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Erotika
Per Amore Di Zia · Cap. 2
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Capitolo 2 di 6 20 min di lettura

Con un occhio sempre aperto

Con la zia come vicina di casa la quotidianità cambia e le vecchie fantasie lasciano il posto a quelle nuove.

Forbidden_Fantasy
5 mesi fa · 1.4k letture · 0

Non avevo dubbi, quello era il sapore autentico di Zia Manuela. Pensai alla sua figa che si bagnava mentre aveva addosso quelle mutandine e aveva quel dannato Roberto che le girava attorno. Divenni duro in un attimo. Tira fuori il cazzo ed iniziai a masturbarmi. Intanto avevo ancora le mutandine sotto il naso insieme al reggiseno che avevo preso in camera. Il mio cazzo diventava sempre più duro e l'odore misto al sapore di Zia cresceva sempre di più. Senza perdere tempo misi le mutandine in bocca e mentre con una mano mi masturbavo, con l'altra tenevo il reggiseno incollato al naso. Con la lingua cercavo di spremere le mutandine fino all'ultima goccia di Zia. La immaginavo come nel sogno del giorno prima, mentre era in piscina con le tettone al vento e quel costume rosso e minuscolo.

"Ohhh si Zia...." mormorai a bassa voce con la bocca piena delle sue mutandine.

Continuavo a masturbarmi sempre più forte, piano piano mangiai completamente le sue mutandine, mi riempirono completamente la bocca, non riuscivo più a parlare.

"Si. Oh si si si Zia si... Ti prego si!" le parole uscivano fuori strozzare dalla mia bocca piena.

Ora Zia era nel porno della sera prima, era sul divano, con le mani apriva il suo bel culone grosso solo per me. Non c'era Roberto tra le palle e lei se ne stava lì, zitta e in attesa mentre apriva il culone ed aspettava che entrassi dentro di lei. Puntavo la cappella contro il suo bellissimo buco, ancora chiuso, pulsante. Il mio cazzo duro come il marmo e la cappella che già grondava di piacere.

"Oh si Zia. Il tuo culone è mio si!" ansimai mentre oramai ero prossimo all'orgasmo.

Il buco di Zia continuava a pulsare, ma ecco che arrivavo io. La cappella toccava il buco, faceva un po' resistenza ma appena spingevo un pò, Zia allentava la pressione, rilassava i muscoli ed io ero dentro. Ero nel suo culo.

"Si Zia si ora sborro per te!" alzai la testa, rimasi con il reggiseno in faccia e con la mano mi abbassai per bene le mutande per venire meglio e subito un getto di sperma bollente mi arrivò fino al mento. Fu il primo di una lunga serie di schizzi.

Un altro, poi un altro e un altro ancora. Avevo la mano piena di sperma, il reggiseno in faccia e le mutandine in bocca.

Lasciai cadere il reggiseno per terra, mi alzai lentamente e mi sciacquai la mano nel lavandino. Mi tolsi le mutandine dalla bocca e le rimisi nella cesta. Presi un po' di carta igienica e mi pulì il mento. Senza pensarci troppo, buttati la carta nel piccolo cestino vicino il lavandino. Ed ecco che appena il coperchio a molla del cestino scattò, vidi un preservativo usato gettato lì dentro....

“Lo sapevo!” dissi ad alta voce. Presi il cestino e guardai bene il fondo, la confezione del preservativo diceva XL. Non riuscivo a credere che Zia avesse dimenticato di buttare il sacchetto, così attenta e precisa com’era. Evidentemente Roberto doveva proprio essersela scopata per bene per farla uscire di casa con la testa fra le nuvole...

Povera Zia... Ma del resto ne aveva proprio bisogno dopo tutto quello che aveva passato con il divorzio. Un bel cazzo era quello che ci voleva per lei, anche se quel viscido di Roberto non era proprio ciò che si meritava.

Decisi di tornare a casa dopo aver dato un’occhiata al condizionatore e aver risolto il problema (non era stato impostato correttamente), misi in tasca le mutandine e le portai via come ricordo, sicuramente avrei avuto modo di rimetterle al loro posto dopo essermi divertito per bene prima di andare al lavoro. Per tutta la mattinata ripensai al preservativo usato, non riuscivo proprio a togliermelo dalla testa, chissà cosa avevano combinato quei due... L’idea mi tormentava. Me ne stavo seduto sul divano con un bicchiere di acqua fresca e il cazzo nei pantaloni che pulsava sempre di più, nonostante la grande sborrata di prima era ancora in tiro, a ripensare a cosa fosse successo in quella casa. Era più forte di me, non riuscivo proprio a togliermelo dalla testa.

“Pagherei oro per vedere che cosa combina quel maiale con mia Zia!” mi ripetevo tra me e me. All’improvviso mi venne un’idea. Mi alzai di colpo, andai alla scrivania e accesi il computer. Iniziai a cercare su internet come poter installare una telecamera nascosta in casa senza usare un impianto di sorveglianza, subito trovai su Amazon ciò che faceva al caso mio: sembrava una normalissima penna a sfera ma sulla testa aveva una minuscola webcam, registrava tutto (purtroppo senza audio) e poi si connetteva via bluetooth al telefono. Non potevo farmela scappare! Era ciò di cui avevo bisogno e la comprai subito senza esitare. Il pacco sarebbe arrivato il giorno dopo, ero davvero soddisfatto. Passai il resto della mattinata sul divano, con l’aria del ventilatore che mi cullava e le mutandine di Zia sotto al naso, a volte me le mettevo direttamente in testa con la parte dell’inguine direttamente sul viso. Ero in paradiso. Fu difficile lasciarlo per andare al lavoro

Il giorno dopo quando tornai a casa trovai il pacco nella cassetta della posta. Rimasi sorpreso di quanto fosse piccola la webcam, sembrava una normalissima penna, infatti era stata incartata in una busta. Diedi una letta alle istruzioni e capì subito come funzionava, era molto semplice. Adesso dovevo solo posizionarla. Presi subito il telefono e chiamai Zia, tutto eccitato sperando fosse in casa.

“Pronto Zia, ti disturbo per caso?” mi rispose subito.

“Ciao tesoro mio, no non mi disturbi, sono appena rientrata a casa...”.

“Ah bene, sai, volevo proprio chiedertelo. Sono tornato anche io adesso dal lavoro e pensavo di passare per un caffè. Che ne dici? Posso passare al volo?” provai a chiedere.

“Ma si tesoro certo! Dammi dieci minuti che mi cambio e metto su il caffè ok?” mi rispose.

“Ti cambi? Perché Zia che cosa indossi scusa?” le chiesi ridendo con un po’ di malizia.

“Scemo che altro non sei! Sono tornata adesso a casa, fuori fa caldo e le scarpe mi stanno uccidendo... Devo darmi una rinfrescata sennò svengo. Dammi dieci minuti e poi vieni pure ok?”.

“Va bene Zia, non preoccuparti, rinfrescati pure. Ci vediamo tra poco.”.

Misi la penna in tasca ed aspettai i dieci minuti. Sembravano non passare mai. Alla fine uscì di casa ed andai a bussare alla porta di Zia. Dopo pochi secondi mi aprì. Indossava una vestaglia leggera, di cotone rosso e delle infradito con la zeppa. La vestaglia era un po’ scollata ma lei aveva provato a mettere una spilla da balia per chiudere un po’ la scollatura, ma il risultato era stato che le sue tette restavano lì dentro più strette del solito. Chissà senza spilla come sarebbero uscite fuori... Zia mi saluto con il solito bacio sulla guancia e mi fece entrare. Mi guardai subito intorno per studiare meglio dove poter piazzare la webcam.

“Vieni tesoro accomodati, il caffè è quasi pronto.” mi disse. Andai a sedermi in salotto sul divano, Zia aveva acceso il condizionatore e accanto c’era una libreria che sembrava fare al caso mio. Se avessi messo la penna lì avrei potuto riprendere il salotto per bene e sicuramente avrei avuto una bella visuale. Zia era ancora in cucina, mi alzai a feci finta di dare un’occhiata in giro, mi avvicinai alla libreria e cercai un posto dove nascondere la penna. C’erano alcuni libri e qualche soprammobile, trovai subito il punto giusto tra un libro ed una statuetta di un gatto, Zia amava tanto i gatti. Sia la statuetta che la costola del libro erano di colore scuro, come la penna. La infilai con la testa verso l’esterno, sicuramente non l’avrebbe notata, schiacciai il tasto di accensione e tornai subito verso il divano e dopo pochi secondi lei arrivò con il vassoio e le tazzine di caffè.

“Che bel servizio! Grazie!” le sorrisi prendendo la tazzina. Posò il vassoio sul tavolo, prese la tazzina e si sedette vicino a me accavallando le gambe.

“Allora Zia, che mi racconti? L’altro giorno sei uscita con quel tuo collega... Roberto giusto?” chiesi.

“Si tesoro, siamo andati in paese a fare colazione e poi una passeggiata, sai così, per passare un po’ il tempo. Lui vive lì da un po’ oramai.” mi rispose.

“Ah si? E come si è comportato? Ha fatto il gentiluomo?” chiesi ironico soffiando sul caffè bollente.

“Ma certo, si è comportato bene con la Zia... e poi scusa che vorresti dire cosi?” soffiò anche lei sulla tazzina.

“Non lo so... Sai, quando si è presentato mi ha fatto un sorrisetto che non mi è piaciuto molto. Secondo me ci vuole provare con te. Scusa se te lo dico ma mi è sembrato un po’... viscido.”.

“Ma no tesoro ma che vai a pensare! Roberto è una brava persona, lo conosco da anni e poi lavoriamo insieme. Ti stai proprio sbagliando.” mi rispose un po’ seccata, chiaramente avevo toccato un punto debole.

Prima di andare avanti…

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Cap. 3

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