Vai al contenuto
Erotika
Club Tlazo · Cap. 7
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Capitolo 7 di 8 14 min di lettura

Alba

Cristina incontra finalmente Jimenez.

William Kasanova
1 anno fa · 315 letture · 0

Stanza di Eduardo Jiménez, ore 4:00

Cristina si era seduta il più lontano possibile che le manette le permettevano da Elisabetta, stringendo, a differenza di questa, le gambe sull’addome, come a nasconderle il seno e l’inguine.

La nuova arrivata, dopo qualche frase di circostanza che grondava derisione, non l’aveva più nemmeno considerata. Sedeva sulle gambe, lo sguardo che vagava in pensieri che la bionda non riusciva a indovinare.

L’unica cosa che sapeva era che la odiava. La odiava con tutta la sua anima. Quella troia era perfetta, sia fisicamente che nella postura, come quella di certi guerrieri dell’Estremo Oriente intenti a meditare, preparandosi mentalmente alla battaglia. Lei, però sapeva irradiare erotismo anche in quel momento, con le labbra appena socchiuse.

Era fottutamente bella, doveva ammettere Cristina. Ma non avrebbe mai ammesso che avrebbe voluto farci sesso pure lei, baciarla sdraiate su un materasso di piume, stringerle uno di quei grossi, invitanti seni mentre contemplava il suo volto che veniva ulteriormente ingentilito da un orgasmo che lei stessa le avrebbe inflitto con una mano nella sua fottuta figa depilata.

La bionda strinse i denti a quell’immagine, inorridendo nel rendersi conto dell’aumento dell’umidità nella sua passera. L’odore che sentì salire dal proprio inguine fu quasi più intenso della sborra secca che non era riuscita a togliersi dal volto, e in quel momento le parve più disgustoso del fluido uscito da una ventina di coglioni.

La porta si aprì, dopo ore che l’ultimo fruitore della sua bocca era stato sbattuto fuori dalla camera a favore di Elisabetta, e, con soddisfazione di Cristina, questa volta mostrò davvero l’uomo che aspettava dalla sera precedente. Jiménez, il famoso calciatore di cui tutte le donne avrebbero voluto essere le amanti, si fermò sull’ingresso, l’espressione sul volto che passava da quella sicurezza che solo i veri uomini hanno la capacità di esprimere ad un attimo di sbigottimento alla vista delle due ragazze.

Cristina si mise seduta meglio, imitando la posizione della puttana castana, gonfiando il petto sebbene privo delle mammelle che pendevano dal busto di Elisabetta, sorridendo lussuriosa a Jiménez, la cui espressione, nel vederla, non solo tornò ad assumere la sua sicurezza, ma si aggiunse anche una sfumatura di divertimento.

Sogghignando soddisfatto, Jiménez entrò nella camera da letto, dirigendosi verso le due ragazze.

Elisabetta sembrò ergersi ancora più mentre spingeva avanti il petto, aprendo le labbra, pronta ad accogliere in bocca il suo nuovo amante. Ma il suo sguardo di vittoria e lussuria si offuscò quando vide l’uomo passare davanti a lei, fermandosi di fronte a Cristina.

Fu il volto della bionda ad illuminarsi ancora di più, il sorriso migliore e più sincero della sua vita ad accendere il luccichio dei suoi occhi. Non bastano le tue cazzo di tette, troia, pensò, guardando Jiménez sbottonarsi i pantaloni e infilarsi una mano nelle mutande.

Incredibilmente, la felicità di Cristina crebbe ancora quando il calciatore estrasse il suo cazzo. Una nerchia di quasi una spanna e mezzo, dall’asta leggermente ricurva verso l’alto, una cappella lunga e grossa, rossa scura, emergeva per quasi metà dalla pelle. Una goccia trasparente colava dal meato, spandendo un profondo afrore maschile che fece bagnare ancora più Cristina e, sicuramente, la delusa Elisabetta.

La ragazza aprì la bocca, sorridendo con gli occhi all’uomo. «Non potevi scegliere meglio, mio caro masc-»

Persa nello sguardo dominatore di Jiménez e dall’eccitazione che l’aveva invasa, Cristina vide arrivare il getto ma non ebbe il tempo di reagire, nemmeno di chiudere gli occhi prima che il piscio vi finisse dentro. Sputando il liquido giallo che le era finito in bocca, alzò le mani davanti al viso cercando di proteggersi.

«Cosa…» gridò, totalmente confusa, disgustata, inorridita. «Basta, basta!»

Ma il calciatore, invece, continuò a puntare il suo cazzo contro Cristina, svuotando la vescica che sembrava non avesse avuto la possibilità di liberarsi una sola volta in tutta la notte, cercando di schivare le mani della ragazza a favore del viso. Rideva guardando la sua urina riversarsi sul piccolo seno della ragazza, schizzare sul tappeto che, solitamente, si bagnava di ben altri liquidi corporei.

«Vedo che ti sei divertita, puttanella, eh?» disse. «Puliamo un po’ quella bega secca che hai in faccia».

Quando il getto iniziò a perdere pressione e a ritirarsi tra il calciatore e la ragazza, l’unico suono fu il ridere cristallino di Elisabetta il cui volto, nascosto in parte da una mano che voleva celare le labbra, non poteva nascondere lo scherno che provava verso la sua competitrice.

Cristina alzò la mano libera davanti a sé, le dita gocciolanti, guardando il liquido puzzolente che le colava lungo il corpo. «Ma cosa…» disse, confusa. Fissò il calciatore, un ghigno di disgusto che le distorceva la bocca. «Io… Mi hai mandato qui per fare sesso con te e… Poi tuo fratello ha…»

«Cosa?» esclamò il calciatore, divertito. «Io non ti volevo affatto qui, una rompicoglioni come te, una che si mette a disturbare i miei clienti, che si permette di urlarmi in faccia. Pensi davvero che voglia fottermi una come te? Sono i miei uomini che hanno frainteso e ti hanno portata qui invece che nel Tempio di Tlazolteotl, dove sono invece finite le tue comari. Ma non importa, i clienti si sono divertiti comunque con loro». Indicò con un cenno del mento la faccia di Cristina. «Ma vedo che anche tu te la sei spassata».

Cristina fu sul punto di reagire, ma il calciatore aveva già smesso di interessarsi a lei. Si era voltato verso Elisabetta, accarezzandole prima una gota e poi la gola.

«Lei è la donna che voglio al mio fianco e nella mia alcova».

A quelle parole gli occhi della mora scintillarono ed il seno gonfiarsi ulteriormente. «Sarei onorata a darti il miglior piacere della tua vita,» disse con una voce avvolgente quanto un abbraccio.

Il calciatore lasciò cadere i pantaloni e le mutande, mostrando a Cristina un culo e due gambe depilate e muscolose. Si avvicinò alla ragazza, ponendo la sua cappella a pochi centimetri dal suo volto.

La mano di Elisabetta strinse con dolcezza la lunga asta, aprì le labbra, protendendo la lingua e passandola sulla cappella con una lentezza studiata, fissando negli occhi l’uomo e ammaliandolo con i suoi, ancora più che con il suo corpo perfetto.

Un attimo dopo, il glande scivolava nella bocca della castana, che prese a succhiarlo come se stesse tettando un capezzolo. Jiménez si lasciò sfuggire un sospiro di piacere che avrebbe spiegato meglio di mille parole quanto fosse eccelsa la tecnica pompinara della ragazza, mentre una mano della stessa si appoggiava sotto le palle e cominciava a massaggiarle.

Cristina, con la rabbia che le stava crescendo dentro al punto tale da trasformarsi in mal di stomaco, distolse lo sguardo da quello spettacolo disgustoso, ma di cui aveva sognato fino a pochi istanti prima di essere una dei protagonisti. Ma suo malgrado, lo divenne.

Le mani di Jiménez si posarono sulla testa di entrambe le ragazze. Una accarezzò i lunghi capelli castani di Elisabetta, in un gesto di pura devozione, mentre l’altra afferrò letteralmente quelli biondi di Cristina. Con uno strattone, la ragazza si trovò tratta avanti, cadendo, rovinando con la faccia tra i glutei scolpiti del calciatore, il naso piantato contro l’ano.

«Leccami il culo, puttana!» ordinò il calciatore, mentre le scuoteva la testa bionda con violenza per meglio farle capire l’ordine. «Ti sei divertita nella mia camera da letto, e adesso ripaga la mia ospitalità».

Cristina provò a fare resistenza, ma il braccio dell’uomo dimostrava una forza incredibile. Il movimento che poi faceva con il bacino, come per farla calare ancora più nel solco del suo culo, aggredendola con un fetore insopportabile, sembrò una presa in giro che la sconvolse, gettandola nello sconforto. Strinse i denti, ma comprese che se fosse voluta uscirne illesa, e soprattutto il prima possibile, accelerando il montare dell’eccitazione e aiutando la puttana castana nella sua opera verso il cuore dell’uomo che entrambe volevano, avrebbe fatto meglio ad aprirli per permettere alla sua lingua di fare quanto richiesto.

 

Tempio di Tlazolteotl, ore 04:10

L’unico indizio del fatto che Miriam era ancora, almeno in parte, cosciente, era il suo emettere un gemito appena udibile quando l’attrice dai capelli bianchi sprofondava nel suo culo con lo strap-on che, per la fortuna della ragazza, aveva da tempo scaricato la batteria. Clelia, invece, non sembrava ancora soddisfatta dopo le ore passate a possedere quello splendido corpo ancora nel fiore della giovinezza. Ormai aveva perso la sensibilità all’utero, probabilmente le avrebbe fatto male per dei giorni, ma non importava: quei capelli rossi, quegli occhi verdi… cazzo, quella figliola era tutto ciò che avrebbe voluto essere lei alla sua età. Era come fottere la sé stessa ideale, punirla perché non era mai davvero esistita.

Certo, la sua amica con i capelli biondi aveva delle poppe maestose, ma per lei non poteva competere con il resto dell’aspetto della sua piccola… e poi aveva potuto venderla a quei due pervertiti dei gemelli Grant, che sembravano scoparsi l’un l’altro attraverso una donna, per una somma considerevole. Avrebbe contemplato il video della loro scopata in una nottata più noiosa di quella.

Quando aveva proposto a Jiménez di aprire quella discoteca con lei, usando la sua fama per adescare ragazzotte stupide attratte dalle celebrità e poterle usare come schiave sessuali in cambio di una inutile card, non avrebbe mai nemmeno sognato di trovarsi davanti il suo sogno di bellezza. Convincere il calciatore a far portare dentro quelle tre e poi cambiare gli ordini delle guardie perché conducessero la bionda rompicoglioni nella stanza di Jiménez e la tettona dai Grant fu una cosa piuttosto semplice per lei.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 2 senza votare
Indice dei capitoli
Cap. 8

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista