Vai al contenuto
Erotika
Club Tlazo · Cap. 1
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Capitolo 1 di 8 13 min di lettura

Mattina

Cristina, Miriam ed Eleonora, mentre sono in spiaggia, tirano le somme sulla loro vacanza, e il proseguimento non sembra promettere come speravano.

William Kasanova
1 anno fa · 569 letture · 1

Vicolo nei pressi della spiaggia, ore 09:30

Cristina strinse le gambe attorno alla vita dell’uomo, allungando una mano dietro la propria testa e afferrando un tergicristallo. «Sì…» ansimò, arcuando la schiena sul cofano dell’auto già bollente, il calore che sembrava volesse bruciarle i pantaloncini e ustionarle la pelle delle spalle. In realtà, aveva inarcato il busto per non scottarsi più che per il piacere che il cazzo del taxista avrebbe dovuto darle. Nonostante questo, ormai esperta della pratica, simulò un grido di piacere all’ennesimo colpo nella sua fica, bagnata più per abitudine che per la vista dell’uomo grasso e ben poco piacevole o per i colpi che le infliggeva con la forza di quel macchinario che piantava i pali nel terreno. «Cazzo, sì! Sfondami!»

Probabilmente, il taxista non aveva compreso una sola sillaba, che, da quando le aveva caricate sulla sua macchina, non aveva usato una singola parola che non fosse spagnola, ma il tono di voce ed il muoversi di Cristina dovevano averlo ingannato ed eccitato al punto tale che, ad un tratto, afferrò con maggiore forza i fianchi della ragazza, la penetrò completamente con il suo scarso attrezzo di piacere, lanciò un grugnito che si sarebbe potuto definire, con una buona dose di fantasia, di piacere, e restò dentro.

La ragazza, ringraziando silenziosamente il cielo per la conclusione di quella tortura, percepì una pisciata calda riempirle l’utero, rilassandosi, nonostante la lamiera del cofano attendesse la sua schiena nuda con il suo morso bollente.

L’uomo fece un passo indietro dopo essersi svuotato completamente, osservando le labbra del sesso della ragazza chiudersi ed una grossa goccia bianca scivolare fuori e colare sulla carrozzeria nera. Mentre metteva a riposo il cazzo bagnato di umori e si chiudeva la patta dei pantaloni da ginnastica lisi, Cristina scivolò giù dal cofano, sollevandosi i pantaloncini di jeans scoloriti.

Si avvicinò all’uomo, gli appoggiò un bacio ad una guancia rubiconda e dal pelo ispido, assicurandosi che i suoi piccoli seni spingessero contro il suo braccio flaccido.

«Muchas gracias,» disse, questa volta in spagnolo, simulando una gioia che non provava affatto. Lui le rispose con un sorriso che sembrò più una smorfia, probabilmente pensando che quei due secondi di orgasmo non gli avrebbero pagato il pieno dell’automobile, le strinse una chiappa e poi le diede uno schiaffetto che fece sobbalzare e ridere la ragazza.

Cristina si avvicinò al muro che li aveva nascosti dalla vista dei villeggianti sulla spiaggia, guardando l’uomo che faticava a salire sull’auto che si piegò sul lato sinistro e poi andarsene senza degnarla di uno sguardo. La ragazza non se la prese affatto: in fondo, aveva barattato il pagamento di tre passeggeri dal bed and breakfast dove pernottavano fino a lì per una veloce scopata. Nonostante tutto, era lei quella più soddisfatta.

Probabilmente, non sarebbe stato il primo, quel giorno, ad essere pagato in natura. Certo, si disse la ragazza, sistemandosi meglio le mutandine e avviandosi verso la spiaggia, se anche le altre due troie che erano con lei avessero pagato con il loro corpo una volta ogni tanto non le sarebbe dispiaciuto, mica potevano passare una settimana in Spagna a spese della sua figa, come avevano fatto il giorno precedente…

Miriam ed Eleonora la aspettavano appena oltre l’angolo, come se avessero avuto paura di prendere parte alla scopata o provassero vergogna a vedere la loro compagna di viaggio farsi fottere anche per loro…

Miriam sorrise, allungando una sacca da palestra verso la bionda. «Come trombano i taxisti spagnoli? Sono bravi?» domandò, ridendo.

Cristina, afferrando il borsone, sorrise a sua volta. La risata della ragazza le sembrava un po’ troppo affettata, ma la sua attenzione venne di nuovo catturata dalle sue chiome dai capelli rossi e lunghi che scendevano fin sotto le spalle, vampe di passione che sembravano infiammare il cuore di chi le vedesse. Quanto erano belli? Si immaginò intenta a portarli al proprio viso, riempirsi del loro profumo e godere della loro morbidezza… Quella zoccola le aveva tutte, pensò con invidia Cristina: occhi verde chiaro e corpo alto e sinuoso, per non parlare delle bocce che facevano fatica a passare inosservate. «Il cofano era largo, potevi unirti a noi,» rispose la bionda con un occhiolino, lei stessa incerta se addolcirlo di complicità o inacidirlo di sdegno.

La rossa annuì, muovendo troppo velocemente il capo. «La prossima volta».

Eleonora, invece, abbassò lo sguardo quando quello, diventato duro, della ragazza che aveva offerto la corsa incontrò il suo. «Grazie, Cristina».

Cristina scosse la testa, sbuffando irritata. Per l’ennesima volta si chiese perché si fossero portate dietro quella figa di legno. «La prossima volta puoi offrire tu,» disse, come se fosse stata una condanna.

 

Spiaggia, ore 09:40

Quando Miriam aveva proposto di raggiungere una spiaggia per passare quella mattinata che si preannunciava noiosa quanto la precedente, la seconda di sette che avevano intenzione di passare in Spagna con un regime economico prossimo a zero, Eleonora si era aspettata qualcosa di fuori mano, senza le strutture che rendevano Barcellona tanto famosa, ma non quello che si apriva davanti a lei: invece di ritrovarsi i piedi che sprofondavano in soffice sabbia calda, le sue scarpe da tennis scivolavano su ciottoli lisci e costellati di alghe e rifiuti. Nonostante questo, diverse persone erano presenti su quella distesa di rocce, chi con dei cani, chi a scattare foto, un paio con degli aquiloni, molti intenti a prendere la tintarella lontano dalla confusione del turismo di massa. In fondo, si disse, tentando di illudersi, ciò che importava era il sole e un po’ di tranquillità.

Seguì le altre due ragazze che stavano discutendo di qualcosa. Provava una cocente invidia verso la loro amicizia. Ma, in fondo, non era difficile esserlo quando gli argomenti preferiti erano il sesso, gli uomini e come farlo il più possibile. In realtà, provava uno straziante desiderio di parteciparvi anche lei, ma si sentiva bloccata ogni volta che il discorso approdava o anche solo sfiorava il sesso. Era inibita, così la appellavano le persone più educate quando parlavano di lei, ma non sapevano che la cosa era nata solo qualche mese prima, quando aveva avuto un’orribile relazione sentimentale con un ragazzo più grande di lei di dieci anni, che, in qualche modo, l’aveva manipolata, costringendola ad avere solo rapporti anali perché sosteneva che il suo grosso seno gli dava il ribrezzo anche solo a guardarlo. Da allora, quelle due maestose mammelle che le pendevano dal petto, che erano il sogno erotico di qualunque uomo che la vedesse e l’invidia di buona parte delle donne, le causava un senso di vergogna ed inadeguatezza. Soprattutto quando era con Cristina.

Si sedette vicino a loro, ma non eccessivamente, su un sasso più elevato degli altri. Osservò Miriam guardarsi attorno.

«C’è una certa differenza tra questo posto e Barceloneta,» commentò, senza nascondere la sua delusione.

«Ma che cazzo te ne frega?» reclamò Cristina, che sembrava soddisfatta del semplice fatto di trovarsi lì. «In quelle spiagge ti fanno pagare anche la sabbia che ti finisce nel culo».

«Già, qui il rischio non c’è…» concordò sconfitta la rossa, scalciando un sasso in un buco tra due rocce.

Cristina smise di darle ascolto. Mise a terra la borsa da palestra che aveva con sé, poi, sfilate le scarpe usando solo i piedi, iniziò a spogliarsi, togliendosi la maglietta e dimostrando di non avere il reggiseno. Rimasta in topless come se nulla fosse, iniziò ad abbassarsi i pantaloncini e poi le mutandine con una lentezza che a Eleonora sembrava studiata affinché chiunque sulla spiaggia avesse il tempo di vederla nuda e diventasse il punto focale della sua attenzione, soprattutto quando si abbassò in avanti per prendere i vestiti da terra. Eleonora non poté evitare di immaginare i glutei di Cristina aprirsi come un invitante sorriso verticale verso chi guardasse il sedere. Probabilmente anche la passera aveva occhieggiato tra le cosce nel momento che aveva afferrato i pantaloni, per poi scomparire quando si era rialzata.

La ragazza si sorprese quando Cristina si girò verso di loro. «Cos’è, voi non vi cambiate?» domandò con una certa durezza. Eleonora non riuscì a staccare lo sguardo dalla passera della bionda, dimostrando, con un rivolo bianco che colava, che il taxista non aveva usato un profilattico. Trattenne a stento un’espressione di disgusto che le stava salendo al viso: poche cose la imbarazzavano più del suo seno, e di certo mostrare del seme fuoriuscire dal suo sesso era… La sola immagine nella mente le strinse lo stomaco. Il ricordo del suo ex che pretendeva, dopo il rapporto anale, che lei cagasse letteralmente la sua sborra davanti a lui le fece venire un brivido lungo la schiena ed un dolore all’inguine.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 2 senza votare
Indice dei capitoli
Cap. 2

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista