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Il principio di lealtà · Cap. 2
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Capitolo 2 di 5 23 min di lettura

Il principio di lealtà 2 La sentenza di divorzio e il ritorno di fiamma

Passati gli anni previsti, si incontrano per la sentenza di divorzio; lei implora di avere un'ultima note d'amore; lui non riesce a negarla e si intendono percè la cosa non abbia conseguenze: scopano alla grande ria di andare in tribunale.

geniodirazza
1 anno fa · 292 letture · 0

Non vorrei offendere la tua compagna, ma io continuo ad amarti come se non fosse successo niente, come se fossimo ancora al mare, dietro ai pattini.”

Mi fece osservare che per il lui principio della lealtà era valido anche con Isabella e che non poteva accettare di incontrarmi a cena, col rischio di un ‘ritorno di fiamma’, senza per lo meno avvertire lei; gli risposi che capivo e che lo trovavo estremamente corretto e giusto, che avrei atteso la sua risposta; mi commentò che non c’era bisogno, che era in vivavoce e che la sua compagna era lì, aveva seguito il dialogo, lo lasciava libero anche di azzardare un incontro, avvertendolo che, in caso di ‘degenerazione’, era pronta a prendere il figlio e andare a cercarsi un nuovo posto di lavoro per mantenerlo.

“Isabella, scusa, non ci conosciamo, ma io sono tanto invidiosa di te; non gelosa, solo invidiosa, perché hai saputo fare quello che io ho sbagliato continuamente; t’invidio la capacità di armonizzarti con un uomo meraviglioso che solo la mia imbecillità poteva offendere come ho fatto; t’invidio quel figlio che, da donna, capisco quanto pesi nella tua vita e nel vostro rapporto; e mi odio per non averci mai nemmeno pensato, a una famiglia vera.

T’invidio la forza che hai, di accettare un rischio grosso perché sai che a lui serve a guardarsi dentro per capirsi; ti assicuro che non farò niente per forzare la situazione; ho bisogno non più del mio ex marito per farci l’amore ancora una volta, ma del tuo compagno, dell’uomo che continuo ad amare anche se so che ti appartiene completamente; ho bisogno di verificare che sono ancora capace di amare e di farmi amare, dopo che per due anni ho sbattuto le ali come una farfalla impazzita.

Credimi, non corri nessun rischio; al massimo, amerei molto diventare tua amica.”

“Francesca, conosco bene la vostra vicenda, forse più di quanto tu immagini; e capisco anche la tua situazione. Ho una paura fottuta che, se vi sedete davanti ad una bistecca mediamente cotta e a un buon bicchiere di rosso, anche il mio compagno può perdere la testa per una donna bella come te; ma se mi assicurate che dopo, lavate le scorie, resterebbe solo il ricordo di un bell’incontro, ti assicuro che sono persino felice di qualcosa che può fare bene forse a tutti e tre.

Prepara la cena, affascinalo e, se ti riesce, fatti amare tanto; ma, all’alba, quando il gallo canterà, arriverò io e Cristiano sarà il mio compagno, anzi quasi mio marito, a quel punto.”

“Isabella, mercoledì mattina Cristiano sarà libero di sposarti; ma prima di quell’ora, se posso, voglio vivere un attimo della felicità che non ho saputo afferrare.”

Mariano fibrillava come una pettegola; mi guardava con sguardo interrogativo e pendeva dalle mie labbra.

“Cenerà con me. Ti giuro, Mariano, e parlo all’avvocato, non farò niente che possa influire sul corso della sentenza; qualunque cosa dovesse succedere quella sera a casa, non inciderà sulla vertenza e sarò fedelissima all’impegno; d’altronde, il rischio che Cristiano possa sbandierare la mia colpa non è certamente andato in prescrizione; non vedo con quale stupidità potrei fare una cosa del genere …

Va bene, ho capito; ti piace girare il coltello nella piaga; ma se sono stata buona e zitta finora, secondo te perché l’avrei fatto? Fidati; voglio solo incontrarlo, sentirmi innamorata di lui e vedere se c’è chimica, con un uomo meraviglioso, che ho mandato al diavolo e che ancora oggi, alla vigilia del divorzio, amo alla follia.”

“Permettimi di dirti che sei veramente odiosa. Ancora una volta, con la pretesa di combattere l’altrui prepotenza, affermi invece prepotentemente il tuo strapotere; ancora una volta costringi il tuo ex marito, la sua compagna attuale e un avvocato a fare qualcosa d’impossibile, d’illegale, per imporre il tuo punto di vista. Tu ami Cristiano e vuoi che lui ti ami almeno per una sera; e noi lì proni a prendercela nel didietro perché tu sei il potere, sei arrogante e ci accusi di maschilismo e di arroganza.

Ti rendi conto che per tutta la vita ti sei comportata così e che, se hai perso qualcosa, è stato solo perché hai esagerato e non sei riuscita a controllarti? Attenta, adesso, perché un errore potrebbe fare molto male e, se fai soffrire Cristiano o Isabella o peggio ancora, il loro figlio Vittorio, ti giuro che metto in campo tutte le mie energie per distruggerti.”

“Mariano, ti prego, credimi; ho sbagliato per imbecillità, non per malafede; io amo veramente Cristiano, Isabella, Vittorio; io ti considero davvero un ottimo amico, il migliore che si possa avere; io non voglio fare male a nessuno; ho solo bisogno di sentirmi per un poco innamorata veramente; è troppo tempo che vivo nell’angoscia di non provare più niente.

Mercoledì la sentenza sarà pronunciata e tutto tornerà normale; chiedo solo una notte d’amore, anche di menzogna se necessario, ma di amore; solo quello!”

Tutto procedette addirittura meglio di come avevamo previsto; Cristiano anticipò a lunedì il suo viaggio e, al telefono, mi chiese di ospitarlo a casa ‘nostra’ e di andarlo a prendere alla stazione; Mariano protestò vivacemente perché, diceva, se si fosse scoperto che dormivamo sotto lo stesso tetto, saltava l’ipotesi del divorzio; io ero troppo eccitata per prendere una qualsiasi posizione; il mio ormai ex marito era troppo determinato a guardare direttamente in faccia le cose.

Non accettava di rinunciare a un incontro che gli potesse chiarire cosa provava per questa ex compagna adorata; in barba ad ogni buonsenso, ero alla stazione ad accoglierlo; avevo preso apposta un permesso dalla scuola per la giornata di martedì, per essere lì ad aspettarlo e, quando mi salutò quasi con distacco, frenai a stento il desiderio che mi era scoppiato dentro di buttargli le braccia al collo; gli allungai la mano con distacco.

“Nemmeno un bacetto sulla guancia a un amico che torna dopo anni?”

Ironizzò lui; mi lanciai tra le sue braccia e lo baciai con una passione per lo meno smodata, inondandogli la bocca con la lingua, con un fiume di libidinosa saliva, con una perlustrazione meticolosa di tutti gli anfratti della cavità orale; sentivo le sue mani che mi afferravano i glutei e mi schiacciano contro il suo inguine gonfio di desiderio; scherzai sulla sua erezione.

“Vedo che il fratellino è ben sveglio!!!!”

“L’ha rianimato la respirazione bocca a bocca.”

“Ho voglia di te. E’ sbagliato?”

“Sì, è sbagliato; ma, visto che anch’io ti desidero da morire, uno sbaglio di due innamorati può considerarsi un gesto corretto e giusto. Andiamo a fare l’amore?”

“Ma non dovevamo solo parlare e cenare?”

“Per cenare, è presto; per parlare, chiacchiero molto anche mentre faccio l’amore … non lo ricordi?”

“Sì, ricordo benissimo … andiamo a casa ‘nostra’, allora.”

A mano a mano che ci avvicinavamo a casa, ero sempre più agitata; ma stavolta non era il friccichio del sesso, il desiderio fisico del contatto; era qualcosa di diverso, di più profondo; non avevo il coraggio di fare un solo gesto di avvicinamento, anche se stavo fremendo dalla voglia di sentirlo ancora, con forza, contro di me, su di me; nel percorso in automobile, più volte, mentre cambiavo le marce, fui tentata di scivolare con una mano sul suo ginocchio per accarezzarlo.

Desideravo scuoterlo, provocarlo come spesso facevo quando stavamo insieme, per significargli che avevo voglia del suo sesso; stavolta, la paura di sbagliare mi frenava e m’inibiva qualunque scelta; finché non fu Cristiano a prendermi un seno e strizzarlo leggermente per dirmi che mi amava, che mi voleva; allora la mia mano scattò non più sul ginocchio ma direttamente sulla patta a sentire se la sua verga fosse dura; lo era, al di là di ogni speranza, di qualunque pensiero peccaminoso.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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