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Erotika
'O Pertuso 'e Famiglia · Cap. 7
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Capitolo 7 di 7 19 min di lettura

O cazzo d' 'o nfame e 'a vendetta 'ncopp' 'o muro

Messa all'angolo dal peso del suo indicibile segreto, Anna si ritrova in trappola nella sua stessa bottega. Ale, trasformato dalla rabbia in un predatore spietato, usa l'arma del ricatto per consumare una vendetta crudele e irrevocabile.

anna
4 mesi fa · 1.1k letture · 1

Ale rise, una risata cattiva e raschiante. «Parla, parla. Tanto mo' faje chello ca dico io.»

Mentre continuava a torturarle i seni, la mano destra di Ale scese lungo il fianco di lei, sollevando l'orlo del vestitino. Le dita scivolarono sicure oltre l'elastico delle mutandine e affondarono direttamente nella sua intimità. La trovò spalancata e fradicia

Ale si bloccò per un secondo. Un ghigno perverso e oscuro gli deformò il viso. «Maronna mij', comm' staje nfosa...» mormorò, muovendo due dita dentro di lei, sentendo il calore umido stringerlo. «Si' bagnata fradicia. Che d'è, t'arrapa 'sta situazione? T'eccita ca te tratto comm' a 'na zoccola o staje ancora penzanno a 'o fratellino tuojo?»

Quella provocazione fu una coltellata al fegato. L'orgoglio dei vicoli esplose nel petto di Anna. «Liev' 'ste mmane a cuollo, strunz'!» gridò, dimenandosi e cercando di spingerlo via con un colpo sul petto. «Lassa sta' a fràtemo!»

Ma Ale aveva smesso di essere il ragazzo che si faceva comandare a bacchetta. L'adrenalina e la vendetta lo rendevano una roccia. Bloccò il tentativo di ribellione di Anna schiacciandola con tutto il suo peso contro il muro e afferrandole una manciata di ricci scuri, tirandole la testa all'indietro per placarla. «Zitta!» le ordinò, con una freddezza che la terrorizzò. «Tu t'haje a stà zitta. Pienzia a 'o video prima de fa' 'a guappa.»

La dominazione fu totale. Con una spinta forte e decisa sulle spalle, la costrinse a piegare le ginocchia. Anna scivolò contro la parete, arrendendosi al peso della situazione, fino a ritrovarsi in ginocchio sul pavimento polveroso della sartoria, esattamente ai piedi del suo carnefice.

Era la sottomissione definitiva. Anna alzò lo sguardo, le lacrime di rabbia che le lucidavano gli occhi grandi. Il vestitino era ancora abbassato, lasciando i suoi seni enormi esposti, lucidi della saliva di lui, sollevandosi a scatti per il respiro affannato.

Ale la sovrastava, inebriato da quel potere assoluto. Il cazzo era turgido, rosso, pulsante, gonfio di una lussuria cattiva.

Fece mezzo passo in avanti. Con un movimento secco, le sbatté l'asta bollente contro il viso. Schiaff. La carne dura colpì la guancia e l'angolo della bocca di Anna. Il profumo muschiato dell'eccitazione di lui, forte e pungente, le invase le narici. Ale le rimise la mano sotto il mento, costringendola a tenere la testa ferma, premendo la cappella lucida direttamente contro le sue labbra serrate e tremanti.

«Arapre 'a vocca,» sibilò Ale, guardandola dall'alto in basso, con gli occhi neri di un padrone spietato. «E famme veré si si' brava a alliccà comm' a 'o sarto.»

Anna strinse i denti fino a fargli male alle gengive. La cappella bollente e premuta contro le sue labbra era un marchio umiliante. Le sue lacrime scendevano silenziose, pulendole le guancia sporche di rabbia. «No,» sibilò, il suono soffocato dalla carne di lui.

«No?» Ale rise, un suono secco, privo di gioia. La mano che le teneva il mento si strinse, le nocche bianche contro la sua mascella. Con l'altra mano, tirò fuori il cellulare, sbloccò lo schermo e glielo mostrò di nuovo, a pochi centimetri dagli occhi. «Daje, Anna. Ricordate 'o video? Vuò ca lo ved' ' tutt' a scol? 'Ndo sta 'a vergine Maria mo'?»

La minaccia la colpì più di uno schiaffo. Le spalle di Anna crollarono. Era finita. Vinta. Con un respiro tremulo e un'ultima lacrima che le rigò il viso, aprì la bocca. Il gesto non era di accettazione, ma di resa.

Ale non si fece pregare. Spingendosi leggermente in avanti, fece scivolare la punta dentro il caldo umido della sua bocca. Anna si ritrasse istintivamente, la lingua retratta, la guancia contratta in una smorfia di schifo.

«Aje 'e spugne?» le chiese Ale, guardandola dall'alto. «Muovilla. Lecca.»

Lei esitava, immobile, un corpo strumento di dolore e umiliazione. Ale si spazientì. Con una spinta secca, le spinse qualche centimetro di carne in più in bocca. La sensazione fu un'esplosione disgustosa. Il sapore salato, la consistenza vellutata ma dura, il modo in cui le riempiva la bocca. Chiuse gli occhi, una lacrima scappò e le si mischiò con la saliva, mentre con una lingua impaurita e goffa cominciava a tastare quella invasione.

Ale gemette, un suono profondo che le vibrò sul cranio. «Maronna, sì... così.»

Anna obbedì, muovendo la lingua in modo incerto, seguendo le istruzioni sussurrate di lui. « 'a punta. Lecca 'a fessura.» La sua inesperienza era palpabile. I suoi movimenti erano timidi, irregolari, più simili a un tentativo di allontanarlo che di soddisfarlo. Ogni tanto, un dente la incontrava, sfiorando la sua pelle sensibile.

«Ah, puttan'!» maledisse Ale, arretrando di colpo. Colpì Anna sul lato della testa con un schiaffo sonoro. Non forte, ma umiliante. «T spaccoi e rient se nun stai accort! m vuò taglia 'o cazz?»

Anna si scosse, la paura che le gelava il sangue. Si sforzò di stare più attenta, aprendo la bocca il più possibile, coprendo i denti con le labbra, cercando di usare solo la lingua e il palato. La saliva le colava lungo il mento, un rivolo caldo e umiliante che si mischiava alle lacrime.

«Meglio,» ringhiò Ale, spingendosi di nuovo in bocca a lei. «Assaje meglio.»

Questa volta, Anna si impegnò di più. Non per piacergli, ma per paura. Iniziò a succhiare con un ritmo lento e goffo, sentendo il sesso di lui indurirsi ulteriormente nella sua bocca. La sensazione era strana, un misto di repulsione e una sorta di potere distante nel sentire il suo gemito.

«Oh sì...» sospirò Ale. «Continua così... Vengo, vengo...»

Anna accelerò il ritmo, sperando di portarlo rapidamente alla fine e liberarsene. Ma Ale non era d'accordo. All'improvviso, si fermò. Anna si sentì svuotare, confusa.

«No così,» disse lui, la voce profonda e carica di lussuria. «Così non va.»

Senza altro preavviso, afferrò una ciocca dei suoi ricci scuri e tirò. Un urlo soffocato le uscì dalla gola. Ale la costrinse a inclinare la testa all'indietro, esponendole il collo, mentre con l'altra mano guidava il suo sesso, di nuovo duro, verso le sue labbra. Anna non aveva modo di opporsi.

«Aprimi bene,» ordinò lui. «Tutto.»

Con la mano nei capelli, Ale iniziò a governare i suoi movimenti. Spinse, si ritirò, spinse di nuovo, con un ritmo sempre più veloce e profondo. Anna soffocava, gli occhi sbarrati per lo stupore e la paura. Sentiva la punta di lui batterle contro il palato, quasi toccarle la gola. Il respiro le veniva meno, il naso colante. Cerca di respingerlo con le mani, ma lui la blocca facilmente, schiacciandole i polsi contro il muro con il ginocchio.

«Resta ferma,» ringhiò lui, senza mai smettere di muoversi. «Prendilo tutto.»

Anna era un'isola di panico in un oceano di violenza. Il suo corpo reagiva, la bocca si allargava per accogliere l'invasione, la saliva scorreva abbondante, ma la sua mente era un grido silenzioso di aiuto. Non respirava più. Sentiva solo il sesso di Ale riempirla, il sapore salato che le inondava le papille, la sensazione di impotenza assoluta. I suoni che uscivano da lei erano gemiti soffocati, rantoli disperati, sputi involontari.

«Sì... così...» sospirò Ale, la sua voce un sibilo carico di desiderio. «Ti piace, eh? Ti piace fare la troia con me, adesso?»

Anna scosse la testa, ma il movimento era debole, impotente. Non riusciva a parlare, a obiettare. Era solo un oggetto, un buco caldo e umido da usare e poi gettare via.

«Te lo stai godendo, lo sento,» insisteva lui, la sua eccitazione che saliva a ondate, le mani che le stringevano i capelli sempre più forte, i colpi che diventavano sempre più profondi e rapidi. «Oh sì... Anna...»

Il suo corpo si tese all'improvviso. Anna sentì la carne di lei pulsare contro la sua lingua. Poi, un getto caldo e denso le colpì il palato. Le tolse il fiato. Non se l'aspettava. Non era preparata. Si ritrasse di colpo, un riflesso involontario, mentre un secondo getto più potente le colpì il viso, gli occhi, i capelli.

Anna crollò. Come una bambola di stracci, si accasciò sul pavimento, il corpo esausto, la mente vuota. Le lacrime finalmente scesero a fiumi, liberando un'angoscia che non poteva più contenere. Si strusciò contro il muro freddo, cercando un contatto che la tenesse ancorata alla realtà.

Anna giaceva sul pavimento freddo, un cumolo di carne umiliata. Le lacrime le scendevano copiose, lasciando righe lucide sul viso sporco di sperma e fatica. Non riusciva a smettere di tremare.

Ale la guardava dall'alto, il cazzo ancora semi-eretto, una vena che pulsava sul collo. «Levate 'e 'mmerda,» le sibilò, calciandola leggermente con la punta della scarpa su un fianco. Anna si raggomitolò su se stessa, un gemito soffocato le uscì dalle labbra gonfie.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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