Fratello e sorella

Capitolo 6 - Sono la moglie di mio fratello.

Un tradimento porta acerte rifelssioni che ti cambiano la vita.

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pennabianca

2 ore fa

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Mi chiamo Silvia, ho 24 anni e da quattro sono sposata con Gianluca. Sono alta 1,70, capelli lunghi biondi, occhi chiari, il seno di una perfetta terza misura tonda e piena, ventre piatto e un bel culetto a mandolino posto alla fine di due cosce lunghe e snelle. Come ho detto sono sposata con Gianluca da quattro anni, dopo due di fidanzamento ed è proprio lui il mio cruccio più grande. Gianluca è un bellissimo ragazzo di 26 anni, che per oltre 15 ha fatto parte della squadra di pallanuoto, sport che modellando il suo fisico in maniera stupenda. Se poi ci si aggiunge anche il fatto che ha i capelli neri ricci e gli occhi di un azzurro chiaro, è normale che le donne se lo mangino con gli occhi e, soprattutto, molte di esse ci provino con lui. Ciliegina sulla torta, Gianluca ha anche uno splendido membro lungo e duro, che sa usar bene, facendomi impazzire ogni volta che mi scopa. In questi sei anni trascorsi insieme, la mia gelosia è stata sempre ai massimi livelli, anche perché lui non fa nulla per evitare di provocarla. Gli piace molto esser al centro delle attenzioni di altre donne e questo mi manda letteralmente in bestia. Da circa due mesi abbiamo deciso di avere un figlio. Il mese scorso abbiamo iniziato a scopare con l'intento di avere un figlio, ma non ci siamo riusciti. Quest’altro mese abbiamo scopato ogni qualvolta eravamo insieme: mi ha scopata dovunque, in piedi, in ascensore, sul tavolo della cucina, addirittura sopra la lavatrice, mentre vibrava per effetto della centrifuga. Poi abbiamo litigato. Eravamo andati al matrimonio di sua cugina e, dopo gli sposi, eravamo considerati la coppia più bella. Lui indossava un completo scuro giacca e cravatta, con una camicia bianca alquanto attillata che delineava i suoi splendidi pettorali, mentre io indossavo un tubino nero elasticizzato che mi arrivava a metà coscia coperte da autoreggenti appena velate ed ai piedi dei decolté in vernice con tacco 12, mentre la massa dei miei capelli cadeva sulle spalle a forma di riccioli. Per tutto il tempo della cerimonia, siamo stati mano nella mano e, durante il ricevimento, non l’ho mai perso di vista, anche se è stato oggetto di continue attenzioni da parte di diverse donne. Poi, ad un tratto, sono stata inchiodata in un angolo da una zia: una di quelle così logorroiche che quando cominciano a parlare non la finiscono più. Ero disperata perché non riuscivo a liberarmi di lei e, solo grazie all’arrivo di suo marito che l’ha portata a prendere il dolce, sono riuscita a liberarmi di lei. Dopo di che, subito mi son messa alla ricerca di Gianluca. Ho guardato fra i tavoli, in ogni angolo del salone, senza riuscire a trovarlo. Avvertendo forte il bisogno di andare in bagno, ho chiesto dove si trovasse la toilette e un solerte cameriere mi ha indicato una porta dove sono entrata ed ho percorso un piccolo corridoio, dove vi erano due porte chiuse e delle scale da scendere, fino alla toilette. Giusto il tempo di espletare la mia minzione e, mentre risalivo le scale, nel silenzio del corridoio, ho sentito un gemito provenire da una delle due porte chiuse. Son rimasta un attimo ferma ed ho sentito di nuovo qualcuno gemere e gridare. Mi son subito resa conto che c’era qualcuno che stava scopando, perché i rumori erano inequivocabili. Stavo per allontanarmi dalla porta, quando ho sentito una voce che ha subito identificato per quella di Gianluca.

«Bella vaccona! Adesso ti spacco tutta!»

Sono rimasta sconvolta e, afferrata la maniglia, ho aperto la porta di scatto e davanti ai miei occhi si è presentata una scena da film porno, che mi ha letteralmente infuriato: una troia, piegata a 90°, con dietro Gianluca che la scopava, tenendola per i fianchi. Nell’istante in cui ho aperto la porta, lui le urlava che stava sborrando, mentre lei gli gridava di non venirle dentro. C'è stato un attimo di silenzio, dove tutti e tre ci siamo guardati in faccia interdetti, poi me ne sono andata, sbattendo la porta. Ero oltremodo infuriata perché ora avevo la prova dei miei sospetti: mio marito mi tradiva e da tempo. Sono andata nel parcheggio, ho preso la nostra auto e son tornata a casa. Ho preso una grossa valigia ed ho cominciato a mettervi dentro tutte le mie cose e tutto ciò che essa poteva contenere. Alla fine, con fatica, l’ho trascina fino all’ascensore e sono andata nel garage, dove, a bordo della mia piccola 500, mi son subito allontanata da casa. Mi son fermata al primo distributore per fare il pieno. Riempito il serbatoio, son risalita in auto e, ad un tratto, mi son resa conto che non avevo un posto dove andare. Nel frattempo il mio telefono continuava a vibrare per messaggi e telefonate che Gianluca insisteva a mandare ed io a rifiutare. Cercavo di riflettere sul da farsi, quando, improvvisamente, il telefono ha di nuovo squillato; vedere che era ancora lui, mi ha fatto decidere a rispondere e, allora, l’ho aggredito con tutta l'ira che avevo in corpo.

«Sei un bastardo! Sei un porco! Sei un vigliacco! Mi hai tradito! E son sicura che lo avrai fatto tante altre volte! Ma ora, brutto porco, maiale, traditore, ora basta! Ora me ne vado e, a breve, riceverai le carte per il divorzio. Se provi solo a cercarmi, ti ammazzo.»

Urlavo come un’ossessa e, appena chiusa la comunicazione, son scoppiata in un pianto dirotto. Stavo ancora singhiozzando, quando ho sentito qualcuno bussare al finestrino della mia auto: mi son girata ed ho abbassato il finestrino.

«Signorina, va tutto bene? Si sente male? Posso fare qualcosa per lei? Posso chiamare qualcuno dei suoi familiari, affinché venga qui ad aiutarla?»

L’ho guardato ancora stranita e, dopo averlo rassicurato che andava tutto bene, mi son finalmente resa conto che l’unica persona che mi restava al mondo non era altri che mio fratello Luca, che vive e lavora in un’altra città, lontana da noi ad appena un paio d’ore d'auto. Così ho preso il telefono e l’ho chiamato e, quando lui ha sentito la mia voce ed il breve riassunto della situazione, subito mi ha pregato di raggiungerlo.

«Non perdere un solo minuto, vieni immediatamente qui da me! Non ti preoccupare per quel coglione di tuo marito! È un idiota come ti ho sempre detto, e ora ne ho la conferma, anche se questo ti fa molto male! Vieni, non ti preoccupare: a casa mia c’è tutto il posto che vuoi.»

Mi son messa in viaggio verso di lui e, ripensando alle sue parole, ho, purtroppo, dovuto convenire che lui aveva sempre avuto ragione. Io e mio fratello eravamo orfani dei nostri genitori da oltre cinque anni e lui, da tre, lavorava per una grande azienda, in un’altra città. Luca è un bel ragazzo, alto come me, biondo e con gli occhi azzurri, e Gianluca non gli è mai stato simpatico, perché ha sempre ritenuto che fosse un ragazzo poco affidabile, capace solo di sfruttare il suo aspetto fisico per portarsi a letto ogni singola donna che entrava nel suo raggio d'azione. Fra me e mio fratello c’è sempre stata molta intesa e mi son dispiaciuta molto quando se n’è andato ed ora sento che è l’unica persona in grado di aiutarmi. Mi chiama ogni mezz’ora, tenendomi al telefono che utilizzo attraverso il vivavoce dell’auto e, quando giungo davanti casa sua, lui è fuori ad aspettarmi. Appena scesa dall’auto, mi abbraccia e mi stringe con forza a sé, mi dice di esser serena e non preoccuparmi di nulla, perché, da oggi in poi, sarà lui a prendersi cura di me. Prende la mia valigia ed insieme saliamo al quarto piano di questa piccola palazzina, di recente costruzione, situata sopra una piccola collina, dal cui terrazzo si domina tutta la città. Appena dentro, scopro che la sua casa è molto bella, ha due camere da letto con ciascuna un bagno privato, una sala da pranzo non troppo ampia ed una bella cucina. Mi aiuta a sistemare le mie cose in una delle due camere e, quando arriva a prendere le mie mutandine ed i miei reggicalze, ci scherza un po’ su.

«Accidenti, sorellina, ma questi sono dei francobolli legati ad un filo interdentale! Sarebbe proprio molto intrigante vederti questa roba addosso! Se non fossi mia sorella…»

Lo guardo con aria sorpresa, ma sorrido compiaciuta per il suo complimento e, una volta sistemate le mie cose, lui mi chiede se voglio andare a cena fuori, ma io gli dico che preferisco restare in casa, magari ordinando due pizze, per non farlo mettere ai fornelli. Passiamo la serata a parlare della mia situazione e lui mi assicura che il mio lavoro in "smart working" per un’azienda che, guarda caso, ha la sede proprio in questa città, non è per niente compromesso, in quanto la connessione Wi-Fi da casa, è talmente potente che non avrò nessuna difficoltà a lavorare. Inoltre, lui parte la mattina per tornare sempre nel tardo pomeriggio, quindi posso godere di tutta la pace e tranquillità desiderabili. Incomincia così per me un periodo veramente sereno e, per tre settimane, la vita scorre tranquillamente. Poi, improvvisamente, in alcune mattine quando mi alzo, avverto nausea e, se in un primo momento non vi presto particolare attenzione, una mattina mi porta a vomitare. Stupita della cosa, cerco di analizzare il motivo di questo disturbo e di colpo, dentro di me, si concretizza l’ipotesi che potrei esser incinta. Mi reco presso la più vicina farmacia e, dopo avere acquistato un test rapido di gravidanza, scopro che sono realmente incinta. Sono sconvolta. Resto seduta sul divano con il test in mano ed è così che mio fratello mi trova quando ritorna, e subito si preoccupa per me.

«Silvia che succede? Ti senti male? C’è qualche problema?»

Lo guardo, gli mostro il test di gravidanza e gli dico che, in maniera inequivocabile, si tratta di un figlio di Gianluca.

«Stai calma, anche se gli hai già inviato le carte per il divorzio, non sei obbligata a dirgli che porti in grembo un figlio suo. Quel grandissimo idiota non si merita questo piacere e, soprattutto, l’unica cosa che veramente conta è il fatto che tu ora devi decidere su due possibili alternative: o lo tieni o abortisci.»

«Di abortire non se ne parla nemmeno: sono sempre stata contraria.»

Così ho deciso di portare avanti la gravidanza. Problemi economici non ne avevo, e lavorando in smart working la cosa era ancora più semplice. Luca si è detto subito disponibile ad aiutarmi in tutto e per tutto. Grazie alle sue conoscenze, riuscì ad ottenere il contatto di una brava ginecologa, che subito iniziò a prendersi cura di me. Dopo qualche piccolo problema iniziale, le cose hanno cominciato ad andare per il verso giusto; poi arrivò l’estate ed io entrai nel quarto mese. Iniziava a far molto caldo e subito Luca mi mise a disposizione un piccolo climatizzatore, che, in qualche modo, mi aiutava a sopportare la calura. La sera, dopo la doccia, mi sedevo sul divano cercando un po’ di fresco. Luca si metteva anche lui seduto accanto a me, indossando solo dei pantaloncini e mostrando il suo fisico snello e asciutto e non potevo far a meno di notare che era attratto dai miei seni. Fra noi si era creata una specie di complicità e lui parlava con me, informandosi di tutto ciò che succedeva al mio corpo e si mostrava particolarmente affascinato dal fatto che si stava trasformando divenendo ancor più bello.

«Stai diventando ogni giorno più bella. Le tue forme ora sono più attraenti e morbide e, poi, il tuo seno è qualcosa di veramente spettacolare.»

Quando cominciò ad accarezzarmi il seno, lo interpretai come un momento di curiosità e non vi diedi importanza. Fu un bel momento di intimità fra di noi e, soddisfatta, andai a dormire. Continuava a far caldo ed io cominciavo a non sopportare più i vestiti, così indossavo cose sempre più larghe e leggere. Luca non perdeva occasioni di accoccolarsi vicino a me ed era sempre più affascinato dal mio seno che si stava gonfiando, tanto che, dopo averlo accarezzato, mi scostò la camicetta e mi chiese se poteva succhiarne il latte.

«Sei un pazzo, fratellone! È ancora troppo presto per veder sgorgare del latte dai capezzoli.»

Lui mi sorrise, poi portò lo stesso le labbra sul capezzolo e, a sentire le sue labbra che lo succhiavano, dopo un po’ mi resi conto che mi stavo eccitando. Lo scostai delicatamente e mi ritirai in camera mia, dove, sdraiata sul letto, mi resi veramente conto di quanto mi avesse eccitato quel contatto e, dentro di me, ero confusa ma, nello stesso tempo, attratta da lui. Un pomeriggio ero in camera mia, mi ero spogliata per mettermi la crema contro le smagliature ed ebbi modo di osservarmi bene. Il mio corpo era cambiato, era più florido, anche se non ero ingrassata: la pancia era cresciuta, ma era alta e rotonda, i seni si erano ingrossati ed i capezzoli, con le relative areole, si erano scuriti. Mi sentii gratificata nel vedere la mia immagine riflessa nello specchio. Ad un tratto entra Luca, io mi girai verso di lui ancora nuda e, senza dir nulla, guardavo il suo viso, mentre i suoi occhi mi fissavano molto intensamente.

«Accidenti, Silvia, come sei bella!»

Il suo complimento mi fece molto piacere. Mi girai volgendogli le spalle, perché avvertivo un certo imbarazzo, ma, dentro di me, sentivo una strana eccitazione nel mostrarmi nuda a lui.

«Devo vestirmi.»

Lui mi chiese di non farlo, continuando a farmi i complimenti, dicendomi che ero molto bella ed era un peccato se avessi coperto qualcosa di così bello. Mi prese la mano, mi fece sedere sul bordo del letto, restando seduto accanto a me. Continuando ad ammirare il mio corpo, prese ad accarezzare la mia pancia gonfia e, stranamente, l’imbarazzo che c’era fra noi, in qualche modo, era sfumato. Le sue carezze mi stavano eccitando e, quando la sua bocca si posò su un capezzolo, sentii che non ero più in grado di resistere al desiderio di godere con lui.

«Luca fermati, altrimenti non riesco più a controllarmi.»

Lui mi ha sorriso e, guardandomi dritto negli occhi, ha detto che non c’era nessun motivo di controllarsi, perché, essendo mio fratello, voleva solo il mio bene e, se avessi colto quel piacere, ne avrei ricavato qualcosa che di più bello proprio non c'era. Intanto non accennava a smettere con le carezze e bacetti, soprattutto sui capezzoli che erano diventati turgidi, mentre il mio respiro cominciava a diventare affannoso. Ad un tratto si è inginocchiato fra le mie gambe e, mentre cercavo di capire che intenzioni avesse, ho sentito la sua lingua leccarmi l’interno delle cosce. Cercavo di opporre ancora una parvenza di resistenza, ma quando la punta della sua lingua prese a roteare intorno al clitoride, mi son lasciata andare perché il piacere che stavo provando è arrivato con una scossa dritto al cervello. Stimolata efficacemente da quella lingua, mentre la bocca succhiava con forza il mio clitoride, improvvisamente sono esplosa in un orgasmo che mi ha fatto tremare tutta, dalla testa ai piedi. Lui è rimasto inginocchiato fra le mie cosce, a leccare e succhiare quel nettare che sgorgava dalla mia ostrica e, ad un tratto, si è alzato in piedi ed ho potuto constatare che si era abbassato i pantaloncini e subito, davanti alla mia faccia, è apparsa una splendida verga. Non tanto lunga, ma certamente grossa, con una cappella un po’ piccola e due palle che sembravano esser piene di nettare prelibato. Senza nessuna esitazione l'ho impugnata e l’ho portata alle mie labbra, dove con la punta della lingua ho preso a lambire quella splendida cappella e, poi, ho proseguito, scivolando giù, lungo l’asta, facendolo gemere di piacere.

«Così! Bravissima! Continua ti prego. Non sai da quanto tempo ho desiderato sentire le tue labbra sul mio cazzo!»

Per un attimo, sono rimasta sorpresa da quelle sue parole, ma l’eccitazione ha avuto il sopravvento: ho spalancato la bocca e l’ho infilato tutto in gola. Sentivo la punta del mio naso sbattere contro il suo inguine, mentre lo succhiavo. Ha preso a muovere il bacino avanti/indietro, scopandomi un po’ in bocca poi, ad un tratto, lo ha sfilato e, dopo essersi inginocchiato sul letto ed avermi fatto sdraiare supina, ha sollevato le mie cosce e, appoggiata la sua cappella fra le pieghe della mia ostrica, è scivolato lentamente dentro di me. Ho sentito la mia vagina aprirsi, mentre lui era estasiato dal piacere che provava.

«Oddio, sei bollente! Hai la fica che sembra un forno. Adesso sta tranquilla, che ti faccio godere e poi te la annaffio come si deve!»

Ha preso a muoversi dentro e fuori con un ritmo dolce, sincopato, non troppo forte, facendomi subito gemere di piacere e, ad un tratto, ho sentito l’orgasmo percorrere il mio corpo come un flusso inarrestabile; ho spostato le mie cosce, portando i talloni dietro i suoi glutei e poi sono esplosa con un orgasmo decisamente intenso.

«Luca, vengo! Cazzo, mi fai venire! È bellissimo, continua, ti prego! Non ti fermare! Non ti fermare, che vengo!»

È stato qualcosa di veramente sconvolgente. Ho sentito il mio corpo tremare e vibrare come non mi era mai successo, nemmeno con Gianluca e lui ha continuato a pomparmi, lasciandomi il tempo di assaporare il piacere poi, guardandomi dritto negli occhi, ha aumentato il ritmo della trombata e le sue labbra si sono posate sulle mie, mentre sentivo il suo membro rimanere ben piantato dentro di me; subito dopo un'ondata di piacere ha preso a riversarsi nella mia vagina. È rimasto immobile, poi, quando si è sfilato, ho sentito un rivolo di sborra colare giù dalla mia fica; lui si è disteso accanto a me, tenendomi stretta fra le braccia.

«Silvia, quello che sto per dirti non ho mai avuto il coraggio di confessarlo a nessuno. Non ricordo da quanto tempo sono innamorato di te e sono stato terribilmente geloso quando ti sei messa con quel fesso di Gianluca. Poco prima di venir via, un giorno, l’ho visto assieme ad una donna che sapevo esser particolarmente troia e sono stato combattuto se dirtelo o lasciar perdere. Ho provato a dirtelo, ma ho notato quanto amore c’era nei tuoi occhi per lui, così ho deciso di andarmene e mi sono trasferito in questa città. Averti qui, in casa mia, è qualcosa che mi riempie il cuore di tenerezza. Non voglio condizionare la tua vita, sei libera di fare tutto ciò che vuoi, ma, se posso, vorrei offrirti la possibilità di vivere insieme a me, crescere insieme la creatura che hai in grembo e, se me lo concedi, vorrei esser il tuo uomo per il resto della vita.»

L’ho guardato con le lacrime agli occhi e gli ho detto che mi era molto dispiaciuto quando se n'era andato, anche se non avevo capito il reale motivo. Da quel momento la mia vita è cambiata, siamo diventati una coppia. Spesso cominciavamo ad accarezzarci sul divano, poi finivamo a letto, dove davamo sfogo a tutta la libidine possibile. All’inizio avevo ancora qualche scrupolo, ma poi ho iniziato a non pensarci più, mi sentivo sempre più libera di godere con lui in maniera totale ed appagante. Lui era preso da me e non lesinava certo complimenti ogni qualvolta lo facevo godere o lo lasciavo scoparmi sempre più intensamente.

«Silvia sei magnifica! Sei una femmina stupenda! Ti adoro, ti voglio sempre così calda e vogliosa!»

Poi, all’inizio dell’ottavo mese, comunicai a Luca che non potevamo più farlo perché cominciava ad essere rischioso per la bambina e allora ricorrevo a propinargli sontuosi pompini con l’ingoio e questo lo esaltava ancor di più.

«Brava, amor mio, succhiami bene e ingoia il mio seme, così anche la piccola, in qualche modo, assapora la mia sborra.»

Poi arrivò il momento del parto. Lui mi fu sempre vicino, sia prima che dopo, e, quando nacque mia figlia, decidemmo di chiamarla Lucrezia e, anche se i primi tempi furono abbastanza impegnativi, lui si sentì contagiato dalla bellezza di questa bimba e mi dedicò tutte le attenzioni ed aiuti possibili. Dopo il terzo mese, mi recai di nuovo dalla ginecologa e mi feci prescrivere la pillola per non avere altre gravidanze e, il mese successivo, dopo aver messo a letto Lucrezia, sono tornata in salotto e ho ritrovato Luca seduto sul divano. Senza dir nulla, son salita a cavallo su di lui e, dopo aver sbottonato la mia camicetta, gli ho offerto i miei seni davanti alla faccia. Lui è rimasto un attimo sorpreso, ma io l'ho guardato con occhi dolci ed il chiaro invito a baciarmi i seni.

«Sono sempre stati molto importanti per te durante la gravidanza, ora li puoi accarezzare e succhiare quanto vuoi. Son passati sette mesi dall’ultima volta che abbiamo fatto sesso insieme e, se il mio corpo è sempre di tuo gradimento, vorrei riprendere da dove avevamo lasciato.»


Non si è fatto pregare. Mi ha sollevato e, tenendomi in braccio, mi ha portato in camera da letto e, da quel momento, sono diventata la sua donna. Circa due anni dopo, ci siamo trasferiti in un’altra città e poiché avevo ancora il cognome da sposata, abbiamo dichiarato di esser una coppia convivente ed ora mi trovo nel reparto maternità di un ospedale e sto allattando Lorenzo, uno splendido bambino, che ho avuto da Luca. Sono infinitamente felice di esser sua moglie.

 

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