Il cazzo del suo ex, però, non era nemmeno lontanamente delle dimensioni di quello che stava scivolando nel suo retto.
Stanza di Eduardo Jiménez, ore 23:20
Cristina si guardava attorno, annoiata, aspettando che il calciatore arrivasse e le permettesse di dimostrarle che lei era la donna dei suoi sogni. Aveva provato a fare l’inventario di quanto vedeva attorno, ma non aveva idea di quanto costassero gli oggetti nella stanza. Parecchio, comunque, anche solo guardando quanto fossero brutti i quadri di arte moderna che erano appesi ai muri.
Quello avrebbe saputo disegnarlo anche lei, si disse, cercando di distrarsi, con una tela, un pennello appoggiato sopra ed uno starnuto un po’ potente. Anzi, forse sarebbe venuto pure meglio.
Aveva provato a strattonare la manetta ma, per quanto non ne avesse mai viste dal vivo, sembrava vera, per lo meno più di quella del suo cuginetto che usava quando giocava a Tex Willer e si divertiva a correre dietro a…
Finalmente la porta si aprì e la ragazza assunse una posizione più eretta con la schiena mentre restava inginocchiata sul comodo tappeto peloso. Sorrise al fatto che finalmente l’attesa era finita, pronta a fare il suo dovere per avere un futuro pieno di soldi e comodità. «Eccoti, Edu…» ma il nome le morì sulle labbra mentre le sopracciglia si arcuavano in un cipiglio di sorpresa.
Quello che era entrato non era affatto il calciatore: l’uomo era più grosso, un filo più basso, e vestito approssimativamente. Eppure, gli assomigliava parecchio…
Non ci volle uno sforzo, comunque, a Cristina per riconoscerlo: era Lazaro, il fratello nullafacente di Eduardo, la tipica piattola che in ogni famiglia ricca campa dei soldi di qualcun altro, vivendo ben oltre lo status di povertà che dovrebbe appartenergli. Che cosa ci faceva nella stanza del calciatore?
Sarà venuto a prendere dei soldi, fu il primo pensiero della ragazza, ma si accorse che l’uomo non stava guardando in giro, in cerca di un portafogli o cose simili: da quando era entrato, non aveva tolto lo sguardo da lei, come se avesse saputo che era lì.
Lo vide avvicinarsi, porsi davanti e sogghignare. Senza dire una parola, si aprì i jeans e prese fuori il cazzo in erezione, la cappella già fuori dalla pelle. Cristina lo fissò senza il minimo disgusto: al confronto del taxista di quella mattina, sembrava un capolavoro, sebbene non fosse più di quindici centimetri. Forse nemmeno quelli. Sentì un tuffo al cuore quando si chiese se quella fosse la dimensione tipica della famiglia Jiménez…
L’uomo non si stava facendo problemi sulle dimensioni del suo uccello. Notando che la ragazza non si era lanciata su di lui, le mise una mano dietro la testa e la avvicinò.
Cristina si chiese cosa fare. Non che si facesse problemi a spompinare qualcuno per un guadagno anche minimo, ma, cazzo, era lì per il calciatore, non quello stronzo di Lazaro. Esitò un momento, ma, se non voleva la cappella in un occhio, le sarebbe stato più utile aprire la bocca. Forse, pensò, mentre il fratello dell’uomo che voleva entrava in lei, era usanza di famiglia spompinare prima i parenti… dopotutto, era ammanettata nuda ad un letto, e questo non le sembrava molto più normale.
Tanto valeva approfittarne: magari Lazaro avrebbe elogiato le sue capacità con la bocca a Eduardo, si disse la ragazza.
Ma non ebbe la possibilità di dimostrare la sua bravura. L’uomo non sembrava avere interesse ad un lavoro di fino con lingua e labbra, ma esclusivamente di venire: bloccando la testa di Cristina con entrambe le mani, cominciò a scoparle la bocca, spostando avanti e indietro il bacino, picchiandole la pancia prominente sugli occhi e infilandole i peli del pube nelle narici.
Non ci volle molto, per la fortuna della bionda, che capì che Lazaro stava per venire quando lui smise di spingere avanti e indietro ma le tenne la faccia contro l’inguine e si lasciò scappare un sospiro rumoroso. Un attimo dopo, un paio di fiotti di sborra salata schizzarono in gola alla ragazza. L’uomo, evidentemente per assicurarsi di svuotarsi tutto nella bocca, diede un altro paio di colpi, mentre le ultime gocce di seme scivolavano fuori dal suo meato.
Soddisfatto, uscì da Cristina con il cazzo, lo rimise nei pantaloni e, con un sorriso di complicità, si portò un dito alle labbra, facendo “shhhh…”, quindi si girò e se ne andò dalla porta.
La ragazza, inghiottendo inconsciamente la sborra che le era rimasta in bocca, lo guardò confusa, scuotendo la testa come se questo avesse permesso al suo cervello di trovare un senso a tutto questo.
«Ma che cazzo…» mormorò, «sono finita in una puntata di “Black Mirror”? Di certo le altre due zoccole, invece, si stanno divertendo e…»
Un paio di secondi dopo che la porta si era chiusa, eccola che si riapriva. Cristina interruppe il suo soliloquio, rimettendosi in posizione, assumendo sul volto l’espressione che usava per dimostrare, o almeno far credere, ad un uomo che era felice di vederlo, meglio ancora se nudo e pronto a possederla.
Ma il viso passò in un attimo all’esprimere sconcerto quando notò che l’uomo che entrò non solo non era il calciatore, ma non era nemmeno ispanico: un nero basso e dall’espressione svagata entrò, indossando un completo tra il blu e il viola che sembrava fatto per una persona con un paio di taglie in più.
E questo stronzo chi è?, si domandò la ragazza, ma non ebbe bisogno di chiedere cosa volesse perché le si mise di fronte, il cazzo in tiro, non molto più grande di quello di Lazaro, sebbene più grosso.
Al suo confronto, però, Lazaro era sembrato un dolce amante: il nuovo arrivato le afferrò la testa con entrambe le mani e, invece di fotterle la bocca muovendo il bacino, si trovò lei spinta avanti e indietro con forza e ad un ritmo serrato. Le parve di prendere a testate l’addome rilassato del nuovo amante, i capelli biondi che balzavano avanti e indietro quasi frustandole le spalle, le mani dell’uomo serrate sulla sua nuca.
Al pari di Lazaro, il nuovo venuto non dimostrò una resistenza da competizione, più adatta ad una sveltina da scopata in un vicolo puzzolente con una puttana vestita male che chiedeva quattro spiccioli per svuotarti i coglioni.
Cristina cadde quasi a terra, con il mondo che sembrava stesse andando letteralmente a rotoli, quando finì di sbatterla avanti e indietro. Solo il fatto di essere ammanettata al letto le impedì di crollare sul pavimento, ma non al cazzo di uscirle di bocca mentre spruzzava sperma come una manichetta antincendio e il suo volto, i suoi capelli e il suo piccolo seno stessero andando a fuoco.
«Merda…» sbottò la ragazza, confusa, nauseata, «…vaffanculo…»
Il nero non disse nulla. Mentre metteva via il suo uccello se ne andò come se non fosse accaduto nulla.
«Che cazzo…» esclamò Cristina, ma già un altro stava entrando nella stanza. Non fu sorpresa nello scoprire che non era Eduardo nemmeno questo…
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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
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