La stronza apre le palpebre e solleva la testa dal letto abbastanza per vedermi oltre le sue tettone. Il sorriso più sincero e, al contempo, più malizioso che le abbia mai visto addosso illumina i suoi occhi.
«Non mi hai delusa, William. Iris è una ragazza fortunata ad avere te come fidanzato.» Si appoggia con i gomiti e poi con le mani per mettersi seduta. Sospira come se avesse appena fatto ore di escursionismo. Mi fissa, sorridente. «Ma adesso posso anch’io averti come amante.»
La mascella mi si irrigidisce. «Avevamo parlato di un orgasmo come quelli che do a…» Il nome di Iris non esce dalla mia gola, non riesco a pronunciarlo davanti a sua madre nuda con la mia saliva sulla sua fregna, che fa la zoccola con me. Inghiotto a secco. «…per passare l’esame.»
Lei fa le faccine, si morde le labbra, spinge fuori le tette. «Sì, ma…» Alza una mano dal letto e mi accarezza il cavallo pieno di eccitazione. Percorre con la punta delle dita tutto il bozzo prodotto dal mio cazzo. «Vuoi fare il difficile, ma mi pare che tu stia apprezzando la sitazione.»
Una scossa attraversa l’asta dalle palle alla cappella ed esce dal meato sottoforma di uno schizzo di precoito. L’odore acido del mio desiderio impesta l’aria tra noi due: mi sta nauseando. Ilaria avvicina il viso alla mia patta e inspira.
Si porta l’altra mano tra le cosce e inizia a massaggiarsi le piccole labbra. Emette versetti dalla gola e sorride.
Mi sbottona e mi abbassa la zip. Solleva lo sguardo verso di me, sorridendo. Ridacchia.
Ho il cuore che mi batte nelle orecchie. Non voglio scopare Ilaria… un cunnilingus poteva ancora passare – un cunnilingus alla madre della mia ragazza? – ma avere io un orgasmo con lei…
La donna abbassa le mie mutande, il cazzo le si punta davanti, la cappella fuori del tutto dalla pelle, brilla per il bicchiere di precoito che ho pisciato da quando ho varcato la porta dell’appartamento. Il lezzo di eccitazione è asfissiante.
Le dita della madre di Ilaria si stringono sull’asta. «Mh…» fa la donna. Allunga la lingua fuori dalle labbra e la passa dal filetto al meato. Ogni millimetro toccato dalla punta è una mitragliata di piacere.
Le gambe mi tremano, un brivido mi scuote la schiena, la mia coscienza sembra accendersi e spegnersi come una lampadina al neon prossima a bruciarsi. Senza fiato, appoggio una mano sulla fronte di Ilaria e la sospingo indietro. «Ti prego, no…»
Le labbra della donna si irrigidiscono, i suoi occhi diventano taglienti. «Cosa, “no” ‽» Adesso mostra i denti. «Stronzo, se ti dico che devi chiavarmi e farmi godere, allora devi chiavarmi e farmi godere!» Si lascia cadere di schiena sul letto, spalanca le cosce e mette in mostra la sua dannata fregna. La apre con due dita. La vagina è un canale nero spalancato, l’ingresso dell’inferno. «Adesso metti il tuo cazzo dentro qui, lo voglio sentire fino in fondo, e non permetterti di eiaculare prima di avermi fatta godere di nuovo come fai con quella puttana di Iris!»
Stringo le mani a pugno. «Non permetterti di parlare così della mia ragazza!»
Lei scoppia in una risata. «Conosco mia figlia: è una troia ninfomane, come me.» Diventa seria, mi fissa. «E tu devi chiavarmi con il tuo cazzo, se vuoi che il tuo esame, e quello del resto della tua classe, sia sufficiente.»
È per come tratta Iris, mi dico. Mi abbasso, la afferro per un’anca e la ribalto sulla pancia.
Ilaria finisce sul vibratore ancora acceso. «Cosa…»
Le blocco la testa con una mano. «Vuoi il mio cazzo, zoccola, o non mi promuovi? Allora ti fotto, ma il culo!»
Lei ha la bocca e gli occhi spalancati, ansima. Prova a dire qualcosa, ma è in iperventilazione.
Abbasso il bacino tra le sue due chiappe sode e appoggio la cappella sul suo ano. È sbagliato, la cosa più stupida che possa fare con una donna, ma non me ne frega nulla. Spingo e sprofondo nel retto, caldo e umido. Mi sdraio su di lei, la blocco con il mio peso e le stringo la gola e una tetta. «Non mi scopo la tua figa, zoccola, non quella da cui è nata la mia amata Iris… ma il tuo buco del culo, sì!»
Assesto un colpo contro le chiappe della donna, il cazzo scende per tutta la lunghezza nel suo intestino. Il bacino della cagna si schiaccia contro il letto, lei emette un grido.
«È ora che tu smetta di obbligare gli studenti a scoparti per passare gli esami.»
Ilaria apre le labbra per dire qualcosa, ma dalla sua bocca escono solo gemiti, gli occhi le si alzano e le pupille scompaiono per metà.
Non mi importa un cazzo se sta soffrendo. Deve pagare. Affondo, ritraggo, spingo, scivolo fuori quasi del tutto, sprofondo.
Le palle mi dolgono, l’uretra brucia come quando sta per vomitare sborra a litri. Stringo i denti. «Ti vengo in c…»
Un lampo passa tra un’ondata di piacere ed una di bisogno di sborrare. Sgrano gli occhi. Cazzo, sì!
Stringo il muscolo che trattiene le pisciate ed esco dall’ano della donna. L’orgasmo non mi aspetta, un senso di torpore e stordimento inizia a salirmi lungo il corpo e a svuotarmi la mente.
Mi metto in piedi sul pavimento e volto Ilaria sulla schiena.
La donna è più stordita di me, ansima. Il vibratore si stacca dal suo inguine a cade e terra di nuovo.
L’orgasmo si propaga con spasmi nella mia schiena, mi sta prendendo la testa, l’istinto di sborrare sta sopraffacendo la mia volontà di trattenermi. Serro i denti, ancora solo per un maledetto istante!
Mi metto in ginocchio sul letto, gattono fino al busto della troia e mi siedo sulle sue tette. Lei sta ancora ansimando a bocca aperta.
Ho il cazzo in mano. Quelle due labbra socchiuse… basterebbe… No. Mi alzo sopra di lei, metto una mano sul letto per sostenermi e mi meno. Bastano un paio di colpi per spruzzare la sborra che non ho scaricato nel culo della troia. Finisce sul suo viso, sui suoi capelli, sulle sue tette. Lei muove la testa come se avesse mal di collo e cercasse una posizione più comoda, i muscoli hanno degli spasmi.
Resto un attimo in questa posizione, espiro. Il cuore galoppa, il fiato è corto. Il piacere è stato scarso, ma la soddisfazione di averla cosparsa della mia bega è incredibile. Chiudo gli occhi, la testa è vuota e mi scoppia. Mi lascio cadere sul culo accanto a Ilaria. Mi svuoto i polmoni. I muscoli sono senza forza.
Ma non ho ancora finito. Dalla tasca dei pantaloni prendo il Lumia, attivo la fotocamera e scatto un paio di foto al corpo nudo della donna cosparso di sborra. Lo scrocchio di dita emesso dal telefonino non mi è mai sembrato più appropriato di questo momento.
Scorro le due foto sul display del telefonino. Non è roba adatta a Playboy o altre riviste glamour per uomini, è più al livello dello scatto di nudo che la zoccola mi ha mandato mesi fa, ma me la farò andare bene.
