Il mio petto si stringe quando l’uomo afferra la testa di Patrizia con entrambe le mani e comincia a muoverla avanti e indietro. Il cazzo scompare nella bocca, poi fuoriesce quasi completamente, bagnato di saliva. Un suono viscido si solleva dalle labbra di Patrizia, la quale appoggia le mani sulla gamba destra e la pancia di Borio, irrigidendo le braccia, ma lui è troppo forte. Mia sorella chiude gli occhi, mentre la bava che cola dalla sua bocca si riempie di bolle. Le sue tette sobbalzano ad ogni movimento.
«Patty…» Mi sento male per lei, ho il mal di mare, mi sembra di avere una cappella che sbatte contro la mia gola.
[Immaginala con i capelli biondi: ecco, ora puoi vederti dall’esterno quando l’altro figlio di troia si fotterà la tua bocca.]
L’altro figlio di troia è davanti a me. «Pensi di darti una mossa o devo strapparti via la camicia, zoccola?» Ha perso tutta l’antipatica simpatia che aveva mostrato fino a quel momento. Mi fissa le tette con una luce negli occhi che mi fa tremare le gambe.
Riprendo a sbottonarmi il più velocemente possibile. «Ti prego, non fare come lui…»
Non sono abbastanza svelta: la sua mano destra si infila tra i miei seni e tira il tessuto: i bottoni saltano via, lasciandomi in reggiseno bianco. Mi aspetto che mi strappi anche quello, e invece appoggia una mano sulla mia testa.
«In ginocchio,» mi ordina, come se stesse per spararmi nelle esecuzioni mafiose. Mi abbasso, e davanti mi trovo il suo cazzo tra le sue gambe nude. È più lungo di quello di Saverio, ha una cappella grossa e violacea, completamente scoperta. Dal meato, tanto grande da apparire sproporzionato, scivola una goccia trasparente.
Avvicina la punta alle mie labbra. «Apri quella bocca, zoccola…»
L’odore della sua eccitazione è intenso, dalle sue palle si solleva un afrore che mi fa mancare il fiato. La bocca sembra essermisi seccata, ho il timore che il cazzo si incollerà alla mia lingua, come la carta moschicida con una lumaca lunga e rossastra. Provo a deglutire ma non scende nulla lungo la gola.
[Tra un attimo scenderà qualcosa di caldo e colloso, lungo la gola! Te lo ricordi ancora cosa si prova?]
«Leccamelo».
Quel cazzo è puntato verso di me, ma a stento riesco a riconoscerlo come tale: è come qualcosa di alieno, un oggetto che non ho mai visto prima e che mi crea un forte disagio, quasi paura. Un forte senso di repulsione. La cappella è lucida, come la testa di una creatura proveniente dagli abissi e pronta a conquistare la terra, io per prima, in qualche modo che non voglio nemmeno scoprire. Una grossa vena si muove lungo l’asta, appena ricurva verso l’alto e a sinistra. L’odore riempie l’aria fino a sostituire l’ossigeno. Lo stomaco mi si sta chiudendo e una vertigine fa ondeggiare il locale.
Ma non posso restare bloccata, qui, come se fosse un fermo immagine… o potrebbe andare anche peggio.
Provo a togliermi dalle orecchie il suono dell’irrumatio che lo stronzo sta consumando su mia sorella, quel suono viscido, quel boccheggiare, quei versi soffocati e le imprecazioni dell’uomo… La punta della mia lingua scivola tra le mie labbra, riarsa come sono riarse anche loro, e si protende verso il cazzo a pochi centimetri da me. Scivolo sotto il glande, che mi lascia un sapore salato sulle papille. Arrivo al filetto, lo tocco con la punta.
Il pene fa un balzo al mio tocco, come se avesse preso una scarica elettrica. Per lo meno è pulito, non c’è smegma come…
«Mettilo in bocca».
Mi scopro a mordermi, a torturarmi le labbra. Lo stomaco mi brucia, gli occhi stanno per cedere e lasciar scorrere le lacrime. Inspiro a fondo, il cuore rimbomba nella testa che sembra in fiamme. Fatico ad aprire la bocca, ma ci riesco.
Moretti mette una mano sulla mia testa. «Brava, vacca».
È come mi stessero mettendo in bocca un pezzo di carne calda, qualcosa che sembra non fare parte di questo universo, qualcosa di disgustoso. È una fottuta lumaca, marrone, viscida, che lascia la bava dietro di sé, si muove nella cavità orale, preme la lingua e finisce contro l’epiglottide, tra le tonsille.
È la cappella di questo bastardo quella che ho tra le tonsille. Il vomito sembra sempre più probabile.
[Fai finta che sia Manuele. Non vorrai rigettare su questo qui, sulle sue palle? Magari gli piace anche, ma se invece no, poi che cosa succede? Non è solo la tua dignità quella che perderai, probabilmente. Fai finta che è Manuele: è venuto a trovarti e tra un momento sborrerà nella tua bocca, come nei tuoi sogni segreti.]
Chiudo gli occhi. Li stringo fino ad avere dolore alle palpebre. Ogni respiro è afrore di coglioni, di eccitazione che invade i miei polmoni.
[È Manuele, è Manuele. Mi sta scopando Manuele.]
L’altra mano si appoggia sulla mia testa, con un gemito il cazzo scivola ancora più a fondo nella mia bocca. Arriva in gola. Ci resta un paio di battiti di cuore, battiti di cuore che scuotono il mio seno, e poi scivola indietro. Un altro grugnito e il cazzo torna a riempirmi le fauci, a sprofondare nella mia gola.
Emetto un suono che mi disgusta quasi più dell’essere scopata in bocca, qualcosa simile a una scoreggia che proviene dal mio esofago.
Porca put—
«Cosa cazzo state facendo?»
Una voce in allarme che non avevo mai sentito proviene dalla mia destra. Apro gli occhi, la nerchia si è fermata nella mia bocca... Sulla porta, con la maniglia ancora in mano, è fermo il nuovo arrivato.
È un altro agente. Fissa la scena davanti a lui, i due colleghi che stanno scopando due ragazze idiote, gli occhi sgranati. «Brutti bastardi…»
Tocca il microfono appoggiato alla sua spalla destra, vi parla dentro. «Subito, tutti! In ufficio, è in corso un 02232!»
I due uomini sono fermi e lo guardano a loro volta.
Il nuovo arrivato afferra la cintura dei pantaloni, con un movimento fluido se la sfila. «Luridi stronzi…»
Fisso la cintura che si solleva sopra la sua testa. Adesso li picchia, adesso li prende a cinghiate, ci salva, ci porta…
La cintura cade a terra. Una morsa stringe il mio petto.
«…volevate sbattervele da soli? Credevo fossimo amici!»
Mi fissa, un ghigno soddisfatto si dipinge sulle sue labbra, un senso di annichilimento cala su di me, vorrei farmi piccola fino a scomparire. Poi guarda mia sorella. «Due gemelle, eh? Però la rossa mi arrapa di più».
Patrizia prova a guardare dietro di sé, ma le mani sulla testa non le permettono di muoversi abbastanza. Ha ancora il cazzo in bocca.
Borio sghignazza. Figlio di troia… «Buona scelta, Rossi».
«Almeno questa me la sbatto solo io,» ribatte lo stronzo davanti a me. La lumaca che ho tra le labbra vibra ad ogni sua parola; la cappella sbatte contro le mie tonsille. È come avere un’anguilla che si contorce per scendermi in gola. A quel pensiero ho un rigurgito che mi sale nella cavità nasale e mi esce dalle narici con una colata di muco.
Rossi lascia scivolare i pantaloni e le mutande lungo le gambe muscolose e pelose. Un grosso cazzo più corto di quello degli altri due si mette sull’attenti. Lui si abbassa, prende per le anche mia sorella e la mette a novanta.
[Praticamente questo è il suo lavoro? Con addosso più sborra e panna montata?]
Rossi afferra l’elastico dei pantaloni della tuta di mia sorella appena sopra il culo e un attimo dopo lo vedo davvero, il sedere della mia gemella, perfettamente rotondo, i muscoli delle cosce accennati. Fa più sport di me…
«Questo sì che è un culo che voglio fottermi!» L’uomo colpisce una chiappa di Patrizia, strappandole un gemito di dolore che mia sorella trasforma in qualcosa di simile ad una risata. Una risata molto artefatta.
«Dai, coglione, che me lo morde!» strepita Borio.
L’anguilla nella mia bocca si squassa al ritmo degli sghignazzi di Moretti.
Mi viene da piangere quando ricomincia a fottermi la bocca, con colpi profondi e lenti, ma non riesco a distogliere lo sguardo da Patrizia, ora con il suo sistema digestivo tappato alle estremità dal membro di due uomini diversi.
[E la cosa ti sta eccitando, vero, troia? Ammettilo che speri che tocchi anche a te.]
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Un giorno sarò un grande scrittore, ma al momento sono solo un erotomane con una tastiera, molta fantasia, qualche libro di narratologia letto di troppo e un eccesso di autostima. Scene di sesso molto esplicite prossime alla pornografia, politically correct non rilevato.
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