«Non sono più il ragazzino che pendeva dalle tue labbra.»
Lei non fece una piega. Anzi, il suo sorriso si allargò, mostrando i denti bianchissimi.
«Sei diventato prepotente, eh? L'Inghilterra ti ha reso... duro.» Il suo sguardo scese verso il mio inguine, dove la stoffa non riusciva già più a nascondere la mia reazione. «Molto duro. Dimmi la verità, Michael... ti piaccio ancora, vero?»
«Sei solo una vipera con un bel culo,» le sputai addosso, cercando di mantenere lo sguardo fermo.
«Non farti illusioni.»
«Vediamo se il tuo cazzo è d'accordo con la tua bocca,» ribatté lei con un sussurro spietato.
Senza che potessi fermarla, la sua mano libera scivolò dalla mia coscia, risalendo con una lentezza esasperante. Le sue dita trovarono l'elastico della mia tuta. Lo abbassò appena, infilando la mano all'interno.
Sussultai, le dita che si conficcavano nel bordo del tavolo di marmo. Il contrasto tra la temperatura della stanza e il calore rovente della sua mano sulla mia virilità fu uno shock elettrico. Non potevo negarlo. Il mio corpo era un traditore, rispondeva a lei come aveva sempre fatto, ignorando completamente il cervello che mi urlava di spingerla via. Mi afferrò con sicurezza, tirandomi fuori dai boxer e liberando la mia erezione pulsante. I suoi occhi azzurri erano fissi nei miei, lucidi di una lussuria cattiva.
Iniziò a muovere la mano. Una stretta decisa, un movimento lento, dal basso verso l'alto. La pelle morbida del suo palmo e il graffio leggero delle sue unghie laccate mi fecero chiudere gli occhi per un istante, il respiro che mi si spezzò in gola.
«Cazzo...» imprecai a denti stretti.
«Tanto lo hai sempre desiderato. E non dire di no» sussurrò, muovendo il pollice sul glande bagnato.
«Anzi, non dire niente. Goditi il momento.»
L'istinto prese il sopravvento. Mi sporsi in avanti, la mano che si spostò dal suo polso per afferrarle la nuca, cercando la sua bocca. Volevo baciarla, volevo dominarla. Ma lei fu più veloce. Ritrasse la testa con uno scatto secco, piantandomi l'altra mano sul petto e respingendomi contro lo schienale dello sgabello.
«Fermo lì,» sibilò, fredda come il ghiaccio.
«Niente baci, Michael. Il romanticismo lo lasciamo alla tua dolcissima Chloe. Io non sono qui per farti le coccole.»
«Sei una stronza,» ansimai, cercando di ritrovare lucidità, ma la sua mano aveva appena accelerato il ritmo. La frizione era perfetta, calcolata al millimetro. Sapeva esattamente dove premere, come stringere.
«Io stronza? Tu però non mi hai detto di fermarmi. Tu non sei uno stronzo?» rispose lei, avvicinando il viso al mio, sfiorandomi l'orecchio con le labbra ma senza toccarmi.
«Ma dimmi, provi le stesse cose con lei?»
«Non tirarla in ballo... Ah!.. cazzo, Asia!» Il mio bacino si mosse da solo, spingendo contro la sua mano, cercando disperatamente più attrito. Stavo perdendo la testa. L'odio e l'eccitazione si stavano fondendo in una miscela esplosiva.
«Perché no?» continuò lei, la voce che si faceva più roca mentre guardava la mia erezione scattare sotto il suo tocco.
«Sbrigati...» ringhiai, i muscoli dell'addome contratti fino allo spasmo.
«Fammi finire...»
«Ssh, Michael,» sussurrò lei, rallentando improvvisamente il ritmo. Una tortura chirurgica. Sfiorò solo la punta con il pollice, mandandomi scariche di puro piacere lungo la spina dorsale.
«Io sono meglio di lei. Ammettilo.»
«Va all'inferno...»
«Come vuoi,» disse, fermando del tutto la mano.
«No! Aspetta!» La mia voce tradì una disperazione di cui mi sarei vergognato per il resto della vita.
«Non fermarti. Cazzo, Asia, continua.»
Sorrise, trionfante. E riprese. Più veloce, più forte, spingendomi sull'orlo del baratro. Il mio respiro era diventato un rantolo animale. La guardavo negli occhi e non vedevo altro che il mio stesso vizio riflesso. Ero completamente in sua balia.
«Ci sono... Asia... cristo...» ansimai, stringendo i pugni sul bancone. L'onda di piacere si stava sollevando, i testicoli contratti, il cervello spento. Chiusi gli occhi, pronto a esplodere nella sua mano.
E poi... il vuoto.
L'attrito sparì. Il calore sparì.
Aprii gli occhi di scatto, sbarrandoli. Asia aveva ritirato la mano di colpo. Fece un passo indietro, uscendo dallo spazio tra le mie gambe, lasciandomi esposto, eretto, pulsante e fottutamente dolorante per l'orgasmo negato a un millimetro dalla fine.
Restai paralizzato, il respiro pesante che rimbombava nel silenzio dell'attico, un senso di vertigine e di rabbia pura che mi infiammava il petto.
Asia si voltò verso il lavandino, aprì l'acqua e si sciacquò la mano con una calma che rasentava la psicopatia.
«Ops. Mi fa male il polso,» disse, asciugandosi con un pezzo di carta senza nemmeno guardarmi.
«E poi Francesco potrebbe tornare a momenti. Ti converrebbe tirarti su i pantaloni. Dovresti vedere la tua faccia...»
Volevo alzarmi, sbatterla contro il muro e prendermela con la forza. I miei muscoli fremettero, pronti a scattare. Ma restai immobile. Affondare le unghie nei palmi fu l'unico modo per non saltarle addosso. Me lo rimisi nei pantaloni con le mani che mi tremavano di frustrazione e rabbia.
«Questa me la paghi, Asia,» le dissi a denti stretti.
Lei sorrise appena, lenta. Quel tipo di sorriso insopportabile che usava quando sapeva di aver vinto.
Si sistemò il top con calma esasperante.
Feci due passi verso di lei prima ancora di rendermene conto. Asia non si mosse. Rimase lì, appoggiata al bancone della cucina, a fissarmi con quegli occhi scuri pieni di sfida.
Le afferrai il fianco e la spinsi contro il marmo. Piano, ma abbastanza da farle sfuggire un piccolo respiro sorpreso.
«Ti diverti ancora così tanto a provocarmi?» sussurrai a pochi centimetri dalla sua bocca.
Lei inclinò appena la testa, le labbra socchiuse.
«Solo con te.»
Per un istante il mondo sembrò fermarsi. Sentivo il suo profumo, il calore del suo corpo contro il mio, e quella maledetta espressione soddisfatta che mi faceva perdere la lucidità ogni volta.
Dio, quanto volevo baciarla.
Ma Asia era sempre la stessa: veleno avvolto nella seta. Ti faceva impazzire e poi si tirava indietro un secondo prima di cedere davvero.
Le lasciai il fianco di scatto, facendo un passo indietro.
Lei rise piano. Non una risata cattiva. Peggio. Una di quelle che dicevano "ti conosco ancora troppo bene."
«Bravo, campione,» disse sottovoce.
«Per un attimo pensavo avessi perso il controllo,» continuò spingendomi delicatamente all'indietro.
Uscii da quell'appartamento con il sangue in ebollizione e l'orgoglio distrutto.
Proprio mentre chiudevo la portiera dell'Alfa, il telefono vibrò sul sedile passeggero.
Chloe: Ho appena comprato un completino nuovo... te lo faccio vedere in videochiamata stasera? Ti amo
Fissai lo schermo in silenzio.
Avrei dovuto sentirmi in colpa. Invece strinsi il volante fino a farmi sbiancare le nocche.
Perché il veleno di Asia era già tornato in circolo. E la cosa peggiore… era che lei lo sapeva benissimo.
CONTINUA... . .
_______________
Fatemi sapere cosa ne pensate di questa storia. Le vostre impressioni sui personaggi. I vostri commenti sono sempre ben accetti e mi aiutano a migliorare.
Grazie.
Com'è finora?
Ti è piaciuto?
Scrivo erotica da poco. Le mie storie partono sempre da una scintilla reale — qualcosa che è successo a me, a chi mi sta intorno o che potrebbe capitare a chiunque nella vita di tutti i giorni. Prendo quella dinamica quotidiana e ci costruisco attorno una trama romantica e intensa, sviluppandola in più parti. Da me non troverete racconti singoli e veloci, ma vere e proprie raccolte e libri da esplorare. Mi piace scavare nella psicologia e nei sentimenti dei personaggi, per poi farli esplodere in una passione erotica travolgente.
Altri racconti di Michael035
Commenti 0
Accedi per scrivere un commento…Nessun commento ancora. Scrivi il primo.