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Erotika
É tornata mia sorella · Cap. 11
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Capitolo 11 di 11 11 min di lettura

Il regalo dell'addio al nubilato

Alessia scopre e accetta la sua vera natura.

William Kasanova
1 anno fa · 387 letture · 0

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Mi muovo nel letto, faccio una smorfia cercando di mettermi più comoda. Il materasso è duro, come mai lo è stato, e… perché non ho addosso le coperte?

L’aria della stanza ha un pesante odore… odore di…

Sudore, sborra, umori femminili. Sei stata scopata, qui, ricordi?

Le mie palpebre si aprono di scatto, la mia mente riprende a funzionare quasi all’improvviso, le ultime ore si affastellano una dopo l’altra nella mia memoria. Mi metto seduta. Con le mani tocco una superficie piatta, dura e fredda.

Sono sulla scrivania dell’ufficio della sicurezza del centro commerciale. Le finestre sono aperte ma gli scuri sono accostati, lasciando il locale in un’ombra fresca e piacevole.

Patrizia ha rubato delle cose… profumi e gioielli, e ci hanno beccate.

Ci siamo fatte scopare per non essere denunciate alle forze dell’ordine.

Inspiro l’aria viziata dal respiro di dieci persone coinvolte in una scopata di gruppo e dai liquidi sessuali che abbiamo emesso. Apro la bocca per non sentire quell’odore e la pelle attorno alle labbra si tira, sperma secco si rompe e si riduce a scaglie. Sperma secco e trasudo vaginale.

Ho leccato la figa a mia sorella…

[E ti è piaciuto.]

Passo la mano sulle labbra, sono ruvide di sborra come quando si fanno le croste perché viene la febbre.

Non mi è piaciuto… è stato uno dei momenti più meravigliosi della mia esistenza!

Muovo il sedere, e mi accorgo che è attaccato al piano del tavolo da bega che mi dev’essere colata fuori dalla figa e dal buco del culo quando sono svenuta durante l’ennesimo orgasmo. Devo essere coperta di sperma su tutto il corpo, e puzzare da fare—

Delle voci attutite provengono dalla porta dell’ufficio. Il rettangolo di vetro temprato è illuminato e posso scorgere due ombre appena oltre. Una dev’essere mia sorella, l’altra è… è Borio, ma il suo tono non è così imperioso come prima, quando ci stava interrogando o, peggio, scopando.

Cosa ci fa Patrizia con quel figlio di troia? Di cosa stanno discutendo?

Magari lei ha continuato in una sessione privata dopo che tu sei svenuta. Lo sai com’è…

Scaccio quel pensiero e cerco di concentrarmi sulla conversazione dall’altra parte della porta. Parlano volutamente a bassa voce, come se non volessero farmi sentire. Ma non lo fanno a sufficienza.

«Davvero non ci saranno problemi?»

«No, non preoccuparti, Patty. Quando mi hai mandato il messaggio, questa mattina, ne ho parlato con Salvatore, e lui ha accettato di usare la sua profumeria». Una breve pausa. «Ha chiesto di partecipare: è quello che vi ha inculate entrambe».

«È quello che mi ha consegnato la refurtiva in negozio: mi sembrava lui. E ha infilato il profumo nella tasca di mia sorella… Ha la mano delicata… tranne quando sculaccia». Patrizia ridacchia.

Sgrano gli occhi. Cosa?

«È stato bello scoparti di nuovo, Patty…»

Un’ombra, quella più bassa, Patrizia, si muove verso l’altra, le loro teste si fondono per un attimo. Poi si staccano di nuovo.

«Mi mancava il tuo cazzo, Giulio».

«…ma non capisco perché l’hai fatto».

L’ombra della testa di mia sorella cambia forma per un attimo: sta guardando da un’altra parte, forse per prendere tempo, forse per trovare una risposta.

Torna nella forma originale.

«Alessia è sempre stata una ragazza riservata, è sempre stata sotto il controllo di nostra madre…»

«Me ne avevi parlato».

«…e tra poco si sposa. Con un coso amorfo, senza palle, che non le darà nessuna soddisfazione a letto. Scommetto che per il loro primo anniversario le regalerà un cazzo di strap on da usare su di lui. Volevo che Ale provasse, almeno una volta nella vita, un’esperienza sessuale come si deve, prima di finire in un matrimonio privo di piacere».

L’altro non risponde, la sua ombra sembra immobile.

«E poi,» continua la voce di Patrizia, velata di rammarico questa volta, «convinta di aiutarla, mi sono scopata il ragazzo che lei amava, e invece di far nascere una storia di amore, ho mandato tutto a puttane…»

Le due ombre si uniscono, lui abbraccia lei con dolcezza.

Oddio… Patrizia ha organizzato tutto questo per me? Ha chiamato un suo amico, o un amante, e l’ha convinto a fare tutto ciò?

Dovrei essere furiosa, arrabbiata per essere stata scopata da degli individui che non conosco per uno scherzo idiota di Patrizia

[Ma non lo sei: ti è piaciuto essere la troia di quella gente, non avere il controllo e perdere ogni responsabilità. Hai finalmente scopato tua sorella, hai scoperto che è fantastico essere la farcitura in un tramezzino, con un cazzo in figa e uno in culo che ti fottono.]

ma non posso che apprezzare il suo impegno nel farmi vivere un’esperienza nuova, che non avrei mai nemmeno sperato. Un’altra sorella mi avrebbe regalato un gioiello, Patrizia un’orgia.

[E non dimenticare gli orgasmi.]

L’ombra di Borio si allunga fino alla maniglia e la porta si muove.

Mi rimetto giù, chiudendo gli occhi, e fingo di non essermi ancora svegliata.

I cardini cigolano e quattro piedi camminano sul pavimento. Una mano mi tocca la spalla.

«Ale… svegliati».

Emetto un lieve gemito, apro appena gli occhi. «Cosa…»

Lancio un grido davanti a Borio, che mi guarda con uno sguardo duro palesemente falso, mi metto una mano sul seno e una sulla passera, fingendo di essere spaventata da lui. Mi sento una cretina, sia perché mi ha vista nuda per tutto il pomeriggio e mentre venivo scopata,

[Ti sei accorta che lui non ti ha nemmeno toccata una volta? Che sia fedele a tua sorella?]

sia perché so cos’è successo davvero, ma non voglio che Patrizia si accorga che ho scoperto il suo piano.

Mia sorella mi prende per le spalle. Indossa di nuovo la sua tuta sfatta ed è pulita rispetto all’ultima volta che l’ho vista. Ecco perché si era vestita male: così non rischiava di rovinarsi qualche abito decente. Io ci ho rimesso una camicetta. Devo andarmene via in reggiseno?

«Non preoccuparti, Ale. Adesso è tutto a posto. Non ci denunceranno».

Borio continua con la sua pantomima. «Ma non permettetevi mai più di tornare in questo centro commerciale o chiamerò la polizia».

Patrizia abbassa lo sguardo e annuisce. «Ci spiace, agente. Non succederà più».

«Sarà meglio».

Scendo dalla scrivania. I miei vestiti sono stati impilati su una sedia pulita, o per lo meno quelli che non sono stati strappati durante la gang bang. Sopra è appoggiata una camicetta nella busta di plastica simile alla mia.

Borio la indica con un cenno. «Mentre era addormentata, ho mandato uno dei miei uomini a prenderne un’altra, in sostituzione di quella strappata. La prenda per il mio regalo di matrimonio».

Ehi, devi sposarti con quel verme! Te lo ricordavi ancora?

Trattengo appena un’espressione di sconforto sulle labbra. No, e stavo bene così…

Patrizia passa con il suo sguardo sul mio corpo sporco di sborra secca. «Sarà meglio se prima ti fai una doccia, Ale… Io ci ho già pensato prima».

Borio attraversa l’ufficio e apre una porta. Oltre questa c’è quello che sembra uno spogliatoio. «Può accomodarsi qui».

****

«Ehm… Ale…»

«Cosa?»

«Devo fare pipì…»

Scocco un’occhiata veloce a mia sorella. A quest’ora la Statale 51 è piena di automobilisti che vogliono solo tornarsene a casa ed è meglio non distogliere l’attenzione dalla strada. Torno a concentrarmi sul traffico mentre quello che sembra un cementificio sfila alla nostra sinistra.

Prima di andare avanti…

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