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Erotika
Questione di sguardi. · Cap. 5
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Capitolo 5 di 5 19 min di lettura

Patti chiari, nessun addio

Dopo un pranzo che si trasforma in una confessione reciproca, Michael e Sara attraversano una soglia che nessuno dei due aveva previsto. Tra la normalità di una casa vissuta, una notte condivisa e un accordo nato per proteggersi dai sentimenti, scoprono che alcune regole servono soltanto a rimandare l'inevitabile.

Michael035
3 mesi fa · 501 letture · 2

Rimanemmo incastrati l'uno nell'altra per quello che sembrò un tempo infinito. Il battito frenetico del cuore di Sara contro il mio petto rallentò gradualmente, sincronizzandosi con il mio. L'aria fredda della stanza cominciò ad asciugare il sudore sui nostri corpi, ma sotto le lenzuola stropicciate il calore era ancora denso, quasi asfissiante.

Scivolai lentamente fuori da lei. Sara emise un piccolo lamento di protesta, un suono basso e gutturale, ma si voltò su un fianco, rannicchiandosi contro di me. Le passai un braccio sotto il collo, tirandola vicina, mentre con l'altra mano le accarezzavo distrattamente il fianco nudo, tracciando la linea morbida della sua schiena fino alla curva dell'anca.

Il buio della stanza era rotto solo dalla luce ambrata delle due abat-jour. Fissai il soffitto per qualche istante, sentendo la lucidità farsi lentamente strada attraverso la nebbia fitta dell'orgasmo e dell'adrenalina.

Eravamo andati oltre. Oltre il limite fisico, oltre la prudenza, oltre il buonsenso. L'assenza di quel preservativo buttato chissà dove sul pavimento era il simbolo perfetto di quello che avevamo appena fatto: avevamo abbattuto ogni cazzo di barriera.

Sara si mosse. Sollevò il viso dal mio petto e appoggiò il mento sul mio sterno, guardandomi dal basso verso l'alto. I suoi occhi nocciola erano lucidi, l'espressione rilassata, ma c'era un'ombra di cruda consapevolezza che le attraversava lo sguardo.

«Siamo completamente pazzi,» sussurrò, la voce ancora graffiata.

«Probabilmente,» risposi, continuando ad accarezzarle la schiena con un movimento ipnotico.

«Ma non credo che nessuno dei due si sia pentito.»

Un sorriso asimmetrico, un po' amaro, le comparve sulle labbra.

«No. Nessun pentimento. È stato...» Si fermò, cercando la parola giusta, per poi scuotere la testa.

«È stato perfetto. Ma sai benissimo che tutto questo è un casino fuori scala, Michael.»

Mi voltai su un fianco per fronteggiarla. I nostri visi erano a pochi centimetri di distanza. Potevo sentire il suo respiro caldo sulla pelle.

«Parlami chiaro, Sara.»

Sospirò, chiudendo gli occhi per un secondo. Quando li riaprì, c'era la donna adulta, la madre, la professionista che doveva fare i conti con la luce del sole.

«Parlo chiaro. Mi fai impazzire. Quello che mi fai a letto... quello che mi fai sentire non lo provavo da anni. Forse non l'ho mai provato così,» ammise, con una sincerità che mi colpì allo stomaco.

«Ma là fuori c'è il mondo reale. Io ho quasi cinquant'anni, un divorzio fresco, due figli grandi. Tu hai ventiquattro anni, l'università da finire e tutta la vita da scrivere. Una relazione tra noi... uscire allo scoperto, le cene con gli amici, le presentazioni ufficiali... sarebbe uno scandalo grottesco. Diventerei il cliché della donna di mezza età in crisi che si sbatte il toy-boy, e tu ti ritroveresti incastrato in dinamiche familiari che non ti appartengono.»

Le sue parole erano lame affilate, ma chirurgiche. Non c'era cattiveria, solo una spietata lettura della realtà. E, per quanto il mio ego volesse ribellarsi, sapevo che aveva fottutamente ragione. Non ero pronto a fare il patrigno a dei ragazzi poco più giovani di me, e lei non aveva bisogno di difendere le sue scelte sessuali davanti alla borghesia milanese.

Le presi il viso con una mano, il pollice che le accarezzava lo zigomo.

«Nessuno ti sta chiedendo di scegliermi le tende nuove per il salotto o di venire al pranzo di Natale con mia madre,» le dissi, la voce calma, bassa.

«Non mi servono le etichette, Sara. Non mi serve portarti a cena in centro per farmi vedere. Mi serve questo.» Feci scivolare la mano giù, lungo il suo collo, fino a sfiorarle il seno.

«Mi serve sapere che quando chiudi quella cazzo di porta, ci siamo solo io e te.»

Sara trattenne il respiro, gli occhi inchiodati nei miei.

«Quindi?» mi sfidò, un angolo della bocca che si incurvava.

«Cosa mi stai proponendo? Una tresca clandestina a tempo indeterminato?»

«Ti sto proponendo di non rovinare l'unica cosa che funziona perfettamente nelle nostre vite in questo momento,» replicai, avvicinandomi fino a sfiorare le sue labbra.

«Niente paranoie, niente pressioni. Ci vediamo, stiamo insieme, chiudiamo il mondo fuori. Finché ci va. Finché nessuno dei due trova qualcosa di "serio" là fuori.»

Pronunciai l'ultima parola con una punta di sarcasmo, sapendo bene che dopo stanotte, il "serio" là fuori mi sarebbe sembrato dannatamente noioso.

«Se incontri un uomo della tua età che ti vuole portare a teatro, ci stringiamo la mano. Se io mi innamoro di una compagna di corso, te lo dico. Patti chiari, amicizia lunga.»

«Amicizia,» ripeté lei, con una risata secca e ironica. «Chiamiamola così.»

«È un accordo?»

Sara mi guardò in silenzio per un lungo momento. La tensione si sciolse. Mi baciò, un bacio lento, profondo, che sapeva di promessa e di complicità.

«È un accordo,» sussurrò sulle mie labbra.

Rimanemmo abbracciati, godendoci la leggerezza che quella confessione aveva portato. Avevamo tracciato i confini. Eravamo al sicuro, almeno per ora, nel nostro accordo cinico e perfetto.

«Però a Milano è difficile,» mormorò lei dopo un po', giocando con i peli del mio petto.

«Dovremo stare sempre rintanati qui, o a casa tua quando i tuoi non ci sono. Prima o poi rischiamo di farci beccare.»

«Allora dovremmo andarcene,» buttai lì, senza pensarci troppo.

Lei alzò un sopracciglio.

«Andarcene? Intendi scappare? Molto maturo, per uno che non vuole fare il ragazzino.»

«Non scappare. Andare in vacanza,» corressi il tiro, sorridendo.

«Che ne so, una settimana. Un posto dove non ci conosce nessuno. Niente figli, niente ex mariti, niente università. Solo io, te, una stanza d'albergo e un fottio di tempo da perdere a letto.»

Sara sorrise, un sorriso genuino, quasi sognante.

«Una settimana da amanti in incognito. Sei diabolico, Michael.»

«Mai negato. Chissà... magari se riusciamo a incastrare i giorni di ferie, i ragazzi dal padre. Ci pensiamo.»

«Un'idea pericolosa,» commentò lei, ma non disse di no. La lasciò lì, sospesa nell'aria, una remota possibilità che sapeva di sale e di lenzuola sconosciute.

Con un sospiro, si staccò da me e si sedette sul bordo del letto. La sua schiena nuda era un capolavoro di luci e ombre.

«Vado a darmi una sistemata. Mi sento letteralmente ricoperta di te.»

«Non è un difetto,» le feci notare, mettendomi le mani dietro la nuca.

Mi lanciò un cuscino addosso prima di alzarsi e sparire nel corridoio verso il bagno padronale.

La seguii pochi minuti dopo. La trovai davanti allo specchio, la luce al neon che illuminava in modo impietoso l'assenza di trucco e i capelli arruffati. Ma ai miei occhi, in quel momento, era la creatura più viva che avessi mai visto.

Mi misi dietro di lei. Ci guardammo nello specchio. Il ragazzo alto, in forma, con il tatuaggio sul petto, e la donna matura, bellissima, segnata dalla vita ma ancora capace di bruciare. Un contrasto assurdo, totalmente sbagliato per le regole del mondo, eppure così fottutamente giusto in quel riflesso.

Aprii il rubinetto del lavandino. Ci demmo una ripulita veloce, in silenzio, usando le mani l'uno dell'altra, una lavata sommaria giusto per toglierci di dosso l'odore forte del sesso e il sudore appiccicoso. Un'intimità domestica, rapida, priva di imbarazzo.

Quando tornammo in camera, spensi la luce centrale, lasciando accesa solo un'abat-jour.

Ci infilammo sotto le coperte pesanti. Sara si voltò dandomi le spalle e io mi incastrai perfettamente contro di lei, passando il braccio attorno alla sua vita e seppellendo il viso tra i suoi capelli, nel profumo fresco di sapone neutro.

Sentii i suoi muscoli rilassarsi completamente contro di me. Il suo respiro si fece profondo, regolare. Stava cedendo al sonno, sicura, protetta in quel letto che non le faceva più paura.

Io rimasi sveglio ancora un po', ascoltando il silenzio di Milano oltre i doppi vetri. Avevamo messo un punto, avevamo tracciato delle linee di confine razionali per proteggerci. Eppure, mentre la stringevo nel buio, sentendo il calore della sua pelle contro la mia, sapevo perfettamente che stavamo mentendo a noi stessi. Le regole erano fatte per farti sentire al sicuro prima dello schianto.

E noi stavamo viaggiando a duecento all'ora verso un muro. Ma per quella notte, andava benissimo così.

. . ...FINE

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Michael035

Scrivo erotica da poco. Le mie storie partono sempre da una scintilla reale — qualcosa che è successo a me, a chi mi sta intorno o che potrebbe capitare a chiunque nella vita di tutti i giorni. Prendo quella dinamica quotidiana e ci costruisco attorno una trama romantica e intensa, sviluppandola in più parti. Da me non troverete racconti singoli e veloci, ma vere e proprie raccolte e libri da esplorare. Mi piace scavare nella psicologia e nei sentimenti dei personaggi, per poi farli esplodere in una passione erotica travolgente.

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Commenti 2

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    1. Michael035

      Ci sto pensando, magari scriverò la stagione due ahaha

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