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Erotika
L'orale agli esami di maturità · Cap. 1
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Capitolo 1 di 5 12 min di lettura

La madre di Iris ci becca a scopare

Ilaria sostiene che io e sua figlia Iris facciamo troppo rumore mentre scopiamo. La cosa, comunque, non sembra dispiacerle... Forse, addirittura, la eccita?

William Kasanova
6 mesi fa · 1.9k letture · 5

Mercoledì, 3 aprile

L’imbocco della vagina di Iris si apre sotto la pressione delle mie due dita. L’indice e il medio scivolano nel canale bagnato, l’olezzo della sua eccitazione colma l’aria della stanza.

La ragazza geme, il petto le si solleva, le grosse tette tremano in uno spasimo di piacere. «Ah… ah… William, non fermarti.»

La mia mano libera afferra un seno, lo stringe. Il cazzo è eretto, mi pulsa insieme al cuore, mi brucia tanto sono eccitato e ho bisogno di venire. «Voglio farti gridare di piacere, troietta.» Prendo tra le labbra un capezzolo e inizio a succhiarlo.

Entro per tutta la lunghezza delle dita nel sesso di Iris; il desiderio liquido al suo interno straborda, le riempie le labbra della figa e comincia a colare lungo il perineo. Mi muovo dentro di lei, ruotando a sinistra e a destra e avanti e indietro. Il suono viscido che si produce mi eccita, non riesco a tenere ferme le gambe per la necessità di sborrare.

Devo trattenermi.

Lascio andare il capezzolo e scendo con la testa tra le sue cosce. Il suo clitoride sta mettendo fuori la punta, ancora lungi dal raggiungere la massima estensione. Una mano di Iris si sta massaggiando la commensura, due dita si lo fanno passare il minuscolo vermicello in mezzo.

Stringo le mie cosce, il prurito al meato sta diventando insopportabile.

Assesto una sberletta alla mano della ragazza. «Levati, fai fare ai professionisti. Con quella mano devi menare solo il mio cazzo.»

«Stronzo…» La mano che abbandona il clitoride si appoggia sulla mia nuca e mi spinge la testa verso la sua figa. Non oppongo nessuna resistenza. «La boccaccia usala per leccarmela, bastardo.»

Il suo inguine è un effluvio di delizia. Il profumo è goloso come quello del migliore dolce ancora caldo.  Protendo la lingua dalle labbra e lecco il clitoride in punta.

Il corpo di Iris fa un balzo nel letto, lei lancia un grido strozzato come se stesse soffrendo. Meno male che sua madre non è in casa, o cosa penserebbe?

Muovo le dita dentro la figa, il suono viscido aumenta di volume. Splat-splat-splat. Il vibratore rosso è sul copriletto, lo prendo con la mano libera e lo faccio passare tra le cosce della ragazza. Appoggio la punta a forma di cappella sull’ano di Iris.

La guardo da sopra il boschetto biondo scuro che sormonta il suo monte di Venere. La interrogo con lo sguardo. Lei annuisce, gli occhi le luccicano. «Vai, William!»

Spingo. È da quasi un anno che lei lo usa in solitaria, da quando l’ha comprato a Tokio, e in questo tempo è riuscita ad abituarsi ad impiegarlo anche dietro. Il buco del culo sembra sorbire il glande di plastica, ingoiare l’asta zigrinata e restare aperto senza problemi all’altezza dell’impugnatura. Ogni centimetro che scompare nell’intestino è accompagnato dagli ansimi di piacere della ragazza. Afferro con due dita la manopola all’estremità in cui ci sarebbero le palle e la giro quasi del tutto.

Il pezzo di plastica comincia a scuotersi nel retto di Iris, le sue chiappe e le sue cosce vibrano. Lei geme. «Sì… sì!»

«Fai la bella vita, puttanella,» mi avvicino alla figa che gronda desiderio, «tu a godere e io a faticare.»

Una sua mano si appoggia su un mio orecchio, prova un po’ più in là, le dita si muovono convulse per cercare di prendermi ma mancano la presa.

Le afferro il polso, la sistemo meglio sulla mia nuca e mi faccio spingere avanti.

Sotto l’effetto delle mie dita e del cazzo rosso di plastica, il clitoride di Iris inizia a scivolare per tutta la lunghezza fuori dalla commensura. Bentornato, ragazzo. Adesso io e te facciamo impazzire la nostra troietta...

Passo la punta della lingua su un lato del vermicello, Iris fa quasi un balzo sul letto.

Sollevo la testa dal suo inguine. «Troppo forte?»

Ansima al punto tale che le parole sono spezzettate. «Leccamelo, stronzo, e mi infilo fino in gola il tuo cazzo, lo giuro!»

«Mh…» Torno tra le sue cosce. «Può andare.»

Prendo il suo clitoride tra le labbra, lo lecco sulla punta e lo succhio con vigore.

Iris mi pianta le unghie nel cuoio cappelluto e lancia una di quelle grida che di notte fanno gelare il sangue ma di giorno riempire il cuore di orgoglio.

 

⁂

 

«Ci pensi, William, che quest’anno abbiamo gli esami?» La voce di Iris è ancora roca. Il bicchiere di sborra che si è ingoiata dal mio cazzo non sembra aver avuto nessuna utilità. Ha la testa appoggiata sui miei pettorali e gioca con un dito con la peluria che lascio crescere sullo sterno.

Gli esami di maturità… Sono anni che ci penso, e nulla, nella vita, mi ha fatto rendere conto che il tempo passa per davvero e non aspetta nessuno. «Non penso siano poi così…  drammatici, come tutti li descrivono.»

Lei solleva la testa e mi guarda. «Non sei preoccupato?»

Accarezzo il sedere di Iris. Uno schizzo di sperma si è seccato su una chiappa. «Non sono il primo della classe, ma non sono poi nemmeno così scarso. Penso di cavarmela.» Le stringo un gluteo. «Tu, comunque, sei avvantaggiata, con una madre professoressa.»

La ragazza allunga una mano e mi prende il cazzo bagnato di succhi femminili e saliva. «Vabbè, ma mia madre non può certo essere nella mia commissione di esame, solo perché insegna nello stesso istituto dove studio io. Neanche ce l’ho come insegnante.»

Mette in verticale il mio uccello quasi completamente eretto e si posizione in ginocchio sopra. Cala, appoggia la cappella all’imbocco della sua figa, e scende del tutto: il calore bagnato delle sue pareti vaginali accoglie il mio glande. La sensazione di piacere che mi invade mi fa respirare a fondo con il naso. Il profumo della nostra scopata riprende vigore nelle mie narici.

«Brava, ragazza…» Le afferro le grosse tette e le stringo. L’erezione diventa ancora più dura.

Lei comincia a cavalcarmi. «Mi piace che mi chiami “brava ragazza” quando faccio qualcosa che ti piace.» Si abbassa su di me e mi bacia sulla bocca. Si avvicina all’orecchio. «Ma mai come quando mi dai della “troietta” perché ti faccio impazzire di piacere.»

Il suo inguine si muove su e giù in un circolo che adoro. Le appoggio una mano sulla testa, gliela inclino da una parte e la bacio sul collo.

Lei geme. «Questo mi piace ancora di più.»

«Ma mai quanto fartela leccare, eh, troietta?» le sussurro.

Lei arcua la schiena, quasi mi mette le tette in faccia. Peccato non ci arrivi… «Sei fantastico su quello, William.»

Un sorriso mi tende le labbra. È il modo più semplice per rendere schiava una donna…

Iris si solleva e si appoggia a me con le mani sui miei pettorali. Ricomincia a cavalcarmi, la cappella sfrega contro l’interno della sua vagina, i suoi succhi colano fino alle mie palle dalla sborra della scopata di prima.

Lei solleva la testa e la fa ruotare, i capelli biondo scuri che si muovono da una spalla all’altra. «Comunque, sono felice che mia madre non possa essere una delle mie esaminanti.»

L’immagine di Ilaria compare nella mia mente. Una delle quarantenni più belle – più fighe – che abbia mai conosciuto. Solo le tipe della tv della sua stessa età possono vantare un corpo tenuto bene come il suo. Un senso di disagio compare nel mio petto: la donna è una gran gnocca, una donna intelligente, basta sentirla parlare, istruita, ma…  ma mi mette a disagio. È una presenza… oscura.

Scaccio il pensiero dalla testa e mi concentro sulla ragazza che mi sta montando. «Perché, Iris?»

«Tutti i suoi allievi si lamentano che è davvero esigente. Agli esami non la vuole nessuno, la considerano una specie di maledizione.»

Bella e carogna. Dev’essere una specie di costante nelle insegnanti: più ti ci seghi, più si incattiviscono…

Ma adesso sarà meglio concentrarmi sul lavoro di bacino della figlia, non sulla madre.

 

⁂

 

Sollevo la zip dei jeans e bacio sulle labbra Iris. «Ti amo, piccola.»

Lei sorride. «Ti va un tè?» Si avvicina alla porta della stanza e appoggia una mano sulla maniglia.

Prima di andare avanti…

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