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É tornata mia sorella · Cap. 8
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Capitolo 8 di 11 14 min di lettura

Circondate da cani idrofobi

La situazione precipita, e sempre più agenti approfittano dell'occasione di due taccheggiatrici che vogliono patteggiare.

William Kasanova
1 anno fa · 371 letture · 0

Bianchi si stacca dalla mia bocca. Un ghigno distorce il suo volto. «Sei bagnata, troia, meglio!»

Apro la bocca per sputargli in faccia ma mi volta e mi spinge contro il muro, piegandomi. Perdo l’equilibrio e getto le mani contro la parete, mancando per un pelo di colpirlo con la faccia. Il mio seno pende, scuotendosi per la caduta e il cuore che galoppa.

La rabbia brucia il mio petto, faccio per girare la testa ma una mano mi afferra di nuovo i capelli. Mi tira indietro il capo, strabuzzo gli occhi.

Le dita di un’altra mano si infilano tra l’elastico delle mutandine e le chiappe. Mi abbassano gli slip, sento l’aria scivolare lungo il solco del culo, soffiare sull’ano, insinuarsi tra le cosce e accarezzare le labbra della vulva. A strattoni, le mutandine scendono lungo le gambe, si depositano sui pantaloni. Una scarpa s’infila tra le mie caviglie, tiene abbassati i miei vestiti abbandonati sulle mie, di scarpe.

La voce di Bianchi proviene dalle mie spalle. «Solleva i piedi, troia». Una tirata di capelli mi lascia capire che non ho altra scelta.

Le mie scarpe s’impigliano, si bloccano, ruoto i piedi ed escono dai miei pantaloni e dall’intimo. Respiro a fondo, ma la testa mi gira, la pelle si fa d’oca sulle braccia, devo pisciare.

Il fiato mi si mozza quando una mano si infila tra le mie cosce e un paio di dita penetrano per una nocchia nel mio utero.

«Perfetto, bagnata proprio come piace a me!»

Perché mi sto bagnando? Perché il mio corpo vuole far credere a loro che mi sta piacendo quello che mi sta accadendo?

[Perché è da quando Patrizia ti ha detto che si è scopata Manuele che sogni di vederla scopare, e già da prima volevi fare sesso con lei in un’orgia, te lo ricordi? Quante volte ti sei pentita di non essere andata con lei all’appuntamento con il biologo e il karateka?]

Deglutisco. Le dita escono dal mio corpo, dal mio utero cola liquido.

La scarpa mi tocca la caviglia sinistra. «Apri le gambe, da brava».

Vengo aggredita dal fetore delle mie ascelle. Ho messo il deodorante ma puzzano, puzzano come mai prima di ora. Lo stronzo mi tira ancora i capelli. Stringo i denti: prima finiamo…

Apro le gambe, sconfitta. Muoviti, bastar—

Mia sorella sbatte con la schiena contro il muro alla mia sinistra. Ha le gambe sollevate, appoggiate sulle spalle di uno degli stronzi, che le stringe le tette e la fissa soddisfatto. Il cazzo spunta per qualche centimetro dalla figa di Patrizia, ad ogni colpo che le dà, liquido trasparente e liquido biancastro scivola fuori dalle grandi labbra violacee, raccogliendosi sulle palle pelose.

Lei avvinghia la testa di lui con le braccia, la sua piegata all’indietro, gli occhi spalancati. «Cazzo! Sì!» urla senza fiato, «Scopami! Scopami!»

Mi ritrovo a bocca aperta, davvero sta godendo così? Patrizia ama essere scopata in quel modo selvaggio?

[Manuele nei tuoi sogni segreti come lo fa? Chiedendoti il permesso di penetrarti? Non mi pare affatto.]

Il cazzo di Bianchi si fa strada nel mio utero. Spinge, scivola fuori, rientra.

[Non sai se indignarti perché ti scopa o perché non ti fotte come stanno scopando Patrizia, giusto?]

Fisso le minuscole crepe sul muro. Non voglio pensarci.

[La stessa differenza che passa tra una cena da Cracco e mangiare la pasta appena scolata, vero?]

Deglutisco, la gola si è chiusa. Non voglio vedere mia sorella…

[…godere così tanto?]

…essere scopata con tale violenza. É…

La porta si apre di nuovo. I tre, un nero alto come un palo della luce e due bianchi, uno muscoloso e l’altro che a stento sta nell’uniforme, basso e con pochi capelli, fanno il loro ingresso. Ci contemplano, passano i loro sguardi sulle nostre curve, si passano le lingue sulle labbra. Il muscoloso…

[…magari ti scopa in acrobazia come Patrizia!]

…da una gomitata al nero. «Va’ che due fighe, ‘sta volta, Kwame!»

Kwame sorride soddisfatto. «Una volta tanto qualcuna senza le piattole». Allunga la mano e l’altro ci batte la propria.

Bianchi mi tira i capelli, il suo cazzo sprofonda ancora di più e rimane fermo. Grugnisce, emette un verso, sospira, si svuota dentro di me. Il suo piscio bianco riempie la mia figa.

Il cazzo scivola fuori, un po’ di sborra lo segue e una sensazione di bagnato corre lungo la gamba destra. La stretta sui capelli si allenta, posso finalmente abbassare il capo. «Grazie, troia».

«Vienimi dentro! Riempimi!» urla Patrizia. Il tizio la sta coprendo tutta, tenendola contro la parete, la bacia sul collo, le mani che le sostengono il sedere. Lo stronzo sembra voglia bucare il muro da come stantuffa con il suo bacino. Si ferma, si mette in punta di piedi, resta così per delle decine di battiti di cuore, grugnisce anche lui.

Qualcuno alle mie spalle mi prende per le anche. «Sdraiati sul tavolo».

È il tipo grassottello. Quella uniforme sembra l’abbia rubata a qualcun altro tanto gli sta male, troppo lunga e troppo stretta. Sorride come un sedicenne alla sua prima scopata, ma deve andare più verso la sessantina che per la cinquantina. Dev’essere quello che fa la guardia alle macchinette automatiche, ma le svuota prima lui.

Non c’è la targhetta identificativa sull’uniforme.

Mi spinge su una spalla. «Muoviti, mignotta, non ho tutto il giorno».

[C’è davvero gente che ha interessi diversi dallo scoparsi un’avvocata bionda e in forma? Che affronto.]

Quelli che non fissano mia sorella che sta scendendo dalle braccia del suo amante guardano me. E tutti hanno il cazzo in mano, se lo segano per tenerselo duro o perché non riescono a trattenere l’eccitazione. Per fortuna non sono sola e c’è anche Patrizia, o me li troverei tutti dentro di me, uno dopo l’altro.

[E la cosa non riesce a disgustarti quanto vorresti, vero?]

Non so cosa mi porta davvero ad appoggiarmi contro la scrivania, a spingermi con le mani e a sedermi sopra quel piano freddo. Il gelo aggredisce le scapole, i seni si appiattiscono sul petto, scivolano verso le ascelle. Mi impedisco di tenerli fermi con le mani, quasi abbia paura di fare qualcosa di sbagliato.

Mi fanno male i capezzoli tanto sono turgidi…

Il muscoloso appena arrivato annuisce, la velocità e il rumore della sua sega aumentano. «Gran bella figa!»

Il grassottello apre le mie cosce, vi mette sotto le mani e le solleva. Il suo cazzo è appena oltre il mio inguine. «A me piace di più il suo culo». Le mie gambe si appoggiano sulle sue spalle e le mie chiappe si staccano dal piano.

Perché mi meraviglio? Mancava un buco… Il mio fiato si mozza ugualmente quando il mio ano si apre alla pressione della cappella, la nerchia che entra nel mio intestino per tutta la sua lunghezza.

Cazzo, s— no! Bastardo, il mio culo! Stringo i denti, i miei occhi diventano delle fessure.

Questa volta Patrizia si appoggia al tavolo accanto a me, è prona. Mi sorride, le leggo negli occhi il divertimento.

[L’ha fatto apposta, non mentiamoci: ruba nei supermercati per restare coinvolta nelle gang bang con le guardie giurate. E, indubbiamente, le piace.]

«Ale, anche tu da queste parti?» Guarda il mio corpo, si morde un labbro. «Concordo, la mia gemellina è proprio una gran bella fica!»

Il suono di un ceffone fa voltare Patrizia. Uno nuovo, appena entrato, ha la mano sollevata sopra una sua chiappa.

«Anche tu sei una gran bella fregna, roscia».

Lei risponde con un occhiolino. «Invece di prendermi a schiaffi il culo, perché non ci metti dentro il tuo cazzone?»

Il bastardo ride, si mette le mani ai pantaloni e li apre. «Me l’ha chiesto lei! Mai deludere una donna». Ha in mano la nerchia che scompare tra le chiappe di Patrizia. «Dammi le mani, zoccoletta!» Lui l’afferra per i polsi, la tira verso di sé, sollevandola fino a staccare il seno dal tavolo, e inizia a fotterla. Il corpo di mia sorella si spinge in avanti ad ogni colpo.

Lei morde le labbra e stringe gli occhi. Dalla sua gola provengono una serie di gemiti di piacere ad ogni spinta. Le tette sembrano frustare l’aria ad ogni botta nel suo culo.

[Sembra splendere quando gode, vero? So che vorresti baciarla, strusciarti contro di lei, ditalinarla mentre ha un orgasmo.]

Non riesco a staccare gli occhi da lei, la mia figa si allaga di desiderio, vorrei che il vecchio mi scopasse con più forza. Voglio godere anch’io come lei! Riesco a trattenere la mano destra dal martoriarmi il clitoride, ma quella sinistra stringe la tetta, dura e calda. Fammi urlare, bastardo!

Quello è sudato, rosso in volto. Sembra abbia fatto una decina di rampe di scale per venire. E viene troppo presto. Emette un sospiro, sembra abbia appena fatto una scoreggia piuttosto che avermi sborrato nell’intestino.

Mezzasega…

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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.

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