“E’ possibile che la tua vulva me lo abbia gonfiato al di là dei suoi limiti?”
“Vaffan, stupido; sono io che non ho capito te; tu sapevi tutto di me, anche come farmi godere come stai facendo adesso; tu sai dare amore e tanto sesso, entusiasmo e libidine, sentimento e mazza dura; è il mix che fa il piacere con te; adesso, ti prego, fammi sentire che mi possiedi, fammi urlare d’amore, di piacere, di libidine, di tutto!!!!”
Lo fece, con determinazione, quasi con metodo, con la certezza di chi sa che cosa cercare e come ottenerlo; nell’arco di un pomeriggio, riuscì a farmi vibrare fino alle stelle non so quante decine di volte e mi fece concludere sempre con un orgasmo che mi strappava urla da bestia ferita, o innamorata; cercava il mio punto G e lo trovava ogni volta che voleva, lo titillava e mi faceva sbrodolare come una fontana rotta; mi penetrava dappertutto, in vagina, nel retto, in bocca.
Passava il sesso su tutta la superficie del corpo; lo seguivo paziente e quasi curiosa di vedere che cosa mi avrebbe fatto ogni volta che prendeva l’avvio per una nuova seduta del rapporto che non finiva mai; e raggiunse un orgasmo completo, con abbondante eiaculazione, solo due volte, la prima in bocca, per farmi sentire il sapore del suo sperma che gli avevo detto piacermi molto, e la seconda nell’utero.
Prima però mi fece solennemente ribadire che ero protetta e non rischiavo una maternità anomala; quando mi alzai per andare in bagno, mi si appiccicò come una sanguisuga e non mi mollò nemmeno mentre stavo seduta sulla tazza; anzi, a quel punto, orinò sulla mia vulva e lasciò che il suo piscio scorresse dal mio ventre nella tazza, mescolandosi col mio e cadesse giù nel water; lo guardai stralunata.
“Che ti succede, Franci, ti spaventa un poco di pissing?”
“No, amore, mi distrugge l’idea che non abbiamo mai parlato di queste cose e avremmo dovuto farlo.”
“Tesoro, smetti di guardare indietro; pensa che dopodomani saremo sciolti da vincoli.”
“Io, dal mio vincolo d’amore, non mi sciolgo perché l’ha deciso un giudice; ti ho amato, ti amo e ti amerò, in barba a tutti i certificati del mondo. Vieni sotto il getto e laviamoci, sporcaccione, mi hai orinato addosso, ricordalo!”
“Tutte quelle alle quali ho orinato addosso mi hanno detto che ha portato fortuna … “
“Ah, lo hai fatto spesso, allora! …”
“Sei tu che hai creduto di prendertela con un santo; meglio che non indaghi su questo perché scopriresti immediatamente che Vittorio è stato concepito la sera stessa che ti sei portata a letto il tuo alunno; la videochiamata scattò, io vidi tutta la tua performance, due ore dopo facevo l’amore con Isabella e lei rimase immediatamente incinta; ho cominciato a tradirti quando l’hai fatto tu; e non c’è stata solo Isabella; anzi, qualche volta è stata lei a portarmele nel letto … “
“Che stai dicendo?!?!?!”
“Franci, sono un altro uomo e tu non conosci Isabella; se siamo qui, è perché anche lei lo vuole, come me e come te. Peccato che sia tardi e tu non possa incontrarla neppure per una notte; credo che ti meraviglieresti molto; nel confronto, sei tu che sei rimasta provinciale … “
Queste ultime considerazioni mi sconvolgevano; ci lavammo e ci rivestimmo; dovetti addirittura scendere in garage con indosso la vestaglia, perché Cristiano aveva lasciato la valigia in macchina e ne aveva bisogno; non poteva farsi vedere in mutande dai condomini e invece io riuscii, con l’ascensore, ad andare su e giù in poco tempo, senza incontrare anima viva.
Quando risalii, trovai Cristiano al suo portatile in skype con la compagna, una donna bellissima, giovane e piena al punto giusto, con una bocca meravigliosa, i seni che sembrano esplodere dalla camicetta; non riuscii a vederla intera, ma doveva essere una favola; Cristiano ci presentò.
“Isa, questa è Francesca, Franci per gli amici, la mia ex moglie; Franci, questa è Isabella, la mia compagna e madre di mio figlio.”
“Ciao, sei molto più bella di come ti descrivono, hai un corpo meraviglioso, dalla testa ai piedi … “
“Guarda chi parla, al tuo confronto devo sembrare una nonna; hai un’aria giovanissima, di bellezza infinita; il mio ex marito ha sempre avuto buon gusto, per questo.”
“Franci, Isabella mi diceva che domattina parte e arriva qua con lo stesso treno che ho preso io … “
“Se non le da fastidio, andiamo a prenderla con la mia auto.”
“Bella, tu mi puoi ispirare qualunque sentimento, ma non il fastidio; anzi, se proprio vuoi, mi sto già innamorando di te; mi piace incontrarti, specialmente se fuori dal tribunale; se mi venite a prendere mi fate solo piacere, avrò con me anche il carrozzino col bambino … “
“Isa, ascolta, io stasera dormo qui da Franci, con lei; domani devo prendere una camera d’albergo o devo avvertire Mariano?”
“Franci, tu non mi ospiteresti a casa tua, con mio figlio? Ti garantisco che non disturberei la vostra pace coniugale …”
“Amica cara, anche se lui è sbadato, sappi che questa casa è legittimamente del tuo compagno, che lui, tu e vostro figlio potete disporne a vostro assoluto piacimento; io posso solo aspettarvi e accompagnarvi a casa vostra; l’unico problema, chi dorme con Cristiano, lo risolviamo al momento … “
“Ah, no; quello è già risolto; lui dorme con tutte e due e ci fa fare l’amore alla grande; se tu ci stai, faremo l’amore anch’io e te. Mi piaci da morire e sono certa che mi piacerà molto assaporarti.”
“Lasciamelo dire; sei straordinaria! Ed io che ero preoccupata di incontrarti! …”
“Perché non sai quanto lo fossi io … Adesso invece non aspetto altro che starti faccia a faccia e decidere quanto mi fai sangue … ”
“Sappi che sono molto provinciale e totalmente inesperta, da questo punto di vista …”
“Adesso sono ancora più determinata ad averti. Ciao piccioncini, non vi consumate molto, stanotte; domani ce ne deve essere tanto, anche per me.”
Dovevamo preoccuparci di cenare e finalmente potevo mettere in tavola la bistecca su cui avevamo tanto discusso, che tante preoccupazioni ci aveva provocato; la consumammo in fretta, come due giovani innamorati che hanno voglia di tuffarsi fra le lenzuola e copulare alla grande; sembrava proprio che Cristiano avesse deciso di consumarmi, quella notte, tanto a lungo e tanto volentieri mi possedette in ogni dove e mi strappò godimento e piacere da ogni fibra del corpo.
Né io mi feci solo usare e dominare; manovrai la sua mazza per solleticarmi ogni parte sensibile, accarezzandola, passandola sul corpo, succhiandola e leccandola fin quasi a provocarmi conati di vomito, tanto profondamente me la ficcai in gola; insomma per tutta la sera e per gran parte della notte non persi il contatto fisico con il suo fallo e continuai a copulare anche quando non mi restavano energie per farlo, anche quando il sudore ebbe completamente impregnato le lenzuola.
Tutti e due eravamo al limite delle forze; solo verso l’alba, riuscimmo a crollare addormentati ed io lo feci come mi era sempre piaciuto, accoccolata contro di lui, di schiena, col membro appoggiato tra le natiche, la punta contro la vulva, quasi a rendere eterno l’amplesso che avevamo appena concluso, con un orgasmo contemporaneo per lo meno stratosferico.
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