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Erotika
Le mie voglie … e soprattutto quelle di mia moglie · Cap. 2
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Capitolo 2 di 4 20 min di lettura

Una puttana e un romanticone

La moglie perde il senso del limite e si abbandona a schifsi rbitri; lui si appassione alla moglie del suo amante.

geniodirazza
1 anno fa · 431 letture · 0

Le mie voglie … e soprattutto quelle di mia moglie 2

Il menage coniugale tra me e Franca, mia moglie, appariva a un occhio esterno, del tutto normale, fino a essere sereno; impossibile, infatti, dall’esterno, sapere quello che avveniva nella stanza da letto, per una spiccata tendenza di lei a essere ‘calda’ ed eccessivamente esigente nei rapporti sessuali.

Molto presto emersero i primi segnali del suo bisogno estremo di avere un nerbo tra le mani; di portarselo alla bocca ed esprimersi nella sua speciale fellazione che mandava letteralmente tra le nuvole; di prenderselo in vagina con somma goduria o di farsi violentare il canale rettale fino alla sofferenza; eravamo giovani, io ero particolarmente vivace e la tempesta ormonale mi consentiva di possederla fino a quattro volte al giorno, scatenandole un’infinità di orgasmi.

L’avanzare degli anni, l’impegno nel lavoro e le normali consuetudini di vita fecero diventare il tour de force sessuale un tormento quotidiano, fino a farmi rientrare dal lavoro col terrore di essere ‘aggredito’ da mia moglie con le sue pulsioni; decisi di mettere le carte in tavola e di parlarle apertamente; sapevo che la mia dotazione, se non era esattamente invidiabile, era comunque al di sopra della media e che le mie prestazioni erano meritevoli di elogi.

Glielo dissi con chiarezza e le spiegai che le sue esigenze travalicavano l’umana capacità di fare fronte alle richieste e le feci riflettere che sarebbe stato il caso di interpellare il suo ginecologo per verificare la presenza di eventuali disfunzioni; mi obiettò che non aveva avuto mai problemi; con tono lacrimoso e quasi fanciullesco, si scusò per le sue intemperanze; ma addusse la sua natura calda a motivo delle richieste troppo frequenti.

Quando le feci osservare che per i suoi bisogni sessuali era necessario un uomo meccanico che si ricaricasse a pile, si mise e ridere e scherzò che lei il ‘suo robot’ ce l’aveva e che solo la pigrizia mi frenava; quasi scherzando, le ribattei che forse era necessario un ‘aiutino’ al suo robot e che probabilmente lei inconsciamente desiderava la partecipazione di un altro maschio che facilitasse il mio lavoro; improvvisamente diventò seria e mi chiese se ritenevo praticabile quell’ipotesi.

Per la lealtà e per il buonsenso che sono sempre stati il fondamento della mia vita, le spiegai garbatamente che, nella mia logica, se amore e sesso si distinguevano, niente impediva che lei avesse per me un amore indefettibile e che, al tempo stesso, si concedesse qualche ‘libertà di copula’ con sconosciuti che riempissero il suo bisogno di sesso; fu come se si aprisse per lei un mondo nuovo di prospettive in cui s’incamminasse per ritrovare se stessa.

Doverosamente, le spiegai che per l’opinione comune sarei stato comunque un ‘cornuto’ per di più consenziente; osservò che, ad alcune condizioni, la cosa poteva rimanere un segreto e cementare anche il nostro amore; in particolare, si trattava di cercare soggetti fuori dall’ambito delle nostre esistenze, di vivere le esperienze categoricamente insieme e di esserne partecipi e complici dalla prima ideazione fino alla realizzazione; insomma, applicare i principi del buonsenso e della lealtà.

La logica era stringente e si appellava ai principi che io sostenevo; lei desiderava fare sesso con sconosciuti, ma esigeva assolutamente che io concordassi con lei gli eventi, che li studiassimo insieme, che io fossi presente in ogni momento, solo come spettatore se volevo risparmiarmi o come coprotagonista se volevo partecipare; in ogni caso, sarebbero state cose che vanno via con la doccia e che lei avrebbe amato me anche in quei momenti; e l’avrebbe dimostrato concretamente.

Al culmine di un amore appassionato e fidandomi del suo buonsenso e della sua lealtà, decisi di sperimentare il nuovo percorso; fui anzi io ad assumere informazioni e ad accompagnarla la prima volta a un incontro, in un parcheggio vuoto, di sera, a incontrare il primo sconosciuto; capitò un giovane della nostra stessa età, tra i trenta e i trentacinque anni, assai ben piantato e dotato, al quale lei si limitò a praticare una fellatio.

L’esperienza risultò positiva, perché Franca mi tenne la mano tutto il tempo, anzi fui io a suggerirle di non accarezzare il mio sesso perché dopo, a casa, avremmo dato la stura al nostro amore vero; perfettamente padrona di sé e coerente con l’intesa che avevamo raggiunto, lo fece godere con molta sua soddisfazione e al tempo stesso dette a me la netta sensazione che, mentre praticava sesso con un fallo sconosciuto, il suo pensiero era a me con tutto l’amore del mondo.

Questo ci portò a decidere di ripetere l’esperienza; in altre occasioni, fece sesso con molto entusiasmo con sconosciuti che recuperavamo nelle zone frequentate e segnalateci; dopo le fellazioni iniziali, decise con me di lasciarsi andare a copule autentiche; in un’occasione, presa ormai nel vortice della lussuria che avevamo concordato, si lanciò con libidine su un sesso non eccessivamente grosso e gli chiese di penetrarla analmente.

Per il giorno del suo compleanno, avevo deciso di farle un regalo particolare, assoldai, da un’agenzia garantita e rispettabile, un bull particolarmente prestante per solo poche ore e assistetti a una performance particolarmente vivace nel corso della quale Franca ‘lavorò’ con la bocca un notevole manganello e poi vi s’impalò di vagina, facendolo stare sul sedile posteriore fin quando eiaculò con gusto, mentre io la coccolavo dal sedile di guida.

Eravamo nella mia macchina, perché lei aveva respinto l’ipotesi di andare in un motel o, peggio ancora, di usare il nostro talamo; mentre lui le violava l’ano, che io regolarmente frequentavo, era di spalle ai sedili posteriori, su cui era seduto l’altro, e protendeva il viso verso di me che la baciavo, la accarezzavo e, in definitiva, la amavo con tutta la passione che in quel momento potevamo esprimere; ogni momento della violazione del retto mi fu comunicato con gemiti, gesti e parole; fu molto bello.

Credevo che fosse finalmente soddisfatto il suo bisogno di sesso trasgressivo; invece, la curiosità crebbe a dismisura; ascoltò per caso i dialoghi tra giovani colleghi in ufficio e colse il senso di un’espressione ‘scambio di coppia’ che stuzzicò la sua curiosità; andò a documentarsi in internet e me ne parlò; non potei fare a meno di spiegarle il costume di alcune coppie di incontrarsi per copulare con i partner dell’altra coppia, in luoghi deputati oppure in casa di una delle due coppie.

Quando mi parlò della cosa, mi meravigliai non poco e chiesi come lo avesse saputo; mi parlò dei giovani colleghi che parlavano sottovoce di questi problemi in ufficio, talvolta visitando siti appositi e aggiunse che uno di questi, Rinaldo, che le faceva il filo da un po’ di tempo, aveva detto fuori dai denti che lui e sua moglie Elisa, una bella brunetta tutta pepe, avevano avuto qualche occasione per partecipare con gioia a serate di scambio.

Le chiesi se i rapporti si erano fermati a questo ‘origliare’ o se avevano assunto forme più avanzate; mi giurò che non gli aveva mai dato spago e mi ricordò che l’intesa era che le cose si dicevano apertamente; lei aveva sempre tenuto fede all’impegno; le chiesi se pensava di intrecciare un rapporto con lui per arrivare allo scambio; mi rispose che ci avrebbe pensato.

Da quella volta, ogni giorno Franca mi chiedeva di connettermi a una delle tante chat presenti in internet e imparò anche a rapportarsi con i diversi soggetti che si proponevano, quasi sempre in termini quasi offensivi ma qualche volta con cortesia ed eleganza sicché invitavano a scambiarsi opinioni, desideri e qualche foto più o meno osé; nel corso di questa indagine, mi accorsi che mia moglie si soffermava volentieri sui neri e sulle loro dotazioni; in particolare sembrava affascinata da un giovane eritreo immigrato, elegante, educato e ben dotato.

Contemporaneamente, aveva avviato un dialogo con il collega Rinaldo che era risultato molto ben disposto nei suoi confronti; Franca spergiurava che si trattava di un rapporto di mera conoscenza, che poteva mirare a uno scambio di coppia ma che si limitava a quello; non avevo assolutamente motivo per dubitare della sua buona fede e lasciai che conducesse la trattativa senza neanche dovermi mai interpellare sulle decisioni.

Mi comunicò quindi che per il primo sabato del mese seguente aveva concordato una cena a casa nostra che avrebbe potuto evolvere in una serata di sesso, se anch’io ed Elisa, la moglie, avessimo trovato la ‘chimica’ necessaria per condurre oltre l’incontro; non avevo motivo per oppormi a una decisione che nasceva da un dialogo tra noi due e le comunicai la massima disponibilità a incontrare queste persone, meglio ancora se al più presto, per un caffè al bar, prima di incontrarci per cena.

Ci accordammo per una pausa pranzo, l’unico momento in cui le nostre disponibilità coincidevano; il bar era quello Centrale, nella piazza su cui affacciavano in pratica i posti di lavoro; nell’edificio adiacente al bar, al primo piano, c’erano gli uffici dove lavoravano Franca e Rinaldo; sul lato corto opposto c’era la banca dove lavorava Elisa e, sopra, il mio ufficio; avevo acquistato recentemente il piccolo appartamento adiacente, all’insaputa di mia moglie, a cui pensavo di fare una sorpresa.

Prima di andare avanti…

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