Fratello e sorella

Capitolo 3 - Ho scopato mia sorella. Prima parte

Un desiderio a ungo represso emerge sempre piu spesso.

P
pennabianca

1 ora fa

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Mi chiamo Antonio ho 47 anni, sono di media statura con i capelli un po’ brizzolati, gli occhi scuri, il fisico abbastanza normale e son sposato da 27 anni con Claudia che ha la mia stessa età. Abbiamo una figlia di 25 anni, che, di recente, è andata a convivere con un bravo ragazzo e stanno accarezzando l’idea di acquistare una casa, perché vogliono sposarsi. Claudia è una bella donna, allegra e simpatica, bionda, con i capelli a caschetto, un bel seno, un discreto culo ben sordo e tondo. Tra di noi l’intesa è abbastanza buona, anche sul piano sessuale, perché ad entrambi piace scopar bene e con calma. Ho una discreta dotazione, forse un po’ più fuori norma in fatto di circonferenza e a mia moglie piace molto concludere una bella scopata con una copiosa bevuta del mio seme. Non ho più i genitori da diversi anni e l’unico altro componente della mia famiglia è mia sorella Luciana. Lei è di due anni più giovane di me ed è sposata con Piero da 25 anni. Da ragazzo, son sempre stato attratto da mia sorella, ma penso che, nell'adolescenza, fosse una cosa abbastanza quasi normale, poi, però, la cosa fu superata non appena ebbi la prima relazione con una donna. Inoltre lei, dopo che si è sposata con Piero, per oltre 15 anni è vissuta in un’altra città. Ha un figlio maschio, di 23 anni, che studia all’università in un’altra città. Da quando son tornati nella nostra città, i rapporti tra di noi sono tornati ad esser più assidui e, poiché Claudia si trova molto a suo agio con Luciana, spesso e volentieri le due donne escono insieme e anche con mio cognato ho un buon rapporto. Aggiungo solo che Luciana, oggi, ha 45 anni, è una bella donna, mora, capelli ricci, occhi verdi, come quelli di mamma, sempre ben truccata, una terza di seno ancora molto soda e prominente, con due capezzoli lunghi e duri che si notano benissimo in estate, quando non indossa reggiseno. Ha cosce lunghe e sensuali, che sa muovere con una naturale sensualità ed una classe disarmante, nel portare tacchi alti, di cui è una vera fanatica. In occasione delle feste natalizie, quest’anno ci siamo ritrovati noi quattro al pranzo di Natale. Eravamo a casa nostra e, tra una portata e l’altra, i discorsi sono caduti sulla nostra infanzia, e, poi, è magicamente comparso anche l’album delle foto di famiglia. Rivederla da giovane e anche riveder me, con tanti anni di meno, ha risvegliato in me uno strano desiderio nei suoi confronti. C’è stato addirittura un momento in cui, mentre eravamo soli, per un attimo, ci siam guardati negli occhi, mentre lei teneva in mano una foto, dove era diciassettenne in costume da bagno. Già da allora, la sua bellezza era conturbante ed io ancora ricordo che, a quell’epoca, continuavo a farmi delle seghe mostruose in onore della sua conturbante bellezza. Ci siam guardati un attimo negli occhi, perché, all’epoca, dormivamo ancora insieme. Solo l’anno dopo, i nostri trovarono un appartamento dove ognuno di noi aveva la propria camera da letto, e, ricordo che, più di una volta, di notte, mentre mi masturbavo, sentivo lei che nel suo letto, faceva la stessa identica cosa. Sentirla gemere di fianco a me, mi eccitava così tanto che, quando venivo, a volte, non riuscivo a trattenere i gemiti di piacere e lei, quasi a volermi ringraziare, nell’attimo in cui arrivava all’apice del piacere, gemeva rendendomi complice del suo godimento.
Per un lungo istante, ci siamo guardati e ognuno di noi due ha ricordato quei momenti particolari. Qualche giorno dopo, in occasione del Capodanno, ci siam ritrovati tutti e quattro in un ristorante, dove, adiacente alla sala da pranzo, c’era una sala da ballo. Per tutta la serata abbiamo ballato insieme, noi quattro, a volte scambiandoci anche di coppia. Luciana indossava un meraviglioso vestito rosso, abbastanza corto, che modellava il suo splendido corpo ed evidenziava il suo incantevole seno. Poco dopo la mezzanotte, mentre stavamo ballando, ed eravamo nella zona più lontana della sala, dove non era possibile esser visti dal nostro tavolo e, quindi dai nostri partner, c’è stato un attimo, un momento in cui ci siamo fermati e guardati negli occhi e, senza che nessuno di noi due pronunciasse la benché minima parola, improvvisamente le nostre bocche si sono unite. È stato un bacio incredibile. C’era passione, erotismo e, soprattutto, amore. Ho sentito il suo corpo schiacciarsi contro il mio ed il suo ventre premere con forza contro il mio cazzo, ormai così duro che quasi mi faceva male. Non so per quanto tempo ci siamo baciati e le nostre lingue hanno giocato insieme, ma ricordo che, ad un tratto, quando ci siamo staccati, la canzone che stavamo ballando era finita e ne era già iniziata un’altra. Nessuno di noi due ha detto nulla, ci siamo solo guardati negli occhi, poi, a testa bassa, siam tornati al nostro tavolo. Abbiamo ballato ancora, insieme ai nostri partner e, quando siamo usciti per tornare a casa, faceva molto freddo e, poiché eravamo con la mia auto, Piero è salito davanti accanto a me, mentre Claudia si è seduta dietro di me con a lato Luciana. Forse per la stanchezza o per il fatto che avevamo anche bevuto abbastanza, i nostri partner si sono assopiti, mentre lei continuava a guardarmi attraverso lo specchietto. Ho leggermente modificato la posizione dello specchietto, quando mi sono accorto che lei si è spostata leggermente verso il centro del sedile e, dopo aver sbottonato il suo cappotto, mentre teneva i lembi con le mani appoggiate sulle ginocchia, mi ha guardato attraverso lo specchietto: mi ha sorriso e, lentamente, ha divaricato le gambe. Ho visto il nero delle autoreggenti, il bianco delle sue cosce e, infine, un triangolo di peli neri: si era tolto l’intimo, prima di uscire. Mi ha mostrato la sua fica, in tutto il suo splendore e, con le luci della notte, ho potuto intravedere anche un po’ del rosa della sua carne, delle sue labbra vaginali, sicuramente bagnate. Ho avuto un’erezione mostruosa fino a provar dolore da quanto ce l'avevo duro. Giunti alle nostre abitazioni, lei è scesa dopo aver richiuso il cappotto e la cosa è finita lì. Per alcuni giorni non abbiamo parlato di niente, non ho più avuto neanche modo di vederla. Poi una mattina, mentre ero al lavoro, ad un tratto è suonato il telefono: era Luciana.
«Ciao, fratellone! Come stai?»
Sono rimasto un attimo sorpreso, perché non mi aveva mai chiamato al lavoro. Le ho chiesto per quale motivo mi avesse cercato e lei è rimasta un attimo in silenzio; poi, ha detto semplicemente che aveva voglia sentire la mia voce. Non ha aggiunto altro, mi ha augurato buon lavoro ed ha chiuso la chiamata. Ero rimasto alquanto sorpreso da questo suo comportamento non in linea al solito. Per tutto il giorno non ho fatto altro che pensare a quella telefonata. Quando sono uscito dal lavoro, senza neanche rendermene conto, con la mia auto mi son trovato fermo ad un semaforo. Ero assorto nei miei pensieri e, quando è scattato il verde, il clacson delle auto dietro mi ha fatto ritornare alla realtà, facendomi constatare che se avessi svoltato a destra, sarei entrato nel viale che conduce a casa di mia sorella. Senza nessuna esitazione l’ho percorso e mi son fermato davanti all’ingresso del suo stabile. Senza nessun motivo apparente, ho suonato al campanello e lei, dopo aver preso atto che ero io, mi ha aperto. Son salito e sono entrato nel suo appartamento. Era sola e, per un attimo, si è mostrata sorpresa di vedermi.
«Antonio, che succede? Come mai sei qui?»
Mentre mi rivolgeva queste domande, le ho dato un’occhiata ed ho appurato che, come sempre, era bellissima, ben truccata con il suo rossetto che evidenziava le sue splendide labbra e con indosso un abbigliamento alquanto seducente, pur trovandosi in casa sua. Indossava una gonna abbastanza corta con una camicetta bianca, sotto cui si intravedeva il reggiseno che modellava il suo splendido seno. Doveva esser molto sottile, perché si evidenziavano anche capezzoli duri. Ai piedi, le sue immancabili scarpe con il tacco alto, che le inarcavano il culo, rendendolo ancor più desiderabile. Per un attimo son rimasto come imbambolato, non sapevo cosa risponderle ed ho abbassato il capo, farfugliando una scusa.
«Ero in zona ed avevo voglia di vederti. Me lo faresti un caffè?»

Lei ha sorriso e, insieme, siamo entrati in cucina. La guardavo mentre preparava il caffè e, seduto su di una sedia, mi son eccitato ed ho cercato di nascondere la mia erezione, che si faceva sempre più evidente. Ha fatto il caffè, poi si è chinata verso di me nel porgermi la tazzina ed ho avuto la sensazione che avesse slacciato ancor di più i bottoni della sua camicetta, perché ho potuto intravedere il solco delle sue stupende tette. È stato un attimo in cui lei è rimasta immobile, poi, i nostri occhi si sono incrociati, senza che nessuno di noi due pronunciasse una sola parola. Ho bevuto il caffè e lei si è seduta sulla sedia di lato, rivolta verso di me e accavallando le gambe molto lentamente, con la sua congeniale sensualità. Il mio membro era in piena erezione e non sapevo più come nasconderla. Abbiamo parlato di cose futili e son sicuro che lei si è accorta della mia erezione: era chiaro che fingeva di non averla vista, ma, più di una volta, ho visto i suoi occhi indugiare sul mio pacco. Sembrava che ognuno di noi due avesse voglia di dire o chiedere qualcosa all’altro, ma, per uno strano motivo, nessuno ha detto nulla così mi son alzato e mi son diretto verso la porta. Prima di uscire, lei mi ha preso per un braccio, io mi son girato e le nostre facce erano vicinissime; per un attimo ho pensato che ci saremmo baciati di nuovo, invece mi ha guardato e, con una voce calda e dolce mi ha ringraziato per esser andato da lei. Dopo questo episodio son trascorsi altri giorni, senza che nessuno di noi due avesse il coraggio di prendere iniziative con l’altro. Non una chiamata, non un messaggio, niente di niente. Poi, verso la fine di gennaio, in occasione del compleanno di Piero, eravamo tutti a pranzo a casa sua e vi era anche nostra figlia e suo figlio. Durante il pranzo, fra una cosa e l’altra, è emerso che Piero, per lavoro si sarebbe assentato nella settimana seguente per alcuni giorni. Nel sentir questa cosa, con la coda dell’occhio ho guardato mia sorella, che, per un attimo, davvero un solo istante, ha abbozzato un mezzo sorriso, quasi compiaciuta. Anche Claudia ha detto che la settimana successiva sarebbe partita con la sua scolaresca (lei è insegnante in una scuola superiore) per partecipare alla settimana bianca, programmata da tempo. Mi son girato verso Luciana e allora il suo non è stato più un sorriso, ma uno sguardo alquanto complice e carico di promesse.
Quella sera, a letto, Claudia ha voluta scopare. Nuda, distesa accanto a me, ha preso in mano il mio membro e, dopo averlo succhiato e leccato abbondantemente, è salita su di me ed ha preso cavalcarmi, raggiungendo ben presto un orgasmo molto intenso. Si è distesa e, dopo avermi baciato, mi ha trascinato di lato ed io ho ripreso a scoparla con rinnovato vigore. Ha avuto un altro orgasmo e poi, come sua consuetudine, si è sfilata e, dopo avermelo preso in bocca, ha lasciato che le riversassi in gola tutta la crema che avevo prodotto. Stranamente, mentre lei me lo succhiava, ho chiuso per un attimo gli occhi ed ho immaginato che quella bocca fosse quella di mia sorella Luciana. È stato un orgasmo intenso, forte ed appagante e, una volta leccato e pulito tutto, Claudia si è appoggiata al mio petto e, accarezzandomi, mi ha parlato non senza manifestare una certa malinconia.
«Spero che questo piacere che hai appena provato, ti aiuti ad arrivare fino alla fine della prossima settimana, quando farò ritorno, perché, vorrei che questo aquilotto non andasse in giro a svolazzare su altre passere.»
Io l’ho stretta a me, avvertendo una lieve punta di gelosia.
«Veramente, quella che va in vacanza sei tu. Quindi, doveri esser più io a chiederti di tener la tua passera in gabbia, senza andare alla ricerca di qualche aquila di montagna.»
Lei mi ha sorriso, poi ha scosso il capo.
«Dove vuoi che vada? Domani o, al massimo, il giorno dopo, mi arriveranno le mestruazioni e, anche se la cosa non mi entusiasma, credo che non avrò molto piacere a far volare la mia passera.»
Io mi son messo a ridere e, dopo averla stretta a me e baciata, assaporando ancora il gusto del mio seme nella sua bocca, ho ironizzato un po’.
«Su questo non sarei troppo sicuro. È vero che la tua passera sarà alquanto ingabbiata, ma, ricordo bene, perché l’ho appena provato, che a te piace molto tenere in bocca dei flauti o leccare un buon gelato!»
Lei si è messa ridere per il mio doppio senso, mi ha dato simpaticamente un pugno sul petto e mi ha detto che ero uno scemo e che, in ogni caso, se anche avesse fatto qualche bel pompino in giro, non ci sarebbe rimasta nessuna traccia. Il giorno dopo, partita Claudia, mi son diretto al lavoro. Mi sentivo strano, continuavo a ripensare a Luciana, quando, improvvisamente, ha suonato il mio cellulare: era lei che mi ha invitato a cena.
«Se ho ben capito, Claudia sarà fuori tutta la settimana e Piero non sarà di ritorno prima di giovedì, quindi, se non hai altri impegni per la serata, mi piacerebbe averti a cena, a casa mia.»
Ha aggiunto, prima di chiudere la comunicazione che, se volevo, potevo andar da lei anche appena finito di lavorare, tanto era sola e così, insieme, avremmo preparato la cena.

 

 

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