Capitolo 4 - Ho scopato mia sorella. Seconda parte
Ora i rapporti diventano bollenti e complici .
2 ore fa
Mi è saltato il cuore in gola. Ho avuto un’erezione così forte che pensavo mi potesse bucare i pantaloni. Inutile dire che, da quel momento, non son riuscito più a concentrarmi sul lavoro. Appena finito di lavorare, sono andato a casa e, dopo aver fatto una bella doccia, mi son vestito e, alle 18,30, ero davanti al suo portone. Il cuore batteva a mille, mi sembrava di esser un ragazzino al primo appuntamento. Quando ha aperto la porta, son rimasto senza parole. Indossava un tubino elasticizzato nero, che le arrivava solo a metà coscia, calze nere, scarpe décolleté con tacco alto. Lei mi ha salutato con un sorriso, poi sono entrato ed ha chiuso la porta. Si è incamminata davanti a me, per andare verso la cucina, ma io l’ho afferrata per un braccio, lei si è fermata, restando immobile. L’ho abbracciata da dietro ed ho iniziato a baciarle il collo e, come pensavo, si è lasciata completamente andare, girandosi ed incollando le sue labbra alle mie. Le nostre lingue si sono intrecciate in un bacio carico di passione e molto sensuale. Lei ha abbassato le mani e, senza alcun indugio, mi ha slacciato i pantaloni, mentre io ho abbassato la parte di sopra del vestito ed ho scoperto il suo splendido seno dai capezzoli tesi, duri, che subito sono stati subito preda ambita delle mie labbra. Ho preso a succhiare quei capezzoli, a morderli, mentre la stringevo a me; intanto lei ha infilato le mani dentro le mie mutande ed ha afferrato il mio membro già duro come pietra. Poi, per un attimo, ci siamo staccati e, senza dir nulla, le ho abbassato il vestito fino ai piedi e lei è rimasta immobile davanti a me, con indosso solo un perizoma nero, i tacchi alti e le autoreggenti nere. Lei si è abbassata davanti a me, mi ha fatto sfilare i pantaloni, poi ha preso il cazzo in mano, iniziando a segarlo dolcemente, fino a muovere la mano con maggiore intensità, per poi iniziare un lavoro di bocca ottimale. Leccava tutta l’asta durissima, soffermandosi a succhiare la mia cappella pulsante. Poi, lentamente ha iniziato ad inghiottire completamente il mio bastone, fino alla radice. Era sublime il gioco della sua lingua lungo all’asta, che veniva stimolata ad ogni affondo nella sua bocca. Ero troppo eccitato e stavo per venire, ma ancora non volevo. Lei invece era di tutt’altro avviso e, nonostante, ho cercato di fermarla, ha aumentato il ritmo della suzione, accentrando ancor di più la sua intensa attività sulla punta.
Poi, per un attimo, se l’è sfilato di bocca, ha sollevato lo sguardo ed i suoi occhi sembravano implorarmi:
«Vieni, non trattenerti! Voglio bere tutta la tua crema! Ti prego, riempimi la bocca! Lo desidero da una vita!»
Impossibile resistere. Ha ripreso a succhiarmi con tale intensità che, ad un tratto, ho sentito una scarica di piacere partire dal cervello e riversarsi nella sua bocca. Ho preso a gemere ed inondare la sua cavità orale con un’ingente quantità di crema calda, che lei ha raccolto tutto in bocca. Ha leccato, succhiato, fino all’ultima stilla e poi ha spalancato la bocca, per farmi vedere che l’aveva raccolta tutta. Ha deglutito, poi, con occhi che brillavano di gioia, ha riaperto la bocca e mi ha sorriso.
«Buonissima! L’aperitivo più buono che abbia mai assaporato prima di cena!»
Io l’ho guardata con occhi carichi di desiderio, avevo voglia di bere anch’io alla sua fonte e così, presala per mano, ci siamo seduti sul divano e mi son inginocchiato fra le sue cosce; mi son trovato davanti la sua splendida ostrica lucida e profumata. Ho iniziato a leccarla, succhiando e raccogliendo con la lingua tutto quel nettare prelibato, che da essa sgorgava. La leccavo sempre più profondamente e intensamente, mentre lei avvinghiava la mia testa con le sue cosce sinuose, che ha bloccato nel preciso istante in cui ha avuto il suo primo orgasmo.
«Ancora, ti prego! Ancora un attimo e vengo! Antonio, mi fai venire?! Vengo! Amore mio, vengo!»
Un’ondata di piacere dolcissimo si è riversata nella mia bocca ed io l’ho leccata, gustata senza perderne nemmeno una goccia. La volevo, il mio desiderio era arrivato alle stelle, ma lei, dopo aver goduto ed afferrata la testa con entrambe le mani, mi ha trascinato su di sé. Sentivo la punta del mio cazzo strusciare sulle labbra della sua fica e stavo per affondare dentro di lei, quando, dopo avermi baciato, mi ha guardato dritto negli occhi e mi ha stravolto.
«Ti voglio, ma, adesso, ceniamo. Voglio gustarmi questo particolare momento con te, senza fretta: voglio esser tua, come non lo sono mai stata in vita mia.»
Con uno sforzo sovrumano, ho evitato di infilare il mio membro dentro di lei e, completamente nudi, ci siamo seduti a tavola. Aveva cucinato cose buonissime e le abbiamo consumate seguendo un rituale davvero strano.
Lei, dopo aver messo in tavola i piatti preparati con tanto amore, si è seduta sulle mie ginocchia e le sue splendide chiappe, tenevano in caldo il mio membro sempre duro. Ci siamo imboccati a vicenda, giocando e continuando ad eccitarci ancor di più, fin quando è stato possibile resistere; poi lei si è alzata, mi ha preso per mano e mi ha portato in camera da letto. Appena distesa sul letto, ha aperto le sue cosce ed ha allungato le braccia, invitandomi a possederla.
«Prendimi, ti voglio! Voglio sentirti dentro di me, tutto, fino in fondo! Ti ho desiderato per tanto tempo. Adesso ti voglio, tutto dentro. Prendimi, fammi tua!»
Mi son avvicinato a lei con il cazzo duro come un paletto di ferro e, impugnatolo, mi son inginocchiato fra le sue cosce ed ho fatto scorrere, ripetutamente, la punta lungo lo spacco della sua fica, facendola gemere ancora un po’. Ha allungato le braccia e mi ha implorato di penetrarla con forza.
«Mettimelo dentro! Mettilo dentro che non resisto più! Prendimi! Sfondami, tutta!»
Con un colpo di reni sono scivolato tutto dentro di lei, facendola letteralmente impazzire di piacere.
«Oh sì, finalmente! Finalmente! Lo sento tutto dentro di me! Bellissimo! Gioia mia, sfondami tutta! Fammi tua, fammi godere!»
Sentivo il mio membro scivolare lungo le pareti della sua vagina e sembrava di immergerlo in una fucina, per quanto era bollente. Il piacere che stavo provando era indescrivibile. La pompavo sempre più forte e profondamente, mentre lei mi avvinghiava i fianchi con le sue cosce, muovendo il bacino in perfetta sintonia con me. Spingeva il suo corpo verso l’alto, per venire incontro al mio membro ad ogni affondo. Ho aumentato un po' il ritmo e, ad un tratto, con un gemito lungo e profondo, si è lasciata andare in un orgasmo che ha stimolato una infinita quantità di contrazioni della sua vagina, che sembrava mungere il mio cazzo. Stretto in quella morsa bollente, nonostante avessi già sborrato, è esploso prepotente il mio orgasmo nei miei lombi e così ho iniziato a rilasciare una colata infinita di sperma, innaffiando completamente l’utero di mia sorella. Mentre le riversavo dentro tutto il mio piacere, per un attimo, ho provato ad uscire, ma lei ha serrato le sue gambe dietro di me, costringendomi a restare là dov'ero, dicendo semplicemente che era protetta. Siamo rimasti immobili, abbracciati stretti l’un l’altro, sfiniti dal piacere provato. Poi, son scivolato di lato e lei è rimasta per un lungo istante a cosce aperte; in quel momento ho potuto ammirare la sua fica slabbrata, gonfia e tumefatta dai colpi ricevuti, da cui sgorgava una densa quantità di crema bianca. Eravamo senza fiato, ma, nello stesso tempo, i nostri occhi brillavano di gioia; lei si è stretta a me e, dopo aver appoggiato la sua testa sul mio petto, la sua voce ha risuonato nel silenzio della stanza.
«Grazie. È stata la cosa più bella del mondo! Erano anni che lo volevo, lo desideravo con tutta me stessa e, nello stesso tempo, avevo paura di chiedertelo. Temevo che potessi rifiutarmi e questo, per tanto tempo, mi ha bloccato. Però, la notte di Capodanno, quando ci siamo baciati, quando ho sentito la tua poderosa erezione premere contro di me, ho capito che anche tu mi volevi e questo è stato il momento più difficile. Ero combattuta, perché voglio bene a tua moglie Claudia e sono innamorata di mio marito; e quello che desideravo rappresentava un vero e proprio tradimento nei loro confronti. Non so come ti senti tu adesso, ma io, non ti chiederò altri momenti come questo: voglio solo che questa notte possiamo trascorrerla io e te come uomo e donna, che hanno il forte desiderio di appagare il loro piacere.»
Le ho sollevato il viso, i suoi occhi brillavano e l’ho baciata intensamente, dicendole che anche per me era la stessa cosa. Avevo avuto gli stessi suoi dubbi ed ero consapevole che questa non poteva essere una storia che poteva protrarsi nel tempo. In ogni caso, questa notte avrei potuto trattenerla tra le braccia il più a lungo possibile. Lei è rimasta un po’ in silenzio, mentre la sua mano ha ripreso ad accarezzare il mio cazzo, poi si è abbassata e lo ha rimesso in bocca. Mentre me lo succhiava, l’ho spinta di lato ed ho infilato la testa fra le sue cosce; mi son tuffato a leccare la sua fica, che ancora grondava del mio piacere. Era un cocktail incredibile, tra il mio sperma ed i suoi umori; avvertivo qualcosa di sconvolgente, che mi ha fatto di nuovo tornar duro e lei, quando se ne è resa conto, si è sollevata e girata verso di me. Mi ha guardato e, con un tono che non ammetteva repliche, mi ha fatto una richiesta quanto mai insolita.
«Prendimi anche il culo. Piero non l’ha mai fatto e non me lo ha neanche mai chiesto, quindi voglio che sia tu a profanarlo. Lui ha avuto la mia verginità, a te voglio regalare quest’altra. E devi entrar duro, devi farmi male, voglio che mi bruci per giorni, perché voglio rendere indimenticabile questa notte con te»
L’ho guardata un po’ incredulo, ma lei, senza aggiungere altro, si è inginocchiata e, dopo aver appoggiato il viso sul materasso, con entrambe le mani si è dilatate le chiappe e mi ha offerto il suo forellino ancora inviolato. Ho spennellato un po’ la punta sugli umori che ancora sgorgavano dalla sua fica, così da poterlo lubrificare per bene, poi ho appoggiato la punta su quel buchetto grinzoso e, lentamente, ho iniziato a spingere. La sentivo gemere di dolore e, quindi, ho cercato di rallentare, ma lei, con un tono imperioso, mi ha ordinato di spingere con più forza.
«Perché esiti? Ti ho detto di spaccarmi il culo! Mi devi far male! Lo voglio tutto dentro! Dai, sfondami il culo con un colpo solo!»
L’ho afferrata per i fianchi e, con una spinta decisa, sono entrato dentro inesorabilmente. Ha inarcato la schiena, ha emesso un lungo gemito di dolore, mordendo il cuscino. Le sue mani battevano i pugni sul materasso ed io son rimasto immobile, tutto piantato dentro di lei. Poi mi ha implorato di muovermi, di scoparle il culo con forza e di riempirglielo ancora della mia crema. Ho fatto quanto mi ha chiesto e, allungata una mano, ho cercato di masturbarla. Gemeva di dolore, ma l’azione combinata della mia mano, ha, in qualche modo, alleviato il fastidio di quella dolorosa inculata. L’ho scopata a lungo e, ad un tratto, ho sentito il piacere arrivarmi fino alla punta del cazzo ed esplodere dentro di lei. Le ho riversato in culo quel po’ di sperma che era rimasto nelle mie palle e poi, quando mi son sfilato, ho visto quella voragine arrossata e oltremodo dilatata. Lei ha girato il viso e, seppur con ancora le lacrime agli occhi, mi ha sorriso soddisfatta. Siamo andati a lavarci e poi, abbracciati, ci siamo sdraiati nel letto e ci siamo addormentati. All’alba, lei mi ha svegliato succhiandomi cazzo fin quando non le ho riversato in gola un po’ di crema. Poi, ognuno di noi, è andato al lavoro e la sera ci siam ritrovati a casa mia, dove, per l’ennesima volta lei è stata mia.
Per i giorni in cui è stato assente Piero, lei ha dormito sempre con me ed io con lei. Una volta rientrati i nostri rispettivi coniugi, abbiamo cercato di riprendere la nostra vita di tutti i giorni, consapevoli del fatto che le persone con cui eravamo sposate, non meritavano di esser tradite da noi, quasi a pugnalarle alle spalle. Questa estate però, Piero ha espresso il desiderio di andare in vacanza insieme, tutti e quattro, in Corsica, perché aveva sentito dire che vi son tante spiagge nudiste. Quando lo ha detto, io ho dato un’occhiata a Luciana, che ha sorriso e, guardando Claudia, ha cercato di vedere la sua reazione, che non è tardata.
«Scusa, Piero, ma perché vuoi andare in una spiaggia nudista? Hai forse in mente qualche giochino particolare?»
Lui ha sorriso e mi ha guardato, cercando la mia spalla complice, che naturalmente è subito arrivata.
«E perché no! Sarebbe bello metter un po’ di pepe nelle nostre unioni.»
Claudia ha sorriso e, guardando Luciana, ha detto che eravamo matti a pensare che avrebbero potuto spogliarsi nude, ma che era comunque curiosa di vedere se a noi fosse stato bene se esse avessero deciso di mettersi in mostra.
Piero ha fatto un cenno del capo, quasi ad asserire che andava bene, così siamo scoppiati tutti in una bella risata. Speriamo arrivi presto l’estate.
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