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Erotika
L'orale agli esami di maturità · Cap. 4
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Capitolo 4 di 5 17 min di lettura

La madre di Iris usa il vibratore della figlia

La vendetta di Ilaria si abbatte anche sui miei compagni, distrutti agli orali dalle domande impossibili della donna, prima ancora che su di me. Non mi resta che cedere e raggiungerla durante la pausa pranzo e soddisfarla... Mi tocca sacrificarmi per tutti.

William Kasanova
6 mesi fa · 1.3k letture · 2

Lunedì, 1° luglio

“In bocca al lupo con gli orali 😘
Dopo ci vediamo a casa tua, Will?”

Il messaggio di Iris riempie lo schermo del Lumia, mandato alle otto, mentre era alla sua scuola a Belluno. Si starà domandando ancora perché abbiamo iniziato a vederci, e scopare, a casa mia invece che nella sua? Come faccio a spiegarle che ho il terrore di incontrare ancora sua madre?

E mi toccherà sedermi davanti a Ilaria, tra poco, e cercare di rispondere alle domande più infami possibili che si possano porre durante un esame di maturità.

Sollevo lo sguardo dallo smartphone e lo sposto sull’ingresso della N. Sandrini, oltre la mezza dozzina di ragazzi in piedi o seduti sulle panche all’esterno. È dalle sette e mezza di questa mattina che sono nel cortile della scuola superiore in cui ho passato gli ultimi  cinque anni e, a parte entrare per un paio di pisciate, sono rimasto qui, in attesa del mio turno per la fase finale dei miei esami… e sembra che si stia tirando ancora per le lunghe.

Nicola si avvicina a me. Lui ha il turno dopo il mio, e non escludo che gli toccherà aspettare fino ad oggi pomeriggio. Si dev’essere fatto una mezza maratona nel piazzale, incapace di restare seduto. «Oh, William, ma oggi non ne vengono a una?»

Oltre le vetrate del piano terra della scuola non si muove nulla. Federico è stato convocato almeno mezz’ora fa, e da allora non si è più visto nessuno. Gli staranno chiedendo anche quello che insegnano in seconda elementare?

Nicola si passa il Samsung da una mano all’altra. Le macchie di sudore sulla scocca del telefono luccicano nel movimento. «Ho sentito che la stronza che hanno messo a capo dei professori è una rompicoglioni mica male…»

«Già,» annuisco. L’opinione a riguardo di Ilaria dei nostri compagni che sono usciti prima dall’orale era ben peggiore di “rompicoglioni”… e nessuno di loro si fotte la figlia e ha rifiutato le sue avance, facendosi urlare dietro minacce nella tromba delle scale di un condominio.

Mi passo i palmi delle mani sudate sui jeans dei pantaloni.  Sono due giorni che ho il cuore che batte all’impazzata all’idea di trovarmela davanti, e da questa mattina ho le viscere che hanno la stessa consistenza degli spaghetti stracotti.

Sospiro.

Nicola mi dà un colpo su un braccio e indica verso la scuola. «Federico, finalmente!»

Cazzo, adesso tocca davvero a me! Stringo il buco del culo prima di farmela addosso.

Il nostro compagno spinge la porta con tale violenza da farla quasi sbattere contro il fine corsa. «Vaffanculo… vaffanculo…»

Nicola si porta una mano davanti alla bocca. «Mi sa che non è andata bene…» Fa un cenno a Federico. «Allora?»

Federico ha le mani chiuse a pugno. Ruota la testa da una parte e dall’altra, come se cercasse qualcosa, o qualcuno, contro cui sputare. «Quella cagna della Vallarani!» Emette un ringhio. «Ho passato quattro mesi a studiare qualsiasi cosa nel programma di quest’anno, e quella carogna inizia a chiedere di spiegare concetti che non abbiamo mai fatto.» Fa una voce in falsetto e scuote la testa. «”Uno studente preparato come lei, Lorenzon, avrebbe dovuto approfondire gli argomenti, anche quelli non presenti nel programma scolastico.”» Fa una smorfia e questa volta sputa a terra per davvero. «Cagna!»

Una goccia di sudore scende lungo la fronte di Nicola. Se la terge con una mano. «Dai, Fede, sei il primo della classe, non può essere andato così male…»

I canini di Federico sono appuntiti come quelli di un predatore. «La Vallarani non faceva altro che scuotere la testa e controllare i fogli con i miei scritti sospirando.» Il suo fiato sibila nei denti. «Ha preso la mia tesina e ha detto: “questo sembra fatto da un alunno delle scuole primarie. Non mi sarei aspettato un lavoro così dozzinale da qualcuno che ha la media del nove.” Pure i nostri professori hanno provato a dire qualcosa, ma quella cagna li ha zittiti con lo sguardo.»

La gola mi duole tanto si stringe. Se il suo lavoro è insufficiente, il mio sarà imbarazzante come minimo.

Cazzo… avrei davvero dovuto accettare le avances di…

Una figura compare nell’ombra dell’atrio della N. Sandrini. È la bidella che, per tutta la mattina, è venuta a chiamare chi doveva presentarsi all’orale. Un brivido mi corre lungo la schiena: è il mio turno! Merda!

La donna raggiunge la porta, la apre e fa un passo all’esterno. Il suo viso sciatto sotto un caschetto di capelli biondi si muove passandoci in rassegna.

Quando chiamerà: “Kasanova William” mi verrà un infarto, lo so…

La bidella ha l’espressione di chi è rinchiuso in una scuola il primo di luglio al posto di essere in qualsiasi altro luogo sulla Terra. «I docenti hanno deciso di rimandare a dopo il pranzo gli altri colloqui…»

Nicola, accanto a me, solleva il suo telefono. Sullo schermo compare lui e una mora che lo bacia su una guancia. «Venti a mezzogiorno. La prendono comoda.»

«Già,» la voce di Federico è passata da tagliente a dolorante, «ti tengono dentro un’ora! Non hanno intenzione di saltare il pranzo.»

La donna lo fulmina con uno sguardo annoiato. «Quindi tornate per le due. Si riprende con l’ordine alfabetico.»

Quindi il primo, alle due, sono io…

«Andate a cagare,» Nicola sbuffa, «mi si è chiuso lo stomaco per la tensione.»

«Io vado direttamente a vomitare.» Federico alza una mano e ci saluta. «Con quella cagna, mi sa che ci rivediamo tutti l’anno prossimo ancora qui.»

Faccio una smorfia. «Ho paura anch’io…»

I ragazzi presenti si dirigono al cancello per sciamare sulla strada accanto al Piave, io non so dove andare. Casa mia è troppo lontana per andare e tornare in tempo con un pullman. E lo stomaco si è chiuso, non riuscirei a mangiare un solo…

Il Lumia vibra. Lo sfilo dalla tasca dei pantaloni e accendo il display. Dev’essere Iris che ha finito i suoi orali e mi avvisa che sono andati alla gran—

La notifica porta il nome di Ilaria. Il fiato si blocca. La stronza mi ha scritto? Cosa… cosa vuole?

Il pollice balza tra i numeri e inserisce il pin. Errato. Cazzo… Lo reinserisco. Questa volta va a buon fine.

Premo il tile di Whatsapp e apro la chat con la donna: “Ho torchiato e fatto soffrire il tuo amico per quaranta minuti solo per avere la pausa pranzo prima del tuo colloquio. Hai un’ultima occasione per discutere con me e non perdere l’anno scolastico. Spero di vederti a casa mia nei prossimi minuti.”

Stringo il telefono tra le dita fino a sentire dolore. Brutta stronza, non vuole proprio…

Un nuovo messaggio compare sotto il precedente.

“E tieni in considerazione che il tuo compagno Federico ha prodotto degli scritti migliori dei tuoi. Se rischia lui di saltare l’anno… Sai, se ti comportassi bene nelle prossime due ore, potrei anche riconsiderare gli esiti degli esami dei tuoi amici.”

Apro la bocca e inghiotto un respiro.

«Lurida zoccola…»

⁂

Il suono del campanello è attutito dalla porta dell’appartamento di Ilaria e Iris. E del padre di cui non ricordo mai il nome. Volto la testa a sinistra e a destra: non c’è nessuno lungo il corridoio, pieno solo di profumo di bistecca ben cotta e odore di soffritto. Non penso che qualcuno nel condominio sappia che la donna che abita oltre la porta davanti la quale sto stazionando è a capo dei professori che stanno conducendo i miei esami, ma è sempre meglio…

Prima di andare avanti…

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