Vai al contenuto
Erotika
Penetrazioni profonde · Cap. 4 — Aurora
Aa
Dimensione testo
Sfondo
Salva

Aurora

Aurora, desiderosa di trovare una ragazza lesbica o bisex, prova a controllare alla festa dei Favaro.

William Kasanova
1 anno fa · 4.805 parole · 21 min
392 letture

La Maccaferri ci viene incontro e non ci degna di uno sguardo. Le sue poppe calamitano il mio sguardo e non riesco a smettere di fissarle finché non scompare alle nostre spalle. Odora di scopata selvaggia come avesse fatto il bagno nel sesso. Le gambe sembrano volerle correre dietro e abbandonare queste due troiette, ma due banconote in tasca mi obbligano a restare.

Raggiungiamo la porta della camera e la apro. È vuota e la finestra sul giardino è spalancata, forse a far uscire la pesante cappa di chiavata che vi ristagna. La Maccaferri si è fatta fottere sul letto sfatto da qualcuno che non era Alessio? I seni mi si induriscono e inizia a prudermi la bargigia.

Entriamo e chiudo la porta. Giro la chiave: meglio non rischiare di essere interrotti da qualcuno alla festa con un’idea simile alla nostra.

Adagiamo la Bonetti sul letto, che ridacchia ancora.

Chiudo la porta che conduce al bagno. «Sara, chiudi la finestra, non vorrei che entrasse qualche insetto.» O qualche curioso con un uccello in mezzo alle gambe…

Sara torna accanto al letto. «Fatto.» Guarda Fabiana mezza addormentata. Corruccia la bocca e stringe gli occhi. Se fino ad un attimo prima fingeva di ascoltare consigli banali su come sedurre un uomo, degenerate presto in farneticazioni alcoliche, ora mostra tutto l’odio per la ragazza che si è fatta montare dallo stronzo che ama.

Forse dovrebbe prendersela con Alessandro che se le scopa tutte tranne lei. O forse – molto forse – con sé stessa, che non fa un passo per provarci con lui per davvero.

Di sicuro, non avrà pensato come procedere, ora che abbiamo la troia sotto le nostre grinfie. «Sara.»

Lei solleva lo sguardo che gocciola veleno e mi fissa.

«Facciamo così: la spoglio un po’, le tiro fuori le tette dalla maglietta e tolgo i pantaloni, poi la fotografi mentre la ditalino e me la sforbicio.» La modestia mi impedisce di dire che è un piano fantastico.

Gli occhi di Sara si sgranano. Si è resa conto solo adesso che vedrà due donne fare sesso davanti a lei?

Mi sfugge l’ombra di un sorriso, è così carina quando è imbarazzata. C’è un’espressione che non la rende tale? Nuda sul letto accanto a Fabiana, una gamba sollevata e appoggiata contro il mio busto, le nostre bargigie che si sfregano, Sara che ansima e geme e scopre di essere bisessuale o, direttamente, di non apprezzare il cazzo fino a quel punto…

Magari scopre che uno spruzzo di squirto è molto meglio di quella merda bianca che pisciano i nerchiati.

Mai provarci con la propria cliente, dicono? Evidente che non hanno mai conosciuto la Gasparini.

Prima, però, il lavoro per il quale mi ha pagata.

Mi metto a cavalcioni sopra Fabiana. Le sollevo la maglietta e le due grosse tette sono libere. Porca troia, quanto sono grandi… Avvicino le mani a quelle meraviglie, ma qualcosa mi trattiene… ho quasi rispetto a toccarle.

Mi volto verso Sara. Sta fissando le due bocce in uno stato di contemplazione e, al tempo stesso, di puro disgusto. «Ehi, svegliati, e fotografa la troia mentre la palpo.» Che, più che al tuo amore, poi li spedisci a me, gli scatti.

La biondina si scuote e cerca nella tasca il telefono. Lo solleva e punta la fotocamera contro il petto della sua avversaria sessuale. «Sono pronta.»

«Ok.» Le mie dita si chiudono su quelle due poppe. Sono calde, morbide… passerei le ore a palparle. L’eccitazione che covava nel mio inguine sta diventando un incendio indomabile: devo chiavarmi Fabiana ad ogni costo.

Il cellulare emette il suono dello scatto un paio di volte. «A posto.»

Sara non si muove. Penso che una ragazza etero, davanti ad un paio di tette simili, non si farebbe problemi a scoprire com’è toccarne di così grosse, soprattutto se le sue sono la metà e la proprietaria è per tre quarti nel mondo dei sogni. Lei non ne approfitta, invece.

«Va bene.» Scavalco il corpo di Fabiana, gattono sul letto e raggiungo il suo bacino. Le sbottono i pantaloni. Adesso arriva la parte divertente… «Adesso facciamo… faccio, in verità, visto che lei è andata, una sforbiciata.»

Le labbra di Sara si muovono come se stesse masticando una caramella amara. «S-sì.»

Apro la zip dei jeans di Fabiana ed un forte odore acido mi invade le narici. Faccio una smorfia. Già, è andata fuori a farsi scopare davvero dall’amore dell’ochetta, e a quanto pare lui le è venuto dentro. L’odore mi stringe lo stomaco.

Le abbasso i jeans: le mutandine sono bagnate nel cavallo.

Sara fissa l’inguine della sua nemica con una smorfia di disgusto. «Se… se l’è fatta addosso?»

Afferro l’elastico delle mutandine e gliele sfilo con una certa fatica. Del liquido biancastro cola dall’utero della Bonetti e sporca tutta la vulva.

Lascio andare l’elastico, ritraggo la mano e la sfrego più volte sulla maglietta. «Mi rifiuto di scoparmi una figa sborrata!» E non basterà un asciugamano bagnato per pulire quello schifo: di certo, ce n’è altro dentro pronto a colare sulla mia, di figa, se la premo contro quella. Mi si stringe lo stomaco, pochi attimi fa lì dentro è sprofondata una nerchia bagnata e puzzolente e ha pisciato la bega che adesso cola fuori.

La Sprite che ho bevuto inizia a ribollire e sono certa che la vomiterò sulla sborra del biondo.

Sara ha gli occhi sbarrata e le labbra appena dischiuse, fissa la passera con un’intensità come nemmeno un sedicenne arrapato.

«È la sborra di Alessandro?» sussurra.

«Cosa?» Sollevo un sopracciglio. Non è la figa l’oggetto della sua bramosia… «Immagino di sì.»

Sara contempla la bega colare lungo il perineo della sua nemica, il suo petto si alza nei profondi respiri che inspira, apre appena le labbra… Cade in ginocchio come folgorata da una contemplazione divina, il telefono le sfugge di mano e finisce sul tappeto, si lancia tra le gambe di Fabiana e le lecca la fi— No, comincia a suggere la sborra dalla passera di Fabiana!

La fisso sconcertata. Cosa…

La biondina allunga la lingua e lappa le grandi e piccole labbra della Bonetti. Non ha un cazzo di stile, sembra un cane che lecca una bistecca ghiacciata, ma ci sta mettendo un impegno che non credo di aver mai visto fino ad ora. Ritira la lingua, si gusta il sapore della sborra. «Ale…» Rimette la testa tra le cosce della sua avversaria. «Ti voglio, Ale!», piagnucola. Mette due dita dentro l’utero della ragazza, che vomita altro liquido biancastro.

Metto una mano sulla bocca: è lo spettacolo più disgustoso a cui abbia mai assistito di persona… bega che era nei coglioni di uno e che adesso cola dalla bargigia di un’altra… e una ragazza che fino a mezz’ora fa appariva come una santarellina da telefilm degli anni ’60 adesso la sta ingurgitando come se fosse miele… Non so cosa mi trattenga dall’andare in bagno a rigettare.

Fabiana emette un ansimo, geme e si scuote. «Ah, Leo… Scopami, Leo, sono solo la tua, di troia…» Nello stordimento dell’alcool si prende una tetta e se la stringe.

Chi cazzo sarà ‘sto Leo… «Dai, almeno è innamorata di un altro e non del tuo Alessandro.»

Sara è troppo intenta a svuotare la bargigia di Fabiana per darmi ascolto, ci sta dando con la lingua e le dita come se ne andasse della sua vita. «Ale, ti voglio….» La mano che non è intenta a ditalinare la zoccoletta si infila nei pantaloncini e sgrilletta la propria figa.

Indice dei capitoli
Cap. 5 →
Salva in una lista