Cecilia, la mia dolce, timida ragazza, è troppo sconvolta anche solo per piangere, lo provo io per lei dentro di me, e quando le metti una mano su un gluteo e lo stringi si sente svenire. Si sente morire mentre le fotti la bocca con la lingua, mentre le violenti il cavo orale.
Solo dopo diversi minuti liberi le sue labbra, soddisfatta. Sul tuo viso compare un sorriso malvagio mentre quello della mia bambina è solcato dalle lacrime. Tira su con il naso, prossima a piangere.
Sei una bella troietta, le sussurri in un orecchio, un bocconcino che voglio davvero gustarmi.
Ti stai eccitando, e non solo nel racconto: il movimento del mio dito fa straboccare ambrosia dalla tua figa e non puoi smettere di morderti le labbra, interrompendo la narrazione in continuazione. Mi è impossibile non scorgere i tuoi capezzoli diventare duri sui tuoi seni che sembrano crescere di un’ulteriore mezza taglia.
Cecilia, nel frattempo, è tutto fuorché eccitata. Anzi, è sconvolta. Povera piccola: l’ho creata come comparsa in un racconto per uno sketch comico, e in poco tempo viene prima scopata dal fratello della sua migliore amica, poi sfondata da un maniaco informe e, infine, si scopre, abusata da una sua insegnante delle superiori.
Mentre la mia mano lavora sul tuo inguine, nel racconto la tua si appoggia su quello della studentessa. Spogliati, le ordini, con quel tono di voce di una donna che vuole fottere qualcuno e che non lascia alcuna possibilità di replica. La mia bambina trae un paio di respiri profondi, forse per non mettersi a piangere, ma poi comprende che non può fare altro che eseguire i tuoi ordini. Con lo sguardo basso, Cecilia comincia a sbottonarsi la maglia, lasciandola cadere a terra, poi si leva le scarpe usando solo i piedi. Afferra i pantaloni ma tentenna, alzando lo sguardo verso il tuo volto nella speranza che tu abbia cambiato idea, o scoprire che è solo uno scherzo. Trema nel vedere che c’è solo libido sul tuo viso, la lingua impaziente che si lecca le labbra. Trattenendo le lacrime torna a guardare il pavimento, su cui, un attimo dopo, si adagiano i calzoni.
No, la mia piccola ragazza non può farcela a togliersi le mutandine, il pudore le impedisce di concedersi quell’ultimo sforzo. Anzi: preferisce essere bocciata, la sua vita rovinata da una macchia sul suo curriculum scolastico e…
Ma tu non le dai tregua: ti avvicini a lei, le metti di nuovo la mano dietro alla nuca, tornando a baciarla mentre l’altra s’insinua sotto l’elastico delle sue mutandine. Il fiato della ragazza si mozza mentre l’imbocco del suo giovane utero si apre all’ingresso di un paio di dita che sprofondano per la lunghezza di due nocchie.
Le sussurri che è una brava troietta mentre la mano libera scivola tra le sue ciocche castane, quasi rosso scuro, che le scendono fin sotto le scapole. Il tuo respiro carico di eccitazione si spande sul volto della ragazza, di cui fissi incantata gli occhi terrorizzati.
Un nuovo profumo di donna eccitata si spande nell’aria, mischiandosi al tuo già presente. L’anima di Cecilia è inorridita da quanto sta accadendo, ma il suo corpo ha deciso di collaborare e, magari, scoprire come sia un orgasmo dato da una donna e se ci siano differenze da quelli che le ha dato Marco.
Sorridi mentre le tue dita si bagnano degli umori della fica di Cecilia e le ordini di togliersi anche la maglietta e il reggiseno. La ragazza tentenna, forse per dare l’idea di non essere d’accordo che un’insegnante masturbi una studentessa, ma alla fine lo fa: il tessuto si solleva, mostrando una pancia piatta ed un reggiseno dello stesso colore pesca delle mutandine. La ragazza è timida, l’ho creata così, ma anche romantica e sogna un uomo che le riempia di emozioni l’anima e non solo di sperma il sesso.
«Ma oggi dovrà accontentarsi di un’insegnante troia che la vuole riempire di dita,» ti provoco, e faccio lo stesso anch’io, aggiungendo l’anulare al medio nella tua fica che già sta colando più di quella della mia ragazza. Ti faccio girare su un fianco e mi adagio alla tua schiena: la mia mano libera stringe un tuo seno, turgido dall’eccitazione che il tuo stesso racconto ti ha provocato, e appoggio il cazzo tra le tue chiappe muscolose, muovendolo lentamente su e giù, quasi mi stia facendo una spagnoletta tra le tue tette. Ti bacio una spalla, la tua pelle è bollente. «Continua,» ti prego, e non so se mi sto più eccitando a stringere il tuo corpo o all’idea della mia ragazza che sta per essere scopata da te.
Il reggiseno di Cecilia è sul tavolo, e lei vi si trova appoggiata con il culo, le mani sul piano a sorreggersi. Le succhi i capezzoli della seconda che ha sul petto e che ha sempre sognato diventasse più grande. È sempre stato un suo segreto cruccio, ma noto con piacere che le stai dimostrando che non sono affatto da buttare via, nonostante non siano nemmeno la metà delle tue.
Sta ancora opponendo resistenza, ma è più per una questione di educazione ricevuta, perché il suo corpo sta cercando di trarre il massimo da quel momento: l’effluvio della sua figa eccitata è ormai forte quanto il tuo se non di più, e cola come una fonte. Il suo respiro è breve e profondo e il volto è arrossato, quasi del colore dei suoi capelli.
Nel racconto, e non dubito anche nella vita, sebbene non abbia mai avuto modo di provarlo, sei una maestra nei ditalini e Cecilia è la tua vittima. Si irrigidisce, allungando la testa all’indietro e spalancando bocca e occhi in un grido muto. Un fiotto di ambrosia prorompe con violenza dalla sua fica sulla tua mano e le sue gambe si muovono convulse. La mia povera ragazza cade in ginocchio, scossa da un orgasmo, emettendo suoni gutturali inintelligibili. In uno spasmo, si abbraccia alle tue gambe per non crollare a terra e piscia umori sulle tue scarpe e le tue calze.
La mia ragazza rimane in quella posizione, stordita, la mente obnubilata dall’intenso piacere che l’ha aggredita. Tu non aspetti altro: ti slacci la minigonna, la fai scendere e abbassi le mutandine, intrise di desiderio al punto tale che si potrebbero strizzare. Metti una mano sulla nuca di Cecilia e la spingi contro il tuo inguine: lecca, le ordini, spargendole in faccia il tuo umore.
Sono indignato da quanto stai per fare alla mia dolce ragazza, o per lo meno fingo di esserlo. Inconsciamente, inizio a strusciare con maggiore vigore tra le tue chiappe, un fastidioso desiderio di svuotare le palle che sorge alla base del mio uccello.
Tu mi ignori, o almeno fingi, e continui con la lettura: Cecilia si trova costretta, per mezzo di una mano che hai appoggiato sulla sua testa, a leccarti la figa grondante di umore, che scende lungo le tue gambe e viene assorbita dal tessuto della gonna. Mi chiedo come farà il tuo personaggio ad uscire da scuola con i vestiti bagnati di ambrosia, ma immagino sia un problema che non ci si pone quando si fotte una propria studentessa.
Cecilia si trova in imbarazzo, sia per quanto le è accaduto con il ditalino e l’orgasmo, sia per quanto riguarda la sua ignoranza nel praticare un cunnilingus. «Dovreste insegnare a scuola queste cose,» ti dico.
Mi rispondi ridendo che vorrei insegnarle io. Non ribatto, ma la cosa non mi dispiacerebbe. Non posso togliermi l’idea di chiamare alla cattedra proprio Cecilia, o Chiara, o la formosa Beatrice, farla sdraiare sul piano del tavolo con le gambe a penzoloni e praticarle un cunnilingus davanti a tutta la classe, spiegando dove mettere lingua e dita mentre la ragazza si contorce nell’apoteosi del piacere.
