Leo non se lo fece ripetere. L'istinto animale aveva di nuovo preso il sopravvento. Si alzò di scatto e le andò dietro. Afferrò i fianchi pieni di Jessica e strusciò la punta del cazzo turgido lungo la fessura bagnatissima di lei, stuzzicandola dall'alto verso il basso. Jessica emise un lamento acuto, scalpitando sul posto. Poi, senza alcun preavviso, Leo spinse in avanti il bacino con una brutalità inaudita. Affondò dentro di lei con un colpo secco e totale.
«Uh, Maronna mia!!» urlò Jessica, piantando le unghie sul legno del bancone.
Le pareti di lei erano strettissime, un guanto di muscoli bollenti che cercavano di mungerlo a ogni millimetro. Leo non le diede tregua. Iniziò a stantuffare con una violenza e una foga selvaggia. Il rumore nel salone era assordante: lo schiocco umido della carne contro la carne, il tonfo ritmico delle palle di Leo che sbattevano senza pietà contro il culo sodo e sudato della ragazza. Pàff... Pàff... Pàff...
«Accussì! Cchiù forte, Lè!» ansimava Jessica, la voce rotta, i gemiti che rimbombavano tra gli specchi.
Leo era fuori controllo. Con la mano sinistra le afferrò una manciata di capelli scuri, tirandole la testa all'indietro per esporre il collo, mentre con la mano destra si allungò in avanti, aggrappandosi a una delle sue enormi "zizzone" pendenti. La strinse con una forza brutale, impastandola e tirando il capezzolo mentre continuava a trivellarla da dietro. La presa rude e l'atto selvaggio fecero perdere a Jessica ogni freno, trasformando i suoi ansimi in vere e proprie urla di puro godimento.
Nel frattempo, sul pavimento, lo spettacolo aveva riacceso anche la seconda vrenzola. Tonia, appoggiata sui gomiti con il seno ciclopico che le si schiacciava contro le braccia, recuperò la spazzola per capelli caduta poco prima. Senza staccare gli occhi dal culo di Leo che sbatteva contro quello dell'amica, Tonia premette il manico liscio contro il proprio clitoride e riprese a darsi piacere. «Maronna... staje sfunnanno pure a me sulo a guardà...» strascicò Tonia, ansimando rumorosamente, le dita che muovevano la spazzola con un ritmo sempre più frenetico.
L'aria del salone era un concentrato di ormoni, sudore e peccato. I tre erano sintonizzati sulla stessa folle frequenza carnale. Leo spingeva come un pistone impazzito, la mano serrata sul seno di Jessica e le dita incastrate nei suoi capelli.
«Sto venenn'!» gridò Jessica, stringendo i denti, il bacino che le scattava all'indietro per cercare l'affondo più profondo. «Sbaria rint' a me, Lè!» «Sì... pure io!» ululò Tonia dal pavimento, accelerando con la spazzola fino a farsi del male.
Leo diede tre colpi spietati, finali. Al quarto, il suo corpo si tese come un arco. Con un ringhio gutturale, esplose dentro di lei. Il fiotto caldo e denso inondò le profondità di Jessica, proprio mentre lei veniva scossa da spasmi violenti e incontrollabili, bagnando il cazzo di lui con i suoi stessi umori. A un metro di distanza, Tonia inarcò la schiena sul pavimento, venendo con un grido acuto e sguaiato, schiacciando la spazzola contro la sua intimità tremante.
Leo restò incollato a Jessica, il petto sudato premuto contro la sua schiena, svuotato di ogni singola goccia di energia, mentre il respiro affannato di tutte e tre le anime rimbombava nel salone deserto, a sigillare la pausa pranzo più devastante della sua vita.
Il silenzio pesante e carico di umori del salone fu rotto dalla risata roca e soddisfatta di Tonia. La vrenzola, ancora sdraiata sul pavimento con le gambe larghe e il petto monumentale lucido di sudore e sperma, si passò una mano tra i capelli scompigliati, fissando Leo con un misto di rispetto e pura lussuria.
«Maronna mij',» strascicò Tonia, la voce impastata. «A me maje nisciuno m'aveva chiavata accussì 'int' a tutta 'a vita mia. Sarto', tu pare 'nu prevete ma faje 'o riavulo a fune sciolte. M'haje distrutto.»
Jessica, che si stava staccando lentamente da Leo, si pulì il mento con il dorso della mano e gli lanciò un'occhiata carica di possesso e orgoglio, come se avesse appena vinto un trofeo di caccia. «T' 'o dicevo io ca chisto è 'nu mostro. 'E mmane d'oro tene, ma pure 'o riesto nun pazzea pe' niente.»
I tre si alzarono a fatica, con i muscoli tremanti, e si trascinarono verso il retrobottega per recuperare i vestiti. L'atmosfera era satura di un'elettricità carnale e complice. Leo si infilò i boxer e i pantaloni, sentendosi le gambe molli, mentre guardava le due ragazze rivestirsi. Era uno spettacolo: Tonia che cercava di far rientrare a forza le sue due "zizzone" ammaccate nella magliettina rosa, e Jessica che si tirava su i pantaloncini aderenti sulle cosce sudate.
Jessica si avvicinò a Leo. Non aveva ancora rimesso il top fluo, esponendo il seno ancora arrossato dai morsi e dalle strette del ragazzo. Gli mise le mani sulle spalle, lo tirò a sé e lo baciò con possessività, infilandogli la lingua in bocca. Poi lo guardò dritto negli occhi, con quel suo cipiglio da femmina gelosa e dominante. «Haje visto, Lè?» gli sussurrò a un palmo dal viso, la voce suadente ma affilata. «Stand' cu mme, io te svuoto sempe 'e palle comm' se deve. T' 'o faccio ascì da l'uocchie. E si faje 'o bravo... ogne tanto putimmo pure rifà 'stu juoco a tre cu' Tonia.» Gli diede un buffetto sulla guancia, congedandolo ma al tempo stesso incatenandolo. «Stasera fatti trovare pronto. Passami a piglià cu 'o motorino, ca asciamo. E nun me fa' aspettà.»
Leo annuì, incapace di ribellarsi. Il suo piano di lasciarla era affogato in un mare di saliva e lussuria. Era ufficialmente in trappola, schiavo del proprio stesso istinto.
Mentre Leo chiudeva la porta del salone alle sue spalle, credendo di aver appena vissuto il momento più folle della giornata, a qualche chilometro di distanza l'aria si era fatta di ghiaccio.
La schiena di Anna sbatté con violenza contro l'intonaco freddo del muro. Un sussulto strozzato le morì in gola. Non riusciva a muovere la testa. Una mano grande, tremante di rabbia e forte come una morsa d'acciaio, le stringeva la mascella e il mento, costringendola a tenere il viso sollevato e le labbra dischiuse.
Gli occhi di Ale erano a pochi centimetri dai suoi. Non c'era più traccia del ragazzino frustrato, imbranato e sottomesso di quella mattina. Al suo posto c'era uno sguardo nero, feroce, carico di un odio e di una vendetta che Anna non gli aveva mai visto addosso. Il suo respiro sapeva di tabacco e di una furia fredda.
E poi, lo shock. Ale aveva la zip dei jeans completamente abbassata. Il suo cazzo, turgido, rosso e pulsante di una rabbia animale, era fuori. Con un movimento secco e umiliante, glielo sbatté con forza contro la guancia e l'angolo della bocca. Schiaff. La carne calda e dura premette contro il viso morbido e terrorizzato di Anna, lasciandole il fiato mozzato.
Come cazzo ci erano finiti in quella situazione? Come aveva fatto Ale, il "muccusiello", a trasformarsi in quel carnefice spietato, pronto a umiliarla nel modo più sporco possibile?
Il segreto della bottega, a quanto pareva, aveva appena presentato il suo conto.
Com'è finora?
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Sono per lo più una lettrice, ma voglio provare a scrivere qualche racconto…spero vi possano piacere😁
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