lo rimisi via e mi appoggiai con la schiena all’auto per recuperare un po’ di fiato mentre lei si tirava su e si sistemava il vestito sul seno senza nemmeno degnarmi di uno sguardo, poi si voltò prima a destra e poi a sinistra, fece un passo verso il retro dell’auto passandomi davanti e dopo essersi sollevata il vestito fino alla pancia si accovacciò e mollò una pisciata sul marciapiede davanti a miei occhi.
donna di classe, per davvero…
e questa era la VIP di Stella? quella che ti può cambiare la vita?
finì di fare quello che doveva (mancava solo che scoreggiasse, poi era tutto completo) e si tirò su lasciando andare il vestito che la ricoprì, tornò verso l’auto e passandomi davanti mi fece un sorrisetto strano e infine entrò, lasciandosi andare sul divano, stanca anche lei.
l’auto ripartì alla volta dell’hotel e solo allora Anna mi disse qualcosa.
“sorpreso?” mi chiese.
alzai le spalle.
“no, eccitato…” le risposi da vero sborone.
meglio così…” rispose, “ma non credere… che abbiamo finito, ok? l’importante è che ne hai ancora…” aggiunse facendomi capire che si aspettava ancora dell’altro.
“sono a tua disposizione…” le dissi, ma non sembrò molto colpita, anzi, sembrò annoiata.
la vidi prendere il telefono e scrivere qualcosa e solo allora mi ricordai dei messaggi di Gioia: con tutto quel daffare me n’ero dimenticato!
e mi fermai a pensare che… me n’ero davvero dimenticato, non ci avevo pensato, e che soprattutto… non mi sembrava importante: forse mia moglie mi aveva sgamato e io… non ci avevo pensato, scoparmi quella milf sovreccitata era diventato prioritario.
e c’era qualcosa che non andava…
Anna improvvisamente chiamò qualcuno e cominciò a parlare in inglese molto stretto che non riuscii a tradurre mentalmente, riconobbi i termini ‘fucking good’ e ‘nice car fuck’ ma nient’altro, e visto che era impegnata recuperai anche il mio telefono, finito sotto al tappetino di velluto, gli diedi una pulita e poi accesi lo schermo e… altri due messaggi di Gioia.
allora sì che il cuore cominciò a pomparmi forte…
“perché non me l’hai detto?” scriveva nel primo messaggio, e aveva anche messo delle faccine tristi, e aggiungeva “perché non mi hai detto che cosa ti ha costretto a fare? io adesso ho paura che ti succeda qualcosa, per favore scrivimi che stai bene!”
e così ecco saltata definitivamente la mia copertura, ma… ma come diavolo aveva fatto a saperlo?
e nel secondo messaggio scriveva “C’è anche lei con te?”
Anna stava per chiudere la chiamata e immaginavo che non le facesse piacere se ero impegnato con il telefono così tagliai corto dandole solo il minimo dei dettagli.
“scusa non ho potuto dirtelo, sono solo, lei non c'è, sto bene e non sono in pericolo, stai tranquilla e scusami ancora per non averti detto la verità”
premetti invio e un istante dopo l’apparecchio volava di nuovo lontano da me e quella bionda scatenata ce l’avevo ancora addosso, sentii le mani sul pacco e provai a contenerla ma pochi istanti dopo la sua bocca cercò la mia e le nostre lingue si ritrovarono nuovamente, ricominciando una limonata furiosa.
e di nuovo Gioia scomparve dal mio orizzonte…
mi montò sopra ma stavolta non me lo tirò fuori limitandosi (si fa per dire…) a “sfregarsi” la figa sul mio pacco mentre mi esplorava le tonsille, ancora una volta le tirai fuori le tette e gliele strizzai a dovere sentendo chiaramente le protesi gelatinose, le strizzai anche i capezzoli facendola grugnire di piacere e arrivammo al punto di essere di nuovo pronti ma sul più bello intervenne il driver che abbassando di pochi millimetri la paratia ci disse che eravamo quasi arrivati all’hotel, e senza che Anna gli dettasse altre istruzioni tirò su di nuovo tutto e ci andò dritto, senza ulteriori deviazioni o attese.
“lo continuiamo di sopra questo discorso, ok?” mi disse sensuale, “con un po’ più di comodità…”, e smontando si ricompose, si infilò gli slip sistemandosi al meglio i capelli usando uno specchietto tirato fuori dalla pochette e pochi istanti dopo l’auto fece manovra e rallentò fino a fermarsi, eravamo arrivati.
sentii la portiera del driver chiudersi e poi i suoi passi all’esterno e un istante dopo la portiera si aprì, Anna scese e senza aspettarmi mi precedette verso la scalinata dell’ingresso.
dal taschino della giacca tirai fuori la banconota da cinquecento già preparata in precedenza e la infilai nel suo taschino evitando, per decenza, di guardarlo negli occhi, mi rispose con un “grazie, signore” a cui risposi con un gesto del capo e subito dopo lo sentii aggiungere “...e buona serata” e allora scossi la testa, ma senza dargli… la soddisfazione di guardarlo negli occhi.
perché, davvero, me ne sarei vergognato.
ma chissà quante ne aveva viste…
Anna mi aspettava in cima alle scale, accelerai il passo e la raggiunsi e quando fummo vicini lei mi chiese di darle un’occhiata generale chiedendomi “vado bene? ho qualcosa fuori posto?”
“no, sei… a posto” le risposi, e allora e di nuovo mi prese la mano ed entrammo così, mano nella mano, come una coppietta felice.
passammo oltre la reception dove una gran bella ragazza ci salutò con una specie di abbozzo di inchino senza chiederci nulla, arrivammo all’ascensore e restammo ad aspettarlo, in silenzio.
ma c’era una tensione che si tagliava con il coltello.
l’ascensore si aprì e ci entrammo, ed appena richiuse le porte Anna mi volò addosso, mi cacciò di nuovo la lingua in bocca e mi palpò furiosamente il pacco, pronta per partire di nuovo.
e successe in fretta, lo tirai fuori e misi il preservativo e le andai dietro, le sollevai il vestito lasciandolo sulla sua schiena e scostando il cavallo degli slip e trovai subito la mia strada, penetrandola.
cominciai a sbatterla di nuovo sorprendendo me stesso per come riuscivo a gestire l’amico al piano di sotto che per fortuna rispondeva alla grande, ma mentre la schiacciavo contro la parete scopandola da dietro la cabina si fermò con un sobbalzo: premetti immediatamente il pulsante di stop e non mi fermai pompandola da dietro mentre le nostre bocche si erano trovate ancora una volta, con la mano libera le tastai di nuovo le tette e scesi anche dentro la scollatura per provare ad arrivare alla figa dal davanti ma senza riuscirci, e dopo averla presa per le spalle e piegata quasi a novanta gradi ricominciai a sbatterla facendo ballare la cabina, e proprio in quella posizione… particolare la cabina sobbalzò e le porte si aprirono.
e davanti a noi, proprio davanti perché entrambi eravamo di fronte alla porta scorrevole, ci trovammo una coppia che stava aspettando l’ascensore: Anna non sollevò nemmeno la testa, io invece li guardai e loro guardarono me, la donna che c’era sotto di me e poi si guardarono tra loro… divertiti.
erano una coppia di mezza età, sulla cinquantina, elegantissimi (a lui mancava solo il cappello a cilindro), senz’altro era una coppia clandestina o qualcosa di simile, gente che comunque non si… scandalizza quando vede che c’è qualcuno che sta scopando in ascensore.
e allora successe quello ancora credo sia stato uno degli episodi più… assurdi di quella notte.
lui entrò e lei lo seguì, premette il pulsante del piano terra e come se nulla fosse disse alla sua donna “...comunque li chiamo domani” o qualcosa di simile, come se stesse proseguendo una conversazione già cominciata prima senza far caso ai due che ci stavano dando dentro lì a pochi centimetri.
e io… io che potevo fare?
ricominciai a scoparla ignorando la loro presenza e quando la porta si aprì al piano terra i due ci salutarono cortesemente con un “buona serata” e poi se ne andarono via senza degnarci di uno sguardo.
la porta si richiuse e stavolta fui pronto a premere il pulsante di stop emergenza per bloccare la cabina e ricominciando dal punto in cui mi ero interrotto me la scopai alla grande e Anna si mise a gemere a volume sempre più alto.
restammo chiusi dentro per un paio di minuti facendo davvero tremare l’ascensore ma quando mi scivolò fuori per un errore tecnico Anna sgusciò via e si ricoprì, e senza nemmeno aspettare che lo rimettessi via premette il pulsante di stop facendo ripartire la cabina.
