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Erotika
Il principio di lealtà · Cap. 4
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Capitolo 4 di 5 14 min di lettura

Il principio di lealtà 4 Letto a tre piazze

Francesca, Isabella e Cristiano si organizzano perchè, alternativanmente, si possano incontrare a Genova, dove i due amanti hanno una bella villa, o a Perugia dove gli ex coniugi hano un bell'appartamento; passano anni di intense e goderecce scopate.

geniodirazza
1 anno fa · 259 letture · 0

Il principio di lealtà 4

Il viaggio fino a Genova si rivelò immediatamente una sorta di pellegrinaggio del cuore ricco di fascino e di entusiasmo; andavo a trovare il mio unico vero grande amore nella sua realtà, in quella dimensione che stupidamente avevo rifiutato e che adesso mi si rivelava in tutta la sua magnetica bellezza; impiegò un tempo relativamente breve il treno ad alta velocità; partita subito dopo pranzo, nel tardo pomeriggio ero alla stazione.

Ero leggermente spaesata, come capita naturalmente a un provinciale nell’impatto con una metropoli nuova e tanto diversa, ma accolta dall’entusiasmo di colori, che forse leggevo solo io, del paesaggio intorno e, soprattutto, all’arrivo, dalla presenza sulla banchina di Isabella col carrozzino del bambino; l’abbraccio fu più caldo di qualunque altro avessi vissuto o sperato, da amante che aspetta l’amata con un’ansia indicibile e una voglia che traspariva anche dagli abiti.

Mi sentii bagnare tra le cosce, di colpo, ed ebbi la sensazione che l’abbraccio di Isa fosse l’esplosione di un orgasmo simile; con una nonchalance che nemmeno mi sarei immaginata dieci minuti prima, scambiammo sulla bocca un vorace bacio d’amore che accentuammo limonando per alcuni minuti strusciandoci le vulve da sopra ai vestiti; ebbi la forza di sospirare.

“Portami a casa; ho voglia d’amore, ho voglia di te!”

“Amore, non sai come ti aspettavo, se mi tocchi tra le cosce, trovi un’alluvione.”

“Io invece ho solo paura che il perizoma non riuscirà a frenare il flusso e fra poco bagnerò anche i vestiti!”

Entrammo in macchina, sistemò il bambino e mi proibì di tenerlo in braccio, per la sicurezza stradale, anche se lo stavo divorando di baci e lui mi rispondeva con sorrisi e gesti d’affetto entusiasmanti; impiegò un poco a uscire dalla città, perché abitavano fuori, in una zona residenziale nuova, meravigliosamente esposta sul mare e la loro villetta era disposta in posizione veramente molto felice.

Era elegante e sostanzialmente sobria, su un solo piano, arredata con gusto minimalistico che affascinava e impressionava; mi sorpresi con gli occhi spalancati e la bocca aperta per la sorpresa.

“Hai visto come ci stai perfettamente in quest’ambiente?”

Commentò a sorpresa Isabella; la guardai meravigliata.

“Come puoi dire che una persona sta meglio di un’altra in una casa? Anche tu sembri disegnata per stare qui.”

“Certo; me l’hanno già detto in molti; ti vedo adesso per la prima volta nella cornice di questa casa e sembra quasi che tu sia l’elemento che ci voleva per completare la bellezza!”

“Non dire altre stupide carinerie, fammi vedere il bagno e il letto, ho bisogno urgente di tutte e due!”

Mi accompagnò in bagno, mi aiutò a spogliarmi, mi assistette mentre mi sedevo sulla tazza e orinavo, anzi m’infilò una mano sulla vulva mente lo facevo e mi masturbò così velocemente che non sapevo più se espellevo solo urina o anche umori di orgasmo; intanto, mi baciava appassionatamente ed io ricambiavo; mi spogliò tutta nuda e mi guidò verso la camera, dominata da un letto enorme, bianco in tutte le strutture e nelle decorazioni; mi ci spinse sopra e si fiondò sopra di me.

“Amore mio, finalmente, tutta per me, senza neppure quel rompiscatole tra i piedi; voglio goderti tutta quanta, dai capelli alle unghie dei piedi!”

Intanto, mi tormentava i capezzoli ed io ero attraversata da continue scosse di piacere che partivano dai seni e si scaricavano nella vulva, mentre le reazioni mi bruciavano il cervello e mi mandavano fuori di testa; urlai a ogni orgasmo e mi agitavo sul letto come tarantolata; Isa mi salì sopra, a 69, e mi afferrò coi denti il clitoride; ma adesso avevo anch’io la sua vulva davanti alla bocca e la divoravo tutta, la risucchiavo e la leccavo in ogni particolare.

Stimolavo i gangli più segreti e la feci godere infinite volte; in un attimo, eravamo due Erinni che si stavano possedendo quasi con ferocia, decise a godere e a far godere al massimo e lo gridavamo al mondo, che stavamo godendo, che provavamo un piacere infinito, che ci amavamo come nessun altro; non avevo mai pensato di poter provare un amore saffico così alto, così coinvolgente, così ricco di sensualità.

Scoprivo il piacere di possedere una donna e di farmi possedere, la gioia della delicatezza, della dolcezza anche quando Isa trasse da un cassetto nella testiera diversi giocattoli, di varia forma e dimensione, con meccanismi strani di vibrazione e di sollecitazione, che ci mettemmo a usare sul sesso dell’altra, ricavando un piacere indicibile che non si sapeva se era derivato dai titillamenti all’altra o da quelli che stimolavano il nostro sesso.

Sentivo l’amore esplodere, materialmente, concretamente, fisicamente, in tutti i nostri abbracci, in tutte le espressioni del nostro desiderio di possedere e di essere possedute, nello stesso momento; crollammo insieme, disfatte, dopo una serie infinita di orgasmi, e per qualche tempo restammo immerse in questo languore di lussuria che ci consentiva, da un lato, di assorbire il grande piacere provato per due ore; e, dall’altro lato, di riposare per circa un’ora, imponendoci rigorosamente solo baci leggeri sul viso e carezze innocue sulle mani e sulle braccia; prima che Cristiano tornasse dall’ufficio, Isa mi avvertì.

“Stasera e finché starai qui, se ti va, sarai tu a dormire con lui e a farci tutto l’amore che ti va; io a fine settimana ho un controllo medico e mi hanno proibito di fare sesso perché devono fare non so che accertamenti; quindi la preda è tutta tua e puoi cucinartela come vuoi; io sono in castità forzata.”

Non capivo il discorso, ma neppure lei sapeva dirmi di più; pareva che ci fosse un’indagine sul suo stato fisico, che quell’analisi fosse pregiudiziale a una diagnosi seria e che la castità forzata fosse un elemento imprescindibile; mi venne da sorridere, all’idea che da stasera e finché potevo trattenermi, solo pochi giorni, purtroppo, sarei stata la dominatrice della casa che Cristiano aveva sognato per noi anni addietro e che sarei stata sua moglie a tutti gli effetti, ora che eravamo divorziati.

Isa mi lesse il pensiero e sorrise con me.

“Scusa, non puoi meravigliarti, dopo che stiamo dando vita alla più sgangherata famiglia allargata del mondo; io e te che amiamo insieme il tuo ex marito che copula con tutte e due mentre nostro figlio sta a guardarci.”

L’accenno a Vittorio mi spinse a fiondarmi in bagno per una doccia veloce e, quando uscii con l’accappatoio, la prima cosa che feci fu andare a prendermi il bambino e tenerlo in braccio; per il mio affetto nei suoi confronti, anche tenerlo tra le braccia era un modo di sentirlo quasi mio, di essere una mamma putativa e di volere bene, attraverso di lui, a suo padre, che era il mio ex marito oltre al fatto che era il grande amore che avevo riscoperto solo nelle macerie della nostra vita insieme.

Ma volevo bene anche a sua madre, che ora era la mia amante dalla quale non mi avrebbe diviso una condanna a morte; Cristiano mi trovò così, che sfaccendavo in cucina con un accappatoio di Isabella addosso e con un asciugamano in testa, a mo’ di turbante; mi sorprese arrivando inavvertito e mi abbracciò da dietro, piantandomi immediatamente la mazza tra le natiche e le mani sulle tette; mi girai e incontrai la sua bocca; mi baciò con passione e ricambiai il suo amore con tutta l’anima.

“Bada che non sono Isabella; lei è in camera.”

“Lo so; infatti aspettavo te; e non sai con quale ansia!”

Dovetti ricacciare indietro una stupida lacrima, all’idea che quella scena e quei discorsi avremmo voluto e dovuto farli in un’altra situazione; anche Cris prese coscienza del paradosso e cercò di consolarmi.

“Dai, Franci, non ci pensare; le cose avvengono quando è il loro momento; anch’io avrei desiderato proprio questa scena qualche anno fa; io che tornavo dal lavoro e ti sorprendevo a spignattare, ti abbracciavo e ti salutavo con un bacio; ti dispiace se l’abbiamo fatto adesso?”

“No, ne sono felice; e sono ancora più felice perché Isa mi ha detto che per questi giorni sarò la tua dolce mogliettina al di là dei certificati di tribunale; è così?”

“Se vuoi, è così; ed io sono convinto che devo prendere questo come un evento naturale che mi compensa di tanti errori e incomprensioni. Vuoi essere mia moglie per questi giorni?”

“Voglio essere tua moglie per questi giorni; ma se vuoi anche per il futuro, quando si potrà, se tu e la tua prossima moglie siete d’accordo. A proposito, quando pensi di sposarla?”

“Non so; ha ancora molte esitazioni e sta aspettando queste analisi; forse anche da quelle dipende se e quando lo faremo.”

In quel momento entrò in cucina Isabella con Vittorio, che aveva appena cambiato, e si gettò tra le braccia di Cristiano; io presi il bambino per lasciarli liberi nelle loro effusioni, ma Isa si frenò e si tirò indietro; alla fine scoprii, che erano le emozioni, soprattutto sessuali, che voleva evitare e la rimproverai perché con me non si era contenuta.

Prima di andare avanti…

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