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Erotika
É tornata mia sorella · Cap. 8
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Capitolo 8 di 11 14 min di lettura

Circondate da cani idrofobi

La situazione precipita, e sempre più agenti approfittano dell'occasione di due taccheggiatrici che vogliono patteggiare.

William Kasanova
1 anno fa · 371 letture · 0

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È Manuele… è il cazzo di Manuele quello che mi sta scopando la bocca…

Posso sforzarmi finché voglio, fino a farmi scoppiare il cervello, ma è inutile: quello che sta occupando le mie fauci non è l’unico uomo che ho amato, ma quello di una guardia giurata di merda che ho conosciuto meno di un quarto d’ora fa. Le sue mani sulle mie tempie tengono la testa ferma, mentre lui muove avanti e indietro il suo bacino, il suo cazzo si scappella strusciando sulla mia lingua, si infila tra le mie tonsille, quasi sprofonda nella mia gola.

La mia bocca è piena di saliva, adesso, e ogni movimento me la fa ingoiare, rischiando di strozzarmi, o scivolare fuori dalle labbra, colandomi prima sul mento e poi sul seno. Se prima puzzava di eccitazione, ora l’inguine di Moretti è un attacco fisico al mio olfatto, feromoni maschili che mi stanno stordendo come se fosse una via di mezzo tra il puzzo del metano e il gas che si usa per le anestesie.

Qualcuno lancia un ringhio.

Apro gli occhi e guardo mia sorella, in tempo per vedere Borio grugnire: «Sto venendo! Cazzo, sì!» Tira fuori il cazzo dalle labbra di Patrizia, afferrandolo con una mano mentre con l’altra la tiene per i capelli ramati, alzandole il volto. Mia sorella socchiude gli occhi, discostando il viso mentre una smorfia di divertimento cerca di nascondere il disgusto. Uno schizzo bianco prorompe dalla cappella di Borio, spiaccicandosi sulla guancia sinistra e la tempia di Patrizia, poi un altro ancora più potente che le prende anche la nuca e una parte finisce sulla schiena.

L’espressione di feroce godimento del bastardo mi ripugna. «Sì! Sì…» Svuota le palle sulla faccia di mia sorella fino all’ultima goccia.

Lei chiude gli occhi e ridacchia, lo sperma le cola lungo il volto. Sono certa che vorrebbe vomitare.

Il nuovo arrivato non smette di incularla.

Ti prego, non anche a me…

«Che pezzo di merda che sei, Giulio,» esclama Moretti, senza fermarsi un attimo. «Quella volevo limonarla, adesso come faccio che l’hai smerdata di bega?»

Gli altri due stronzi si mettono a ridere. Patrizia, no.

La porta oltre mia sorella si apre di nuovo: un altro agente, alto, biondo, fa il suo ingresso e chiude il battente con un movimento del piede. «Ah, ma allora ho capito bene!» C’è solo lascivia nel suo sguardo, come se stesse controllando una nuova puttana da portare a casa dal mercato delle schiave. «Sono le due troie della profumeria?»

Borio si appoggia con il culo alla scrivania, il cazzo mezzo eretto, bagnato di saliva ed una goccia di sborra che cola verso il pavimento. «Già, e hanno avuto la cortesia di patteggiare». Ci indica con un cenno. «Unisciti alla festa».

«Adoro quando patteggiano…» Il nuovo venuto ci guarda soddisfatto. Si inclina per osservare meglio Patrizia a novanta gradi, le mani appoggiate alle caviglie. Ne alza una e lo saluta. «Ehi, bello: ti va di fare un giro con me?»

Lui le accarezza la guancia. «Mi spiace, ma prendo lei».

Patrizia si volta verso di me, ha una colata di sborra sbavata dove l’ha toccata. Mi fa l’occhiolino. «Fortunella, questo è carino!»

Ma mi sta prendendo per il culo? Uno stronzo mi ha appena scelta come se fossi una puttana in una vetrina di Amsterdam, e quella è felice per me?

[Benvenuta nel suo mondo. Hai presente quando ti chiedevi come fosse essere come la tua gemella, quando lei andava in giro a farsi sbattere e tu passavi le giornate a studiare? Eccoti accontentata!]

La mano che mi stringe i capelli mi strattona, strappandomi un gemito che il cazzo che ho in bocca impedisce di uscire dalle mie labbra. «Allora sarà meglio darsi una mossa, così sei tutta sua, cagna,» dice lo stronzo davanti a me.

Il nuovo venuto si avvicina, il suo sguardo mi palpa e si insinua in mezzo alle mie tette. «Sei gentilissimo, Marco». Fa schioccare le dita e punta l’indice verso il collega.

Il cazzo martella le mie tonsille, i peli dell’inguine di Rossi si infilano e pizzicano le mie narici ad ogni colpo. «Tra amici e colleghi, questo ed altro…» Sospira, geme con forza, poi si sfila mentre un odore quasi fisico mi avvolge. Cerco di distogliere il volto quando vi appoggia sopra il cazzo bagnato, la mano che stringe i miei capelli mi limita. Fiotti caldi e collosi mi colpiscono sul viso, colano sulle guance e chiudo gli occhi prima che mi finisca anche lì la sborra. Spero non notino la mia espressione di disgusto.

Non ho l’esperienza di Patrizia nel nasconderlo.

«Vedo che ti è piaciuta la puttanella,» sogghigna Borio.

La pressione sui miei capelli cede e il cazzo di Rossi si allontana. Il fetore della sua sborra è qualcosa di tremendo, mi blocca il respiro. Mi passo le mani sul viso per cercare di togliermelo di dosso, ma sono disgustata all’idea di toccarlo con le dita. Spezzo l’indugio usando il dorso per togliermi la goccia che sta scivolando sulle mie labbra. Le stringo, come mi stringe la gola, gli occhi mi bruciano e sono sicura che non è a causa dell’odore.

La mano di quello nuovo si posa sotto il mio mento e me lo solleva verso di lui. Non ha ancora tirato fuori il cazzo. Mi sorride. Quasi stride qui dentro. «Mi chiamo Alessandro, e sarò il tuo dolce amante».

«Chiavala e falla finita, Bianchi,» dice Borio, «che quando arrivano gli altri non vorranno mica fare la coda».

Fisso lo stronzo appoggiato alla scrivania, la mia rabbia diventa frustrazione. Quali altri? Quanti cazzo di agenti di merda ci sono in questo fottuto supermercato?

Intercetto lo sguardo di Patrizia. «Ci divertiremo, Ale!» esclama, ma non lo sta pensando davvero. Vero?

[Sicura sicura? In Austria tua sorella dev’essere l’eroina delle guardie giurate, e non solo quelle dei centri commerciali.]

Alessandro sospinge verso l’alto il mio mento: mi alzo lentamente. Tutti mi fissano, i loro occhi stringono le mie tette, ridono della sborra che cola sul mio viso. Sono un avvocato, e quel pezzo di merda di Borio si sta menando il cazzo sogghignando e guardandomi. Dovrei denunciarlo, ma dietro il suo culo peloso è appoggiata la refurtiva che ci hanno trovato addosso.

«Andiamo, gioia». Bianchi fa un cenno. Volto il capo nella stessa direzione: non c’è nulla, lì, solo il—

[Ti vuole fottere contro un muro. Saverio non lo fa. Ma lui ti rispetta…]

Scaglio uno sguardo di odio verso Patrizia, ma lei è troppo intenta a farsi scopare in culo. Lo stronzo la tiene per i polsi, lei inclinata a novanta, geme, ansima. Si diverte. Spero di no.

Troia maledetta! In che casino mi hai cacciata? Cosa cazzo sei tornata a fare?

Una mano si infila sotto il colletto della camicetta, strattona. Un colpo più deciso e le maniche scivolano lungo le braccia. «Cosa…»

Mi volto, Bianchi ce l’ha in mano. Scuote la testa. «Questa non ti serve più». Fa un cenno al mio seno. «E nemmeno quello, e i pantaloni e le mutandine».

Deglutisco. Adesso devo denudarmi?

[Se voi farti scopare, dovrai spogliarti. Credi si scopino tua sorella e si seghino guardandoti?]

La gola mi si stringe all’idea.

[Ma vai a cagare! L’idea che Manuele si seghi ripensando a quando ha scopato Patrizia credendo fossi tu ti riempie di soddisfazione, bugiarda!]

Borio mi guarda storto. Se non mi spoglio lo farà lui, e non con educazione, ne sono certa.

Muovo le mani lentamente dietro la schiena, come se fossi davanti a dei cani idrofobi e dovessi evitare i movimenti inconsulti.

[Tanto hanno visto fino ad ora le tette di tua sorella, pensi che possano fare a te qualcosa di diverso da quanto hanno fatto a lei? Per quanto ti piaccia crederlo, avete la stessa taglia di seno.]

Il ferretto scatta e faccio scivolare il reggiseno lungo le braccia. Inspiro a fondo per non mettere le mani sopra le bocce. Ho l’impressione che un’aria gelida passi sulle mie tette, che si stiano per ghiacciare. Devo tenere giù le mani…

Borio non le guarda nemmeno, accenna ai miei pantaloni. Continua a tenersi in mano il cazzo bagnato di saliva di mia sorella. «Anche quelle, bella, o devo fare una telefonata così ti aiutano i carabinieri?»

Figlio di puttana… Chiudo gli occhi e inspiro a fondo, l’aria del locale è viziata dall’odore di polvere, chiuso e uomini arrapati. E ne devono arrivare altri…

Afferro il bottone dei pantaloni senza guardare e lo faccio passare oltre l’asola. La pressione sui fianchi diminuisce, adesso mi sento davvero indifesa. Apro la zip e i pantaloni scendono lungo le gambe, afflosciandosi sui piedi. Sollevo un piede per togliermeli e Bianchi è accanto a me.

Mette una mano sulla mia nuca, mi volta la testa verso la sua e la sua bocca è contro la mia. Spalanco gli occhi, il fiato mi resta nei polmoni. L’altra mano si appoggia sul mio basso ventre, le dita scivolano sotto l’elastico delle mutandine. Mi irrigidisco quando aprono le labbra della mia passera, scorrono fino in fondo e si appoggiano sull’ingresso dell’utero. Sto tremando, il sudore pizzica sulla mia schiena.

Prima di andare avanti…

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