frescura del tardo pomeriggio ha richiamato una folla di gente. In particolare, in tanti si sono radunati all’ingresso di una sala giochi. Si tratta per lo più di uomini maturi con una birra in mano, la maggior parte è del posto ma non mancano extra-comunitari. La ragazza controlla il portafogli, conta gli spicci in suo possesso: non ha mai giocato alle slot machine prima d’ora ma è in vena di provare nuove esperienze. Forse così scaricherà lo stress e l’ansia.

Entra all’interno della sala giochi, le sue narici vengono investite da un forte odore di fumo e di sudore. Non ha alcun diritto di giudicare siccome in questo momento non profuma certo di rose. Il locale non è ben illuminato, piccoli lampadari sono disposti solo sopra i tavoli da biliardo. Di fronte ai tavoli da biliardo in penombra due fila di slot machine, è lì che Giulia si dirige.

Tra le slot libere ve ne sono di diversi tipi. Giulia sceglie una di quelle che presenta una vasta combinazione di frutti a schermo, lo scopo è allineare più frutti identici. Inserisce una moneta da un euro, ottiene due fragole. Niente da fare, per vincere qualcosa servono almeno tre frutti identici. Inserisce un altro euro, questa volta i frutti sono tutti diversi. Non è proprio la sua giornata.

Alla ragazza sfugge una bestemmia tra i denti quando scorge poi a uno dei tavoli da biliardo Denis, Bamir e Moussa. Ecco come trascorrono il loro giorno libero. Ridono e giocano. Pare che abbiano scommesso un giro di birra. La ragazza non ha alcuna voglia di farsi vedere, è già parecchio incasinata. Abbandona la slot e fa per andarsene. Ha quasi raggiunto l’uscita quando un braccio le percorre la vita e si posa sul culo.

“Dove scappi, coniglietto?”

È Moussa. L’alito gli puzza d’alcol e gli occhi son diventati due piccole fessure ma mantiene la solita espressione strafottente, ostenta sicurezza e virilità. La conduce al tavolo da biliardo dove, dicono, c’è bisogno di una portafortuna. Giulia vorrebbe chiedere a chi dei tre esattamente dovrebbe portar fortuna visto che in una partita la fortuna di qualcuno corrisponde alla sfortuna di un altro. Però tace e si limita ad osservare le palle finire in buca, in attesa di un buon momento per congedarsi.

Finisce la prima partita senza che l’occasione arrivi. Anzi, sembra allontanarsi sempre di più quando Bamir che ha perso paga le birre per tutti. Ne offre una anche a Giulia. La ragazza si rassegna ad assistere a un’altra partita. Moussa coglie la palla al balzo.

“Vieni qua” le dice.

Giulia prende un lungo respiro. Si sente come una gazzella di fronte a un leone, si aspetta che da un momento all’altro il leone le salterà addosso. Non sa quando succederà ma sa che succederà. Mentre si avvicina al ragazzo è colta da un leggero tremore. Moussa vuole impararle a tirare in buca. Sussulta quando il ragazzo la sfiora per offrirle la stecca, sento la fica pruderle quando percepisce il suo fiato sul collo e lo sguardo addosso.

“Perché non giocate insieme la prossima?” propone Denis.

Denis, il più anziano del gruppo, sembra aver letto esattamente cosa sta succedendo. Giulia è timida e spaventata ma è nello stesso tempo alla disperata bisogno di qualcuno che la costringa a seguire i suoi desideri. Ad ogni modo, al termine della partita, sembra un po’ meno spaventata. Gli operai sono riusciti a metterla al proprio agio, nonostante ora Giulia abbia iniziato a provare desideri contrastanti anche nei confronti di Bamir e Denis. Giulia si sente troia.

“Che ne dite di continuare la serata a casa mia?” domanda l’operaio più anziano.

“Mi piacerebbe ma…il mio ragazzo…”

Anche questa volta Giulia tenta di opporre una debole resistenza. Un attimo dopo è già lì a digitare al telefono il messaggio con cui intortare Giorgio. Il gruppo esce dalla sala giochi e si avvia verso l’automobile di Denis. Giulia è fatta sedere dietro, insieme a Moussa che ne approfitta per metterle una mano intorno alla vita. Attraverso lo specchietto retrovisore, gli occhi azzurri del conducente sembrano sorriderle compiaciuti. L’auto viene messa in moto.

Il viaggio verso casa di Denis dura appena trenta minuti. Denis occupa un appartamento in periferia, piccolo ma confortevole. L’interno è ben ammobiliato. Alle pareti le foto appese raccontano della vita del padrone di casa, ha un’ex moglie e due figli. Con l’ex moglie è rimasta in buoni rapporti e i figli vivono con lei in Albania.

“Accomodiamoci e stappiamo una birra, nel frattempo ho messo l’acqua per la pasta” dice Denis.

Nel salottino due divani sono stati posizionati perpendicolari di fronte alla tv. Bamir accende la tv con naturalezza, come fosse causa sua. Moussa non stacca la sua mano dal fianco di Giulia, a volte arriva a toccarle una chiappa. Giulia ormai si è abituata all’idea che tutti sapessero di loro. Per questo motivo, non reagisce quando il ragazzo le scocca un bacio vicino al labbro.

Prima di andare avanti…

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