Volevo morire. La sua comprensione era peggio di qualsiasi insulto. Mi sentii l'essere umano più squallido del pianeta. Non potevo lasciarla così, non potevo farle credere di non desiderarla quando lei mi stava dando letteralmente tutta se stessa.
«No,» dissi, la voce che tornava più ferma, spinta da un istinto di protezione verso di lei che lottava contro il demone di Asia.
«Ti voglio. Ho solo bisogno di un secondo per staccare la spina da tutto il resto.»
Mi voltai verso di lei. Le presi il viso tra le mani e la baciai, un bacio lento, disperato, mettendo in quel gesto tutto il bene che le volevo, sperando che bastasse a coprire il male che le stavo facendo. Le accarezzai i fianchi, il seno, scendendo con la mano fino al suo centro, massaggiandola con cura finché il suo respiro non tornò a farsi irregolare.
Sotto il tocco caldo della sua pelle, costrinsi la mia mente a svuotarsi. A guardare solo l'ombrello rosso nel grigio, solo gli occhi limpidi e verdi di Chloe. Lentamente, il mio corpo rispose. Tornai duro, aggrappandomi al presente con le unghie e con i denti.
Entrai di nuovo in lei, questa volta guidando i movimenti con una tenerezza quasi disperata. Chloe si abbandonò contro di me, mormorando il mio nome, ed io la accompagnai fino alla fine, amandola e mentendole, fino a quando non ci perdemmo entrambi nell'oscurità della camera.
Ma anche mentre lei tremava contro il mio petto, appagata e felice, io sapevo che c'era un fantasma nel nostro letto. E aveva gli occhi azzurri e cattivi di Asia.
Lei venne poco prima di me, sentii il suo corpo contrarsi all'improvviso.
«Oooh Yesss, Michaell... yess...» Ansimò con gli occhi chiusi e sfilandosi da me a causa dei suoi spasmi.
Io arrivai al limite qualche secondo dopo, riversando il mio seme completamente sul suo ventre.
Il respiro di Chloe era tornato regolare, un soffio caldo contro la mia spalla. Eravamo immersi in quel silenzio post-orgasmo che di solito è fatto di pace, ma che per me era solo il preludio a una nuova ondata di pensieri. La pioggia fuori era diventata più insistente, un tamburellare sordo che sembrava voler lavare via la colpa che mi incrostava la pelle.
Chloe fu la prima a muoversi. Si allungò verso il comodino, la mano che tremava leggermente e afferrò la scatola dei fazzoletti che teneva sempre lì, pronta per ogni evenienza. Ne prese uno, poi un altro, e con una delicatezza disarmante iniziò a pulirmi. Le sue mani erano morbide, i movimenti lenti e premurosi mentre puliva il suo ventre e il mio cazzo ancora bagnato da qualche goccia di sperma.
Ci sistemammo sotto le coperte. Chloe si rannicchiò contro di me, cercandomi come se fossi l'unica fonte di calore al mondo.
«Michael?» sussurrò.
«Dimmi, piccola.» risposi
«Mi faresti i grattini? Sulla schiena... come piace a me.»
Sorrisi amaramente nel buio. Era la sua richiesta preferita quando si sentiva vulnerabile. Si girò. Iniziai a muovere le punte delle dita con movimenti lentissimi, disegnando spirali e carezze impercettibili sulla sua pelle vellutata. Sentivo i suoi muscoli rilassarsi sotto il mio tocco, ma il suo corpo rimaneva teso, come se stesse prendendo la rincorsa per dire qualcosa.
«Sai,» iniziò lei, con un tono che cercava di sembrare leggero ma falliva miseramente.
«In questi giorni in cui non c'eri, ho pensato tanto. A noi. A quanto tutto questo sia... diverso da qualsiasi cosa io abbia mai provato. Con te non devo fingere di essere forte. Con te non mi sento isolata.»
Continuai a carezzarla, ascoltando il battito del mio cuore che accelerava. Le bugie di prima erano ancora lì, sospese nell'aria come polvere.
Lei rimase in silenzio per qualche istante, poi si voltò sul fianco per guardarmi negli occhi. La luce della lampada sul comodino era quasi spenta, ma bastava a rivelare la serietà quasi solenne del suo sguardo.
«Devi dirmi qualcosa? Hey... ti ascolto» dissi per rompere quel silenzio.
«Sì, proprio perché mi sento così... sento di dover essere onesta. Fino in fondo.» Fece un respiro profondo, uno di quelli che si fanno prima di saltare nel vuoto.
«Voglio che tu sappia tutto di me, Michael. Anche le cose che potrebbero farti cambiare idea.»
Inarcai le sopracciglia, confuso.
«Cambiare idea su cosa? Chloe, di che parli?»
Lei distolse lo sguardo, fissando un punto imprecisato sulle lenzuola. Le sue dita iniziarono ad attorcigliarsi nervosamente a un lembo del piumone.
«Ho fatto degli esami, tempo fa. Prima che ci conoscessimo. C'erano dei problemi... delle complicazioni che mi portavo dietro da anni e che non avevo mai approfondito.» Si fermò, la voce che le tremava appena.
«Il medico è stato molto chiaro. Io... io non posso avere figli, Michael. Mai. La possibilità è praticamente nulla.»
Il movimento delle mie dita sulla sua schiena si arrestò di colpo. Fu come se l'aria nella stanza si fosse improvvisamente congelata. Rimasi immobile, a fissarla, mentre le sue parole entravano nel mio cervello come schegge di ghiaccio.
«Perché me lo dici ora?» chiesi, la voce ridotta a un filo.
«Perché ti amo,» rispose lei, e una lacrima solitaria le rigò la guancia.
«E so che sei un uomo che dà importanza alla famiglia. So che potresti volere dei figli, un giorno. Non volevo aspettare che fosse troppo tardi. È meglio che le cose vengano fuori subito, Michael... piuttosto che tra due o cinque anni, in un momento in cui dirtelo farebbe solo più male a entrambi. Se questo per te è un limite... se non è la vita che sognavi... preferisco che tu me lo dica adesso.»
Fu un colpo basso. Una mazzata dritta in pieno petto che mi tolse il respiro.
Non era il fatto dei figli in sé — non ci avevo ancora pensato davvero, ero troppo impegnato a cercare di non affogare nel mio presente e cercare di dare un senso alla mia carriera — ma era la sua onestà. La sua fottuta, cristallina, devastante onestà.
Chloe stava mettendo a nudo la sua fragilità più grande, rischiando di perdermi pur di non costruirci sopra una bugia. Mi stava consegnando il suo segreto più doloroso su un piatto d'argento, fidandosi di me, convinta che io fossi l'uomo onesto e integro che meritava quella verità.
Mentre io, avevo distrutto ogni concetto di fedeltà e rispetto.
Mentre io le nascondevo un tradimento che profumava ancora di sudore e cattiveria.
La sua purezza mi stava schiacciando. In quel momento, il contrasto tra noi divenne insopportabile. Lei era disposta a rinunciare alla sua felicità per non mentirmi; io stavo distruggendo la sua felicità proprio perché non smettevo di farlo.
«Chloe...» mormorai, attirandola a me con una forza quasi violenta, disperata.
La stringevo forte, nascondendo il mio viso nell'incavo del suo collo perché non volevo che vedesse l'orrore nei miei occhi. Lei ricambiò l'abbraccio, piangendo silenziosamente contro il mio petto, convinta che il mio turbamento fosse dovuto alla notizia che mi aveva appena dato. Convinta che io stessi soffrendo per lei.
Non sapeva che stavo soffrendo per me. Per l'uomo schifoso che ero diventato.
Ero tornato a Exeter per scappare da Asia, ma Asia era ancora lì, tra noi, un fantasma che rideva della mia rovina mentre stringevo tra le braccia una ragazza troppo buona per il mondo, e infinitamente troppo buona per me.
«Non cambia niente,» dissi, mentre una lacrima, per la prima volta, bagnava anche il mio viso.
«Non cambia assolutamente niente.»
Ma sapevo che era l'ultima, grandissima bugia. Tutto era cambiato.
[CONTINUA...]
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Scrivo erotica da poco. Le mie storie partono sempre da una scintilla reale — qualcosa che è successo a me, a chi mi sta intorno o che potrebbe capitare a chiunque nella vita di tutti i giorni. Prendo quella dinamica quotidiana e ci costruisco attorno una trama romantica e intensa, sviluppandola in più parti. Da me non troverete racconti singoli e veloci, ma vere e proprie raccolte e libri da esplorare. Mi piace scavare nella psicologia e nei sentimenti dei personaggi, per poi farli esplodere in una passione erotica travolgente.
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