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Erotika
Penetrazioni profonde · Cap. 4 — Aurora
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Aurora

Aurora, desiderosa di trovare una ragazza lesbica o bisex, prova a controllare alla festa dei Favaro.

William Kasanova
1 anno fa · 4.805 parole · 21 min
392 letture

Chi, Fabiana? Ma molto volentieri!

Fingo di arrabbiarmi. «Con chi cazzo credi di parlare? Senti, biondina: il fatto che sia lesbica non significa che mi fotterei qualsiasi passera.»

Sara non molla. «Se Alessandro scopre che la Bonetti è bisessuale, magari ne è disgustato e non vuole più vederla.»

È evidente che non hai un fratello. Il mio, una con due tette e un culo simile alla Bonetti, non se la lascerebbe scappare nemmeno se si facesse montare a pecora dal San Bernardo dei vicini. Se poi è pure bisex… Mi sa che ti stai peggiorando la situazione.

Sara unisce le mani a preghiera. «Ti posso pagare!»

Scoparmi la Bonetti ed essere pagata? Trattengo un sorriso: lo avrei fatto anche gratis.

Nella mano della biondina compare un portafogli rosa con un coniglietto che pende attaccato ad una catenella. Lo apre e ne tira fuori una banconota da 50 €. Un’altra resta al suo posto.

Mi metto in faccia l’espressione più offesa che riesca a trovare. È difficile tanto mi viene da ridere. «Per chi mi hai preso, per una puttana di terza scelta? Pensi che getto il mio amor proprio e mi fotto quella lurida per 50 €?»

Sara ritira la testa tra le spalle come una tartaruga. Mi guarda con uno sguardo da cagnolino bastonato. Quasi mi fa pena, ma non voglio dargliela vinta. Tentenna, poi prende fuori anche la banconota gemella di quella che ha già in mano.

«Non… non posso darti di più.»

Stringo le labbra, spero che passi per rabbia e non il tentativo di nascondere un sorriso. Le strappo di mano i soldi, li piego a metà con le dita e li infilo nella tasca dietro dei jeans. «Ma che non si sappia in giro che faccio queste cose!»

La ragazza chiude il portafoglio al cui interno si intravede solo un dieci euro e lo rimette al suo posto. «Adesso…»

«Adesso ci penso io. Andiamo a cercare la… Ah!» Indico il corridoio da cui sbuca proprio Fabiana. «Parli del diavolo e spuntano le tette.»

Sara le scaglia contro una saetta con gli occhi, l’odio dipinto sul volto.

Le do una gomitata. «Sorridi e stai al gioco.»

Lei mi interroga con lo sguardo ma mi segue. Fendiamo i gruppetti che si sono formati nel salone.

Fabiana non ci ha notate e si è fermata al buffet. Riempie un bicchiere di carta spillando della birra da un barilotto di metallo. È già un buon inizio.

Mi fermo alle sue spalle e segno di fare la stessa cosa a Sara. Il culo della Bonetti è una meraviglia, devo trattenermi dal metterci sopra le mani e palparglielo. Mi schiarisco la voce. «Sei Fabiana, giusto?»

Lei si volta, sorpresa. Le sue tette si scuotono nella maglietta. Un paio di particelle di polvere spiccano sul tessuto bianco, un ago marrone è attaccato poco sopra il fondo della T-shirt. Fabiana ci guarda, di certo ci conosce di vista. «Sì.»

Indico la mia “cliente”. «Lei è Sara…»

Sara simula il sorriso meno convincente che abbia mai visto, alza appena la mano in un saluto.

«…e io sono Aurora, la simpatica lesbica di quartiere.»

Fabiana annuisce, fa un sorriso più aperto di quello della mia amica, ma c’è scritto “di circostanza” a caratteri cubitali.

Mi avvicino al buffet e prendo due lattine di Fanta: ne passo una a Sara e apro la mia. Mi appoggio al tavolo accanto a Fabiana che resta ancora un attimo sul chi vive. Le sorrido e indico la biondina. «Sara è innamorata di un ragazzo molto carino…»

Sara sbarra gli occhi e avvampa in volto. La sua bibita è ancora in mano, chiusa.

«…carino per lei, ovvio, per me non dice nulla. Ma ha pensato di venire a chiedere a me come poterlo sedurre.» La guardo fingendo di provare risentimento verso di lei. «Come se il fatto che mi piaccia la bargigia allora ragioni come un uomo.»

Fabiana è più confusa di prima. «Ok…» Beve un sorso di birra, come a prendere tempo e cercare di capire cosa sto blaterando.

«Quando sono arrivata, ti ho vista uscire con quel ragazzo e dirigervi nel parco…»

La Bonelli annuisce con la tranquillità di qualcuno che non ha fatto nulla di strano; Sara è furiosa al punto che mi aspetto che, da un momento all’altro, stringa la lattina che ha in mano fino ad accartocciarla. O la scagli contro Fabiana.

«Stavo pensando: tu sembri conoscere qualche segreto per far mettere in ginocchio gli uomini davanti a te,» - ma mi sembra più probabile sia tu che lo fai con loro… - «e mi chiedevo se ti andasse di condividere con la nostra povera Sara qualche tuo segreto.» Mi sposto una ciocca di capelli neri dietro un orecchio.

Fabiana sorride, sembra tranquillizzarsi. Forse pensava che fossimo intenzionate a pestarla per essersi fatta scopare da Alessandro. Si volta verso Sara, che cambia espressione in faccia alla velocità della luce. «Chi è il ragazzo?»

Sara è imbarazzata, balbetta. «Non… non penso che lo conosci.» Sei una bella bargigia, ma hai davvero bisogno di qualcuno che ti scopi un po’ forte per svegliarti dal sonno.

Fabiana manda giù il resto della birra e posa il bicchiere vuoto sul tavolo. «Capisco. Penso che per prima cosa dovresti conoscere come…»

Finisco di spillare un altro bicchiere di birra forte e lo porgo a Fabiana. «Ho notato che hai finito la tua bevanda.»

Lei annuisce e ringrazia. Scola metà del liquido come se fosse acqua di fonte.

Sarà più semplice del previsto…

 

Fabiana appoggia male il quarto bicchiere sul tavolo, che scivola sulla tovaglia e fa cadere gli altri tre come birilli colpiti da una palla da bowling. Gocce di birra, vodka alla pesca e grappa schizzano ovunque. La ragazza ridacchia appoggiata con il culo al tavolo. Sbatte gli occhi, fatica a tenerli aperti.

Devo sostenerla con una mano su una spalla per non farla cadere da una parte. «È andata completamente.»

Sara ha una smorfia di disgusto. «Come fa una ragazza a ridursi in questo modo…»

Inizio ad avere disgusto anch’io della Bonetti. Va bene fottere un po’ brilli, ma qui non c’è più nemmeno divertimento. La prendo sotto un braccio: sono comunque stata pagata cento euro per scoparmela. «Andiamo.» Una grossa tetta di Fabiana tocca contro il mio seno, dolorosamente più piccolo. Risistemo la ragazza così che le nostre tette premano una contro l’altra.

«”Andiamo” dove?» Sara è confusa. Il suo piano non era poi così elaborato.

Indico con un cenno il corridoio. «Qui in fondo c’è una camera da letto.» Spero solo non sia occupata, l’ultima volta eravamo due coppie a usare quel letto allo stesso tempo: tre ragazze e un nerchia-munito che si godeva una bargigia e la vista di sei tette.

Non ho più intenzione di condividere di nuovo il letto con un cazzo che sborra in una fregna…

La biondina annuisce. «Va bene.»

«Prendila sotto l’altro braccio.»

Fabiana ridacchia sentendo Sara infilarsi sotto la sua ascella. «Cosa fate?» biascica.

Nessuno dei presenti alla festa sembra fare caso a noi: già un paio di ragazzi sono stati portati fuori dalla casa in stato di ubriachezza per non vomitare in mezzo al salone, e la cosa succede ad ogni festa. Due ragazze che ne trascinano un’altra non sono uno spettacolo tanto straordinario. Solo, noi andiamo dalla parte sbagliata.

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