Allungo la mano libera e le afferro la tetta destra. È appena più piccola di quelle di Iris, ma la soddisfazione per palparla è la stessa. Forse, anche di più.
«Ti piacciono le mie bocce, William?» La zoccola sorride, si prende quella rimasta libera e si palpa da sola. «Senti come sono ancora sode.»
Potrei mostrarti quanto ho duro il cazzo per farti scoprire la soddisfazione di stringerti le tette, stronza. Se continuo così finisce che mi presento a scuola con le mutande sborrate.
La mano che Ilaria non sta usando per palparsi si abbassa sul suo inguine e muove un dito tra le labbra bagnate. Glielo schiaffeggio. «Ehi, questo è il mio compito!» Mancherebbe solo si dia piacere da sola e mi gioco gli esami…
La donna si morde il labbro inferiore. «Oh là là, Willy, mi piace questo tuo lato della personalità autoritario.»
Abbandono la tetta e muovo le dita per indicarle di passarmi qualcosa. «Dammi quel vibratore.»
Lei lo prende dal letto, accanto alla sua spalla. Me lo allunga con un sorriso divertito. «Cosa vuoi farne?»
Afferro il sex-toy. «Adesso ti faccio scoprire come lo uso con la tua bambina, zoccola…» Mi inginocchio e sfilo le dita dalla figa. Dall’imbocco aperto cola un liquido trasparente che si riversa sul perineo.
Afferro le cosce della donna, la tiro verso il bordo del letto quanto basta a farle avanzare sul vuoto l’ano e le posiziono il vibratore rosso a forma di cazzo eretto tra i glutei. «Spero che il tuo buco del culo non sia vergine.»
«Oh, vai, non fermarti!»
La cappella di plastica si appoggia all’ano, spingo e sprofonda nell’intestino della professoressa senza incontrare la resistenza che offre il culo di Iris. Lo infilo dentro fino a metà della lunghezza. Spero di non esagerare, ma se anche la mia ragazza non si lamenta, questa zoccola nemmeno deve accorgersene...
«Riesci a sentirlo, con il tuo culo sfondato, bagascia?»
La donna ansima, il respiro è roco. «Accendilo, Willy, non esitare!»
‘sta zoccola ad offenderla non riesco a capire se si eccita come sua figlia o si diverte e basta… «Non aspettarti un trattamento di cortesia, stronza.» Stringo tra le dita la rotella alla base del vibratore e la ruoto a metà. Il sex-toy comincia a scuotersi nella mia mano. Lo lascio e il buco del culo, dilatato dal cazzo di plastica, inizia a vibrare.
La donna lancia un gemito di piacere che rimbomba nella stanza. «Sì… sì!»
Alzo le cosce della donna, me le appoggio sulle spalle e affondo il viso nel suo inguine. Il liquido trasparente esce a fiotti dalla sua figa, è bagnata come se si fosse pisciata addosso. L’odore di fregna è così intenso che sembra rendere più densa l’aria.
Le due dita rientrano nella vagina producendo un suono liquido. Il trasudo mi cola fino al polso e gocciola sotto la mano. Inizio a muovere avanti e indietro, ruoto a sinistra e a destra. Basteranno due dita o meglio tre?
La donna si contorce sul letto, solleva la schiena, lancia gridolini di piacere e stringe tra le dita la coperta. «Cazzo, sì… cazzo, sì…»
Ok, due dita sembrano sufficienti. Abbasso gli occhi sulla figa bagnata e dalle labbra porpora per l’eccitazione. Il cuore mi batte nelle orecchie. Prendo una boccata d’aria piena di odore di fregna e chiudo gli occhi. Il petto mi si stringe all’idea che sto per leccare da dove è uscita la mia ragazza.
Mi viene da vomitare.
Chiudo gli occhi, protendo la lingua e l’appoggio sulle piccole labbra di Ilaria. Sono rugose, calde, hanno un leggero sapore salato. Qualcosa di simile ad un pugno mi colpisce al petto, ma non mi stacco. Muovo la testa e la lecco.
Una mano mi afferra i capelli e mi blocca contro la vulva. Le parole di Ilaria vengono a strappi, il ronzio del vibratore quasi le soffocano. «N… non fermarti, ah, Wil… William!»
Vaffanculo! Vaffanculo a te, e vaffanculo alla mia ritrosia.
Inizio a leccare a lingua piatta, dallo sfintere dell’uretra alla commensura superiore. Aumento la velocità delle dita, dalla sua figa esce lo stesso gluc-gluc-gluc che produce la bocca di Iris quando gliela scopo.
Stringo un pugno, lo appoggio sul monte di Venere e faccio pressione. Una minuscola protuberanza si muove contro la lingua all’altezza della commensura. Il clitoride, finalmente! Lo prendo tra le labbra e lo picchietto con la punta della lingua.
Ilaria emette uno strillo che sembra quello di una pazza in una crisi isterica. Spero che i vicini non siano in casa, o mandano i carabinieri, altroché questa zoccola lamentarsi delle grida di Iris quando la faccio venire!
Ma voglio mandare io questa bagascia al manicomio: non doveva permettersi di provare a sedurre il fidanzato di sua figlia e minacciarlo di bocciatura se non l’avesse fatta godere. Cagna schifosa, adesso ti faccio scoprire quanto gode davvero tua figlia: ti sentirai in dovere di farmi promuovere pure all’università!
Succhio il clitoride come la cannuccia di una bibita, premo il monte di Venere, il ciap-ciap-ciap viscido della figa scopata con le dita riempie la stanza. Le grida della donna sono fuori controllo, devo muovere la testa per riuscire a starle attaccato alla vulva, le cosce si chiudono e aprono sulla mia testa come una tenaglia impazzita e il materasso si scuote nemmeno ci sia in corso un terremoto devastante.
Ilaria si ferma, la sua figa cola come una fontana, la pelle è imperlata di sudore. Un sospiro lungo, come qualcosa che si svuota, e il corpo della donna perde ogni resistenza, i muscoli perdono tono.
Il vibratore scivola fuori dal buco del culo, la cappella di plastica dilata un po’ più l’ano, e cade sul tappeto con un suono attutito. Lo raccolgo che vibra ancora e lo getto accanto al bacino della donna.
Mi passo il dorso della mano sulla bocca, sono bagnato di trasudo e sudore per tutta la faccia. Devo avere il fiato che sa di fregna. Dovrò lavarmi il muso prima dell’incontro per l’orale – l’altro orale -, e mangiarmi una confezione di Tic Tac.
Il corpo della zoccola è abbandonata sul copriletto stropicciato. Una mano è sulla pancia, l’altra sul letto, il seno si alza e si abbassa in respiri lunghi e profondi attraverso la bocca aperta. Gocce di sudore scivolano lungo i fianchi e la fronte. Ha gli occhi chiusi come se si fosse addormentata.
Il cazzo mi fa male tanto è eretto contro i jeans, e il senso di umido delle mutande rivela che la leccata mi ha eccitato al punto tale che ho spruzzato qualche goccia di precoito. La figa che gocciola… Il suo odore sulle mie dita… Deglutisco. Stringo i denti: non devo…
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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
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