Le mie voglie … e soprattutto quelle di mia moglie 4
Nel giro di qualche mese, la situazione cristallizzò; io ed Elisa ci sistemammo nel mini appartamento collegato al mio studio e vivemmo la straordinaria stagione di un amore così genuino da apparire, se non nuovo, quanto meno rinnovato dall’entusiasmo; amavamo concederci lunghe e piacevoli passeggiate in città o, nei fine settimana, nel territorio circostante ricco di posti ameni e piacevoli.
Avevamo preso l’abitudine di pranzare nella trattoria diventata per qualche verso ‘nostra’; per la cena, quasi sempre ci chiudevamo in casa e gareggiavamo scherzosamente a preparare al meglio nuove ricette; spesso prendevamo il caffè direttamente a letto, talvolta anche dopo un primo assalto amoroso; quando ‘mi toccava’ per obbligo sociale, frequentavamo i locali alla moda ed i circoli culturali e politici della città, per ‘esserci’; ed Elisa diventava allora la compagna di cui ero orgoglioso.
Dopo l’episodio al privè, Michele mi fece avere un telefonino particolare che doveva servire solo alle mie comunicazioni con lui; diventò una presenza incombente, ma non fastidiosa, che mi teneva informato sui fatti del paese di origine, sulle sue attività, illecite per lo più, ma anche lecite, quando intraprendeva iniziative non solo di copertura ma anche in grado di reggere ad indagini serrate; insomma, mi elesse a personale consigliere.
Facevamo anche molto sesso, io e lei; non ai livelli di ‘ansia da prestazione’ cui mi aveva ridotto mia moglie o di ‘sesso forzato’ a cui era indotta Elisa dal marito quando vivevano insieme; ma con notevole frequenza, specialmente nei fine settimana che addirittura, quando potevamo, passavamo a letto nella nostra casa o, nei frequenti viaggi, in alberghetti accoglienti e possibilmente discreti, dove ci fermavamo fino alla domenica sera.
Naturalmente, mettevamo negli amplessi non solo tutta l’esperienza maturata ma anche la smania di essere, di volta in volta, quasi ‘vergini’ di fronte all’altro, per la voglia intensa di nuove soluzioni; molte volte Elisa mi mandò in estasi succhiandomi l’uccello fino allo svenimento; la volta che la penetrai analmente fu per tutti e due un momento di estasi pura, a cui arrivammo quasi fossimo due giovinetti che per la prima volta facevano qualcosa di ‘proibito’.
In una giornata particolare, ci rifugiammo in un b & b poco lontano da casa ma non molto conosciuto e frequentato da persone di qualità; ci scoprimmo a giocare tra gli alberi di una pineta salvata dall’avanzata del cemento; Elisa scappò e mi invitò a raggiungerla; dopo una corsa lunga e divertente, mi prese alle spalle, mi schiacciò sull’erba, incurante del vestito che si rovinava, e mi si piantò addosso penetrandosi con violenza nell’ano; in quella posizione, raggiunsi l’orgasmo più bello della vita.
La telefonata mi svegliò in piena notte; non erano ancora le quattro e la polizia del posto di guardia dell’ospedale mi avvertì che mia moglie era stata vittima di un’aggressione di cui mi accusava di essere il mandante; avvertii che in dieci minuti sarei stato all’ospedale, considerato lo scarso traffico; mentre mi vestivo alla meno peggio, anche Elisa ricevette analoga chiamata per suo marito; ci vestimmo e, prima di uscire, presi il telefono privato di Michele per ogni evenienza.
Arrivati all’ospedale, mi condussero alla sala del pronto soccorso dove trovai Franca malconcia, tutta fasciata, che urlava e sbraitava contro me e Michele; saremmo stati noi a mandarle i killer per punirla delle corna; la guardai schifato e non la degnai di risposta; Elisa sopraggiunse e mi avvertì che anche suo marito ripeteva la stessa solfa; chiesi all’ufficiale se fosse opportuno che chiamassi un avvocato; mi disse ch’era senz’altro meglio, viste le accuse.
Telefonai a Michele, lo svegliai in piena notte e gli riassunsi le nefandezze che diceva Franca; mi rassicurò che entro mezz’ora il suo migliore avvocato sarebbe giunto all’ospedale; avvertii il poliziotto che aspettavo l’avvocato e guardai con compassione mia moglie; un medico che la curava mi avvertì che aveva subito violenze sessuali in bocca, alla vagina e all’ano; assicurò che non vi erano gravi danni ma che sarebbero stati necessari accertamenti successivi, lo ringraziai e tornai a mia moglie.
Passarono alcune ore di attesa; alle sette suggerii ad Elisa di avvertire in ufficio che non poteva essere al lavoro e di chiedere una giornata di riposo; l’avvocato mandato da Michele arrivò affannato e si rivolse a me preoccupato per conoscere i fatti; non l’avevo neanche aggiornato, che entrò l’ufficiale di prima e comunicò che potevamo andare; i colpevoli erano stati arrestati, Rinaldo li aveva riconosciuti e lo schedario li aveva indicati come stupratori abituali di prostitute.
Quando pronunciò la parola, l’ufficiale si bloccò per un momento e mi chiese scusa perché si trattava di mia moglie.
“Scusi,tenente, dove l’avete trovata?”
“In un ritrovo abituale di prostitute … “
“Allora non ci possono essere dubbi; è una prostituta, stava prostituendosi ed è stata trattata come meritava; non si faccia scrupoli e scriva tutta la verità; le mie corna avranno altra soddisfazione … “
“Antonio, scusami; ho sbagliato; ho creduto che mi amassi ancora e che ti fossi vendicato dell’umiliazione che ti imponevo …“
“Tenente, per favore, nel rapporto scriva che, quando sono stato avvertito, ero a letto con la mia convivente che amo alla follia; che non ho più niente da spartire con una che si comporta da prostituta o con il suo accompagnatore, amante o magnaccia che sia. Avvocato, lei può anche andare, mi scusi per il fastidio; saprò ringraziare l’amico che l’ha disturbata per me.”
Un infermiere si avvicinò e mi chiese a chi doveva intestare la fattura per l’intervento che non rientrava tra i benefit per la salute; dissi di intestarlo alla signora che si era fatta ricoverare e che, per favore, mi tenessero lontano da ogni impegno conseguente; mi chiese se doveva prescrivere gli accertamenti ulteriori da fare a proprie spese; gli risposi che, della vicenda, l’unica che doveva rispondere, in tutte le sedi, era la signora che con me era in regime di beni separati; lei masticò amaro.
Ebbe l’improntitudine di chiedere se le davo un passaggio a casa perché era venuta in ambulanza ed era a piedi; Rinaldo aveva anche l’incombenza di recuperare l’auto; le ricordai che proprio nel parcheggio dell’ospedale c’era un ottimo servizio di tassì; presi Elisa per un braccio e la guidai verso l’uscita; salutai l’ufficiale di polizia, che si scusò per i modi bruschi ma fece presente che mia moglie aveva fatto affermazioni gravi e avevano dovuto agire solo per dovere; lo rassicurai e andammo via.
Michele non la mandò giù e più volte mi chiese conto del comportamento di Franca, puntualmente arrivando alla domanda perché non divorziavo; non dovevo nemmeno rispondere; mi disse che gli dovevo un favore e questo per me fu un pericoloso campanello di allarme; lui in tema di favori non badava all’amicizia, anzi pretendeva una risposta pronta e sincera; non sapevo cosa potesse avere in mente; ne parlai con Elisa che, prudente, mi invitò ad attendere senza fasciarmi la testa.
La domenica successiva Franca mi telefonò per chiedermi se ero disposto a chiarire l’incidente con lei e con Rinaldo, a casa mia che loro adesso occupavano come propria; ero in vivavoce ed Elisa era accanto a me; le chiesi con la testa cosa ne pensasse; fece cenno a se stessa; chiesi a Franca se era prevista la presenza di Elisa; si consultò con l’amante e mi disse che andava bene; meglio se fosse stata presente per chiarire anche la domanda di divorzio che aveva già presentato; cadevo dalle nuvole.
