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Il principio di lealtà · Cap. 3
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Capitolo 3 di 5 23 min di lettura

Il principio di lealtà 3 Francesca e Isabella si intendono e attuano la spartizione

Cristiano e le sue due donne si lasciano travolgere dalla passione e danno vita progetti ed attività di sesso libero che coinvolgono anche l'vvocato di lui e sua moglie; Francesca ed Isabella si accordano perchè si incontrino, a Perugia o a Genova, il più a lungo possivbile.

geniodirazza
1 anno fa · 278 letture · 0

“Ma stai un po’ zitto, amore nostro; hai visto il cartello ‘Vendesi’? E’ per l’appartamento a fianco; insieme alla fabbrica, assorbi anche quest’appartamento, lo rendiamo comunicante al tuo e viviamo felici da separati nella stessa casa o da uniti in due appartamenti comunicanti.”

“Io non ho problemi economici; ma non so se posso imbarcarmi in due avventure così onerose … “

“Cristiano, è la banca che vende quest’appartamento ed io avevo già fermato un’opzione per uscire dal tuo appartamento e averne uno mio.”

“Perfetto; lo vedi che siamo profetiche? Lei compra la casa e noi veniamo a vivere con lei e ci amiamo alla follia, facciamo cose turche e siamo felici fino alla fine dei giorni … “

“Amore, va bene l’entusiasmo; va bene l’ottimismo; ma qui non è ancora niente definito!”

“Solo nelle carte. Nella mia testa, nel mio cuore, nelle mie attese è tutto già fatto; se Francesca non ce la facesse, io mi faccio carico della metà del mutuo e anche se tu ci lasci avremo un appartamento nostro.”

“Perché devi sempre estremizzare? Va bene; faremo come dici … “

“Lo vedi che con le buone si ottiene tutto? Ti amo, Cris, non puoi capire quanto …”

“Lo so, Isa, lo so; e so che anche Franci adesso comincia a capirti e a condividere la tua follia. Insieme ce la faremo. Mi spenderò fino all’ultimo alito di vita per realizzare questo sogno pazzo.

“Adesso, ceniamo, poi si fa l’amore; sono in credito di una doppia penetrazione, io!”

La serata passò così come Isabella aveva programmato; più rapidamente anche di quanto avremmo voluto, mangiammo le solite bistecche che rapidamente avevamo preparato, poi ci fiondammo sul letto e lei mi chiese se volevo giocare col dildo che prima avevano usato con me; lo presi immediatamente e indossai le mutandine che lo contenevano; aiutata da Isabella, adattai la parte interna alla mia vagina e mi trovai immediatamente stimolata sul clitoride.

Una protuberanza netta e appositamente studiata serviva a titillarmi e a godere mentre facevo godere lei; mi stesi sul suo corpo nudo e mi strusciai su tutta la pelle, del ventre, dello stomaco, del seno fin quasi alla gola, mossi le cosce per sentire le sue; adattai a lei le mie braccia quasi a voler essere una sola persona; il giocattolo era piantato tra le sue cosce, con la punta all’imbocco della vagina; d’istinto, trovai i movimenti per penetrarla, mentre le accarezzavo il viso e le titillavo i capezzoli.

“Ti amo, Francesca; non so come sia successo ma ti sento già tutta mia e sono perfettamente in sintonia con te; tu sei la partner ideale per i miei sogni, per i miei desideri, per le mie perversioni; voglio che restiamo il più vicine possibile, voglio che tua sia mia e che io sia tua, sempre. E’ la prima volta che mi capita di innamorarmi di una donna; ed è successo con te!”

“Isa, ti amo anch’io; non avevo neanche mai parlato con qualcuno di amore saffico e ora mi trovo a sciogliermi di languore tra le tue braccia, a essere bagnata prima ancora di toccarci, a desiderare di sciogliermi in te, a volermi sentire posseduta da te, nel corpo, nel cuore, nell’anima; adesso so che devo fermarmi; adesso so che questo è l’amore vero.”

Mentre ci amavamo con le parole, con l’anima, il dildo era avanzato dentro di Isabella che ne avvertiva il procedere segnalando con gemiti e urli ogni progresso nel suo canale vaginale; a un tratto la sentii irrigidirsi come se qualcosa di nuovo capitasse alle sue spalle; era successo semplicemente che Cristiano si era collocato dietro di lei, aveva lubrificato l’ano e aveva premuto la sua mazza nel canale rettale facendo pressione nel passaggio già ingombro parzialmente del dildo in vagina.

“Cris, vacci piano, per favore; non farmi venire subito, lasciami godere questa copula col mio nuovo amore infinito.”

“Isa, sai che è la prima volta, dopo anni di amori particolari, che mi sento geloso; e di chi? Della mia ex moglie!!! Ci deve essere certamente qualcosa di sbagliato, in tutto questo!”

“Solo i tempi, Cris; solo i tempi; se io avessi avuto più pazienza, forse saremmo arrivati a questa soluzione prima e con più calma; ma c’è stata anche la difficoltà ambientale; tu sei culturalmente cresciuto in un ambiente che non è il mio, tu tra le trasgressioni come normalità ed io tra le corna come vergogna; c’è stato che io non son voluta venire a Genova a crescere con te.

Ci sono state troppe cose, amore nostro, ormai è così che dobbiamo indicarti; e non giova a niente ripensare e rammaricarsi; forse qualcosa si può recuperare e questo possiamo farlo.”

“Franci, amore mio, credi alla tua nuova amante, non solo qualcosa; noi recupereremo tutto e di più, vedrai! Adesso per favore, copulate o vi ammazzo!”

La notte sarebbe passata tutta in amplessi, rapporti e carezze di ogni genere, se non ci avesse frenato la coscienza che l’indomani, oltre alla pratica in tribunale, c’erano altri impegni da soddisfare; con due amanti straordinari a mia disposizione, attraversai tutto il mondo più o meno lecito del sesso, dalle semplici penetrazioni, ai sessantanove con lei, dalla mazza di Cristiano che mi penetrava in tutti i buchi alla bocca di lei che mi scatenava libidine da ogni muscolo, da ogni fibra del corpo.

Ci scatenammo in rapporti doppi, con verga e dildo, a carico di tutti, anche di Cris che si lasciò possedere col dildo; la sveglia delle sette mi richiamò al dovere di andare a scuola, almeno per un formale atto di presenza; poi sarei stata autorizzata a uscire per andare in tribunale, salvo rientrare per le ultime ore; Cristiano e Isabella invece potevano andare direttamente alle dieci in tribunale e incontrarmi lì; lui aveva ancora le chiavi di casa e poteva muoversi a piacimento.

Riuscii a fare lezione la prima ora, poi dovetti andare al tribunale, dove incontrai Mariano che stava comunicando per telefono con Cristiano; mi avvertì che il giudice era pronto alla lettura della sentenza e che, con una firma, avrei risolto tutto; mi comunicò anche che Cristiano aveva deciso, con Isabella, che avremmo pranzato insieme, loro due con me, Mariano e Andrea, sua moglie; nel pomeriggio Cristiano e lui avevano degli appuntamenti.

“Per l’acquisizione ….”

“Hai saputo? Sai che loro potrebbero anche tornare qui. Ti crea disagio?”

“E perché? Sono due persone meravigliose e li amo, tutti e due!”

“Ma state divorziando!!!!”

“E allora?!?!? Non si può amare da divorziati? Senza il certificato legale sono anche più libera di amarli e di farmi amare!”

Mariano, per sua formazione culturale, sembrava non accettare neppure l’idea di una tale follia; ma stava zitto anche perché i due erano arrivati col bambino in carrozzino; entrammo nell’aula fissata; il giudice sbrigò senza nessun impegno la formalità della sentenza, noi due la firmammo e, alla fine, Isabella chiese a Cristiano chi voleva baciare per prima, la moglie uscente o quella promessa.

Per non fare sperequazioni, ci abbracciò insieme, una per lato, e fummo noi a baciarlo, ciascuna su una guancia; avvertii che dovevo rientrare a scuola per l’ultima ora di lezione a cui non potevo sottrarmi e che ci saremmo ritrovati, semmai, all’una; mi diedero appuntamento al ristorante sotto casa di Mariano, dove avevano riservato una saletta con un tavolo rotondo, per cinque.

Io andai a scuola e, esaurito l’impegno dell’ora di lezione, andai al ristorante dove trovai che avevano già occupato la saletta, molto intima, molto raccolta, con il solo tavolo rotondo, a cinque; capitai seduta tra Mariano e sua moglie, che si era sistemata vicino a Cristiano, mentre Isabella così si trovava tra suo marito e l’avvocato.

Mentre aspettavamo che portassero il vino e venissero a prendere le ordinazioni, mi accorsi di una strana manovra di Andrea che, approfittando del fatto che la tovaglia del tavolo scendeva fin quasi al pavimento e, essendo rettangolare, aveva larghi sbaffi di pieghe, aveva steso una mano verso il pantalone di Cristiano e stava evidentemente titillandogli l’asta da sopra ai pantaloni; la mole notevole del sesso del mio ex faceva sì che lei potesse agevolmente carezzarlo per tutta la lunghezza.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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