Lunedì, 8 aprile
Appoggio il Lumia sul termosifone del bagno e getto la sacca della palestra sul pavimento. La apro e l’odore di sudato che si sprigiona e sale verso di me come un fungo atomico mi strazia il naso. Il sudore delle ragazze è una nota di selvaggio che mi fa impazzire; se sono i miei di vestiti ad essere pregni dopo l’attività fisica allora è solo fetore di cane bagnato.
Gli angoli delle labbra mi si sollevano al pensiero di passare il naso sul corpo sudato di Francesca dopo che ha fatto la sua ora di cyclette… Avvicinarmi da dietro, appoggiare le labbra sul suo collo, inspirare il suo profumo e, intanto, stringere le sue belle tette… Inspiro a fondo, il cazzo è gonfio nelle mutande. Sembra pesare sul tessuto bagnato, come se fosse pieno di bisogno di godere.
Succede sempre, dopo che torno dall’allenamento in palestra. Sarà l’attività fisica in sé, o la torma di fighe in forma, fasciata in completi che lasciano vedere più curve della strada per salire al Passo di Sant’Osvaldo? Non lo so, ma questa sera mi dovrò soddisfare da solo.
Afferro la salvietta bagnata e la getto in un angolo del bagno. Mi spoglio e il resto dei vestiti che si potrebbero strizzare vanno a farle compagnia. Spero che si decidano a mettere a posto lo scaldabagno in palestra un po’ presto, perché girare per Caregan lasciandomi dietro il tanfo che sta riempiendo il locale non è il massimo…
Le mutande sono fradice: se mia madre mi vedesse con degli abiti simili, impazzirebbe all’idea delle malattie che potrebbero provocarmi così bagnat–
Il Lumia emette un trillo e lo schermo si accende. Lo afferro. La tile di Whatsapp è agghindata da un pallino al cui interno compare un “1”.
Sorrido. Dev’essere Iris che mi chiede com’è andato l’allenamento, com’è sua abitudine. O forse ha deciso quando organizzare la cena. Apro il programma e… Il contatto che mi ha scritto è… Ilaria? Da quando abbiamo i rispettivi numeri?
E, in più, sotto il nome appare l’icona di una foto.
Il dito che si stava per abbassare sulla lista di chat resta a qualche millimetro dallo schermo. Cosa… cosa vuole quella donna? È da quando l’abbiamo trovata in salotto, dopo la nostra scopata selvaggia, che ho avuto la fortuna di non vederla. Per quale motivo è tornata nella mia vita?
E perché una foto?
Diversi colpi di cuore mi rimbombano nella testa prima che il polpastrello prenda il coraggio di abbassarsi sul contatto e l’immagine riempia lo schermo del Lumia.
Ilaria è di schiena, nuda; ha le dita infilate sotto l’elastico di un paio di striminzite mutandine nere e lo sta abbassando ma non a sufficienza da scoprire lo spacco tra le due chiappe. Un seno di tutto rispetto appare oltre il braccio, girato abbastanza da non lasciar scorgere il capezzolo. La zoccola ha la testa rivolta verso l’obiettivo, il suo sguardo sembra chiedere divertito se apprezzo quanto sto vedendo.
Espello il fiato che mi è rimasto nei polmoni da un’eternità, apro la bocca piena di saliva. «Cazzo che figa la…» Serro i denti. Le dita mi implorano di smetterla di stringere il telefono con tale forza. «Lurida zoccola! Mi prendi per il culo?»
Sotto l’immagine, c’è la scritta: “Ti aspetto questa sera, amore. Sarò tutta tua.”
«Ma cosa…»
Il mio grido rimbomba nel bagno. Abbasso la voce o mia madre mi sente e viene a rompere i coglioni. Ci mancherebbe solo questo…
Fisso l’immagine. «Cosa cazzo vuoi, zoccola schifosa?»
Come per risposta, compare un nuovo messaggio. “Sono imbarazzatissima, William. Mi sono fatta dare oggi il tuo numero di telefono da Iris e doveva comparire in cima alla lista di contatti quando ho creduto di mandare la foto a mio marito. Ti prego di cancellarla e di perdonarmi: sono molto maldestra con la tecnologia.”
Sbuffo fuori dal naso la rabbia che sta crescendo dentro di me. Pensa che sia scemo?
“Ti scongiuro di cancellare questa foto.”
“E di non farne parola con nessuno.”
“Ti prego 🙏”
Quanto dev’essere disperata una professoressa per usare un’emoji in un messaggio? O quanto vuole farsi credere tale?
«Stronza…» Non potevo scegliere una ragazza con una madre meno… Faccio una smorfia. Non so nemmeno definire il comportamento di Ilaria. Anzi, mi vengono in mente anche troppe definizioni, e nessuna di queste la pronuncerei di fronte alla mia, di madre.
La foto è sgranata, è luminosa al punto tale da sbiancare troppo la pelle e storta, ma non quello storto bello da vedere. Non è nulla di particolare a livello di realizzazione, è qualcosa di molto casereccio. “Homemade”, come scrivono nei titoli dei porno.
Ma lei… beh, lei è una gran figa, inutile negarlo. Sospiro, il cazzo preme contro le mutande. Quella donna mi eccita sempre, anche troppo per essere la madre della mia ragazza.
Vuoi che cancelli la foto? «Va bene.»
Tengo premuto il dito sull’immagine e schiaccio l’icona del floppy disc. Sorrido. Ripeto e seleziono il cestino: l’immagine scompare. Schiaccio il pulsante di accensione e quello per alzare il volume: lo schermo si illumina in un lieve flash accompagnato il suono di dita che scrocchiano riempie il bagno.
Tocco la casella di testo in fondo e, con la tastiera, digito: “Non preoccuparti, ecco fatto.” Allego lo screenshot con solo i messaggi di testo. Invio.
Mi siedo sui calcagni, divertito. La zoccola si sarà aspettata qualcosa come “no, sei troppo fregna, mi tengo la tua foto da porca per segarmi!” Una risatina mi sfugge dalle labbra al pensiero di lei che legge il mio messaggio e ci resta male.
Mi sollevo in piedi e mi abbasso le mutande con la mano libera, le dita si bagnano nel sudore che le impregna. Il cazzo si stende davanti al mio inguine, la cappella è scoperta per metà, carico per il testosterone provocato dal sollevare ghisa e dalle fighe che mi giravano attorno.
E, sì: anche dalla madre della mia ragazza tanto zoccola da mandarmi una foto nuda “per errore”.
«Non preoccuparti, adesso potrai tornare a riposo.» Strappo qualche quadrato di carta igienica, li appoggio sulla cappella e, con pochi movimenti del pollice sul display del Lumia, richiamo la penultima foto salvata.
Ilaria mi guarda da sopra la sua spalla, divertita. La tetta pende davanti con una grazia che mi fa dolere l’erezione. I fianchi sono stretti e la pelle sembra quella di una ventenne fotomodella, altroché una quarantenne pagata con le tasse dei contribuenti per starsene seduta in una classe circondata da adolescenti arrapati…
«Chissà se mandi per sbaglio le tue foto erotiche anche ai tuoi alunni, zoccola…» Loro si spareranno una sega dietro all’altra anche senza bisogno di uno scatto pensando a lei. Le borse sotto gli occhi non gli vengono perché stanno alzati fino a tarda notte per studiare. «Chissà se ti eccita l’idea che i ragazzi dall’altra parte della cattedra se lo menano dopo le tue lezioni…»
Muovo avanti e indietro la mano lungo l’asta, l’eccitazione mi freme sotto la pelle e il piacere scioglie ogni mio pensiero. Ilaria si inginocchia davanti a me e prende il cazzo in mano. “Adesso ti faccio scoprire se sono più brava io con la bocca o la mia bambina Iris.”
«Fammi vedere se una con il corpo da puttana perfetto come il tuo vale la pena di essere scopato o no…»
Sorrido all’idea che questa sera lo scoprirò diverse volte, anche se da solo…
