«Accidenti, sorellina, ma questi sono dei francobolli legati ad un filo interdentale! Sarebbe proprio molto intrigante vederti questa roba addosso! Se non fossi mia sorella…»
Lo guardo con aria sorpresa, ma sorrido compiaciuta per il suo complimento e, una volta sistemate le mie cose, lui mi chiede se voglio andare a cena fuori, ma io gli dico che preferisco restare in casa, magari ordinando due pizze, per non farlo mettere ai fornelli. Passiamo la serata a parlare della mia situazione e lui mi assicura che il mio lavoro in "smart working" per un’azienda che, guarda caso, ha la sede proprio in questa città, non è per niente compromesso, in quanto la connessione Wi-Fi da casa, è talmente potente che non avrò nessuna difficoltà a lavorare. Inoltre, lui parte la mattina per tornare sempre nel tardo pomeriggio, quindi posso godere di tutta la pace e tranquillità desiderabili. Incomincia così per me un periodo veramente sereno e, per tre settimane, la vita scorre tranquillamente. Poi, improvvisamente, in alcune mattine quando mi alzo, avverto nausea e, se in un primo momento non vi presto particolare attenzione, una mattina mi porta a vomitare. Stupita della cosa, cerco di analizzare il motivo di questo disturbo e di colpo, dentro di me, si concretizza l’ipotesi che potrei esser incinta. Mi reco presso la più vicina farmacia e, dopo avere acquistato un test rapido di gravidanza, scopro che sono realmente incinta. Sono sconvolta. Resto seduta sul divano con il test in mano ed è così che mio fratello mi trova quando ritorna, e subito si preoccupa per me.
«Silvia che succede? Ti senti male? C’è qualche problema?»
Lo guardo, gli mostro il test di gravidanza e gli dico che, in maniera inequivocabile, si tratta di un figlio di Gianluca.
«Stai calma, anche se gli hai già inviato le carte per il divorzio, non sei obbligata a dirgli che porti in grembo un figlio suo. Quel grandissimo idiota non si merita questo piacere e, soprattutto, l’unica cosa che veramente conta è il fatto che tu ora devi decidere su due possibili alternative: o lo tieni o abortisci.»
«Di abortire non se ne parla nemmeno: sono sempre stata contraria.»
Così ho deciso di portare avanti la gravidanza. Problemi economici non ne avevo, e lavorando in smart working la cosa era ancora più semplice. Luca si è detto subito disponibile ad aiutarmi in tutto e per tutto. Grazie alle sue conoscenze, riuscì ad ottenere il contatto di una brava ginecologa, che subito iniziò a prendersi cura di me. Dopo qualche piccolo problema iniziale, le cose hanno cominciato ad andare per il verso giusto; poi arrivò l’estate ed io entrai nel quarto mese. Iniziava a far molto caldo e subito Luca mi mise a disposizione un piccolo climatizzatore, che, in qualche modo, mi aiutava a sopportare la calura. La sera, dopo la doccia, mi sedevo sul divano cercando un po’ di fresco. Luca si metteva anche lui seduto accanto a me, indossando solo dei pantaloncini e mostrando il suo fisico snello e asciutto e non potevo far a meno di notare che era attratto dai miei seni. Fra noi si era creata una specie di complicità e lui parlava con me, informandosi di tutto ciò che succedeva al mio corpo e si mostrava particolarmente affascinato dal fatto che si stava trasformando divenendo ancor più bello.
«Stai diventando ogni giorno più bella. Le tue forme ora sono più attraenti e morbide e, poi, il tuo seno è qualcosa di veramente spettacolare.»
Quando cominciò ad accarezzarmi il seno, lo interpretai come un momento di curiosità e non vi diedi importanza. Fu un bel momento di intimità fra di noi e, soddisfatta, andai a dormire. Continuava a far caldo ed io cominciavo a non sopportare più i vestiti, così indossavo cose sempre più larghe e leggere. Luca non perdeva occasioni di accoccolarsi vicino a me ed era sempre più affascinato dal mio seno che si stava gonfiando, tanto che, dopo averlo accarezzato, mi scostò la camicetta e mi chiese se poteva succhiarne il latte.
«Sei un pazzo, fratellone! È ancora troppo presto per veder sgorgare del latte dai capezzoli.»
Lui mi sorrise, poi portò lo stesso le labbra sul capezzolo e, a sentire le sue labbra che lo succhiavano, dopo un po’ mi resi conto che mi stavo eccitando. Lo scostai delicatamente e mi ritirai in camera mia, dove, sdraiata sul letto, mi resi veramente conto di quanto mi avesse eccitato quel contatto e, dentro di me, ero confusa ma, nello stesso tempo, attratta da lui. Un pomeriggio ero in camera mia, mi ero spogliata per mettermi la crema contro le smagliature ed ebbi modo di osservarmi bene. Il mio corpo era cambiato, era più florido, anche se non ero ingrassata: la pancia era cresciuta, ma era alta e rotonda, i seni si erano ingrossati ed i capezzoli, con le relative areole, si erano scuriti. Mi sentii gratificata nel vedere la mia immagine riflessa nello specchio. Ad un tratto entra Luca, io mi girai verso di lui ancora nuda e, senza dir nulla, guardavo il suo viso, mentre i suoi occhi mi fissavano molto intensamente.
«Accidenti, Silvia, come sei bella!»
Il suo complimento mi fece molto piacere. Mi girai volgendogli le spalle, perché avvertivo un certo imbarazzo, ma, dentro di me, sentivo una strana eccitazione nel mostrarmi nuda a lui.
«Devo vestirmi.»
Lui mi chiese di non farlo, continuando a farmi i complimenti, dicendomi che ero molto bella ed era un peccato se avessi coperto qualcosa di così bello. Mi prese la mano, mi fece sedere sul bordo del letto, restando seduto accanto a me. Continuando ad ammirare il mio corpo, prese ad accarezzare la mia pancia gonfia e, stranamente, l’imbarazzo che c’era fra noi, in qualche modo, era sfumato. Le sue carezze mi stavano eccitando e, quando la sua bocca si posò su un capezzolo, sentii che non ero più in grado di resistere al desiderio di godere con lui.
«Luca fermati, altrimenti non riesco più a controllarmi.»
Lui mi ha sorriso e, guardandomi dritto negli occhi, ha detto che non c’era nessun motivo di controllarsi, perché, essendo mio fratello, voleva solo il mio bene e, se avessi colto quel piacere, ne avrei ricavato qualcosa che di più bello proprio non c'era. Intanto non accennava a smettere con le carezze e bacetti, soprattutto sui capezzoli che erano diventati turgidi, mentre il mio respiro cominciava a diventare affannoso. Ad un tratto si è inginocchiato fra le mie gambe e, mentre cercavo di capire che intenzioni avesse, ho sentito la sua lingua leccarmi l’interno delle cosce. Cercavo di opporre ancora una parvenza di resistenza, ma quando la punta della sua lingua prese a roteare intorno al clitoride, mi son lasciata andare perché il piacere che stavo provando è arrivato con una scossa dritto al cervello. Stimolata efficacemente da quella lingua, mentre la bocca succhiava con forza il mio clitoride, improvvisamente sono esplosa in un orgasmo che mi ha fatto tremare tutta, dalla testa ai piedi. Lui è rimasto inginocchiato fra le mie cosce, a leccare e succhiare quel nettare che sgorgava dalla mia ostrica e, ad un tratto, si è alzato in piedi ed ho potuto constatare che si era abbassato i pantaloncini e subito, davanti alla mia faccia, è apparsa una splendida verga. Non tanto lunga, ma certamente grossa, con una cappella un po’ piccola e due palle che sembravano esser piene di nettare prelibato. Senza nessuna esitazione l'ho impugnata e l’ho portata alle mie labbra, dove con la punta della lingua ho preso a lambire quella splendida cappella e, poi, ho proseguito, scivolando giù, lungo l’asta, facendolo gemere di piacere.
