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Il principio di lealtà · Cap. 2
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Capitolo 2 di 5 23 min di lettura

Il principio di lealtà 2 La sentenza di divorzio e il ritorno di fiamma

Passati gli anni previsti, si incontrano per la sentenza di divorzio; lei implora di avere un'ultima note d'amore; lui non riesce a negarla e si intendono percè la cosa non abbia conseguenze: scopano alla grande ria di andare in tribunale.

geniodirazza
1 anno fa · 292 letture · 0

Il principio di lealtà 2

Ma non ci fu modo di ottenere un colloquio, nemmeno per telefono; e mi dovetti rassegnare; erano passati i due anni richiesti dalla legge come tempo minimo per presentare domanda di divorzio dopo una separazione; non ero riuscita a trovare l’equilibrio che speravo di ottenere ricostruendo la mia esistenza; Cristiano era stato decisamente generoso; continuava a pagare il mutuo della casa che era stata la nostra.

Mi aveva fatto sapere da Mariano che, finché non avessi trovato una diversa soluzione di vita, non si pentiva di lasciarmi vivere nella casa che avevamo pensato per noi due insieme, segno che anche lui era sentimentalmente legato alla nostra cittadina e che solo per necessità di lavoro si era trasferito a Genova, dove comunque si era costruito una solidissima posizione economica e sociale; non sapevo però se aveva trovato un equilibrio anche nella vita amorosa; io non ci ero riuscita.

Quasi per un assurdo contrappasso, avevo cercato, subito dopo la separazione, di vivere una libertà smodata cercando occasioni di rapporti i più diversi possibili; ma avevo dovuto cancellare dalla mia vita, primo fra tutti, Francesco perché al termine dell’anno scolastico scomparve per andare all’Università in un’altra città, non lo rividi e nemmeno lo cercai più, cosciente che era stato solo il bambolotto che avevo usato per far male a mio marito e facendone solo a me stessa.

I tentativi di approcciare colleghi ‘impegnati’ si risolsero in una serie di fallimenti; dopo anche solo una cena e senza neppure tentare di avviare un ‘dopocena’ che valesse la pena, il massimo che avevo ottenuto era stata qualche fellatio in automobile, con scarsa emozione, con poca partecipazione; solo in un caso, mi convinsi a fare sesso con un professore di ginnastica, tutto muscoli e niente cervello; quando lo cacciai dal letto, mi trovai a vomitare in bagno.

Rimpiangevo l’amore che Cristiano mi aveva saputo dare in ogni incontro e che mi aveva sostenuto, idealmente, anche quando copulavo, in spregio a lui, col mio alunno; in sostanza, dopo un’estate che avevo sperato ‘violenta’ e che fu noiosa e inutile, mi trovai già a rimpiangere l’amore che avevo incontrato su quei lidi e che avevo disperso tra le rovine della mia vita; arrivai al punto di implorare Mariano perché mi consentisse di incontrare Cristiano per parlargli almeno una volta.

Fuori dai denti, ma anche con molto senso di amicizia nei miei confronti, mi disse apertamente.

“Francesca, so che gli vuoi ribadire il tuo amore; so anche che lui lo sa e che non è insensibile al tuo fascino, perché forse ti ama più di quanto tu ami lui; ma devo dirti che ha un’altra vita; c’è un’altra donna che l’ha amato dal primo momento che l’ha conosciuto, che ha voluto da lui un figlio senza che neanche lui lo sapesse; che gli è stata vicina quando lui si è separato da te e che, da quando gli ha rivelato che ha un figlio suo, è diventata il faro nella vita di Cristiano.

Non posso permetterti di mettere a repentaglio la vita di altre due persone, oltre a te e a lui che mi siete parimenti cari; un consiglio da vero amico; cerca di dimenticare; non fare altri danni irrimediabili.”

Piansi tutte le lacrime che non avevo mai pianto in vita mia; mi resi conto che anche su quel versante avevo sprecato tutto; nemmeno a un figlio avevo mai pensato; e invece l’altra, che neppure conoscevo, si era fatta ingravidare senza dirlo e, quando lui era rimasto solo e depresso, aveva saputo sostenerlo e farsi considerare il faro della sua vita; il demonio in me suggeriva che l’avesse fatto apposta, a farsi ingravidare per diventare la sua compagna.

Ma la femmina che ancora c’era in me, per fortuna, suggeriva che farsi dare un figlio da un uomo amato può essere ed è un modo per darsi un obiettivo, nella vita; se io avessi avuto un figlio di Cristiano, da allevare anche da sola e per me, senza il padre, non mi sarei curata dei pruriti di nessun genere; sarei vissuta per mio figlio; e sentivo con certezza che quella donna aveva colpito veramente la sensibilità del mio ex marito che, in quanto a delicatezze, era un vero esperto.

Se l’aveva accolta nella sua vita, sapeva di essere amato; anche di me, apprezzava l’amore che sentiva sincero ma, pur amandomi, stava con l’altra che riempiva i due caratteri; come lui aveva sempre detto, il sesso da solo e l’amore da solo non reggono; insieme, sono l’ideale; valeva anche per l’amore e la convivenza; io lo amavo, ma lei, oltre ad amarlo, ci viveva insieme e non dettava leggi assurde ma armonizzava le loro esigenze per rasserenarlo ed essergli vicino.

Sapevo che adesso anch’io avrei potuto veramente essere la ‘sua’ donna, ma non avevo nessuna possibilità di dimostrarlo; e, soprattutto, non sarebbe servito a niente perché c’era già ‘l’altra’; ma non volevo arrendermi; da Cristiano, adesso, avevo bisogno di sapere se fosse disposto a darmi anche una sola ora di quell’amore che mi aveva donato in abbondanza anni prima, senza patteggiamenti, senza contropartite, senza ricatti.

Ma bisognava superare lo scoglio fondamentale di incontrarlo e parlagli; solo così potevo sperare che qualcosa nascesse; avevo bisogno di sapere se ero in grado di amare ancora e di farmi amare dal mio uomo; Mariano rimase assai perplesso quando gli parlai e gli esposi il mio desiderio; con evidente contraddittoria complicità, mi disse che la mattina di mercoledì Cristiano e la sua compagna Isabella sarebbero stati in tribunale per la sentenza di divorzio.

Ma lui avrebbe anticipato la sua presenza in città e sarebbe stato ospite a casa dell’amico avvocato per evitare l’albergo che non gli piaceva; si dichiarò anche disposto a favorire un mio incontro, ma solo se lui avesse accettato subito senza riserve; mi fece osservare che quell’incontro, se utilizzato da me con perfidia, poteva interrompere l’iter della sentenza di divorzio e che, per questa pericolosa evenienza, forse non doveva neppure starmi a sentire.

Ma mi voleva bene, si sentiva mio amico e voleva cogliere il senso profondo di quello che dicevo; telefonò in mia presenza a Cristiano e gli chiese se voleva parlarmi; con mia meraviglia, accettò.

“Ciao, Cris, scusami se ti aggredisco così, all’improvviso; sono passati anni ed ho commesso molti errori; ma adesso, con calma, ho veramente bisogno di parlare con te, cuore a cuore, fraternamente, se vuoi, o anche con amore, se ne provi ancora per me; io sono ancora innamorata di te, non lo posso negare; ma voglio parlarti come a un grande, sincero amico, quello che sei stato al di là di tutto, sempre.

Accetteresti di cenare con me, per parlare? … no, non in un locale pubblico; pensavo di preparare a casa, per noi due soli; non voglio montare la scena di un grande amore; voglio una cena da amici, solo io e te ... No, ti giuro che non ci proverò, non sarò perfida; tutto quello che succederà quella sera resterà tra me e te; puoi fare tutti i controlli che vuoi … Ho bisogno di sapere se sono ancora in grado di amare un uomo che io ritengo il ‘mio’ uomo, anche se ti ho massacrato, imbecille come sono …

Non ho avuto nessuna storia, ho fatto sesso assai raramente, non ho mai incontrato un amante che valesse te … Quello non lo devi nemmeno prendere in considerazione; ero così convinta che stavo prendendo sesso da un’altra parte, mentre amavo solo te, che le due cose si sommavano, nella mia fantasia malata. Ti prego, dimmi che verrai a cena con me … mi faresti immensamente felice.

Prima di andare avanti…

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