Capitolo 2 - La madre di Iris spedisce per sbaglio foto di nudo
Il tentativo di Ilaria di sedurmi con una foto di nudo speditami "per sbaglio" è qualcosa di patetico. Ma quanto mi rivela alla cena con la sua famiglia è qualcosa di devastante...
9 ore fa
Lunedì, 8 aprile
Appoggio il Lumia sul termosifone del bagno e getto la sacca della palestra sul pavimento. La apro e l’odore di sudato che si sprigiona e sale verso di me come un fungo atomico mi strazia il naso. Il sudore delle ragazze è una nota di selvaggio che mi fa impazzire; se sono i miei di vestiti ad essere pregni dopo l’attività fisica allora è solo fetore di cane bagnato.
Gli angoli delle labbra mi si sollevano al pensiero di passare il naso sul corpo sudato di Francesca dopo che ha fatto la sua ora di cyclette… Avvicinarmi da dietro, appoggiare le labbra sul suo collo, inspirare il suo profumo e, intanto, stringere le sue belle tette… Inspiro a fondo, il cazzo è gonfio nelle mutande. Sembra pesare sul tessuto bagnato, come se fosse pieno di bisogno di godere.
Succede sempre, dopo che torno dall’allenamento in palestra. Sarà l’attività fisica in sé, o la torma di fighe in forma, fasciata in completi che lasciano vedere più curve della strada per salire al Passo di Sant’Osvaldo? Non lo so, ma questa sera mi dovrò soddisfare da solo.
Afferro la salvietta bagnata e la getto in un angolo del bagno. Mi spoglio e il resto dei vestiti che si potrebbero strizzare vanno a farle compagnia. Spero che si decidano a mettere a posto lo scaldabagno in palestra un po’ presto, perché girare per Caregan lasciandomi dietro il tanfo che sta riempiendo il locale non è il massimo…
Le mutande sono fradice: se mia madre mi vedesse con degli abiti simili, impazzirebbe all’idea delle malattie che potrebbero provocarmi così bagnat–
Il Lumia emette un trillo e lo schermo si accende. Lo afferro. La tile di Whatsapp è agghindata da un pallino al cui interno compare un “1”.
Sorrido. Dev’essere Iris che mi chiede com’è andato l’allenamento, com’è sua abitudine. O forse ha deciso quando organizzare la cena. Apro il programma e… Il contatto che mi ha scritto è… Ilaria? Da quando abbiamo i rispettivi numeri?
E, in più, sotto il nome appare l’icona di una foto.
Il dito che si stava per abbassare sulla lista di chat resta a qualche millimetro dallo schermo. Cosa… cosa vuole quella donna? È da quando l’abbiamo trovata in salotto, dopo la nostra scopata selvaggia, che ho avuto la fortuna di non vederla. Per quale motivo è tornata nella mia vita?
E perché una foto?
Diversi colpi di cuore mi rimbombano nella testa prima che il polpastrello prenda il coraggio di abbassarsi sul contatto e l’immagine riempia lo schermo del Lumia.
Ilaria è di schiena, nuda; ha le dita infilate sotto l’elastico di un paio di striminzite mutandine nere e lo sta abbassando ma non a sufficienza da scoprire lo spacco tra le due chiappe. Un seno di tutto rispetto appare oltre il braccio, girato abbastanza da non lasciar scorgere il capezzolo. La zoccola ha la testa rivolta verso l’obiettivo, il suo sguardo sembra chiedere divertito se apprezzo quanto sto vedendo.
Espello il fiato che mi è rimasto nei polmoni da un’eternità, apro la bocca piena di saliva. «Cazzo che figa la…» Serro i denti. Le dita mi implorano di smetterla di stringere il telefono con tale forza. «Lurida zoccola! Mi prendi per il culo?»
Sotto l’immagine, c’è la scritta: “Ti aspetto questa sera, amore. Sarò tutta tua.”
«Ma cosa…»
Il mio grido rimbomba nel bagno. Abbasso la voce o mia madre mi sente e viene a rompere i coglioni. Ci mancherebbe solo questo…
Fisso l’immagine. «Cosa cazzo vuoi, zoccola schifosa?»
Come per risposta, compare un nuovo messaggio. “Sono imbarazzatissima, William. Mi sono fatta dare oggi il tuo numero di telefono da Iris e doveva comparire in cima alla lista di contatti quando ho creduto di mandare la foto a mio marito. Ti prego di cancellarla e di perdonarmi: sono molto maldestra con la tecnologia.”
Sbuffo fuori dal naso la rabbia che sta crescendo dentro di me. Pensa che sia scemo?
“Ti scongiuro di cancellare questa foto.”
“E di non farne parola con nessuno.”
“Ti prego 🙏”
Quanto dev’essere disperata una professoressa per usare un’emoji in un messaggio? O quanto vuole farsi credere tale?
«Stronza…» Non potevo scegliere una ragazza con una madre meno… Faccio una smorfia. Non so nemmeno definire il comportamento di Ilaria. Anzi, mi vengono in mente anche troppe definizioni, e nessuna di queste la pronuncerei di fronte alla mia, di madre.
La foto è sgranata, è luminosa al punto tale da sbiancare troppo la pelle e storta, ma non quello storto bello da vedere. Non è nulla di particolare a livello di realizzazione, è qualcosa di molto casereccio. “Homemade”, come scrivono nei titoli dei porno.
Ma lei… beh, lei è una gran figa, inutile negarlo. Sospiro, il cazzo preme contro le mutande. Quella donna mi eccita sempre, anche troppo per essere la madre della mia ragazza.
Vuoi che cancelli la foto? «Va bene.»
Tengo premuto il dito sull’immagine e schiaccio l’icona del floppy disc. Sorrido. Ripeto e seleziono il cestino: l’immagine scompare. Schiaccio il pulsante di accensione e quello per alzare il volume: lo schermo si illumina in un lieve flash accompagnato il suono di dita che scrocchiano riempie il bagno.
Tocco la casella di testo in fondo e, con la tastiera, digito: “Non preoccuparti, ecco fatto.” Allego lo screenshot con solo i messaggi di testo. Invio.
Mi siedo sui calcagni, divertito. La zoccola si sarà aspettata qualcosa come “no, sei troppo fregna, mi tengo la tua foto da porca per segarmi!” Una risatina mi sfugge dalle labbra al pensiero di lei che legge il mio messaggio e ci resta male.
Mi sollevo in piedi e mi abbasso le mutande con la mano libera, le dita si bagnano nel sudore che le impregna. Il cazzo si stende davanti al mio inguine, la cappella è scoperta per metà, carico per il testosterone provocato dal sollevare ghisa e dalle fighe che mi giravano attorno.
E, sì: anche dalla madre della mia ragazza tanto zoccola da mandarmi una foto nuda “per errore”.
«Non preoccuparti, adesso potrai tornare a riposo.» Strappo qualche quadrato di carta igienica, li appoggio sulla cappella e, con pochi movimenti del pollice sul display del Lumia, richiamo la penultima foto salvata.
Ilaria mi guarda da sopra la sua spalla, divertita. La tetta pende davanti con una grazia che mi fa dolere l’erezione. I fianchi sono stretti e la pelle sembra quella di una ventenne fotomodella, altroché una quarantenne pagata con le tasse dei contribuenti per starsene seduta in una classe circondata da adolescenti arrapati…
«Chissà se mandi per sbaglio le tue foto erotiche anche ai tuoi alunni, zoccola…» Loro si spareranno una sega dietro all’altra anche senza bisogno di uno scatto pensando a lei. Le borse sotto gli occhi non gli vengono perché stanno alzati fino a tarda notte per studiare. «Chissà se ti eccita l’idea che i ragazzi dall’altra parte della cattedra se lo menano dopo le tue lezioni…»
Muovo avanti e indietro la mano lungo l’asta, l’eccitazione mi freme sotto la pelle e il piacere scioglie ogni mio pensiero. Ilaria si inginocchia davanti a me e prende il cazzo in mano. “Adesso ti faccio scoprire se sono più brava io con la bocca o la mia bambina Iris.”
«Fammi vedere se una con il corpo da puttana perfetto come il tuo vale la pena di essere scopato o no…»
Sorrido all’idea che questa sera lo scoprirò diverse volte, anche se da solo…
⁂
Giovedì, 23 maggio 2013
La televisione continua ad essere accesa. La mia convinzione che a casa di una professoressa si leggessero solo libri – e manga, come quelli nella stanza di Iris – e non si guardasse la televisione è da più di due ore che si sta dimostrando sbagliata. Perlomeno, Ilaria è riuscita a convincere il marito ad abbassare il volume e tenerlo basso.
Iris torna dalla cucina e mi appoggia davanti un piatto con un grosso pomodoro cuor di bue. La parte superiore è tagliata e appoggiata sopra, spostata di qualche centimetro, così da mostrare l’interno pieno di tocchetti di carne bianca. «Ecco qui, la mia specialità: pomodori ripieni di pollo.» La ragazza mi sorride. «Spero sia di tuo gradimento.»
Dal pomodoro si solleva una colonna di vapore carica di profumi di verdure e carne speziata. Deglutisco per poter rispondere senza sbavare. «Sembra ottimo, Iris.»
«È un’ottima cuoca, la mia bambina.» Ilaria non ha perso per tutta la cena la sua espressione a metà tra il seduttivo e… e la presa in giro. Dopotutto, è la donna che mi ha mandato “per sbaglio” una sua foto nuda. Foto nuda che doveva essere destinata al marito al lavoro.
Il marito siede a capotavola, inforca alla cieca i rebbi della forchetta nel terzo piatto di rigatoni al ragù. Un paio di granelli di carne cadono lungo il viaggio verso la bocca: ha la faccia voltata verso il televisore, immerso nell’ennesimo servizio sul campionato di calcio appena concluso. Si infila la forchetta in bocca e inizia a masticare senza chiudere le labbra, la pappagorgia ispida di ciuffi di barba che sballottola ad ogni movimento della mandibola. La posata torna a tintinnare contro la ceramica del piatto. La tovaglia attorno è tempestata di macchie arancioni.
Sì, Ilaria deve mandargli spesso sue foto nude. Eugenio… Erminio… come cazzo si chiama… deve chiudersi quotidianamente a chiave nel suo ufficio, barcollare ansimando alla scrivania, crollare sulla sedia e cercare il cazzo a tentoni per spararsi una sega sullo scatto del culo di Ilaria.
Potrei comunque capirlo, dopo che mi sono infilato sotto le coperte del letto, la sera, con il telefonino e un pacchetto di fazzoletti di carta, ritrovato vuoto la mattina successiva.
Sorrido alla donna. «Iris è una cuoca fantastica.» Ilaria si chiederà quanta sborra mi ha fatto pisciare nelle ultime due settimane nell’intimità della mia stanza, gemendo il suo nome mentre ero scosso da tremiti da orgasmo? La prima sera la foto mi ha infiammato il petto e le palle, per un paio di ore la mia mano ho stretto il cazzo lercio di seme fino a quando sono diventato insensibile e sborravo schiuma. Mi sono passato ogni suo buco nella mia fantasia: bocca, culo, in mezzo alle tette… la figa da cui è uscita la mia ragazza.
Immaginare il mio cazzo che sprofondava nel sesso di Ilaria, la mia cappella che scivolava e apriva le pareti della vagina in cui è stata per nove mesi Iris… la cosa mi ha talmente eccitato e, al tempo stesso, disgustato, che, con il glande che bruciava e le palle doloranti, ho cancellato per davvero la foto di Ilaria sia dal telefono che dal cloud. Ho esiliato la donna dal regno delle mie fantasie erotiche, dopo quella sera…
Iris ricompare con un altro piatto di pomodoro ripieno e lo pone davanti alla madre con un sorriso. Si volta verso Erminio… Evaristo… «Papà, il tuo lo porto quando hai finito la pasta.»
Il padre non gira la testa ma muove la forchetta in aria come a deflettere le parole della ragazza perché non lo raggiungano e lo distraggano dal servizio sulla festa di sportivi vestiti a strisce bianco-nere sullo schermo. Una spruzzata di sugo finisce sulla tovaglia. L’uomo emette un verso simile a quello di un wookie di Guerre Stellari.
Mi meraviglio davvero che Ilaria cerchi avventure – soddisfazione – fuori dal matrimonio?
Prendo il coltello e affondo un paio di volte la lama nel pomodoro. Una fetta si apre e cade sul piatto, spargendo pezzetti di carne bianca, cubetti di pomodoro e spezia sul disegno floreale della ceramica. Il profumo di verdura e pollame mi inebria e riempie la bocca di saliva. Ne prendo una forchettata e me la porto alle labbra: la carne si scioglie in bocca e la carota scrocchia sotto i denti. Forse il sapore del porro è una nota troppo intensa, ma è comunque ottimo. Quasi al livello del ragù, ma quello è puro orgasmo culinario.
Iris si siede al suo posto con la sua porzione. Mi guarda. «Come ti sembra, William?»
Faccio il segno dell’OK con la mano. «Appena finito di mangiare chiamo Don Piero per sapere quando è libera la chiesa in piazza per il nostro matrimonio.»
Il sorriso di Ilaria diventa quello di una madre orgogliosa. Appoggia una mano sul braccio della figlia. «La mia bambina è una cuoca fantastica. Un po’ mi dispiace che abbia scelto come indirizzo di studi le lingue straniere e non l’alberghiero, o potrebbe davvero affermarsi come chef di fama internazionale.»
La ragazza abbassa lo sguardo, le gote si fanno rosse. «Dai, mamma… lo sai che la cucina è solo una passione.»
Prendo un'altra forchettata e me la porto davanti alle labbra. «Agli esami di alberghiero bisogna anche cucinare?» Mi metto in bocca il pomodoro e la carne.
Sul volto di Ilaria torna lo sguardo da predatrice sessuale sotto incognito. «A proposito di esami, William: la mia intenzione era quella di parlartene dopo, ma visto che hai evocato l’argomento...»
Il porro scrocchia sotto i miei denti. Oddio, mi vorrà ancora proporre “lezioni private” proprio durante la cena?
Gli occhi della donna si socchiudono un altro po’. Sembra cercare di attivare la vista a raggi X per vedermi nudo. «Hanno già esposto nella bacheca della N. Sandrini la lista dei componenti della commissione dell’Esame di Stato?»
Inghiotto e bevo un sorso d’acqua. «Non lo so. Non so nemmeno come funziona con i componenti: mi dicevano che certi sono professori della scuola, altri esterni. Poi c’è un capo che dirige tutto.»
La donna sorride con soddisfazione. «Il presidente esterno è la figura più importante della commissione: controlla che tutto si svolga secondo le regole, media le divergenze e… in pratica è chi stabilisce se uno studente è promosso o bocciato, e nessuno può contestare la sua decisione.» Si spinge appena avanti. «Sai chi è quello della maturità nella tua scuola?»
Che me ne frega? Il Papa? Chuck Norris? «No ne ho idea.» Mi metto in bocca una nuova forchettata.
Ilaria si sporge in avanti e mi fissa negli occhi. Sorride. «Io.»
Il boccone mi va di traverso ed esplodo in una serie di colpi di tosse e lacrime agli occhi.
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