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Erotika
Sei amiche in videochat · Cap. 4
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Capitolo 4 di 9 29 min di lettura

Chiara sperimenta la sindrome del foglio bianco

Chiara sperimenta la sindrome del foglio bianco

William Kasanova
1 anno fa · 306 letture · 0

Sconfitta dal proprio corpo, la ragazza non poté fare altro che far scivolare una mano nelle proprie mutandine e muovere le dita sui petali del suo bocciolo di rosa, trafitta da scariche di doloroso piacere. La cosa non richiese molto, fu come soddisfare la fame con un tramezzino fatto con due fette di pancarrè e prosciutto cotto freddo di frigorifero annaffiato da un bicchiere di acqua tiepida, e il piacere si risolse esclusivamente nel calo del desiderio a livelli meno dolenti. Non ebbe un orgasmo come quello che aveva impresso sulla carta, e il tutto si concluse con un profondo sospiro ed un paio di dita bagnate di trasudo accompagnati da un leggero aumento della frequenza cardiaca.

Sentì svuotarsi sulla sedia, godendosi quel ritorno al normale torpore sessuale, attendendo qualche attimo prima di prendere quel disegno e stracciarlo. Non voleva di certo che sua madre, mentre puliva la camera, trovasse un disegno erotico, riconoscendo i personaggi intenti nell’atto del sesso. O, peggio ancora, vi mettesse sopra le mani suo fratello. Lo afferrò, pronta a farlo a pezzi non più grandi dei francobolli, metterlo in un foglio chiuso a busta, nascondere tutto in una tasca e gettarlo in un cestino pubblico il giorno dopo, prima della corsa mattutina nel parchetto.

Ma guardandolo, un po’ le dispiacque: ci aveva lavorato una buona ora, e le sarebbe piaciuto colorarlo per davvero, dandogli, per modo di dire, la vita che meritava. Poi, magari, si sarebbe iscritta con un alias ad uno di quei siti dove si pubblicano disegni erotici per scoprire cosa ne pensassero gli altri utenti. L’idea la fece sorridere. Magari avrebbe potuto essere il primo di una serie, in cui lei e Marco facevano sesso in modo sempre più eccitante, spettacolare, perverso…

Alzò lo sportello dello scanner della multifunzione sull’angolo della scrivania, avviò sul tablet il programma di grafica e, un attimo dopo aver messo il foglio sul vetro dell’apparecchio, l’embrione del disegno di lei che cavalcava con soddisfazione suo fratello apparve sullo schermo.

Dovette combattere contro sé stessa per non afferrare il pennino e iniziare a lavorare di layer, brush e movimenti sinuosi del polso per colorare l’immagine. Invece salvò il file dell’immagine scansionata sul cloud e chiuse il programma di disegno. Lanciò quello della videochat e, mentre si stabiliva il collegamento internet, la ragazza si premurò di distruggere ogni prova tangibile del disegno che rappresentava il suo desiderio incestuoso, nascondendo tutto in un foglio di carta preso dalla risma e chiuso con un paio di tratti di nastro adesivo.

La riunione virtuale era già cominciata quando sullo schermo apparvero le altre cinque ragazze. Chiara si mise in tasca l’involto mentre salutava, chiedendo perdono per il suo ritardo.

«Oh, ti aspettavamo, Chiara!» le diede il benvenuto Beatrice, sorridendole.

«Ciao, Chiara!» esclamò Cecilia. Era ancora nel giardino a trasmettere e, agghindata con dei fiori nei capelli castani che doveva aver raccolto poco prima, era talmente gioiosa che Chiara non si era mai accorta quanto potesse essere stupenda quella ragazza quando abbandonava il suo atteggiamento timido e sottomesso: con una punta di dolore nel cuore, comprese perché suo fratello ne fosse innamorato.

Helga e Anna non dissero una parola, ma dallo sguardo duro e stizzito fu facile comprendere che la comparsa online della bionda fu per loro un fastidio. Arianna non fu da meno nel dimostrarsi stizzita: «Stavo iniziando il mio racconto,» le rinfacciò con un’alterigia spropositata, nemmeno l’avesse interrotta durante il discorso per l’insediamento ad una carica politica di rilievo.

«Chiedo perdono…» ribatté Chiara.

«Dai, riprendi dall’inizio, Arianna,» la incitò Anna. «Voglio proprio sentire la tua storia. Sembra avvincente e… sexy. Sono sicura che hai vissuto delle esperienze sessuali… spettacolari e…»

Chiara vide Beatrice alzare gli occhi al cielo. «Oh, Anna, dacci un taglio, per favore. Sai dove abita…» disse, lasciandole intendere cosa avrebbero potuto fare una volta che si fossero incontrate in un luogo appartato.

L’espressione di avversione si riaffacciò tra i lineamenti della futura scrittrice. Probabilmente, si disse Chiara, divertita all’idea, non aveva ancora digerito quanto era accaduto durante la loro rimbeccata riguardo agli odori corporei.

Comunque, Anna, dopo aver scoccato un’occhiataccia nella webcam, probabilmente indirizzata a Beatrice, riprese con meno passione: «Su, Arianna, continua. Stavi dicendo che un paio di mesi fa Cinzia ti aveva telefonato e…»

La ragazza chiamata in causa si sedette meglio davanti al computer, avvicinando la bocca dalle labbra color corallo al microfono bianco e sottile da pochi euro. «Sì,» disse, riprendendo a raccontare dall’inizio. «Beh, come dicevo: un paio di mesi fa mi aveva suonato lo smartphone mentre stavo tornando a casa da scuola. L’avevo preso dalla tasca e, con mia sorpresa, a chiamarmi era stata Cinzia. A molte di voi aveva chiamato già prima per, beh… lo sapete anche voi come faceva».

Chiara aveva ricevuto la sua “chiamata” il febbraio precedente, in occasione della quale Cinzia aveva convinto la ragazza ad andare al supermercato con lei per istruirla nell’arte di rimorchiare gli uomini. In realtà, la sua autonominatasi insegnante di seduzione non aveva fatto altro che mostrare quelle due bocce sovradimensionate che sembravano strappare a metà la maglia che indossava e a comportarsi come una zoccola, proponendo sesso a chiunque l’aggradasse. Chiara ne era stata disgustata, decidendo che quella sarebbe stata l’ultima volta che avrebbe passato un solo istante con quella squallida ragazza. In realtà, ebbe la soddisfazione di vederla aspramente redarguita dal collega di suo fratello quando si erano fermate al fast food dove lavorava Marco e aveva mangiato la piadina con quell’eccellente salsina che non era più riuscita a trovare e che suo fratello sembrava in imbarazzo quando lei ne accennava.

Quando tornò al presente, la ragazza si rese conto che Arianna non aveva sospeso il suo racconto, ma sembrava non si fosse persa nulla di importante nella trama. «…campanello di casa sua. Cinzia era venuta ad aprire un istante dopo. Beh, non potete immaginare la mia meraviglia quando me l’ero trovata davanti completamente nuda». La ragazza non poté trattenere l’incurvarsi verso l’alto dell’angolo sinistro delle labbra e l’abbassarsi di un’ottava della voce, mettendosi seduta meglio sulla sedia. «Cinzia… Cinzia è una gran stronza e puttana ma ha un corpo… figa, che corpo… Le foto che pubblica su Instagram non lasciano molto lavoro all’immaginazione, sono sicuro le abbiate viste anche voi».

“Ma dal vivo è ancora più figa. Porca puttana, mi viene da piangere a pensarci quando mi si era presentata davanti. Aveva aperto la porta come se nessuno potesse vedere la sua mona dalla strada e mi aveva guardata aspettando che mi muovessi. Ma io ero rimasta imbambolata davanti a tutta quella bellezza. Perché va ammesso: ha un paio di bocce grandi quanto dei meloni, e il culo non è tanto più piccolo. Dovrebbe fare la fitness influencer, quella puttana.

“Mi aveva fissata per un momento con quei suoi bellissimi occhi neri, profondi, poi aveva sbottato: ‘Vuoi restare sulla porta, troietta, o ti decidi ad entrare, che mi sta gelando la mona!’, poi si era girata ed era rientrata nella casa. Se davanti è bella, quella puttana dietro è uno spettacolo. Vedere quel culo mi ha fatto rimpiangere per la prima volta nella vita di non avere una nerchia in mezzo alle gambe, spingerla contro un muro e strappare un orgasmo dalle sue chiappe muscolose.

“Beh, avevo cominciato a seguirla ed ero entrata in casa anch’io. E lì avevo trovato davvero una nerchia in tiro, e attaccato ad essa un ragazzo che doveva avere un paio di anni in più di Cinzia, cinque forse in più di me. Mi aveva guardata nudo anche lui mentre si stava segando lentamente per restare in tiro. Non avevo potuto evitare di fissare la sua mazza, perché sembrava davvero una di quelle che si vedono negli anime hentai: sarà stata lunga venticinque centimetri come minimo, tanto larga che il ragazzo non riusciva a stringerla con una mano. La punta era grossa, carnosa da fare schifo, si poteva vedere tutta quella strana forma che hanno le cappelle… Mi stava venendo il vomito…

Prima di andare avanti…

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