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Erotika
Il cuoco · Cap. 2
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Capitolo 2 di 4 12 min di lettura

Marco porta a casa sua sorella

Marco porta a casa sua sorella

William Kasanova
1 anno fa · 514 letture · 1

Per un istante la sua mente vacillò e si ritrovò ad immaginare anche la sua sorellina che, sotto l'influsso di Cinzia, apriva un sito dove vendere le sue foto nuda, e non sempre da sola. Poteva vedere uno scatto di lei sdraiata su un divano bianco, coperta solo dai suoi capelli d'oro, mentre le labbra erano appena socchiuse e gli occhi azzurri guardavano confusi la fotocamera come a dire: "sono una brava ragazza, non so come sia finita in questa situazione", con una mano che, completamente incongrua rispetto allo sguardo, stringeva voluttuosa uno dei piccoli seni e, visibile solo di schiena, un uomo le teneva le gambe aperte ed il suo grosso cazzo scompariva tra le labbra bagnate e arrossate della passera di….

Marco scosse la testa, inorridito dal pensiero di immaginare sua sorella nuda, di quella bambina di cinque anni che passava i pomeriggi in silenzio, seduta accanto a lui, a contemplarlo mentre faceva i compiti, o a correre da lui tutte le sere per abbracciarlo e augurargli la “dolce nanna” prima di andare nel suo lettino. La guardò mentre, quasi tre lustri dopo, lo osservava, attendendo che suo fratello gli svelasse chissà quale segreto che lei non aveva ancora scoperto, incredulo che quella bambina fosse divenuta una giovane donna dal corpo affascinante e la mente scattante, ma boicottata da una profonda timidezza che anche lui, da piccolo, aveva sperimentato e che, in qualche modo, aveva superato, per lo meno, quasi completamente.

Fingendo di non aver mai avuto quei pensieri, continuò: «Dicevo: lei un tempo era timida come te, forse anche di più. Quando andavamo alle elementari aveva persino vergogna a rispondere alle domande dell'insegnante. Poi, però, come puoi vedere, è cambiata completamente. Ora è volgare, maleducata, strafottente. Ti sembra forse un miglioramento?»

Le sopracciglia di Chiara si sollevarono in un moto di incertezza. Probabilmente, pensò il fratello, si stava domandando come potesse non essere comunque un progresso passare dall’isolarsi dal resto dei bambini della propria classe delle elementari al mostrarsi nuda e in atteggiamenti che spaziavano dal provocante al pornografico su Internet e campare con questo.

«Come posso spiegartelo, Chiara?» domandò lui, più a sé stesso che a sua sorella, aprendo le mani verso l'alto come a sottolineare la sua limitatezza intellettuale nell'argomento. In realtà un'idea se l'era fatta benissimo negli anni, e la riteneva anche molto plausibile: Cinzia non era affatto cambiata, per lo meno non nel suo intimo. Semplicemente, la sua vera anima schiva e intimorita dal mondo intero aveva indossato un giubbotto antiproiettili fatto di insolenza ed esibizionismo invece che di kevlar, e portava avanti un regno fatto di foto pornografiche e sesso privo di vere emozioni perché la gente la ammirasse e la desiderasse, sebbene tali sentimenti fossero rivolti solo alla maschera che celava la sua vera persona, che restava ancora più oppressa dalla solitudine e dal senso di inadeguatezza. Un comportamento che, poi, aveva avuto conseguenze che Chiara sembrava non considerare o di cui non era a conoscenza: Cinzia aveva abbandonato la sua famiglia dopo che avevano scoperto che, in parole povere, si prostituiva e sua sorella Barbara, di qualche anno più vecchia e che la natura, al posto di un bel paio di tette, l’aveva dotata di un cervello molto sviluppato, diventando ingegnere di qualche tipo, disgustata, aveva chiuso ogni contatto con lei.

Ma come poteva spiegare tutto ciò alla sorella? Gli avrebbe creduto, o, piuttosto, avrebbe pensato che fosse solo un discorso per farla desistere dal frequentare Cinzia? «Non stare con lei,» si risolse a dirle infine, «è una pessima persona, e cercherà di ergersi sopra di voi non mostrandosi migliore rispetto a te e a quelle altre fesse che la seguono, ma distruggendo la vostra autostima».

Lei rimase per qualche istante in silenzio, assimilando ciò che Marco le aveva spiegato. Poi, si appoggiò con la testa sulla spalla sinistra di lui, chiudendo gli occhi. «Grazie, fratellone. Sei sempre così buono con me,» sussurrò, e una mano, calda per essere stata tra le sue cosce fino a quel momento, si appoggiò su quella di Marco.

Il ragazzo sentì il cuore balzargli nel petto a quel contatto così intimo. Inorridì silenziosamente nel sentire il cazzo risvegliarsi, come a ricordarsi che quella accanto era sì sua sorella, ma anche uno splendido esponente del sesso femminile. «Non preoccuparti,» rispose lui, con un filo di fiato, cercando di ingoiare l’agitazione e l’eccitazione ma, da come era cambiata la sua voce, sembrava gli fossero andati di traverso.

Lei rimase qualche secondo così, poi baciò la mascella del fratello e si alzò silenziosamente, accompagnata solo dal frusciare degli abiti e dal ticchettare dei tacchi degli stivaletti, fino alla porta, dove il fratello la richiamò.

«Un'ultima cosa, Chiara».

Lei si voltò, di certo aspettandosi un altro pezzo di ramanzina. Invece la sorpresa si dipinse sul suo splendido viso alla domanda di Marco.

«Cos'è questa storia che dovresti…» iniziò lui, fermandosi per la follia dell'idea lanciata da Cinzia.

Lei parve attendere che lui completasse la domanda, osservandolo come se non capisse di cosa stesse parlando, poi, vedendolo tentennare, completò la sua frase: «…che dovrei bere la tua…» si fermò anche lei, scegliendo un termine più indicato per il seme di suo fratello. «…il tuo sperma?»

Solo una parte più inconscia della mente del ragazzo si rese conto che sua sorella non mostrava nessun segno fisico di disagio nel parlare del liquido seminale di Marco. Non ritenne comunque necessario informare il resto della cognizione di quel particolare che poteva essere solo un'impressione errata.

«Già,» la voce di Marco, invece, mostrava una certa ritrosia a nascondere il proprio imbarazzo.

Lei tornò a fissarlo. «Io, Cecilia e Arianna siamo tutte e tre molto timide,» spiegò, «e Cinzia dice che il modo migliore per… uhm, "guarire" dalla nostra condizione e diventare come lei è sedurre il nostro fratello e, in pratica, succhiarglielo e berci la sua s… il suo seme».

Marco sollevò le sopracciglia incredulo davanti ad un'idea tanto idiota.

Lei forse fraintese l'espressione, ma usò una voce che doveva indicare uno scherzo quando gli chiese: «Perché, sei interessato?»

Questa volta fu il disgusto ad emergere dal viso del fratello. «Dai, che schifo! Non essere sciocca».

La ragazza si sbrigò ad aggiungere, come a cambiare argomento, con un sorriso che, anche a Marco, non sembrò troppo sincero: «Un peccato, anche perché solo io e Arianna abbiamo un fratello. Cecilia invece è figlia unica».

Il pensiero improvviso di Cecilia, con il suo viso carino reso ancora più attraente dalla costante espressione di timidezza che la turbava, con i suoi capelli castani e gli occhi scuri, un bel corpo magro e dalle forme gentili sempre seppellito sotto abiti troppo grandi, fece scomparire ogni acredine verso la battuta della sorella. Anzi, iniziò a pensare che non gli sarebbe affatto dispiaciuto avere Cecilia nel suo letto, scaldare la sua anima e preparare il suo corpo con lunghi massaggi, focosi baci e dolci carezze, fino a farle passare completamente il suo terrore verso il mondo, prima ancora che compisse quanto richiesto da Cinzia e il suo seme scendesse lungo la gola della ragazza. Poi sarebbe stato felice di restituire il piacere, gustandosi il sapore segreto della sua femminilità, magari con sottofondo i gemiti di Cecilia mentre due dita accarezzavano l’interno del suo utero e altre due le facevano scoprire quale fosse il vero scopo del suo clitoride.

«Cecilia potremmo adottarla,» disse ad alta voce, sorridendo e apprezzando davvero, questa volta, la sana erezione che stava riempiendo i suoi boxer. «Va bene anche un fratello di un'altra famiglia?»

«Marco! Sei uno stronzo!» risuonò dalla cucina la voce di Chiara, e questa volta il ragazzo non ebbe difficoltà a riconoscere che non c’era la minima traccia di divertimento nella voce della sorella.

Prima di andare avanti…

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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.

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