Le mie voglie … e soprattutto quelle di mia moglie
La nostra vita sessuale mi pareva poco meno che mediocre; non ero del tutto insoddisfatta del sesso che Antonio, mio marito, si sforzava di darmi quotidianamente; sì, perché io volevo fare sesso tutti i giorni, specialmente in quelli festivi; e volevo farlo per ventiquattro ore, senza soste, perché mi piaceva molto urlare mentre godevo per orgasmi straordinari; adoravo sentire tra le mani la sua verga che s’ingrossava e s’irrigidiva per essere pronta poi a riempirmi la bocca fino alla gola, per farmi godere mentre la succhiavo come una dolcissima caramella.
Da anni ormai lui sapeva che lo desideravo ardentemente in tutti i buchi, il suo fallo meraviglioso; in bocca mi dava gioia e nella vagina mi stimolava un piacere che volevo non finisse mai; ma era quando mi sfondava il retto che raggiungevo il sublime della libidine; cominciavo quasi sempre appena ci svegliavamo e bevevo insieme il caffè e lo sperma che gli spremevo dai testicoli gonfi con una fellatio che lui non esitava a definire la più bella del mondo.
Proseguiva poi nel pomeriggio, quando tornavamo dal lavoro; e fino a notte fonda non era che un farmi sbattere con violenza, in tutti i modi, con tutte le tecniche, in ogni posizione; quella che preferivo era senza dubbio la pecorina che gli dava la possibilità di spingere l’asta, un bell’arnese di diciotto centimetri, fino al più profondo dell’utero, fin quasi a farmi male; e di sentire la massa del mio sedere, matronale, ben disegnato, morbido e sodo al tempo stesso, adorabile per lui, sbattergli sul ventre perché alla copula partecipavo molto attivamente e spingevo contro il ventre per godere e farlo godere.
“Franca, è verissimo che sei una donna molto calda, come ti piace definirti; ma per te ci vorrebbe un fallo meccanico, un robot che non si fermasse mai e ti copulasse per giornate intere; oppure, in alternativa, una schiera di amanti che ti prendesse in continuazione e ti tenesse in orgasmo continuo.”
Intravedevo, in quest’ultima frase, un desiderio da lui inespresso, quello di vedermi godere con un altro maschio; non mi aveva mai sfiorato l’idea di copulare con un altro; erano anni che eravamo marito e moglie; c’eravamo sposati giovani ed io ero totalmente a digiuno di rapporti sessuali; nel tempo, avevo fatto sesso solo con lui, con difficoltà sempre maggiori a tenere il mio ritmo; non avevo mai avuto occasione di pensare a un tradimento; quella frase però m’insospettì e decisi di metterlo alla prova.
Eravamo in camera e stavamo per andare a letto; io uscii dal bagno, con una camicia da notte trasparente che lasciava ammirare, sotto, la mia vulva carnosa e ricoperta da un boschetto di pelo nero che trovavo molto eccitante e che lui amava sentirsi in bocca quando mi leccava la vagina; e, sopra, il mio seno ricco, carnoso, abbondante solo un poco appoggiato, in fondo avevo i miei anni non riferibili, con due aureole preziose, ben disegnate e due capezzoli grossi come ciliegie, tutti da succhiare.
Con la testa gli feci cenno di alzarsi e con il dito gli indicai di spostarsi sulla poltrona ai piedi del letto; mi guardò stupito e, quasi automaticamente, proprio come un automa, mi veniva di riflettere, si spostò e, a un mio gesto imperioso, si sedette; tirai fuori il braccio sinistro, che avevo nascosto dietro la schiena, ed esibii il grosso cetriolo, che la mattina avevo comprato apposta al mercato, lavato, asciugato e ricoperto con un preservativo.
Cominciò a capire e si tese spostandosi più comodo contro lo schienale; la patta del pigiama faceva vela perché il pene gli si stava gonfiando; gli feci cenno di spogliarsi; eseguì in automatico, mentre facevo cadere le spalline della camicia da notte ed ero nuda davanti a lui; accennò a buttarsi addosso; lo bloccai con un gesto della mano e gli imposi d stare fermo; tutta la scena si svolgeva in un silenzio tombale, rotto soltanto dall’ansimo di Antonio che aveva la mazza ormai ritta dal ventre come un campanile.
Cominciai una lenta masturbazione con l’ortaggio, passandomelo lussuriosamente sui capezzoli; lo infilai fra le cosce, sfiorando la vulva e cominciai a sentire anch’io gli effetti della manipolazione; bagnai abbondantemente il cetriolo che mi sollecitava il clitoride; ebbi un piccolo orgasmo che segnalai con un gemito.
“Amore, questo è l’altro maschio con cui adesso copulerò; tu per ora stai solo a guardare; quando ne avrò voglia, ti chiamerò a penetrarmi; tu sceglierai dove e come; ma dovrai farmi godere più di questo mio amante provvisorio!”
Mi guardava con gli occhi che quasi gli schizzavano fuori dalle orbite, una leggera bava sembrava calargli ai lati delle labbra, gemeva e si teneva il sesso in una mano, senza masturbarsi perché gli avevo fatto cenno di no; portai l’ortaggio alla bocca e lo feci entrare di colpo; lo succhiai come fosse l’asta dura di un maschio ben dotato e lo tirai fuori per leccare tutta la lunghezza, in una fellatio meravigliosa; lui si agitava, fremeva e continuava a guardare impazzito di piacere.
“Ti piace, amore, come succhio questo randello che adesso mi sfonderà la vagina e l’ano? Che cosa vuoi che mi faccia riempire per primo, l’ano o la vagina? Davanti? Vuoi che mi faccia prendere davanti? Tu poi verrai a farti succhiare? Aspetta, amore, non venire o ti strozzo; fermati e guarda come mi possiede il tuo amico sconosciuto!”
Leccai con frenesia il cetriolo e me lo feci penetrare con violenza nella bocca, fino a farmi dolere le mascelle; mi piaceva prendere in bocca un sesso grosso; a questo punto, anche la mia fantasia aveva trasformato l’ortaggio in un fallo vero; per un verso, stavo succhiando una protesi, per eccitarmi e per eccitare Antonio; per un altro verso, stavo immaginandomi un fallo autentico, non quello di mio marito, che trattavo con la bocca con la massima abilità per portarlo all’orgasmo; il desiderio era vivo e vero.
“Franca, amore mio, dobbiamo farlo davvero; ti voglio guardare mentre succhi una nerchia meravigliosa; poi ti monterò selvaggiamente e faremo sesso come non l’abbiamo mai fatto; ma deve essere una mazza di carne vera e dura, non un cetriolo!”
“Sta zitto e cerca di goderti la scena, ma non eiaculare, quando avrò finito col tuo amico, mi dovrai cavalcare fino a stremarmi!”
Feci scivolare l’ortaggio lungo il ventre; giocai con la fossetta dell’ombelico che lui spesso riempiva di sperma, quando eiaculava sulla mia pancia; scavai nel boschetto dei peli; stimolai le grandi labbra, le separai e appoggiai il cetriolo all’imbocco della vagina; m’infilai in un solo colpo e accusai lo scontro tra l’ortaggio e la cervice; lanciai un urlo di godimento che fece rizzare tutto a mio marito, soprattutto il sesso che sobbalzava di piacere.
Le pareti della vagina, abituate da sempre allo stesso spessore e agli stessi movimenti, improvvisamente si sentirono sollecitate da un arnese di ben maggiori proporzioni e reagirono naturalmente, producendo infiniti umori che lubrificarono il preservativo e fecero scorrere il cetriolo liberamente, avanti e indietro, fino alla testa dell’utero; godevo come una scimmia, mentre copulavo mentalmente con un altro maschio e vedevo davanti a me mio marito con l’asta dura che si masturbava delicatamente, lentamente, alla ricerca del piacere senza eiaculazione.
Gli orgasmi ormai si susseguivano senza tregua mi facevano gemere sempre più forte, finché quasi urlai.
“Mettimelo nell’ano, penetrami nel retto, sfondami l’intestino; sto godendo, non sai quanto; mi piace … mi piace … ti amo maledetto … è questo che vuoi vero? Vuoi vedermi godere sul fallo di un altro? Vuoi esserci anche tu? Allora, sfondami, fammi urlare, fammi godere ancora tanto … !“
Era all’estremo, Antonio; mi ero piegata con le mani sull’altra poltrona, di fronte a lui, e gli offrivo il sedere quasi dilatato dalla voglia; mi venne alle spalle e m’infilò in un sol colpo, come sapeva che mi piaceva immensamente; sentivo che faceva difficoltà, la sua asta, a trovare spazio, col cetriolo saldamente piantato in vagina; ma mi sfondò, alla fine; penetrò e sentii i testicoli sbattere sulla mano che spingeva l’ortaggio; ero piena, davanti e dietro, e scatenai la libidine; dopo poco, stavo versando squirt sulle sue gambe; subito dopo, gli spruzzi dello sperma nell’intestino mi fecero urlare per gli orgasmi che provocavano e mi dissero che Antonio aveva eiaculato.
Mentre ci rilassavamo sul letto ed io cercavo di assorbire la violenza che io mi ero portata all’utero e Antonio allo sfintere, diventò inevitabile fare chiarezza; chiesi a mio marito se aveva scoperto una sua vena di cuckold e voleva evidenziarla; era molto esitante nella risposta; mi spiegò che spesso, quando si sottoponeva ai tour de force del sesso con me, si trovava a riflettere che se qualcuno gli dava man forte, non se ne dispiaceva, se restava l’unico oggetto del mio amore e agli altri mi limitavo a dare sesso; qualche spruzzo di sperma si poteva lavare, specialmente se serviva anche a cementare l’amore tra noi.
