Il cigolio di cardini che ormai riconosco geme accanto a me. La porta si apre per uno spiraglio e compare il volto di Ilaria. Un sorriso solleva le palpebre inferiori della professoressa.
«Hai fatto la scelta corretta, William.» La donna si sposta e apre la porta. «Vieni dentro.»
Entro nell’appartamento per la prima volta da settimane, da quando la stessa Ilaria mi aveva urlato contro nella tromba delle scale perché avevo voluto sgusciare via dalle sue avances. L’aria è appena velata da un profumo di fiori, come quello del docciaschiuma che riempie le mie narici quando possiedo Iris. Non c’è sentore di cibo. «Iris?» Mancherebbe solo essere scoperto da lei mentre mi scopo la madre zoccola.
Ilaria chiude la porta alle mie spalle. «La mia bambina è a Belluno, a festeggiare con le sue amiche la fine degli esami. Non tornerà prima di oggi pomeriggio.» Lo scrocco scatta nel buco dell’intelaiatura con un suono metallico simile ad una fucilata. La donna ha ancora la mano sulla maniglia e ha di nuovo quel sorriso da persona che ha il potere e ha intenzione di sfruttarlo nel peggiore dei modi. Indossa un accappatoio rosa. Lo stesso che usa Iris.
«Devo chiudere a chiave o hai intenzione di scappare?»
Il cuore mi batte in gola. Inspiro a fondo, riempio i polmoni ed espiro. Devi solo scopare una donna, William… quante te ne sei fatte negli ultimi due anni? Magari solo leccare la figa da cui è uscita la ragazza che ami e farla godere… Le spalle mi si abbassano, trattengo i muscoli delle labbra che stanno per fare una smorfia di disprezzo. Sarà roba di mezz’ora…
Fai godere questa zoccola, e hai gli esami salvi.
I tuoi e quelli dei tuoi compagni.
L’aria che scende nei miei polmoni è gravata da odore di fregna bagnata e… sì, quello acido della mia cappella che si sta eccitando. «No, andiamo…»
«Ottima scelta, William.» La donna afferra la cintura in spugna all’altezza della vita stretta e la tira: l’accappatoio si apre e lei se lo fa scivolare a terra con un’unica mossa.
La foto che mi aveva mandato “per sbaglio” non rende giustizia alla bellezza del corpo della professoressa: è magra, slanciata, la pancia piatta e sul petto pendono due grosse pere. Due grosse, succose pere. Devo fare forza su di me per non chiudere la distanza che ci separa, afferrare le due tette e stringerle.
La cappella scivola fuori dalla pelle e sfrega contro il tessuto delle mutande. Il mio stesso odore di arrapamento è asfissiante, sale a ondate dai miei pantaloni con la violenza del mare in tempesta.
«Ti piace, eh, William?» Lei ride alla mia espressione. «Hai lo stesso sguardo dei miei studenti che vorrebbero mettermi a novanta sulla cattedra e fottermi fino a farmi colare sborra da ogni cavità!»
L’immagine di lei scomposta su un letto dalle lenzuola stropicciate e un paio di angoli sollevati dal materasso, con seme che scivola dal suo buco del culo e dalla figa fino a formare una pozza tra le sue cosce, mi stordisce. Il viso è coperto da ragnatele di sperma e le tette sono bianche per il gran numero di scariche…
Una vampata di calore mi investe l’addome, il benessere che il precoito produce quando fuoriesce dal meato mi rende le gambe molli e la mia volontà vacilla.
Ma la donna è sempre la madre della ragazza che amo.
Lei prende la mano del ragazzo che sua figlia ama e mi trascina verso la camera da letto. La camera da letto di Iris!
«Dove…» Faccio resistenza, ma sono troppo stordito ed eccitato per riuscire a fermare – voler fermare – Ilaria. «Dove mi stai portando?»
Lei apre la porta della stanza della figlia. «Voglio che mi fai godere come fai godere la mia bambina: di conseguenza, ho deciso di ricreare ogni particolare di quando chiavate voi due, così che tu possa dare il meglio.» Si siede sul bordo del letto dove ho fatto sesso decine di volte e si sdraia. Mi fa l’occhiolino. «Ho fatto la doccia con il suo sapone, così da rendere tutto ancora più coerente.»
Apre le cosce, la figa si mostra in tutta la sua interezza. Ha grandi labbra marroncine che restano aperte, e piccole labbra rosse bagnate di eccitazione che sporgono. Il foro dell’utero – da dove è uscita Iris, ricordalo, William, è quello che ti ha fatto eliminare Ilaria dal tuo harem onirico – è visibile. Repulsione e desiderio si scontrano nel mio petto.
La donna si sporge verso il cassetto del comodino, lo apre e infila dentro una mano. Senza guardare, sposta un paio di album di manga e tra le dita le compare il vibratore rosso di Iris. Lo solleva tra noi, lo contempla come se fosse un oggetto magico, o sacro. Sorride. «Lo usate mentre chiavate, vero? Lo trovo sempre spostato dopo che avete consumato.»
Lei sorride alla mia espressione sconvolta. «Mi piace usarlo pensando a mia figlia che gode, con te sopra che stringi, muovi il tuo cazzo dentro di lei,» una mano di Ilaria si appoggia sul suo inguine e si accarezza le piccole labbra, «la chiami “troia” e le vieni den…» La donna sospira, chiude gli occhi e lecca la punta del vibratore.
Lancio un’occhiata alla libreria al lato del letto per controllare che non ci siano obiettivi: non mi meraviglierei se la donna ci avesse filmati mentre scopavamo e poi si ditalinasse, o usasse il vibratore, visionando sua figlia venire posseduta dal sottoscritto…
L’imbocco della sua vagina si apre ed esce una goccia di trasudo, che scoppia e si deposita sopra la commensura inferiore.
Mai, quando facevo sesso con Iris, l’odore di fregna ha colmato questa stanza da essere stomachevole…
Ilaria apre gli occhi e mi fissa. Allontana la punta bagnata del sex-toy dalle labbra e interrompe il suo lavoro di mano tra le sue cosce. «Allora, hai intenzione di guardarmi chiavare da sola?»
Mi scuoto dallo straniamento che mi ha colpito. «No…» Mi inginocchio tra le sue cosce.
«Fammi godere come fai godere la mia bambina.»
I capelli della nuca mi si drizzano. Sta succedendo davvero… Il cuore mi batte nelle orecchie e le viscere mi si squagliano più di quando ho creduto che la bidella fosse arrivata a chiamare il mio nome per l’orale, venti minuti fa.
L’orale lo sto facendo davvero, ma non quello che era in programma oggi…
Bacio una coscia di Ilaria, parto da metà e mi dirigo verso l’inguine. La pelle è liscia, i muscoli sodi. Deve fare parecchia palestra, o correre per lunghi tratti, o non avrebbe un paio di chiappe così sode. L’afrore di fregna bagnata si mescola a quello di cazzo eccitato che sale dai miei pantaloni, mi soffoca e, al tempo stesso, mi arrapa ancora di più. Respiro feromoni al posto dell’ossigeno.
Arrivo all’inguine, mi fermo e passo all’altra coscia. L’accarezzo con un tocco delicato. La donna emette un gemito e un’altra goccia di desiderio apre l’ingresso della sua vagina, scivolando sulla commensura. Le chiappe della zoccola si irrigidiscono e le gambe tremano.
«Ah, William…» Ilaria respira tra i denti. «Non essere silenzioso, parlami. Eccitami.»
La fisso in faccia da sopra il ciuffo di peli biondi sul monte di Venere. «Ti piace, zoccola, eh?» Appoggio due dita sull’ingresso della vagina bagnata. Spingo e la penetro con le falangi. «Il meglio deve ancora venire.»
Lei apre la bocca, inspira a fondo. «Sì, chiavami!»
Entro per tutta la lunghezza di medio e indice, esco, lei è bagnata e calda. La sua figa non preme come quella di Iris, c’è meno resistenza. Sarà stato il cazzo del marito ad allargarla… o negli ultimi anni sono stati altri uomini? Magari suoi studenti?
