“Toto, ti voglio dentro; ti prego, fammi sentire il tuo sesso nel corpo, fatti imprigionare nel mio amore!”
Mi sfilai i pantaloni insieme al boxer e ai calzini; mi tolsi la camicia e fui nudo davanti a lei; la sollevai in braccio delicatamente, quasi senza sforzo, e la trasportai sul letto; la depositai al centro, supina, indifesa; divaricai i piedi per avere sotto gli occhi la più bella vulva che potessi desiderare; mi piegai a lambirla con la lingua e diedi il via al più intenso cunnilinguo mai visto; riprese a gemere e a urlare senza sosta e m’implorava di penetrarla.
Mi spostai e mi misi in ginocchio tra le sue cosce; mi abbassai lentamente e la mazza si accostò al suo ventre; allungò una mano, la prese alla radice e la guidò all’imbocco della vagina; entrai con dolcezza e determinazione; anche se era adusa a contatti carnali anche con falli di buona stazza, riuscivo a sentire le pareti della vagina che si lasciavano penetrare con partecipazione alla copula; sentivo che godeva a ogni millimetro di fallo che entrava e, quando la cappella urtò la cervice, m’intrecciò le gambe sulla schiena.
Me ne stavo immobile dentro di lei; cercai il viso, lo accarezzai con passione e asciugai le lacrime che sgorgavano spontanee.
“Eli, perché piangi?”
“Di gioia, amore mio, solo di gioia; ti ho dentro di me, t’imprigiono e non vorrei farti uscire più; è vero, Toto; tu non copuli, tu accarezzi col tuo amore il mio e mi fai sciogliere in orgasmi; non so quanti ne ho avuti; so che mi sto sdilinquendo dal languore con te; tu non ti muovi ed io godo, tu non copuli ed io ho continuamente orgasmi. Com’è questa cosa?”
“E’ il cuore che pompa sangue ai corpi cavernosi e ingrossa il sesso; i muscoli vaginali lo carezzano e ti danno piacere; sei tu, amore, che mi stai possedendo. Io sono alla fine ormai, devo godere o mi piglio un infarto; posso godere liberamente in te?”
“Sì, Toto, vieni pure; mi farai urlare di piacere; soffoca gli urli coi baci!”
Davvero lanciò urla che poco avevano di umano, Elisa, quando il mio sesso sparò dentro il suo utero spruzzi di sperma; per fortuna mi aveva chiesto di tapparle la bocca con i baci; ma anch’io soffocai nella sua bocca urla di un piacere mai provato prima; quando mi fermai e cominciai a rilassarmi, sentii tutta la tenerezza del suo corpo fragile e delicato che sembrava accoccolarsi sotto di me in posizione fetale; non accennava a spingere fuori l’asta dalla vagina; mi accarezzava il viso e mi baciava a lungo.
“Toto, sai che veramente ho creduto di vedere gli angeli; mi hai portato in paradiso; ora so che ti amo tanto, davvero.”
“Se vuoi, provo a portarti ancora sopra le nuvole, anche tutta la notte … “
“Non dire stupidaggini; io tra poco torno a casa; e sarà bene che tu faccia altrettanto. Adesso, l’ultima cosa da fare è portarci al loro livello. Noi ci siamo amati … e ci ameremo; ma non possiamo farci accusare di adulterio da due adulteri; anche Rinaldo è venuto meno al patto di lealtà.”
Inesorabilmente, col cuore in gola, dopo poco fummo costretti a salutarci; ma da quel momento, ogni volta che lo ritenevamo opportuno, con una semplice telefonata fissavamo di vederci e quel mini appartamento diventò l’alcova di un amore meraviglioso.
Proprio in quei giorni, per una coincidenza voluta forse dal destino, capitava il decimo anniversario del matrimonio con Franca; sull’entusiasmo dell’intesa che sembrava essersi creata tra noi due, da molto tempo avevo preparato la sorpresa da presentarle il giorno della ricorrenza; ricordando con quanto entusiasmo mia moglie aveva ammirato il giovane eritreo visto nella chat di quel sito, senza farle sapere niente mi misi in contatto e venni a capo di molte cose.
Seppi che era disponibile e non mercenario; che era interessato a incontrare mia moglie, anche in mia presenza, o con la mia compartecipazione; che volentieri avrebbe contribuito a celebrare degnamente la nostra festa ed esserne anzi protagonista; gli fornii numerose indicazioni per muoversi agevolmente con lei e insieme stabilimmo il motel, dove io avrei condotto lei e dove insieme avremmo trascorso la notte più bella e più memorabile per noi.
Naturalmente, l’evolversi recente degli eventi mi aveva molto maldisposto nei suoi confronti; i fatti davano per indiscutibile la malafede di mia moglie; la sua tendenza a tradire l’intesa che avevamo raggiunto; pura ipocrisia le sue proclamazioni di assoluta fedeltà e di desiderio irrinunciabile che fossi presente alle sue avventure; per oltre due settimane non avemmo che sporadici e inevitabili contatti, al punto che non la toccai minimamente e passai molte notti fuori casa.
Ma Franca non si era neppure avveduta della distanza che ci stava separando, presa dal fascino del suo nuovo ruolo e dai suoi bisogni di sesso che evidentemente scaricava dappertutto senza neanche parlarmene né prima né dopo; dopo avere aspettato inutilmente che mi chiedesse almeno conto del perché dormissi nella stanza degli ospiti, incurante assolutamente dei suoi andirivieni e degli orari folli con cui si muoveva, presi coscienza che l’amore era morto e il matrimonio anche.
A tenermi bloccato in casa era la certezza che una domanda di divorzio sarebbe stata letale per mia madre, cattolica fervente e praticante che considerava il matrimonio un sacramento, quindi indiscutibile; recentemente aveva avuto un brutto infarto e questa notizia l’avrebbe uccisa; poiché era la persona che più contava nella mia vita, assai più del mio stesso orgoglio o della dignità ferita dalle ‘corna’ che mi faceva Franca, tacevo e lasciavo correre; per altro verso, l’amore di Elisa mi bastava.
Decisi quindi, per evitare le polemiche, di continuare nella finzione di celebrare l’anniversario; mi limitai scherzosamente a rimproverare mia moglie che neppure si era ricordata della ricorrenza che in altri momenti aveva indicato come la data da scolpire nella pietra; si attaccò a non so quali impegni pressanti e non prese neppure in considerazione il rimprovero esplicito che le feci di non avermi concesso amore per tanto tempo; promise di rimediare ‘presto’.
L’anniversario cadeva di sabato e le imposi categoricamente di non assumere impegni; benché perplessa, rinunciò per una volta alle sue scorribande e potei sin dal mattino dedicarmi alla preparazione della ‘sorpresa’; naturalmente, si svegliò che neppure sapeva dove fosse e meno che mai ricordava che era l’anniversario atteso; tacqui fino all’ora di pranzo e le ricordai la ricorrenza solo quando la invitai a pranzo; si sciolse in scuse leziose e fintamente lusinghiere.
Le parlai della sorpresa e cadde ancora dalle nuvole; pazientai fino alla cena che consumammo in un’atmosfera d’ipocrita amorevolezza; subito dopo la invitai a uscire con me per ricevere il regalo di cui avevo parlato; non era entusiasta, perché sperava di passare una notte folle da qualche parte, con i suoi ormai numerosi amanti; le osservai che ormai le nostre intese non esistevano più e si limitò a osservare che ‘si cresce e le cose cambiano’.
Quando mi diressi al motel fuori città, la vidi sempre più preoccupata; addirittura, espose il dubbio che la stessi portando da qualche parte per farle pagare gli eccessi di libertà che si era consentita; la mandai al diavolo esplicitamente dicendole che non aveva mai capito niente di noi due; mise il broncio e non mi rivolse la parola; la ignorai con altrettanta freddezza fino alla meta, distante solo pochi chilometri da casa nostra.
Quando la condussi alla reception, notò immediatamente, su una poltrona, il giovane eritreo che aveva tanto ammirato in chat; cambiando improvvisamente atteggiamento, mi diede di gomito e mi chiese sottovoce se lo avessi visto; le dissi che era il regalo di anniversario; con un salto di atteggiamento da vera acrobata, mi balzò al collo come una bambina e mi fece mille moine; mi limitai a fare cenno al ragazzo, che si avvicinò; gli diedi la chiave della camera prenotata.
“Non avere problemi; è una grandissima troia, che non merita rispetto. Fate quel diavolo che volete; io vicino a questa fogna non voglio starci; passo domani mattina alle nove a recuperare la signora che da questo momento è nella tua totale disponibilità; sappi che questo è l’inizio della fine; non ci sono prospettive per noi.”
Non sapevo se fosse totalmente istupidita o se era troppo entusiasta per ascoltarmi; si limitò ad abbracciare il giovane, avviandosi al primo piano; appena in macchina, telefonai ed Elisa; mi disse che era sola in casa perché Rinaldo era andato a un privè e aveva avvertito che non sarebbe tornato prima del mattino seguente; le chiesi se le andava di stare con me quella notte; mi rispose che era in cammino per la nostra casetta.
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