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Erotika
Languidi orgasmi · Cap. 7
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Capitolo 7 di 11 29 min di lettura

L'educazione della fanciulla

Una scopata si intreccia ad un racconto letto tra un orgasmo e l'altro.

William Kasanova
5 mesi fa · 1.6k letture · 2

Sei distesa mentre leggi dal tablet, tranquilla nonostante quanto stai raccontando. Il sonnellino ha placato il battito orgasmico del tuo cuore, i tuoi muscoli sono caldi ma rilassati. La tua voce è come il suono di un ruscello di montagna che scivola tra i massi in un bosco autunnale. Anzi, il tuo viso non riesce a trattenere una leggera soddisfazione e divertimento mentre il tuo personaggio convoca nel suo ufficio la povera Cecilia, vittima prima della sorte e, inizio a credere, presto anche della tua perversione.

Mi ecciti maledettamente e non posso fare a meno di toccarti: la mia bocca comincia a baciare il tuo collo, strappandoti un gemito di piacere, ma mai quanto le due dita che, abbandonato il mio cazzo, iniziano ad accarezzare la tua fica bollente e bagnata. Interrompi la tua narrazione e volti il capo verso di me, intercettando le mie labbra e appoggiandovi prima un bacio, poi facendo scivolare la tua lingua nella mia bocca. Adoro quando prendi l’iniziativa, quando tiri fuori la puttanella arrapata che a volte si affaccia nel tuo sguardo mentre mi fissi e poi tutto si conclude con le tue unghie conficcate nella mia schiena e i nostri inguini bagnati di piacere.

La tua mano libera chiude le sue dita sulla mia virilità in piena estensione e, dimostrando di conoscere bene le mie preferenze, fai scivolare delicatamente il polpastrello del tuo pollice sulla mia cappella, sfiorando il meato ancora bagnato di seme e il prepuzio, scatenando una tempesta di scariche simili a deliziosi crampi che si riversano lungo l’asta del mio cazzo frammentando il mio respiro in singulti. Succhio la tua lingua, scivolando con la mia sulla tua, che sa ancora un po’ della sborra che hai bevuto.

Vorrei che tu finissi il tuo lavoro di mano, ma voglio trattenermi per dopo, quando avrai completato la lettura del tuo racconto. Mi godo ancora per qualche attimo la tua lingua e la sega, poi mi allontano dalle tue labbra, dove rimane un sorriso che lascia intendere che la nostra scopata non ha ancora visto il suo termine.

Ma io fremo dal desiderio di sentire il tuo racconto. «Dai, continua… ho voglia di scoprire cosa fai alla dolce Cecilia,» ti dico, mentre riaffondo il volto tra i tuoi capelli biondi e riprendo a baciarti il collo, ma la mia mano rimane sul tuo inguine, esplorando il tuo sesso bagnato e bollente, sebbene lo conosca ormai meglio del mio stesso uccello. «Ma ricorda che considero quella troietta come una mia figlia adorata, anche se l’ho fatta sfondare da un mostro in una mia storia…» aggiungo.

Dal tuo sorriso, sospetto che quella con Mimmo non sarà l’esperienza peggiore vissuta dalla mia bambina letteraria.

Mentre le mie dita si muovono lentamente attorno al tuo utero e il mio naso si riempie del profumo inebriante della tua pelle e dei tuoi capelli, la tua voce, resa più dolce dal piacere che hai appena ricevuto, o forse per eccitarmi ancora più, continua a recitare il tuo racconto.

Cecilia è in piedi davanti alla tua scrivania, nel tuo ufficio. Tu, o più esattamente il tuo personaggio, è seduto sul bordo del tavolo. Mi immagino la ragazza con gli occhi abbassati, una mano nell’altra, le dita che si torturano nell’agitazione che si contorce nel suo petto; tu, invece, hai il volto illuminato da un sorriso che promette un imminente futuro pieno di piacere, per lo meno per te, una camicetta bianca sbottonata fino a metà del tuo seno, una gonna nera che arriva alle ginocchia ma con uno spacco da un lato che quasi risale all’altezza delle mutandine. Ammesso tu le stia indossando, ma considerando come sei nella realtà, mi meraviglierei se le portassi in un racconto erotico.

Spieghi alla mia ragazza che il suo comportamento è stato deplorevole e che non si sarebbe mai aspettata nulla di simile; lei, con una voce appena udibile, giura che non c’entra nulla con quanto è successo, che non sa come sia stato possibile che qualcuno sospetti di lei. Un nuovo sorriso, non solo nel racconto, riaffiora sul tuo viso.

Il polpastrello del mio medio orbita lentamente attorno all’imbocco del tuo utero, avvicinandosi e allontanandosi di qualche pollice. «La stai accusando di un reato di cui non ha colpa, vero?» domando.

Tu non rispondi, ma sono certo di avere ragione. Il mio dito scivola dentro di te, mentre un bacio umido si appoggia sul tuo collo. Mentre inizio a fotterti adagio con un paio di nocchie, bacio anche l’orecchio e, a bassa voce, ti sussurro: «Sei una troia, lo sai?»

Adesso il sorriso sul tuo volto diventa ben più evidente, raggiungendo anche gli occhi. Non rispondi a parole, ma è palese che non mi sono sbagliato: dopotutto, ormai ti conosco bene.

La povera Cecilia è nel panico, non sa come salvarsi dal rischio di essere bocciata proprio l’ultimo anno dello scientifico. Si strugge nell’idea che il suo curriculum scolastico, perfetto fino a quel momento, possa essere infangato da una infamia simile che, ripete nemmeno sia un mantra o una preghiera, con lei non ha alcuna attinenza… non c’è un modo per risolvere la situazione, ti domanda, quasi implorandoti.

Non mi meraviglio nel sentire il tuo personaggio sostenere che non sa se c’è un modo per uscirne pulita, lasciando intendere che forse, però…

Anche la mia dolce Cecilia se ne rende conto e dimostra di essere pronta a fare qualsiasi cosa pur di mantenere la carriera di studentessa ancora immacolata. Sembra impazzita mentre snocciola, una dopo l’altra, le attività o i lavori che potrebbe fare per ottenere il tuo perdono: pulire gli spogliatoi, aggiornare i computer nelle aule informatica, rimettere a posto gli archivi cartacei, potare i…

Il tuo personaggio si alza dalla scrivania, mi racconti, e io ti immagino muoverti con la grazia di una gatta, camminare lentamente attorno a Cecilia, che fissi i suoi occhi castani, spaventati, con i tuoi azzurri, che sorridono con una profonda malizia che non riesce a occultare completamente cosa ribolle nella tua anima oscura. La sfiori, e non tanto per caso, un primo contatto che evolverà presto, ne sono sicuro, lo capisco dall’eccitazione della tua voce, in qualcosa di ben più intimo. La serratura della porta d’ingresso del tuo ufficio scatta rumorosamente mentre giri la chiave nella toppa, e sono certo che ogni rimbombo è come un colpo al cuore della mia adorata Cecilia, troppo sconvolta per muoversi, per urlare e implorare aiuto, perché sono certo che ha capito cosa sta per accadere.

Ora, continui, il tuo personaggio si volta verso la sua studentessa modello, caduta in un tranello malvagio, e le pone una mano su una guancia. Le sorridi, ma questo non fa altro che aumentare quel senso di viscere di gomma che, sono sicuro, sta sconvolgendo la ragazza; un modo ci sarebbe, le sussurri, i vostri volti a pochi centimetri uno dall’alto. Cecilia tentenna, incerta se chiederlo, ma quando ti pone la domanda, “cosa posso fare?”, non può completare la sua frase: l’altra tua mano, nel frattempo, è silenziosamente scivolata dietro la sua nuca e, a metà della seconda parola, spingi la sua testa contro di te.

Non posso non immaginare gli occhi di Cecilia spalancarsi, le sue pupille restringersi mentre le vostre labbra entrano in contatto. Nemmeno un secondo e la tua lingua, che nel tuo racconto non ha un retrogusto di sborra come nella realtà, scivola nella bocca della tua studentessa. Il tuo respiro si fa profondo mentre insuffli nel tuo desiderio il profumo della pelle della diciottenne sconvolta che hai catturato. Senti i suoi piccoli seni contro i tuoi, vibranti sotto il battito cardiaco di Cecilia. Un profondo odore di eccitazione satura l’aria, rendendola pesante, irrespirabile, ma di certo non è quello della giovane ragazza.

Gusti con piacere il sapore della bocca di Cecilia, passi la punta della lingua sui suoi denti bianchi e perfetti prima davanti, poi sopra. La ragazza trema a quell’assalto, bloccata nel proprio terrore, soprattutto quando infine invadi completamente il suo cavo orale.

Prima di andare avanti…

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