Contemporaneamente, però, l’altra sua mano si era spostata verso il mio grembo e, poiché portavo una gonna di stoffa leggera e vaporosa, era penetrata fin dentro lo slip, da sopra la stoffa naturalmente, ma mi titillava comunque con notevole effetto; quando, rivoltami a Isabella, mi resi conto che anche lei aveva afferrato da un lato suo marito e dall’altro l’avvocato, mi resi conto che era un gioco non nuovo per loro e che solo io dovevo inserirmi se volevo essere della partita.
Allungai la mano sulla patta di Mariano, prima di toccare la sua mazza, incontrai la mano di Isabella che mi sorrise e mi prese le dita guidandole nella carezza al sesso di lui; allungai la mano nell’altra direzione e piantai io la mia mano fra le cosce di Andrea, spostando la mano di Cristiano che era arrivato prima di me; l’arrivo del cameriere bloccò tute le operazioni e ci ricomponemmo; allora Andrea mi disse.
“Vado in bagno, vieni con me!”
Non era una domanda, ma un’imposizione; la seguii in silenzio; chiuse la porta dietro di noi e mi avvolse in un bacio lussuriosissimo che mi lasciò sconvolta; la sua mano tornò sotto la mia gonna, liberissima adesso che ero in piedi e a sua disposizione; sentii le dita che spostavano lo slip e s’inserivano in vagina; poi avvertiti netta la pressione di due dita sul clitoride e cominciai a gemere, a illanguidirmi, a sciogliermi in umori e orgasmi.
Cercai di allungare le mani, ma mi frenò e continuò a masturbarmi finché esplosi e quasi scivolai a terra per il deliquio; quando mi ripresi, chiesi.
“E tuo marito?”
“E solo dispiaciuto di non essere qui; la nostra intesa sarebbe che siamo sempre in due; ma ora avevo troppa voglia e non c’era possibilità … “
“Anche voi avete una coppia aperta?”
“Ne hai parlato con Isabella?”
“Si; ma adesso che succederà?”
“Adesso pranziamo; dopo pranzo, saliamo da noi; se ti va, faremo l’amore in due, in tre, in quattro, in cinque, come verrà. Hai dei problemi?”
“No; a questo punto, devo solo recuperare la vita che non ho vissuto!”
Mi baciò ancora appassionatamente, sussurrò un ‘sai di buono’ che mi fece molto piacere, pulì la vulva con un fazzoletto imbevuto che aveva in borsa, si sciacquò le mani, mi fece fare le stesse operazioni e rientrammo nella saletta; ero rossa in volto, avevo tutti i segni della sessualità vissuta; ma nessuno sembrò farci caso e cominciammo quasi subito a pranzare con buon appetito.
Dopo pranzo, ci dirigemmo quasi naturalmente a casa dell’avvocato e a quel punto le remore saltarono e ci trovammo all’improvviso liberi di scatenare gli istinti; Andrea si lanciò come un avvoltoio addosso a Cristiano e lo abbrancò in un bacio da stordirlo; lui la abbracciò, la strinse a se e rafforzò la stretta prendendole le natiche e tirandosele contro; Isabella mi prese per un braccio e mi costrinse contro di lei, con i seni che si schiacciavano e cercavano di annullare quelli dell’altra.
Intanto, mi stringeva i seni e titillava i capezzoli facendomi scattare brividi di lussuria da ogni dove; Mariano mi venne dietro, mi abbracciò dalla schiena stringendomi il seno e mi piantò fra le natiche un manganello di sicura consistenza, almeno oltre i venti centimetri; non avevano molto tempo, i nostri maschietti, perché verso la quattro dovevano andare all’incontro dal notaio; ed erano già le due e mezza.
Forse il tempo era sufficiente solo per una bella copula conoscitiva, per allargare il mio orizzonte a Mariano e Andrea, visto che ormai era chiaro che il mio mondo si faceva assorbire nell’orbita di quello di Cristiano, anzi di Isabella più evidentemente; decisi che volevo assaggiare Mariano ed anche Andrea, se ci stavano; li presi per un braccio e mi diressi decisamente verso la camera da letto; il mio ex e la sua promessa si accodarono.
Arrivammo sul letto quasi completamente nudi, essendoci spogliati lungo il breve percorso; Mariano mi spinse supina sul letto e mi montò addosso; dopo un attimo, il suo membro enorme come lo avevo immaginato penetrava il canale vaginale e mi faceva sgorgare umori di orgasmo da tutte le fibre; mi montava con calma e voglia ed io sentivo il suo desiderio trasmettersi a me e scatenare il mio; più lui mi cavalcava, più io godevo a essere montata da quel sesso per me totalmente nuovo.
Andrea aveva abbracciato Cristiano che si era rovesciato supino sul letto, accanto a me, e lei ora lo cavalcava da sopra con grande impeto; ma il mio ex aveva previsto la mossa; alle spalle di Andrea, Isabella incalzava già con il dildo montato nelle mutande e in breve Andrea sperimentò la doppia penetrazione tra i due che copulavano con lei ma anche tra di loro e scatenavano lussuria in tutti e cinque soprattutto per i gemiti di goduria che Andrea lanciava ogni momento.
La coscienza che il tempo era tiranno angustiava tutti; dopo una lunga serie di orgasmi di noi donne, che segnalammo con urla da animali sacrificati su un sacro altare, i due maiali arrivarono all’eiaculazione quasi contemporaneamente e dichiararono, con quello, conclusa la seduta di sesso, precipitandosi in bagno a sciacquarsi per rivestirsi e correre all’appuntamento col notaio: rimasi così da sola con due amiche che dimostravano di avere già esperienze saffiche nel loro bagaglio.
Ma non fui sfiorata neppure per un attimo da un’idea di rammarico; avevo sperimentato la grandissima umanità di Isabella in quei rapporti che in altri tempi avrebbero ripugnato alla mia coscienza e che invece, forse, verificati prima, avrebbero cambiato la mia vita; mi ero accorta che anche Andrea era sulla sessa lunghezza d’onda e che anche per lei il sesso era una meravigliosa componente di una cosa ancora più preziosa, vale a dire l’amore.
Per questo, mi abbandonai felice fra le loro braccia e mi lasciai amare serenamente, calorosamente, goduriosamente; passai così in una sorta di limbo, sospeso tra cielo e terra, le successive tre ore, fino alle sette quando i due tornarono dall’incontro e riferirono che la fabbrica era stata acquisita e che l’appartamento era stato acquistato in parti uguali da me e da Cristiano; la conclusione ‘dio ci aiuti’ sembrava quasi blasfema ma forse rientrava nel personaggio di Cristiano.
La cosa più triste, per me, fu che il loro treno utile partiva alle otto, che avevano solo il tempo di chiudere le valigie e andare alla stazione; chiesi quasi angosciata quando li avrei rivisti; Isabella mi disse che dovevamo cominciare la spola tra Genova e la nostra cittadina; chi faceva il primo viaggio? Io mi ricordai che la settimana seguente ci sarebbe stato uno dei tanti ‘ponti’ che a scuola significavano da tre a cinque giorni di festa.
Ovvio che fossi io a muovermi, perché loro dovevano comunque continuare a lavorare; promisi che sarei stata a casa loro la settimana successiva; poi avremmo cominciato ad alternarci, forse per un tempo non molto lungo, se decollava il progetto della nuova fabbrica; intanto, potevo approfondire il contatto con Mariano e Andrea e, attraverso di loro, entrare in relazione col mondo, nascosto ma assai più popolato di quanto io pensassi, delle ‘coppie trasgressive’ in città e nei dintorni.
Andrea, che sembrava già essersi impossessata di me, mi circondò le spalle e mi strinse a se assicurando che sarei stata benissimo con loro.
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