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Erotika
Il cuoco · Cap. 3
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Capitolo 3 di 4 11 min di lettura

Marco pensa troppo a sua sorella

Marco pensa troppo a sua sorella

William Kasanova
1 anno fa · 479 letture · 1

Sullo schermo Tori continuava giudiziosamente, e con una certa soddisfazione, a prestare la sua bocca per il raggiungimento del piacere del suo partner. Perché non immaginare di essere quel fortunato? si domandò Marco. In fondo, non sarebbe stata la prima volta che immaginava di essere il felice amante di Tori Black con una soddisfazione non indifferente.

Ma perché, invece, non fare le cose per bene e non sostituire la splendida pornostar con qualcun'altra? Marco non trattenne un sorriso quando il suo sguardo si posò sullo smartphone sul comodino.

Lo afferrò e, come lo accese e lo sbloccò, ecco comparire subito una delle foto di Cinzia, sdraiata su un fianco sulle coperte di un letto sfatto, completamente nuda; una gamba era piegata, aprendo bene la vista alla passera, che era stata comunque nascosta da alcune righe tracciate rabbiosamente per renderla contemplabile solo per gli utenti paganti di Onlyfans; allo stesso modo i capezzoli, malamente celati, sebbene il resto dei seni bastasse a colmare i sogni, e i coglioni, di qualunque uomo.

Il ragazzo chiuse gli occhi e, un attimo dopo, Cinzia era inginocchiata davanti a lui, le sue mani costrette con un laccio dietro la schiena. Completamente nuda, le grosse bocce protese in avanti, i glutei sodi che si aprivano dietro come una visione, i suoi occhi neri fissavano con odio Marco, sopra il cazzo che le entrava tra le labbra. Il ragazzo sorrise, quasi più soddisfatto dallo sguardo della troia che dalla sua nudità e dall'idea di ciò che stava per farle. Accompagnato dal suono che si ripeteva nelle sue orecchie, afferrò i capelli corvini di Cinzia con una mano, pose l'altra sotto il suo mento, e cominciò a spingere a fondo e poi a ritrarre, spingere e ritrarre, dentro e fuori, dentro e fuori. L'odio che bruciava negli occhi di Cinzia cresceva al passo con il desiderio che montava in lui, ma mai quanto il piacere di trattare così quella puttana.

Ecco cosa ti meriti, lurida troia: farti fottere quella boccaccia, le disse, mentre il suo cazzo continuava a comparire e a scomparire tra le labbra della ragazza. Sentì nel basso ventre quella sensazione che annunciava il raggiungimento del suo limite. "Dovrei venirti in bocca e soffocarti, ma preferisco umiliarti del tutto", aggiunse, estraendo con un colpo del bacino il cazzo luccicante dalle labbra di Cinzia, che colavano copiosamente di saliva sul mento e gocciolavano sui seni.

Appoggiò il cazzo sul volto della ragazza, mentre sentiva quella strana sensazione alla base dell'asta tipica dell'approssimarsi dell'eiaculazione. Strinse più forte i capelli biondi, mentre gli occhi azzurri tramutavano la loro espressione di odio in una quasi ascrivibile alla venerazione…

Cosa… balbettò Marco, un attimo prima di rendersi conto della mostruosità che si stava per consumare davanti a lui.

Quella inginocchiata non era più Cinzia: il colore dei suoi capelli era cambiato, così come i suoi occhi; il suo seno era diminuito di un paio di misure o tre, e allo stesso modo anche il suo culo era diventato meno maestoso. Le labbra, ancora intrise di bava e sputo, si aprirono per accogliere le gocce di sperma che stava per sgorgare, mentre lo sguardo mostrava solo un'insostenibile attesa.

No! No! No… gridò Marco, ma al contempo sapeva che il punto di non ritorno era stato superato, e non sarebbe stato possibile interrompere quanto stava per accadere.

Sembrò che il suo cuore si fermasse mentre il suo cazzo spruzzava caldi e densi fiotti di sborra sul viso virginale di Chiara, sulle sue ciocche bionde e sui suoi occhi del colore del cielo. Lunghe colate bianche e luccicanti si disegnavano sul volto di sua sorella, che, a sua differenza, ridacchiava ogni volta che l'ennesimo colpo di liquido tiepido si allungava sulla sua pelle.

«Spruzza!» disse con un fiato Chiara, con un tono di voce che lo faceva apparire come l'avvenimento più felice della sua vita.

Inorridito, si allontanò dalla fanciulla quando ormai era davvero troppo tardi, e dalla cappella un'ultima goccia ritardataria, non più sospinta con forza dai movimenti dei muscoli pelvici, si limitava a colare lentamente verso il basso. Chiara, mio dio, mi… mi dispiace!

Lei non sembrò affatto farsene un problema: anzi, si sporse in avanti, le braccia ancora legate dietro la schiena, il viso con la sborra che le scivolava lungo le gote e le labbra, fino sul collo e verso le piccole tette. Allungò la lingua, intercettando la goccia di seme, risalì fino alla punta del cazzo, che chiuse tra le labbra. I suoi occhi si posarono in quelli di Marco mentre, con un risucchio, suggeva il seme del fratello che era rimasto nel suo meato, ringraziandolo con lo sguardo.

Quando, soddisfatta, si allontanò dal membro, passando la punta della lingua per prendere le gocce che stavano colando sulle sue labbra, sorrise. - Grazie, Marco - disse con la sua voce vellutata. «Ora che ho bevuto la tua sborra, sono guarita dalla mia timidezza».

Marco aprì gli occhi sconvolto, inorridito. Si guardò la mano mentre, sullo schermo, il viso di Tori Black veniva impreziosito dall'esplosione di passione del suo partner: la sborra della sega colava tra le sue dita, come sangue bianco scaturito da una coltellata.

«Cazzo,» sussurrò, guardando per la prima volta disgustato il suo stesso seme. Era solo una fantasia erotica che era deragliata in qualcosa che non avrebbe mai voluto, lo sapeva benissimo, ma l'immagine di sua sorella nuda, sottomessa, il volto cosparso del suo stesso sperma, era qualcosa che lo aveva sconvolto.

Colpa di quella troia di Cinzia, ne era sicuro. Cinzia e quelle sue stronzate per rendere le sue seguaci delle puttane come lei.

Bastarda.

Marco spense il tablet, ormai senza interesse per il video porno, e si alzò in piedi, sollevandosi con la mano pulita i pantaloni e le mutande. Ascoltò il suono della casa, cercando di capire se Chiara fosse ancora a letto o si fosse svegliata e alzata, magari per andare anche lei in bagno.

No, nessuno si muoveva. Si avvicinò alla porta e l'aprì silenziosamente, passando per il breve corridoio illuminato solo dall'abatjour sul suo comodino. La camera da letto dei genitori, vuota, aveva la porta accostata, mentre quella della stanza di Chiara era chiusa e silenziosa.

Ma se fosse uscita in quel momento e lo avesse trovato lì, mentre si muoveva per l'appartamento come un ladro, con la mano impiastricciata? Non riusciva a smettere di immaginarsela mentre la prendeva, la portava alle labbra, e dopo essersi riempita le nari dell'odore di seme, iniziava a ripulirla con la lingua, silenziosa e solerte.

Lasciagliela lappare, così potrà diventare una mia pari! rise nella sua mente la voce della troia.

«Vaffanculo!» sibilò Marco, mentre s'infilava nel bagno e si puliva velocemente sotto il getto del lavandino, guardando il suo seme scomparire nello scarico in un turbine di acqua. Quella sera, capì, una sega non sarebbe riuscita a donargli il sonno. Anzi, tutt'altro.

E l'aspetto peggiore di tutto quanto, dovette ammettere con dolore, mentre aveva nuovamente in mano il cazzo ormai flaccido ed un getto di piscio schizzava nella ceramica del gabinetto, sprigionando il forte odore di sesso post-orgasmo che riempì l'aria del bagno, era che immaginare di sborrare sul viso di sua sorella gli aveva provocato il più intenso orgasmo che si fosse mai dato da solo…

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.

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