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Erotika
Il cuoco · Cap. 4
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Capitolo 4 di 4 11 min di lettura

Marco prepara la piadina a sua sorella

Marco prepara la piadina a sua sorella

William Kasanova
1 anno fa · 559 letture · 0

Non si pose nemmeno il dubbio che potesse essere una follia: se Cinzia voleva che sua sorella si bevesse la sua sborra, perché non scopriva anche lei se era di suo gradimento?

Lanciò un'occhiata alla porta da cui era uscito Piero, sperando davvero che i tempi da lui calcolati fossero corretti, quindi si aprì il bottone dei jeans, abbassò la zip ed estrasse il cazzo. Avvicinò la piadina con lo squacquerone al bordo della piastra e vi sporse sopra il pene.

Cominciò a segarsi ad una velocità insensata, più determinato che eccitato, la mano che si muoveva con una tale frequenza che, sapeva, i muscoli dell'avambraccio gli avrebbero bruciato per un bel momento e l'uccello fatto male, ma non si fermò. Il suono della pelle che si muoveva sembrava quello che aveva accompagnato la sega mal riuscita della sera precedente: iniziò a pensare di avere in ginocchio davanti a lui prima Tori Black, ma l’eccitazione non fu sufficiente, poi Cinzia, ma ancora ci stava impiegando troppo. Per un istante, in un angolo della sua mente, si affacciò il ricordo del volto di sua sorella imbrattato di sborra, ma con uno sforzo mentale riuscì a cambiare un paio di particolari, mutandola infine in Cecilia. Quando la giovane amica di Chiara comparve nella sua mente, la sua testa che si muoveva avanti e indietro con i capelli castani stretti tra le dita di Marco, un insensibile fiotto di sperma schizzò dalla cappella spargendosi sul crudo e la rucola, colando tra lo squacquerone. Un altro quasi più consistente tracciò una nuova linea accanto alla precedente, poi qualche goccia si sparse attorno. Un odore appena percepibile si aggiunse a quello degli ingredienti in cottura, ma il sistema di aerazione si occupò di farlo sparire dalla cucina.

Una delle seghe meno soddisfacenti della sua vita, si rese conto Marco, ma non era il piacere sessuale quello che stava cercando con quella eiaculazione.

Controllò che nessuna goccia del suo liquido seminale fosse finito sulla piadina della sorella, che aveva allontanato per sicurezza, e soddisfatto della propria mira, dopo aver tolto un pelo inguinale rimasto su una foglia di rucola, si ricompose. Questa sì che è una ricetta limited edition, altroché quella all’avocado, pensò, sogghignando. In offerta speciale, solo per le migliori puttane.

La porta si aprì alle sue spalle quando stava finendo di allacciare il bottone dei jeans. Si mosse a chiudere la piadina con lo squacquerone prima che Piero, raggiungendolo, potesse scorgere uno strano liquido bianco, mai visto prima in quella cucina (sempre che la voce secondo la quale il suo collega si fosse scopato una bionda molto ben dotata che lavorava al McDonald's una sera, dopo la chiusura, fosse solo una voce) e potesse sospettare cosa aveva fatto.

«E anche questa rogna è andata,» annunciò semplicemente Piero, soddisfatto come se avesse ricevuto un esito negativo da un esame medico preoccupante. «Quanto casino per una firma. E quelle piadine sono a posto?»

Prima di rispondere, Marco passò la spatola sotto quella di Chiara e la fece scivolare in un involto di carta azzurro, ponendola su un vassoio. Un istante dopo le fece compagnia quella "corretta" di Cinzia, sebbene in una carta verde. «Ecco qui,» disse Marco, facendo un passo indietro, consegnando le piadine a Piero e la sua vendetta al proprio destino. «Vado un attimo in bagno, se non è un problema».

Il collega afferrò il vassoio, dirigendosi verso la porta che dava sulla sala. «Vai pure, che di gente oggi ce n'è poca, grazie al cielo. Ah!» si voltò verso Marco, «Non hai…» e simulò uno sputo, scuotendo la testa per palesare la sua speranza che non avesse davvero fatto quello che gli aveva consigliato. «Non che te ne farei comunque una colpa, eh».

«No, assolutamente,» lo rassicurò, incapace, però, di trattenere un sorriso ben poco angelico.

Un grugnito di Piero chiuse la questione, che si rigirò per andare a fare la consegna.

Il ragazzo corse fuori dalla cucina passando per la porta che aveva preso il collega e che dava su un corridoio di servizio che collegava i vari negozi di quella zona del centro commerciale, conducendo anche ad un paio di gabinetti. Ma non fu lì che Marco si diresse, ma dall'altra parte, dove una porta nascosta dietro una colonna dava sulla passeggiata del megastore. Controllando che nessuno dalla saletta del ristorante lo vedesse, scivolò fuori dalla colonna, passò dietro ad un paio di incastellature che sostenevano dei cartelloni pubblicitari al centro della passeggiata. Si infilò nell'edicola accanto al ristorante, nascondendosi dietro ad alcuni espositori di fumetti. Afferrò un album di qualche supereroe americano, aprendolo e fingendo di controllare se lo avesse già letto, ma il suo sguardo si fissò sulla saletta della piadineria, dove i sette tavoli erano vuoti, tranne quello occupato da Cinzia e sua sorella, sedute, per sua fortuna, in una posizione perfettamente visibile.

Non si era perso nemmeno un secondo della sua vendetta: proprio in quel momento Piero era intento a consegnare le due piadine alle ragazze. Come dovuto, Chiara prese quella nell'incarto azzurro, dando un morso al suo pasto, apparendo subito soddisfatta, e la troia quello verde.

Vuoi che mia sorella si beva la mia sborra?, le chiese mentalmente, pregustando il momento in cui Cinzia avrebbe azzannato l’involto di pasta e ignorato di ingoiare il suo seme. Quella sarebbe stata una gran bella sorpresa, si disse. Chissà se si sarebbe accorta che, oltre allo squacquerone e al crudo, c'era pure qualcos'altro di origine animale?

Osservò Cinzia prendere la sua piadina, guardarla un attimo, e, nonostante Marco non stesse più nella pelle nel vederla addentare ed buttare giù, lei non la morse. Non l'avvicinò nemmeno alla bocca, sulla quale un angolo si abbassò in senso di disgusto.

Il ragazzo ebbe un sussulto, credendo che Cinzia, per qualche motivo, avesse scoperto il suo trucco, ma non era quello il motivo per il suo tentennamento.

«Ah, ma c'è la rucola, che schifo…» sbottò la mora.

Dannazione…, imprecò Marco dentro di sé, accalorandosi, Fottuto da dell'insalata che quella…

Ma se il suo piano sembrava essere andato a gambe all'aria, all'improvviso ebbe un risvolto anche peggiore. Chiara, che aveva smesso di degustare la sua piadina quando aveva notato anche lei che la sua mentore non stava mangiando, la porse a Cinzia. «A me la rucola piace,» disse, con un sorriso. «Prendi la mia».

«No!» esclamò Marco, con il cuore che perdeva un colpo, facendo voltare le tre persone presenti nell'edicola, chiedendosi cosa stesse accadendo, credendo che il dramma si stesse svolgendo sulle pagine di qualche fumetto, ignari di Chiara che stava addentando il pranzo destinato ad una puttana, con un paio di gocce di liquido biancastro che le colarono sul mento.

La sorella di Marco, notando qualcosa che le scivolava dalla bocca, si portò un dito ad intercettarla, osservò il liquido chiaro che aveva raccolto, poi se lo porse tra le labbra, suggendolo. Una luce di approvazione si accese nel suo sguardo. «Mh,» commentò, «buona questa cremina. Devo chiedere a mio fratello come la fa».

FINE

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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.

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