«Non puoi tenerla?»
Patrizia si agita sul sedile del passeggero. «No. Non volevo restare un secondo di troppo lì dentro. E adesso mi scappa. Mi succede sempre quando partecipo ad un’orgia».
[Troia, ladra, bugiarda, ma almeno lei ha la decenza di non pisciare nella doccia quando si lava dopo una gang bang…]
Deglutisco. «D’accordo. Dovrebbe esserci poco più avanti un bar».
Metto la freccia e, subito dopo il cartello azzurro con scritto “Ponte nelle Alpi”, esco in un parcheggio su cui si affacciano un paio di negozi specializzati in camini e mezzi agricoli e un ristorante. Mi infilo accanto ad una Subaru Blu con lo spoiler sopra il bagagliaio e spengo il motore.
Patrizia mette la mano sulla maniglia della portiera, si ferma e mi guarda. «Vieni anche tu?»
Mi sento a pezzi. Non vedo l’ora di tornarmene a casa e gettarmi nel letto. Dopo un lungo bagno. Anche due. Ho apprezzato il tuo regalo, Patty: essere coperta di sborra da uomini che si eccitano per la mia bellezza e cazzi che si sono infilati in ogni mio buco è stato bellissimo, ma adesso farei lo scrubbing con la carta vetrata. Le poggio una mano sulla spalla sinistra. «No, ti aspetto qui».
Lei annuisce. «Va bene». Si volta e apre appena la portiera.
«Un attimo, Patty!»
Mia sorella si gira verso di me, le sopracciglia sollevate.
Non so dove trovo il coraggio. In realtà, mi trovo con una mano dietro la nuca di Patrizia, la mia faccia che si avvicina alla sua, le nostre labbra che si toccano.
Patrizia è stupita, trattiene il fiato, ma solo per un istante. Anche lei, a sua volta, allunga una mano e la appoggia sul mio collo, mi accarezza, la sua lingua scivola sulle mie labbra.
Le nostre bocche si aprono, le nostre lingue si toccano, si muovono una sull’altra.
La mia fica torna a bagnarsi, i miei seni a indurirsi. Voglio mia sorella, e non limitarmi a leccare la sua fica. Voglio che mi insegni a farla godere, e mi faccia scoprire cos’ha imparato in questi anni di lavoro da escort.
Ci stacchiamo, lei sorride e io con lei.
«Ti amo, Patty…» Mi si stringe il cuore all’idea che abbiamo passato anni una lontana dall’altra, senza toccarci, senza essere l’una l’amante dell’altra.
«Anch’io ti amo, puttanella…» Fa un occhiolino e mi dà un bacio veloce. «Abbiamo molto da recuperare, noi due».
Scende, chiude la portiera e si avvia in direzione del bar. Nonostante sia vestita da crimine contro l’umanità, un paio di ragazzi nel parcheggio, intenti a chiacchierare e a fumare, interrompono la loro discussione e la seguono con lo sguardo, mangiandola con gli occhi.
Sospiro. «Anch’io lo faccio tirare tanto agli uomini quando mi vedono?»
Che te ne frega. Saverio ti ama… voglio dire, apprezza ugualmente. “Anche se fossi un camion della spazzatura”, come dice la tipa nel video su Internet.
Sospiro di nuovo, e questa volta più profondamente. Già, Saverio…
Stacco il telefono dal supporto sulla ventola ed esco dalla Lancia.
Il sole è basso sopra le montagne, colorando di un leggero rosso il parcheggio e infiammando le nuvole.
Mi appoggio al lato della macchina. Il traffico sulla statale alle mie spalle è intenso, mentre questo parcheggio sembra un’oasi di calma. Un’oasi che puzza di gas di scarico e risuona di auto e camion che sfrecciano, ma dopo le emozioni di oggi pomeriggio
[Ti hanno scopata in una decina, “emozioni” è un termine un po’ blando, eh…]
mi sembra di essere in un angolo di Eden.
Uno dei due ragazzi mi vede, dà di gomito all’amico e mi indica. L’altro annuisce, sorridendo. Sento un tocco di soddisfazione crescere nel mio cuore. Evidentemente, non sono poi tanto male rispetto a Patrizia…
Chissà, se andassi da loro e proponessi un tramezzino con me, accetterebbero…
Accendo lo schermo del telefono appoggiando la punta dell’indice sul lettore posto dietro l’apparecchio. Una fila di icone, che devo sfoltire ormai da anni, appare sul monitor. Premo con il pollice la rubrica, la scorro fino alla “S”.
Saverio sarà in pensiero visto che non gli ho più telefonato o scritto…
Come dire che avrebbe le palle di rinfacciarti qualcosa se scoprisse che ti sei fatta scopare da un altro. Sosterrebbe che anche tu hai le tue necessità. Probabilmente, chiederebbe di poter assistere la prossima volta per sostenerti psicologicamente in un momento simile.
La sua faccia compare nella foto di profilo rotonda al centro dello schermo, sopra i contatti. Sento la soddisfazione degli sguardi di desiderio dei due ragazzi sciogliersi in qualcosa di simile all’apatia.
Mi ci vogliono almeno cinque respiri prima di trovare il coraggio di premere il tasto in fondo allo schermo.
Al posto della rubrica ricompare la lista delle icone, e un battito di cuore dopo si apre il mio cloud, poi la cartella dei preferiti.
Meno male che non l’ho mai cancellato… L’ho rinominato in modo che, alfabeticamente, fosse l’ultimo file nella lista, ma ormai l’ho richiamato tante di quelle volte che il mio pollice fa scorrere la lista senza uno sfioramento di troppo.
Sullo schermo appare la foto del cazzo di Manuele che lui aveva mandato sul mio vecchio telefono anni prima, su richiesta di Patrizia quando si era fatta sbattere facendogli credere che ero io…
Scuoto la testa, ripensando a quanto mi fossi offesa e avessi odiato mia sorella. Che cretina che ero, avrei potuto avere l’uomo che amavo, e invece… Accarezzo di nuovo l’asta sullo schermo e la mia figa inizia a prudere, come quando sto per ditalinarmi pensando a lui.
Sollevo lo sguardo verso il bar. Patrizia non è ancora di ritorno.
Con un movimento del pollice, torno alla rubrica: Saverio mi guarda ancora. Sospiro.
«Fanculo…»
Un attimo dopo porto il telefono all’orecchio.
«Pronto?» risponde. Non ricordavo più la sua voce, è profonda…
«Ciao, Manuele. Come stai?»
«Ehm… ciao… chi—»
Sento quel senso di soddisfazione ricomparire e il prurito in mezzo alle gambe aumentare. Non è mai stato tanto forte… Il cuore martella nel mio petto, nemmeno durante la gang bang aveva accelerato tanto. Devo deglutire, ma non scende nulla lungo la gola. «Sono… sono Alessia. Alessia Costantini». Silenzio dall’altra parte della linea. «Sono quella che…»
[…ti sei scopata…]
…hai amato…
«…ti sei scopata anni fa. È stato bellissimo».
Dalla porta del bar esce Patrizia, si guarda attorno prima di attraversare la strada e poi si avvia nella mia direzione. Non ho più tempo. Ora o mai più…
Lui balbetta per un istante. «Oh… oh, mio dio, Alessia! Non mi hai più risposto! Io…»
Inspiro a fondo. Come cazzo fanno gli uomini a chiedere alle donne un appuntamento? Mette più in tensione che fare un’arringa in tribunale… «Hai da fare, domani, Manuele?»
«No… cioè, voglio dire: credevo non volessi più vedermi, dopo che non mi hai mai richiamata. Ero convinto che tu pensassi…».
Sorrido. «Non dare importanza a cosa pensa la gente: ti perdi le cose migliori della vita, se lo fai».
Patrizia attraversa il parcheggio, fa un cenno ai due ragazzi. I due rispondono fischiandole dietro e mangiandola con gli occhi.
Mi mordo il labbro inferiore. «Ah, Manuele: sai che ho una gemella? Mi piacerebbe fartela conoscere, sono sicura che ci divertiremo, tutti e tre insieme».
FINE
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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
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