Nella semioscurità, Andrea sogghigna. «Lo so io cosa vuoi…»
Ha già capito che preferirei rivedere i tre Kung Fu Panda che danno una sala più in là di quest’altro film? «E… cioè?» Allungo la mano per prendere un’altra manciata di cartone salato. Lui mi afferra al volo il polso e appoggia la mano sul suo inguine.
Sotto il mio palmo, il cazzo si gonfia.
È una cosa stupida, ma un moto di orgoglio cresce nel mio ventre tutte le volte che lo faccio eccitare.
«Vuoi farmi un pompino», sussurra lui.
Un’ondata di calore mi sale al viso. Devo lottare con i muscoli del mio volto per nascondere il sorriso. Pareggiamo. «Perché… perché dovrei volerti fare un pompino?» Come se mi servisse un motivo per fargliene uno più che volentieri…
«Perché sei una troia e non aspetti altro che ti sfondi e ti faccia urlare di piacere fino a perdere la voce», le parole di Andrea sono ridotte ad un sospiro nel mio orecchio, «e sai che se mi farai una pompa adesso io non vedrò l’ora di ripagarti il favore quando saremo a casa…»
Lo fisso. Lui apre le labbra e muove la punta della lingua dall’alto in basso un paio di volte, il suo modo per dirmi cosa vuole fare sulla mia figa.
Perdo la mia battaglia con i muscoli facciali. Posso confidare solo nella semi oscurità della sala per celare l’effetto che la lussuria sta avendo sul mio sorriso. Il mio fiato si fa breve e poco profondo, le mutandine diventano fastidiose. Non voglio passare per una zoccola… non più di quanto non lo sia già per Andrea. «Ma potrebbero…» Schiarisco la voce, ridotta ad un pigolio, «Potrebbero vedermi…»
Andrea sposta i popcorn nel posto libero accanto a lui e mette l’altra mano sulla mia nuca. Se mi spinge la faccia sul suo pacco non faccio di certo nessuna resistenza…
«Potrebbero vederti e spararsi una sega. Di certo, saresti uno spettacolo migliore del film».
Deglutisco un bicchiere di saliva. Perché non ho ancora il suo cazzo in bocca? Poi a casa mi sdraia sul letto, mi sfonda, i miei capelli stretti in una sua mano, mi fotte fino a farmi crollare dallo sfinimento… Fatico a respirare. Il profumo della mia eccitazione si leva dalle mutandine, si unisce a quello più intenso di Andrea.
«E se mi becca Erica mentre ti faccio un lavoretto?» Perché continuo a tirare fuori scuse se l’unica cosa che potrà spegnere il fuoco che mi brucia nel ventre è una sorsata di sborra?
Andrea solleva le spalle. «Vi mettete una da una parte e una dall’altra della cappella». Mi fa l’occhiolino… «Sono certo che ti piacerebbe farlo con lei».
Bastardo. Io e lei che battagliamo con le nostre lingue sul suo glande per avere il diritto di essere quella che lo fa venire. Il fiato nelle mie narici diventa rumoroso, i denti affondano nel mio labbro inferiore.
Deglutisco. Poi, a casa, io ed Erica facciamo un sessantanove mentre lui mi incula. E, quando viene, sborra in faccia a lei, e io la pulisco con… Il mio fiato entra ed esce a scatti, stringo le cosce sulla mia figa bagnata.
«Bastardo…» faccio l’offesa ma le mie mani che lavorano sulla zip e il bottone dei suoi pantaloni. Infilo la destra nelle sue mutande e gli tiro fuori il cazzo in erezione.
Metto la gamba sulla poltroncina, giro il busto, mi sporgo… ‘fanculo, è troppo scomodo. Chi è il coglione che ha progettato ‘sta merda senza pensare che qualcuno ci avrebbe voluto fare una pompa sopra? Mi alzo in piedi, lascio chiudere il sedile e mi inginocchio sulla moquette tra le due file di poltroncine.
Andrea afferra i miei capelli e io mi avvicino con il viso al suo cazzo. Inonda la mia mente del profumo di maschio da monta, di notti passate in letti umidi di sudore, sborra e trasudo, di sottomissione e orgasmi. Il cuore mi batte come un tamburo, la testa mi gira. Deglutisco come se avessi davanti il piatto più buono al mondo.
Mi passo la lingua sulle labbra. «Ti macchierò l’uccello di rossetto».
Lui scuote la testa. «Ahi, Michela… Se lo fai, poi sarò costretto a trascinarti in bagno durante l’intervallo, bloccarti contro un muro e fottere la tua fregna bagnata per pulirmelo, come l’ultima volta, e sai quanto sono ostinate quelle macchie… Mi toccherà ancora metterti una mano sulla bocca perché gemi troppo e disturbi gli altri nei gabinetti».
Un brivido di piacere mi corre lungo la schiena e mi riempie il petto. Sento ancora la pressione della sua mano sulle mie labbra, i nostri pantaloni e l’intimo sulle nostre scarpe, le piastrelle fredde contro la mia schiena, il suo cazzo che mi riempie anche l’anima… Non ricordo gemiti, solo il mio cuore che esplodeva nelle mie orecchie… Respiro a fondo per calmare la mia eccitazione. «Sei uno stronzo, Andrea…» Ma mai quanto io che compro i rossetti che lasciano il segno, e non solo per marchiarti il collo quando siamo in presenza di altre donne.
Stringo il cazzo e muovo la mano. La pelle scivola verso il basso, la cappella si scopre, rossa e bulbosa. Dal meato scivola una goccia trasparente, la prendo con un dito e la porto alle labbra. Stringo le cosce, la mia figa è in fiamme e rigurgita desiderio a secchiate. Portami al cesso e fottimi, Andrea, come la tua troia, ti prego… poi ti consumerò il cazzo a pompini quanto torneremo a casa, te lo giuro!
Passo la punta della lingua sul meato, una mia mano abbassa le sue mutande e gli massaggio i coglioni. Voglio che mi anneghi, quando mi sborrerà in gola.
Andrea apre la bocca e prende una boccata, gli esce un gemito soffocato. Inclina la testa all’indietro, sullo schienale della poltroncina.
Abbasso il capo e prendo in bocca la cappella. È liscia e leggermente salata. Amo questo sapore, ma preferisco quando è acido per la sborra che gli faccio pisciare. Muovo la lingua lungo il bordo con delicatezza.
Andrea sospira ancora, serra la presa sui miei capelli.
Muovo la mano che stringe il cazzo su e giù, la ruoto leggermente. Faccio scivolare la lingua attorno alla cappella. La mia bocca si riempie di saliva, me ne scivola un po’ dalle labbra e cola lungo l’asta del cazzo, gli bagna i coglioni.
Abbasso la testa fino a inghiottirlo tutto, la cappella che mi scivola sulla lingua, sprofonda fino alle tonsille. Adoro il sapore del cazzo di Andrea… perché non ho il senso del gusto anche nella figa? Le scopate sarebbero ancora migliori…
Tira i miei capelli e mi fa sollevare la testa, la sua nerchia che scivola per tutta la lunghezza fuori dalle mie fauci fino alla punta della cappella. Gliela solletico con la lingua. Il fiato di Andrea vibra, sospira.
«Brava, puttanella». Geme. «Brava…»
Gli occhi mi bruciano per la commozione. Adoro quando mi chiama “puttanella” mentre glielo sto mangiando.
Spinge la mia testa fino a infilarmi la punta del cazzo in gola. Me la lascia un istante, mi solleva di nuovo.
